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Post - Italo

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Immagini / Re:Ritmo
« il: Sabato, 23 Marzo 2013, 15:15:30 »
Documentaristica.  :si:
Non ho ancora avuto il tempo di controllare ma credo ci sia la possibilità di caricare le immagini del forum sul nostro server anziché in hosting.

5942
Immagini non Foveon / Re:Ombrelli verdi a Ponte Vecchio
« il: Sabato, 23 Marzo 2013, 15:08:13 »
Decisamente troppo contrastata ma la composizione non sarebbe affatto male per la pubblicità di una fabbrica di ombrelli... veramente!  :rol eyes:

5943
Immagini / Re:Paesaggio in BW per nuovo forum :-)
« il: Sabato, 23 Marzo 2013, 14:58:15 »
Citazione
Poi vai a trovarla nei vari hard disk

?????

5944
Immagini / Re:Paesaggio in BW per nuovo forum :-)
« il: Sabato, 23 Marzo 2013, 14:46:21 »
Non ho ancora verificato ma le immagini possono essere caricate sul server del forum anziché su un sito hosting, così avremo la garanzia che non spariranno mai!  :cool:

5945
Attrezzature / Re:SD1M
« il: Sabato, 23 Marzo 2013, 14:35:43 »
come faccio a caricare immagini?
Non è un'immagine che devi caricare, ma devi dare l'indirizzo del file X3F caricato su un sito hosting come per esempio http://www.filedropper.com/  : il file rimarrà disponibile per un mese, poi automaticamente cancellato.
Dopo averlo caricato copi il link relativo e lo incolli qui.

5946
Primo Contatto / Risoluzione dei foveon a confronto.
« il: Sabato, 23 Marzo 2013, 12:49:38 »
Con l'occasione della recente visita del "cinese" (Mariano) ho avuto la possibilità di testare la sua SD1 con l'obiettivo che considero un conveniente riferimento di qualità anche se non era particolarmente apprezzato ai tempi dell'analogico: il Leitz summicron 50mm f.2.

Con questo articolo intendo dimostrare che la risoluzione di un'ottica può apparire incrementata o ridotta a seconda della risoluzione del sensore che ne riceve l'immagine.
L'intenzione e i risultati potrebbero sembrare scontati ma alla fine ho scoperto che quanto sperimentato mi ha portato ad inaspettate conclusioni.

Lo stesso obiettivo manuale è stato usato su 3 diversi foveon (SD10, SD14, SD1) con il fuoco bloccato sull'infinito al suo diaframma ottimale (f:5,6).
La seguente schermata mostra la proporzione (al 12,5%) tra i diversi formati dello stesso soggetto ripreso però in momenti diversi.
Per errore la SD1 è stata usata a 800iso anziché a 100 come gli altri corpi e non mi è stato possibile ripetere lo scatto per cui i colori non sono perfettamente uguali ed è presente più rumore ma per lo scopo a cui è destinato (risoluzione) resta ugualmente valido.





I primi 2 crop sono al 300% per riuscire a leggere quella che considero una "mira ottica urbana" (la ringhiera sul terrazzo di un palazzo a circa 150m dalla mia abitazione) che per la diversa angolazione si mostra con diverse frequenze delle righe verticali.
Il crop della SD1 è invece zoomato al 200% per avere all'incirca la stessa scala di quelli precedenti.

Con la SD10 (3,4Mpx superficiali), nella metà destra della ringhiera le linee si distinguono ma sono confuse e sembrano più distanziate rispetto agli scatti successivi, mentre la metà sinistra (dove la frequenza delle linee aumenta) appare di un grigio uniforme (sensore incapace di separare per i pixel troppo grandi).





Con la SD14/15 (4,7Mpx) le cose migliorano un pochino, proporzionalmente al rapporto del numero dei pixel, vengono parzialmente risolte le frequenze più basse (metà destra) ma con presenza di aliasing (effetto Moiré).





