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Post - Sardosono

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Video / Re:Skydiving... Tandem
« il: Martedì, 03 Aprile 2018, 20:01:29 »
Carognaaaaa!  :(
Me l'avevi anticipato, ma non mi ha chiamato....  :cry:
Avrei potuto aspettarti a terra per rodermi meglio il fegato  :-X e per accoglierti....  :gh:  come si conviene!!! :mart:

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Attrezzature / Re:SD1 vs SD4 virtual
« il: Lunedì, 02 Aprile 2018, 00:01:42 »
Citazione da: Italo
Citazione
Le uniche fotocamere Foveon con le quali è possibile lavorare bene in MF sono le compatte, ma in tal caso risolvo un problema da una parte per incappare in un altro dall'altra: la mancanza del mirino attraverso l'ottica.

DP2M con mirino TTL e risoluzione sufficiente per maf manuale a vista, oppure con indicatore di distanza:
Sì, Italo, questa è l'unica alternativa efficace disponibile; infatti se la SDQ non fosse stata ancora all'altezza, avevo intenzione di non aspettare oltre ed orientarmi proprio sulla stessa accoppiata che avevi scelto tu, cioè DP2M + DP3M, accettando necessariamente come male minore la luminosità ridotta a f2.8 (rispetto a f1.4 raggiungibile sulla SDQ).

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Attrezzature / Re:SD1 vs SD4 virtual
« il: Domenica, 01 Aprile 2018, 16:53:38 »
Di solito cerco di presentare le mie argomentazioni da un punto di vista generale, cercando per quanto è possibile di non tener conto del mio punto di vista soggettivo e particolare. Ma in questo caso farò esattamente l'opposto: non mi interessa generalizzare ma soltanto come la questione interessa me personalmente, proprio nel mio "specifico fotografico".

Io lavoro per quanto possibile in fuoco manuale. O meglio, per essere più precisi, lavoro in "fuoco bloccato", il che significa che NON eseguo la MaF ad ogni scatto (tipico di chi lavora in AF), ma preferisco eseguire la MaF UNA volta per poi effettuare una serie di scatti senza variare la distanza. Di solito si lavora in questo modo in MF, ma in effetti lo si può fare anche in AF, se la fotocamera consente di bloccare la MaF tra uno scatto e l'altro: non è la stessa cosa, ma ci si può accontentare. Ci sono vari vantaggi nell'operare in questo modo, ma adesso non mi interessa discutere di questo: quel che mi preme evidenziare è che PER ME è prioritario avere la possibilità di operare in fuoco manuale o almeno a fuoco bloccato. Punto.

Ora, la SD1 prevede la possibilità di bloccare il fuoco (come anche molte fotocamere di fascia alta, non solo canikon ma anche Fuji, Sony e Pentax), la qual cosa è meglio che niente, ma la MaF manuale rimane MOLTO difficoltosa e quindi sempre molto approssimativa (problema comune con qualunque reflex, anche a mosaico).

Insomma, con la SD1 di MF non se ne parla proprio (e ancora peggio con le altre reflex SD precedenti, le quali non prevedono neanche il blocco della MaF), e questo PER ME è un problema NOTEVOLE.

Le uniche fotocamere Foveon con le quali è possibile lavorare bene in MF sono le compatte, ma in tal caso risolvo un problema da una parte per incappare in un altro dall'altra: la mancanza del mirino attraverso l'ottica. Senza mirino TTL mi trovo malissimo ed anche questo è PER ME un problema NOTEVOLE.

Morale della favola: MF e mirino TTL sono PER ME fattori assolutamente essenziali, condizioni minime che quindi determinano qualsiasi mia scelta.

Quando uscì la SD Quattro mi sembrò che queste mie esigenze fossero finalmente soddisfatte entrambe, ma dalle prime prove che feci mi accorsi che la qualità dell'immagine fornita dalla SDQ non era per nulla soddisfacente: ero disposto ad accettare un minimo di compromesso rispetto al Merrill, ma vedevo troppi artefatti che andavano ben oltre quel minimo e quindi NON la comprai e rimasi in attesa che il prodotto maturasse (devo anche dire, però, che la resa cromatica del Quattro è stata eccellente fin dal principio e per me migliore del Merrill, e non ho mai concordato con chi ritiene ottimale la risposta cromatica del Merrill).