Infine la SD1 (circa 15MPx) ci mostra tutta la parte destra abbastanza risolta e la parte sinistra con un residuo di aliasing.
Notare che l'immagine sul sensore ha sempre la medesima dimensione (stessa focale) per cui l'incremento di risoluzione è solo dovuto al maggior numero dei pixel che però dovrebbero essere ancora più piccoli (in maggior numero) per mostrare integra la massima frequenza del dettaglio inquadrato.
L'effetto Moiré (Aliasing) si manifesta quando la risoluzione del sensore è inferiore a quella di un dettaglio ripetitivo della scena, per questo sul sensore a mosaico viene applicato un filtro che riduce la risoluzione dell'immagine inquadrata, ma anche senza filtro AA (Anti Alias) il sistema Bayer, a parità di numero di pixel totali, avrà sempre una risoluzione inferiore ad un sensore monocromatico o foveon a causa del necessario processo di interpolazione, che deve "inventare" il colore di un pixel da quello dei pixel adiacenti (1 rosso, 1 blu e 2 verdi).






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Presentazioni / Re:Un saluto dalla Sicilia
« il: Sabato, 23 Marzo 2013, 12:30:14 »
Ben ritornato Maurizio!  :si:

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Immagini non Foveon / Le mie "Vacanze" 2009.
« il: Sabato, 23 Marzo 2013, 12:06:07 »
Appena arrivato (primi giorni di luglio) ho dovuto affrontare l'assemblaggio del camino, progettato un paio di anni fa ma pensato da un decennio, i cui componenti già parzialmente saldati durante lo scorso autunno si erano ridotti a 2 soli elementi (ancora da saldare assieme) che ingombravano lo spazio vitale della sala (ancora da pavimentare).

Questo l'elemento inferiore destinato ad ospitare 2  bracieri in due distinte aperture, uno tradizionale ad uso estetico ed uno più funzionale per il riscaldamento, munito di sportello come nella cucina economica della nonna per un agevole caricamento della legna.






L'altro elemento è la cappa, sempre in acciaio da 3mm di spessore, che va saldata sull'elemento inferiore che ha però la peculiarità di far uscire i fumi non dalla parte più alta ma attraverso un convogliatore (specie di cappa secondaria interna) con apertura posizionata all'interno, immediatamente sopra l'apertra più grande come è possibile notare dalle seguenti 2 immagini.
Questa configurazione ha il vantaggio di confinare i gas più caldi nella parte più alta mentre i fumi, che gradualmende scendono di livello saturando il volume, vengono aspirati prima che possano uscire dalla parte alta dell'apertura anteriore.

 






Questo è il basamento, predisposto da anni per ospitare il camino, fornito di aperture e condotti per la circolazione forzata dell'aria ambiente (con ventilatore da 40cm che verrà posizionato nella sottostante cantina) e per il circuito esterno di combustione/tiraggio.




Un cassetto estraibile in metallo posizionato sotto la grata in ghisa del braciere laterale raccoglie la cenere, mentre l'apertura quadrata a destra aspirerà l'aria fredda, notoriamente nello strato basso dei vani, e la rigetterà nella parte alta dello stesso ambiente dopo essere forzatamente transitata attorno la superficie del camino interamente ed ermeticamente rinchiuso in una specie di monolito bianco (probabilmente con una struttura in cartongesso termico).
I muri ed il soffitto interessati dal calore sono stati isolati con rivestimento in pannelli di sughero granulare LIS (senza collanti) da 3cm ed in seguito rasati con sigillante refrattario.



Il tutto, del peso di circa 150Kg, dopo la saldatura è stato posizionato opportunamente per essere sollevato sfruttando i principi elementari della meccanica ed infine portato facilmente in posizione grazie a due guide metalliche triangolari.



Il piano interno e tutte le pareti dei focolari sono state poi rivestite di tavelle refrattarie 50x20x3cm.




Sull'apertura più grande è previsto l'impiego di una "finestra" apribile munita di vetro ceramico (resistente ad alte temperature) ma per il collaudo si chiuderà provvisoriamente con tavelle in laterizio.





Ho anche realizzato una grata asportabile di contenimento del combustibile e applicato nella parte superiore dei deflettori refrattari inclinati per allontanare le lingue di fuoco dalla parete metallica della cappa.




Infine un ultimo accessorio permette di applicare un girarrosto di recupero con spiedo inox autocostruito già collaudato su un precedente camino tradizionale.




La prima accensione....le fiamme non sono un buon soggetto per l'AF della compatta.



Un giorno, in occasione di una visita, mio figlio affacciandosi casualmente sull'apertura del pozzo notò che un pezzo di travetto in legno che sostiene il tetto si era rotto e penzolava paurosamente compromettendo la stabilità dei coppi sovrastanti.
Un più attento esame rivelò che una colonia di termiti aveva deciso di stabilirvi la propria residenza.
Pensare che fino allo scorso anno salivo sul pozzo per raccogliere i fichi del vicino albero.... quest'anno avrei rischiato grosso!
Mi feci coraggio e affrontai l'imprevisto dell'inevitabile ricostruzione, ma questa volta con gettatina di cemento armato e travi il laterizio armato con impermeabilizzazione finale in guaina asfaltata.




Da diversi anni non riverniciavo gli scuri e, visto che avevo soddisfatto le urgenze, affrontai anche questo "passatempo". Però gli ultimi 2, sulle uniche finestre sprovviste di tettuccio erano molto rovinati sul bordo superiore per l'esposizione alla pioggia.
Decisi allora di non permettere che la situazione peggiorasse ulteriormente mettendo gli ultimi 2 tettucci della casa nella lista dei lavori.
Qui uno già realizzato mentre mi appresto all'ultima fatica della stagione.


5949
Immagini non Foveon / Flash back: Le mie "vacanze" 2006.
« il: Sabato, 23 Marzo 2013, 11:56:01 »
Prima o poi si doveva fare così, dopo aver tirato un preoccupato sospiro, allestii uno scivolo improvvisato e cominciai a togliere i coppi che la signora raccoglieva e accatastava.




Anche il vecchio bagno ricavato sfruttando parte del portico era da demolire, così pensai di sospendere l'asportazione dei coppi per poter lavorare parzialmente al coperto almeno fino al termine della demolizione.















Era giunto il momento di continuare a scoprire.




Non restava che abbattere anche l'inutile colonna.




Demolizione terminata! Ora è facile.. basta ricostruire tutto!  :wow:




Posate le reti metalliche e create le guide di livello, con l'aiuto della prole (provvidenzialmente in ferie) si inizia il lavoro più pesante: la gettata a zone.







Resta da fare il piano corrispondente con il vano che sarà il nuovo cucinotto, che deve essere sopraelevato per coincidere col livello dei pavimenti interni e prevedendo i passaggi per l'impianto idrico e lo scarico.







Un nuovo carico di sabbia e breccino è stato predisposto per terminare le gettate: è sempre consigliabile scaricarla sopra un foglio di plastica per facilitare il completo recupero senza residui d'erba o altre impurità.




Intanto la signora, sotto il portico opposto, stendeva con calma l'impregnante antitarlo sul perlinato da 35mm di spessore e sui travicelli destinati alla copertura a vista portante e coibente del tetto.




Io continuavo preparando le sponde per il contenimento della gettata con morsetti da me definiti "gravitazionali" perché la forza esercitata sulle tavole è proporzionale al peso dell'occasionale massa impiegata.







Inizia la costruzione dei muri che prevedono, nella parte bassa (almeno fino a mezzo metro dal suolo) una o due file di blocchetti in cemento, notoriamente più resistenti del laterizio alla neve e alle gelate.







C'è chi lavora.. e chi guarda il panorama!




Di tanto in tanto anche la signora collabora.







Posa dei travi migliori recuperati dal tetto della casa che già trattati con anti tarlo attendevano da decenni di essere impiegati.







Ora si può coprire il cucinotto aggiustando i livelli tra la parte in muratura e quella in legno.







Quell'anno le "vacanze" sono durate più a lungo del previsto (3 mesi)... forse si nota la differenza di taglia tra il mio aspetto nel primo fotogramma e questo: tornato a casa ho potuto verificare la perdita di 10Kg e la sensazione di aver riacquistato un'agilità persa da decenni.
PS) Non fate caso allo strano colore del cielo... tutti gli scatti sono della compattina Nikon di mia moglie!  ;)





La consapevolezza di non potermene andare senza prima aver coperto il tetto in modo impermeabile e la possibilità di probabili quanto improvvise piogge mi dava una certa angoscia.
A questo punto mi sentivo enormemente sollevato e libero di partire in attesa di terminare comodamente negli anni successivi: era il 15 ottobre 2006.