Aspettai, dunque, e finalmente oggi il discorso è cambiato: con l'ultimo firmware la SD Quattro produce una qualità d'immagine che ha ben poco da invidiare al Merrill (nel senso che un minimo di differenza c'è sempre, è vero, ma bisogna andarla a cercare col lanternino) anche come rumore fino a 200/400 ISO (da 800 in su il Merrill è certamente migliore, ma la cosa non mi tocca perché il Foveon io lo uso soltanto a 100 ISO, massimo 200 come eccezione). Inoltre, mentre il JPEG della SD1 era decisamente mediocre (un netto peggioramento rispetto alla SD15, che ha un JPEG più che discreto), quello della SDQ è invece addirittura splendido, sostanzialmente indistinguibile dal JPEG che si ottiene da SPP (con parametri a zero, ovviamente).

Insomma, la SD Quattro è la prima fotocamera Foveon che mi consente finalmente di lavorare in MF come si deve (e come ho sempre lavorato in pellicola), cioè attraverso un mirino TTL che mi permetta di apprezzare con precisione la selezione del piano di fuoco.

In conclusione, per rispondere alla tua interessante domanda:  :-\
Citazione da: agostino
... c'è della follia nel vostro metodo??
posso dirti che, per quanto mi riguarda, non c'è nessuna delle due cose, né follia né metodo: per me ogni fotocamera è e rimane soltanto uno strumento e le mie valutazioni sono quindi sempre soggettive e finalizzate (ossia subordinate ad un fine, che non è generale ma mio personale); pertanto, anche piccoli cambiamenti nello strumento possono modificare e persino stravolgere le mie valutazioni, come è avvenuto in questo caso. Agli inizi la SDQ era per me da scartare, perché da un lato risolveva le mie necessità, ma dall'altro comportava un compromesso di qualità per me inaccettabile. Adesso che questo è stato risolto, la SDQ è diventata la miglior scelta senza alcun dubbio PER ME (cioè per i miei parametri e le mie preferenze, magari per altri non è così, o non ancora).

Ripeto, quindi, anche a costo di annoiare, che PER ME non si tratta di stilare graduatorie di sensori per andare a scegliere il numero uno, né di "purismi" qualitativi per andare a comprare il migliore, bensì soltanto di STRUMENTI PER FARE FOTOGRAFIE, quindi non c'è da meravigliarsi se quel che penso questa mattina cambia domani mattina o questa sera stesso: oggi un certo strumento posso non ritenerlo idoneo, domani invece sì, oppure viceversa, basta poco, basta anche un piccolo cambiamento, nelle mie esigenze o nelle mie priorità oppure nelle caratteristiche dello strumento oppure anche tutte queste cose insieme.


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Immagini / Re:buona Pasqua
« il: Domenica, 01 Aprile 2018, 14:02:37 »
Che il Signore Iddio vi benedica grandemente, amici miei, insieme alle vostre famiglie ed ai vostri cari, che Cristo Signore Nostro si manifesti ogni giorno nella nostra vita portando la Sua pace nei nostri cuori e che il Santo Spirito Consolatore operi sempre e potentemente in ognuno di noi!!!  :D

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Immagini / Re:L'inverno lascia il passo alla primavera
« il: Venerdì, 30 Marzo 2018, 20:50:10 »
Ehh, però! Come si suol dire: "il buongiorno si vede dal mattino..."  ;)

Tutto IMO quel che segue:

- nella prima il primo piano è ancora troppo discreto ed uniforme per aspirare di entrare a far parte del percorso di lettura principale, che rimane tutto sui tronchi e sulla linea d'orizzonte: di conseguenza la lettura si esaurisce in fretta, il che vuol dire che la composizione è ben poco efficace.

- nella seconda, invece, i fiori in primo piano raggiungono una dimensione relativa tale da cominciare a competere con tronchi e orizzonte, ma non ancora sufficiente per diventare co-protagonista: la letture perdura più a lungo che nella prima immagine, quindi questa composizione è ben più efficace della prima, ma nel complesso l'immagine ancora non trattiene la lettura oltre il secondo passaggio.

- ritengo che incrementando ulteriormente (ma senza esagerare) la dimensione apparente dei fiori in primo piano, l'efficacia complessiva migliorerebbe ancora, ma continuerebbe a mancare un elemento che trattenga e prolunghi la lettura.

- sostanzialmente ci vorrebbe nel primo piano un qualche elemento in grado di catalizzare la lettura (per esempio un fiore molto più grande degli altri, oppure di colore diverso e contrastante, insomma una "forma di contrasto"); in una situazione come questa, un tale elemento diventerebbe automaticamente un "punto R3" (o RRR, cioè Ritorno-Riposo-Ripartenza), ossia un punto sul quale lo sguardo tende a ritornare dopo ogni "escursione" all'interno dell'immagine, per soffermarsi qualche istante e poi ripartire per la "escursione" successiva. Senza un elemento che svolga questa funzione, difficilmente la lettura dura più di un paio di secondi.

- ancora più efficace sarebbe, dal punto di vista compositivo, se tale elemento catalizzante (chiamiamolo così, per il momento) non fosse di natura puramente estetico-sensoriale (colore, forma, luce, ecc.) ma contenesse in sé l'elemento umano (anche indirettamente, come implicazione o implicita correlazione).

- giusto affinché sia chiaro che questa è soltanto una delle molteplici possibilità, aggiungo che una alternativa altrettanto valida ed efficace sarebbe se l'elemento "catalizzante" (continuiamo a chiamarlo così) fosse posto sul piano dell'orizzonte, per esempio una sagoma di figura umana ben riconoscibile come tale che compete con le sagome dei tronchi.

Tornando al topic: ottimo esercizio, il modo giusto di procedere e sperimentare!!!  8) :si:

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Vendo / Scambio / [CA + sped] Leica Elmarit 135/2.8 modificato Sigma SA
« il: Giovedì, 29 Marzo 2018, 23:20:45 »
Cedo Leica Elmarit 135/2.8 R con innesto modificato Sigma SA per scambio alla pari con Sigma ART 50/1.4 SA.

L'obiettivo è LEITZ WETZLAR GERMANY (NON il solito Canada!!!) ed è in condizioni praticamente perfette, sia di lenti sia di estetica. Nessuna traccia di muffe e la ghiera di MaF scorre con la stessa giusta fluidità come se fosse appena uscita dalla fabbrica. Anche il paraluce estraibile incorporato rimane perfettamente in posizione, sia a riposo sia estratto, come fosse nuovo. L'innesto SA sostituito è di precisione e realizzato a regola d'arte con materiali di alta qualità, quindi rimane posizionato correttamente e saldamente, senza presentare alcun gioco.

Fornisco anche l'innesto originale per un facile ripristino, compreso il tubo interno che ho lasciato attaccato all'anello d'innesto Leica, proprio per consentire un eventuale ripristino veloce (che non è difficile, anche se richiede comunque un minimo di dimestichezza; per la stessa ragione ho lasciato le due camme soltanto incastrate con l'anello dei diaframmi, tanto questa lente la uso esclusivamente a tutta apertura, perché sarebbe un delitto diaframmarla, almeno per me ;) ). (*)

Montata sulla SD1 o sulla SD Quattro C, la focale di questa lente diventa equivalente a poco più di 200 mm.
Montata sulla SD Quattro H la focale equivalente è di 175 mm.
Montata sulle SD9/10/14/15 la focale equivalente è di 230 mm.

La resa di questa lente è favolosa, e la cedo soltanto perché... perché le finanze sono limitate e qualcosa bisogna pur cedere!  :azz:  ::)

________
(*) se si vuole a tutti i costi usare il diaframma in modo "aggressivo" ma senza rischiare che le camme si sgancino e doverle incastrare di nuovo (operazione che - nel caso - sarebbe comunque banalmente la stessa che ho fatto dopo aver sostituito l'innesto), allora è necessario fissare in modo permanente l'incastro con le camme (per esempio con un punto di colla forte); ma in tal modo il ripristino diventerebbe assai difficile, in quanto richiederebbe lo smontaggio completo dell'intera ottica: auguri!  :ohi:
Nel caso posso anche indicare (a malincuore!) dove intervenire (cosa semplicissima), ma io mi rifiuto di compiere un simile oltraggioso (e non necessario) misfatto!  :no:

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Immagini / Re:Un paio di foto con la SD15
« il: Giovedì, 29 Marzo 2018, 03:17:11 »
Citazione da: hobbit
Però devo dire che guardando il crop ingrandito che hai postato e considerando che la foto è stata scattata con uno zoommone di bassa lega a fine corsa e a tutta apertura su sfondo molto chiaro il risultato mi sembra miracoloso.
Appunto!  :wow:

Citazione da: hobbit
Con il micro 4/3 sia con il 100-300 che con il 75-300 mk2 non ho ottenuto mai una foto così definita.
Appunto!  8)

E questo non ostante il fatto che il Foveon, per i suoi limiti naturali, non è certo l'ideale per questi generi fotografici....

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Attrezzature / Re:Stampa su plotter
« il: Mercoledì, 28 Marzo 2018, 04:09:31 »
Citazione da: Lorenzo F.
Tuttavia non mi è chiara una cosa, si legge spesso che i grafici sono soliti manipolare i file utilizzando spazi colore molto ampi per poi richiuderli nell'ultima fase, da queste prove direi che è controproducente, confermi?
Ripeto che non intendo parlare ulteriormente di spazi colore per le ragioni già esposte. Ti rispondo solo perché colgo l'occasione per precisare meglio quanto ho già detto in precedenza.