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Immagini non Foveon / Le mie vacanze, anni "60.
« il: Sabato, 23 Marzo 2013, 11:26:22 »
Oggi viaggiare non ha più il sapore dell'avventura.. è diventato solo stress!
Negli anni 60 si partiva solo con una vaga idea di dove andare: fiat 500 giardiniera, 50.000 lire in tasca, benzina 100 lire/litro, strade deserte, ci si arrestava dove capitava, si pranzava e cenava con ottimi piatti caratteristici del luogo a prezzi da trattoria camionisti, si dormiva per 4 soldi in pensioni sulla strada, senza rendersi conto si poteva anche finire in Francia per una settimana e poi tornare a casa con ancora dei soldi in tasca e qualche rullino da sviluppare e stampare (di persona ovviamente).

Partenza a 32 denti



Venezia 1



Venezia 2


Padova-Venezia-Vittorio Veneto-Pieve di Cadore e qui, nel tardo pomeriggio io e Vittorio prenotiamo l'alloggio per una notte in una piccola abitazione sulla strada per Cortina d'Ampezzo appena fuori dal paese, dove una vecchietta ci accoglie con estrema gentilezza.
Dopo cena usciamo per visitare quei luoghi e, scendendo verso la diga, ci appare sulla sinistra un cinema che sta proiettando il film "Help!" di cui i Beatles sono i protagonisti. Ho visto per la prima volta le facce di un complesso non ancora famoso in Italia. Ci siamo divertiti molto ma ad essere sincero, rivisto con gli occhi di oggi, mi pare una cag**a pazzesca!
Il giorno successivo continuiamo a seguire la catena alpina giungendo a Longarone, appena cancellato dalla valanga d'acqua traboccata dalla diga, poi sfiorando alcuni passi arriviamo ai margini di valle Susa e ci avviamo verso il Moncenisio per entrare in Francia. 

Passo Falzarego



Passata la dogana francese, la prima città che ci appare è Chambery. Non so come, arriviamo ad una piazza con una fontana nel mezzo costituita da una scultura raffigurante la metà anteriore di 4 elefanti disposti in croce che si fondono insieme nel centro comune, conosciuti nella zona sotto l'appellativo di "Les quatre sans cul".
Girovaghiamo nelle vie del centro cercando zone con traffico più tranquillo, quando il conducente di un'auto sorpassandoci ci urla dal finestrino: " à droite.. curé!" Evidentemente la guida italiana non è abbastanza a destra per quel signore che ci vede come uno smarrito prete di campagna per la prima volta alle prese col traffico cittadino.

Francia (vicino Chambery)


Non a caso abbiamo pernottato a Chambery: dovevamo trovare il collegio femminile per un appuntamento con una francese conosciuta dall'amico Vittorio a Rimini durante l'estate.
Nell'ultima lettera la ragazza aveva promesso di portare un'amica (per me).
Troviamo il collegio ma, vedendo l'amica un po' "cozza", preferisco rinunciare, così ci avviamo in 3 alla ricerca di un albergo per qualche giorno e lo troviamo nell'hotel del lago di...

Aiguebelette-le-Lac



Il lago con l'hotel sullo sfondo.



Ritorno con doveroso bacio di riconoscenza al mezzo.
Notare la strada deserta.
Mitici anni 60! Un periodo pervaso di una diffusa fiducia nel prossimo e speranza nel futuro, in cui tutto era in pieno sviluppo e "disoccupazione" era un termine senza significato!


5951
Immagini non Foveon / "Homo tecnologicus" ovvero: una vita di sfide.
« il: Sabato, 23 Marzo 2013, 11:17:06 »
Avevo pubblicato questa foto-autobiografia incompiuta in un altro forum, l'ho duplicata qui per chi ancora non l'avesse vista, sperando di fare, forse, cosa gradita ai nuovi lettori.



La memoria degli antenati si estende alla figura di mio nonno che padre di 12 figli (servivano braccia per l'agricoltura) avuti da 2 mogli (non contemporaneamente), è qui ritratto con mio padre, allora dodicenne nel 1914.
Notare il retro della foto dell'epoca regia!