Ogni conversione di spazio comporta la produzione di artefatti cromatici, quindi una immagine fotografica andrebbe generata già in partenza nello stesso spazio colore NATIVO della periferica finale con la quale dovrà essere stampata; questa scelta si effettua al momento del primo salvataggio del RAW (il quale NON ha ancora uno spazio colore definito) oppure direttamente sulla fotocamera se lavoriamo in JPEG invece che in RAW (in effetti è la stessa cosa, in quanto il JPEG prodotto in camera deriva anch'esso dal RAW, che poi viene cancellato).

Pertanto, non dovrebbe mai accadere di dover convertire lo spazio colore di una fotografia e se ci troviamo nella necessità di operare tale conversione vuol dire che abbiamo sbagliato a scegliere lo spazio colore iniziale. Questo principio vale sempre, per qualunque fotografia, ma ovviamente è rilevante soltanto quando la foto è destinata alla stampa industriale (perché è l'unica situazione nella quale possiamo conoscere in anticipo quale sarà lo spazio NATIVO della periferica di restituzione finale). Infatti, se invece la foto fosse destinata alla semplice visione digitale oppure alla stampa commerciale, allora sappiamo già che dovrà finire in sRGB e quindi dovrà nascere anch'essa già in sRGB, altrimenti finiremo per dover fare comunque una inutile (ma dannosa) conversione di spazio.

Lo scopo di queste considerazioni è unicamente quello di evitare qualsiasi conversione di spazio colore, in quanto dannosa. Ma se fosse per me, io farei tutto esclusivamente in sRGB, e penso di aver mostrato chiaramente le ragioni nel topic che ho aperto proprio quest'oggi ( La "Rispondenza Cromatica" questa sconosciuta ) in quanto mi sembra del tutto ridicolo preoccuparsi delle minime differenze di spazio colore quando i sensori (anche di fotocamere da 5000 euro!!!) possono essere centinaia di volte più approssimativi nella loro restituzione cromatica (sarebbe come star lì a preoccuparsi del resto della spesa da 20 euro quando c'è un ammanco di cassa di decine di migliaia: riconosco a chiunque il diritto di farlo, se gli aggrada, ma riconosco parimenti a me stesso il diritto di trovarlo ridicolo).

Chiarito questo, adesso veniamo alla computer-grafica, dove le cose stanno in maniera ben diversa. Infatti, nella computer-grafica l'immagine non inizia da un sensore ma è generata via software (rendering) nello spazio colore che si vuole e con la precisione ceh serve. Qui non dobbiamo fare i conti con un sensore più o meno capace di restituirci un'immagine con la giusta rispondenza cromatica, quindi siamo noi che decidiamo liberamente di partire con uno spazio colore piuttosto che un altro. Pertanto, ha perfettamente senso partire con lo spazio più ampio che "potrebbe" esserci utile, senza che ciò comporti particolari controindicazioni, ed infatti in genere tutta la catena del rendering lavora in ProPhoto (o ancora più grande), mettendo in conto un'unica eventuale conversione finale, la quale certamente produrrà un minimo di artefatti cromatici, compensati però più che abbondantemente da una serie di vantaggi (di tipo matematico, relativi alla "propagazione degli errori di arrotondamento", che si controllano tanto meglio quanto più è ampio lo spazio matematico entro il quale sono definite le operazioni eseguite); tali vantaggi sono quindi molto importanti nel rendering, ma sono completamente inesistenti in campo fotografico (o semplicemente grafico, vedi di seguito).

Tutto ciò riguarda la "computer-grafica", cioè quella del "rendering" (ossia cinematografia e dintorni), che però non ha NULLA a che vedere con la "grafica dei grafici" (ossia tipografia e dintorni). Nel campo tipografico (e dintorni) tutte le problematiche matematiche proprie del rendering NON esistono (come non esistono nella fotografia), quindi l'esigenza di partire con uno spazio colore ampio non si giustifica per nulla e dunque non ha ragion d'essere, in quanto porta danno senza compenso. In pratica è soltanto una inutile ma dannosa emulazione ereditata dai "cugini" del mondo del rendering e che - a mio modo di vedere - è diventata una "fissazione" che ha finito col permeare il mondo della grafica da stampa, che a sua volta l'ha trasmessa per contagio al mondo della fotografia.

PS So bene che molti mi vorrebbero mettere al rogo per queste mie affermazioni, che appaiono sacrileghe ed ignoranti ai molti cultori degli spazi colore, ed è appunto per questo che (come ho già scritto) quando si parla di spazi colore preferisco mordermi la lingua e stare zitto, girando persino al largo dall'argomento (anche perché spesso dopo poche righe mi cadono le braccia in terra e dovrei essere masochista per continuare a leggere). Questa è stata dunque una eccezione (semel in anno licet insanire, anzi, in questo caso una volta in ben cinque anni), non certo per sfogo ma perché ho voluto rispondere ad una domanda specifica. Ma fatto questo, da adesso ritorno al silenzio  :-X  su questo argomento ed eventualmente ne riparliamo tra altri cinque anni!...  :no:

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Cerco / Compro / Re:Segnalazioni per gli acquisti (nuovo e usato)
« il: Martedì, 27 Marzo 2018, 23:41:17 »
Solo la spedizione dagli USA costa quasi 100 dollari, poiché spediscono soltanto assicurata, con l'ulteriore conseguenza che l'importazione la andremo a pagare con assoluta certezza e senza scampo, perché è lo stesso corriere che porta la merce direttamente in dogana. Anche se non dovessero applicare dazi di importazione (non molto probabile, ma talvolta succede) e ci addebitassero soltanto l'IVA del 22%, alla fine, se ci va bene, risparmieremmo tra i 50 ed i 100 euro rispetto a Mtrading, non di più. Se invece ci dovessero applicare un dazio del 15%, allora ci verrebbe a costare addirittura più che prendendola qui in Italia da Mtrading.  (*)

Ma anche se avessimo la certezza di risparmiare qualcosa, non dimentichiamo mai ciò che abbiamo detto e ripetuto tante volte (e sulla quale più di un utente del forum ha sbattuto la testa): qualora dovessimo esercitare la garanza, la fotocamera dovrà essere inviata a nostre spese (andata e ritorno) negli USA. Questo vale in generale con tutti i prodotti Sigma (e non solo): la garanzia del produttore può essere esercitata esclusivamente presso il centro assistenza del paese di PRIMA IMPORTAZIONE (oppure direttamente in Giappone presso la casa madre, ovviamente).



(*) tra l'altro, come se non bastasse, dazi e IVA sono calcolati sull'intero costo sostenuto, quindi ANCHE sulle spese di spedizione!  :wow: Lo so, sembra assurdo, ma ormai le assurdità sono entrate a far parte della realtà quotidiana...

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Fotografia / La "Rispondenza Cromatica" questa sconosciuta
« il: Martedì, 27 Marzo 2018, 18:28:43 »
Chi mi conosce da tempo sa che quando si parla di spazi colore io evito di entrare a dire la mia, preferendo mordermi la lingua a passare oltre. Il motivo è semplice: la penso in modo talmente distante dalla stragrande maggioranza dei "fan degli ampi spazi colore" che non voglio sollevare discussioni che so in partenza sarebbero senza fine. Infatti, anche adesso NON è di questo che voglio parlare.

Tuttavia, a seguito di varie riflessioni, voglio almeno accennare (solo accennare) ad un argomento talmente trascurato che la maggior parte non ne conosce nemmeno l'esistenza, ma che è talmente importante da rendere del tutto trascurabile il problema della scelta dello spazio colore. Lo presento solo come uno spunto di riflessione, poi ognuno valuterà se valga o meno la pena di rifletterci sopra e magari trarne qualche conclusione per proprio conto.

Quasi tutte le fotocamere consentono di scegliere fra sRGB e AdobeRGB, ma questa selezione è soltanto "gassosa" in quanto non ha nulla a che vedere con lo spazio colore del sensore, perché ogni sensore ha il suo; pertanto, è solo quando convertiamo il RAW che decidiamo (NOI) in quale spazio colore racchiudere l'immagine registrata dal sensore. Fin qui niente di strano, lo sanno e lo comprendono tutti.

Ma ciò che ben pochi comprendono realmente è che quel che DAVVERO conta di un sensore NON è l'ampiezza dello spazio colore restituito (cosa quasi insignificante), bensì la RISPONDENZA CROMATICA (rappresentata dal suo DIAGRAMMA DI CROMATICITA', che riporta appunto la rispondenza cromatica, ossia gli scostamenti tra la risposta cromatica del sensore e quella teoricamente ideale). 

Ebbene, questo è un argomento che riserva sorprese a non finire! Per esempio, lo sapete che TUTTI (ripeto, TUTTI) i sensori full-frame delle Nikon presentano una risposta cromatica assai lontana da quella ideale (quasi identica a quella della serie più economica ossia la 3000), mentre alcuni dei sensori delle serie 5000 e 7000 sono vicinissimi alla risposta ideale?!...   ???

Personalmente trovo decisamente insensato preoccuparsi dello spazio colore, quando non si pone nessuna cura circa la scelta del sensore, la cui risposta cromatica conta CENTO VOLTE più di qualunque differenza di spazio colore. Anzi, voglio andarci pesante: non è soltanto insensato ma anche ridicolo, come quelli (me compreso, un tempo) che mangiano come disperati ma, giunti a fine pranzo, si preoccupano di mettere il dolcificante al posto dello zucchero nel caffè  "per non esagerare con le calorie"...  :-[

Ripeto quanto ho detto in precedenza: apro questo topic soltanto come spunto di riflessione, ma non intendo assolutamente approfondire l'argomento, perché è mostruosamente complesso e richiederebbe una mole di tempo ed impegno che non ho (e anche se ne avessi non lo dedicherei a questo). Anzi, vi confermo espressamente che quel poco di tempo che mi troverò disponibile per il forum lo dedicherò a parlare di "Fotografia" (come ho già cominciato a fare e intendo continuare) e non di tecnica (che a me onestamente interessa ben poco, anche se "ne mastico" qualcosa).

Mi limito quindi a postare di seguito alcuni diagrammi, che secondo me "parlano" (o meglio "gridano") da soli, in una lingua comprensibile a chiunque e che non richiede alcun interprete, quindi non aggiungerò nessun commento. Le rilevazioni colorimetriche sono state eseguite da una società specializzata (tra l'altro italiana, "Profilo Colore Srl") e sono state pubblicate anche da Nikon School.

I diagrammi sono in questo ordine:  D3200  D600/610  D800/810/E  D4  Diagramma-Ideale  D7100  D5300














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Attrezzature / Re:Stampa su plotter
« il: Martedì, 27 Marzo 2018, 17:58:56 »
Citazione da: Lorenzo F.
Ed il file di partenza dato che si parlerebbe di una stampa  di dimensioni piú elevate, meglio che sia un tiff anziché un jpg compresso ?
E' assolutamente lo stesso.

Il contenuto di informazione dei due formati è sostanzialmente lo stesso, perché la perdita dovuta alla compressione è davvero minima. Il vantaggio del TIFF si manifesta soltanto quando l'immagine è soggetta a più salvataggi intermedi consecutivi, per esempio quando si eseguono una serie di interventi e si salvano MOLTI passaggi intermedi per precauzione e/o per riprenderli successivamente: allora sì che ha senso salvare sempre in TIFF tutti i passaggi, perché altrimenti le perdite ad ogni salvataggio andrebbero a sommarsi fra di loro e alla fine della giostra finirebbero per diventare apprezzabili, quindi sarebbe sciocco non evitarle salvando in tiff. Ma a parte queste situazioni particolari, si può sempre salvare serenamente in JPEG, compreso il risultato finale.

Personalmente salvo praticamente SEMPRE in JPEG, anche i salvataggi intermedi quando non sono più di due o tre ed uso il TIFF soltanto quando prevedo almeno 4 salvataggi intermedi o più.

Ovviamente, per me è facile essere refrattario alle paranoie su questo genere di argomenti, perché il trattamento dell'informazione rientra nel mio "pane quotidiano professionale" (che nulla ha a che vedere con la fotografia) e queste cose sono quindi per me palesi. Ma mi rendo anche conto che per molti questi argomenti siano più misteriosi dei misteri eleusini e che per loro accettare queste affermazioni sarebbe quasi un atto di fede (cosa che neanche desidero, poiché ritengo che la fede debba essere riservata a cose ben più importanti!); perciò quando me lo chiedono consiglio sempre, molto semplicemente: "salva nel formato che ti fa sentire più tranquillo e non ci pensare più!"  :))

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Attrezzature / Re:Stampa su plotter
« il: Martedì, 27 Marzo 2018, 15:15:18 »
La fisica e la matematica non sono oggetto di opinioni e la risposta al tuo quesito è contenuta nel vecchio adagio: "là dove il guadagno non c'è, la perdita è certa e manifesta".

In realtà ti sei già risposto da solo, o meglio la risposta è contenuta nella seguente constatazione:
Citazione da: Lorenzo F.
... ai fini della stampa su carta che non supporta nemmeno il volume sRGB...
... ed è chiaro, quindi, che non ci può essere vantaggio alcuno. Quello che magari sfugge è che invece ci sono seri svantaggi nell'applicare qualunque conversione di spazio colore, dovuti agli errori di arrotondamento che sono tutt'altro che trascurabili; e questi errori hanno anche un nome che da solo chiarisce bene il problema: si chiamano "artefatti cromatici da conversione di spazio". Pertanto, introdurre una conversione da sRGB ad uno spazio colore più ampio (che poi sarà nuovamente riconvertita in sRGB internamente dal plotter) non è soltanto del tutto inutile, ma dannoso e quindi "inetto".

Nella scelta dello spazio colore vige un principio generale dal quale diviene una regola altrettanto generale (in questo caso possiamo davvero parlare di principi e regole, perché hanno valore assoluto) che sono molto semplici.

PRINCIPIO: tanto più ampio è lo spazio colore, tanto maggiori sono gli errori di arrotondamento, sia come entità assoluta sia come peso.

Il suddetto principio porta con sé anche il seguente corollario (ossia una differente espressione dello stesso principio, per mettere in evidenza un aspetto già contenuto nel principio stesso ma non palese):
COROLLARIO: la conversione tra due spazi colore differenti (anche da uno più grande ad uno più piccolo) comporta SEMPRE ed INEVITABILMENTE la produzione di artefatti cromatici (che sono per definizione ineliminabili)

Da ciò diviene la seguente
REGOLA: è SEMPRE meglio adottare lo spazio colore MENO ampio possibile, che coincide con quello più piccolo dell'intera catena di trattamento dell'immagine.
In altre parole: è SEMPRE meglio adottare uno spazio colore MENO ampio o al massimo PARI a quello NATIVO (*) della periferica di restituzione finale (dando per scontato che la catena software che sta nel mezzo del trattamento sia in grado di gestire in maniera nativa qualunque spazio colore, anche se la cosa del tutto scontata non è).



(*) il fatto che una periferica di restituzione accetti numerosi spazi colore differenti, NON ci dice nulla circa quale sia lo spazio colore NATIVO della periferica stessa, quindi è facile prendere cantonate.

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Immagini / Re:Colori in tavola
« il: Lunedì, 26 Marzo 2018, 14:44:38 »
Tutte e quattro eccellenti, IMO, ognuna con un suo punto di forza: la prima per la luce che NON compete con le cromie (impresa tutt'altro che facile), la seconda per la composizione (solida ma fuori dagli schemi), la quarta per la spettacolarità (che sottintende virtuosismo) e la terza.... oh beh, la terza è la miglior "foto del cavolo" che abbia mai visto (e che probabilmente mai più ne vedrò di migliori)!  :wow:  :si:  8)  :bat:

PS Nella seconda, il piatto leggermente tagliato a sinistra è una finezza che non molti sono in grado di apprezzare. Siccome non è la prima volta che lo incontro nelle tue foto ed ogni volta è chiaramente intenzionale (anche nella prima di queste, in alto a sinistra il piatto è volutamente tagliato sui due lati), mi domando se lo fai per un tuo naturale istinto compositivo guidato dal tuo senso estetico, oppure se ne conosci anche "il meccanismo di funzionamento"....  :-\

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Fotografia / Re:La Composizione Fotografica (secondo Sardosono) COMMENTI
« il: Giovedì, 22 Marzo 2018, 16:49:32 »
Citazione da: pacific palisades
Insomma la creatività è un corpicino che cresce con la cultura - qualunque sia il significato che vogliamo dare a questa parola.
Sono d'accordo sul fatto che la creatività si nutra di conoscenza (ma non di cultura *) e pertanto cresce insieme ad essa, su questo non vi è dubbio; ma ciò non deve farci dimenticare il fatto fondamentale ed assai più importante che la creatività è comunque INNATA! Essa non è una qualità aggiuntiva, ma è IL DONO FONDAMENTALE DELL'ESISTENZA, è l'aspetto primario di quell'essere "ad immagine e somiglianza di Dio", perché il pensiero stesso è creatività e le due cose sono inscindibili: l'atto del pensare è in sé stesso creativo e dunque senza creatività il pensiero non potrebbe esistere. La creatività, dunque, è in tutti, nessuno escluso.

Per liberare la nostra creatività basta quindi che il nostro pensiero sia libero, non serve altro (**); libero non solo dalle preoccupazioni della vita ma anche dalle preoccupazioni che nascono dalla nostra concezione della creatività in quanto tale, da quegli innumerevoli e deleteri lacci e lacciuoli acquisiti nel tempo sull'arte e sulla espressione, primi fra tutti proprio le idee preconcette sulla creatività stessa e su cosa essa sia!

Ma qui mi fermo, perché altrimenti finiamo decisamente off-topic! ;)



(*) per me la cultura sta alla conoscenza come il piatto sta al cibo, sono cose quindi ben diverse!  :))
 
(**) ecco spiegato il punto dal quale siamo partiti, ossia che la conoscenza nutre la creatività: perché la conoscenza rende libero il pensiero e dunque lo spirito. L'affermazione di Gesù che "Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi" (Giovanni 8,32), non è limitata alla sola promessa ai propri discepoli circa la conoscenza della verità che riguarda Cristo, ma vale in assoluto per lo spirito dell'uomo, sempre e senza eccezioni.

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Fotografia / Re:La Composizione Fotografica (secondo Sardosono) COMMENTI
« il: Giovedì, 22 Marzo 2018, 16:44:12 »
Citazione da: Silvia V
... la regola dei terzi fatta di creatività, luce e composizione non fa una piega ma...
Sento che c'è qualcosa che mi sfugge...  :azz:  non sono quindi sicuro di aver chiarito bene che ho voluto iniziare da questa "cosiddetta regola" proprio perché.... perché la voglio gettare alle ortiche!  :))  Intendo mostrare e dimostrare come essa non soltanto non sia minimamente di aiuto per la composizione, ma anzi costituisce un terribile paraocchi per la nostra immaginazione e quindi per la nostra creatività. Nel prossimo post chiuderemo questo discorso una volta per tutte e poi entreremo finalmente a parlare DAVVERO  ;)  di composizione. (*)

Citazione da: Silvia V
Trovo anche che un grande passo avanti nella composizione sia quello di distinguere molto bene (come dici tu Antonello, io non ci avevo mai pensato concretamente)  la differenza tra inquadrare e comporre.
Ti dico subito che tra due post, quando inizieremo a parlare veramente di composizione, partiremo proprio dal chiarire il significato di comporre, inquadrare e tagliare, tre azioni concettualmente differenti tra loro ma delle quali - essendo correlate - si fa una gran confusione che porta a farsi una idea sbagliata su tutte e tre le cose, il che è fortemente deleterio, ovviamente. (**)

Citazione da: Silvia V
Personalmente trovo molto difficile allenarsi a guardare le foto da lettori. Forse più semplice con quelle degli altri, molto meno con le proprie.
Appunto! Ed è proprio per questo che - giusto per cominciare - bisogna almeno smetterla subito e definitivamente di commentare le foto altrui dicendo quel che si sarebbe fatto al posto dell'autore; bada bene, non mi riferisco a smettere di dirlo pubblicamente, bensì proprio al fatto stesso di pensarlo (se si continua a pensare da fotografo, il dirlo o meno è irrilevante).
Il passo successivo consiste nel toglierci dalla testa che si impari soltanto dalle foto dei grandi fotografi: è una sciocchezza e lo sappiamo tutti senza che venga qualcuno a dircelo, perché sappiamo bene che si impara cento volte più dagli errori (propri o altrui è lo stesso) che dalle cose riuscite.
Anticipo adesso un concetto che vedremo insieme tra qualche post, ossia che la composizione consiste sostanzialmente nel "mettere insieme le cose in modo che la lettura dell'immagine scorra regolarmente e senza intoppi". Una volta assimilato questo concetto di base, vien da sé che la capacità di comporre consiste nell'imparare a riconoscere tali possibili "intoppi" al fine di evitarli nelle nostre fotografie. Ora vi invito a rispondere alla seguente domanda: "dove posso trovare questi "intoppi: nelle foto compositivamente riuscite o in quelle malriuscite?..." Spero sia evidente che nelle buone foto dei grandi fotografi ben difficilmente troverò errori compositivi, quindi se mi limito a quelle non ho speranza alcuna di imparare alcunché.

Morale della favola, non c'è nulla da capire, ma solo da riflettere per la prima volta su un concetto che tutti già abbiamo: per imparare a riconoscere gli errori bisogna innanzitutto osservare immagini che ne contengano, è del tutto ovvio! Tuttavia, questo non basta: occorre anche sapere perché mai un errore sia tale, ossia perché mai qualcosa possa costituire un intoppo. Ecco, questo è proprio lo scopo ultimo di questo mio topic sulla composizione, è esattamente ciò che cercheremo di imparare insieme nel prosieguo del discorso. :si:



(*) Invito perciò tutti a cercarsi per tempo una piantina di ortica da qualche parte, perché quando ti servono le ortiche per gettarci dentro qualcosa non te le trovi mai a portata... di lancio!  8)

(**) Confondere composizione, inquadratura e taglio, per me è assai peggio del confondere le portiere di una macchina, finendo per caricare i bagagli dalle porte passeggeri, far salire i passeggeri dalla porta del conducente e il conducente dal portellone posteriore (qualcuno potrebbe anche ribattere che volendo si può fare, al che posso solo rispondere "certamente, se ti garba fallo pure, ma per favore abbi pietà e non farti vedere da me!")

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