Gran parte dei fratelli, divenuti adulti, lasciarono quella misera vita, alcuni emigrando in America, altri sulla costa adriatica (Cattolica) dove maggiori erano le possibilità di trovare un lavoro che consentisse un dignitoso sostentamento.
Per la predisposizione all'imprenditoria di mio padre fu uno scherzo organizzare una piccola impresa per l'allora in voga servizio ambulante di ristoro e gelateria in spiaggia: non esistevano ancora i bar ad ogni bagnino... veramente non esistevano nemmeno i bagnini!
Nell'immagine: mio padre al centro, mio zio a sinistra, un dipendente a destra.




Dopo aver conosciuto una ragazza nelle campagne marchigiane, mio padre lasciò al fratello l'attività di spiaggia e, dopo essersi costruito da solo una casetta a Cattolica, iniziò con mia madre la fabbricazione di borse da donna che andava vendendo nei mercati locali con moto e sidecar.
L'attività si rivelò redditizia, tanto che dopo qualche anno cercarono in una città più grande una maggiore possibilità di mercato prendendo in affitto vecchi locali sopra il Bar Dovesi nella piazza centrale di Rimini.
La foto ritrae i componenti del laboratorio al completo meno mio padre che fotografava. Mia madre al centro, in piedi dietro un'operaia. Era il 1939.





Le bombe cadevano su di noi mentre tranquillo riposavo nel ventre di mia madre che nel periodo delle incursioni si era rifugiata in una grotta delle campagne circostanti.

In una classica notte "buia e tempestosa" del 1942 mia madre, spinta da improrogabili esigenze, tentò di farsi trasportare alla più vicina clinica da mio padre sulla canna della bicicletta, ma la posizione non le si addiceva così si rassegnò in seguito a percorrere a piedi la strada restante arrestandosi di tanto in tanto con le mani all'inguine per tentare di impedire un prematuro evento.
Appena giunti alla clinica di fronte alla stazione il dottore non ebbe il tempo di eseguire le preliminari constatazioni che io nacqui spontaneamente appena mia madre si sdraiò sul lettino.
Mio padre inforcò di nuovo la bici e corse a casa a prendere i pannolini per avvolgermi.
Purtroppo non ho potuto riprendere immagini per documentare la circostanza. :lol: 

Finita la guerra, ci fu un'altra testimonianza della versatilità tecnico-commerciale di mio padre che non perdeva occasione per esplorare ogni possibile settore di mercato allestendo, in contemporanea con la fabbrica di borsette, una fonderia di alluminio per la costruzione di tricicli per bambini, forse ispirato dalla mia presenza, di cui io ero il collaudatore ufficiale come testimonia la foto.




In quel periodo mio padre brevettò il sistema di bloccaggio rapido (a levetta) dell'altezza della sella di bicicletta, che allora aveva un bullone da stringere con chiave adatta.
Nei frequenti viaggi a bordo della Balilla (nota auto dell'epoca fascista) che la prospera attività ci aveva permesso, mi trovavo spesso in visita a parenti (lo zio di Cattolica con il suo carrettino di bibite e dolciumi), o in spedizioni turistiche verso i monti o verso lidi più lontani come in questa foto che mi ritrae con mia madre ben abbronzato dopo 15 giorni di permanenza in una colonia marina di suore.
Già si poteva notare la mia propensione per le costruzioni aero-navali o tecnologiche in genere.




I risparmi della fiorente attività permisero a mio padre di far costruire, nello stesso anno indicato sull'ultima foto, la prima casa situata in posizione centralissima (tra piazza e stazione) in una zona distrutta dalle bombe, seguita subito dalla seconda casa a completamento del progetto che prevedeva due costruzioni separate da un cortile adibito a parcheggio.
La strada era ancora in terra battuta, spesso coperta da calcinacci e pietre.
Si direbbe che mio padre avesse una "Holga" camera!





A lavori terminati con prospettiva opposta alla foto precedente:




Nel piano terra della casa più vicina (bordo curvo) c'era il laboratorio e l'ufficio/magazzino, al primo piano la nostra abitazione, la seconda casa fu in seguito affittata.
All'interno del laboratorio esistevano diverse specializzazioni, la tagliatrice delle pelli, che aveva a disposizione sul muro alle sue spalle tutte le sagome in cartone numerate per ogni modello di borsetta.




Le assemblatrici e le cucitrici.






A volte si festeggiava con amici e parenti qualche ricorrenza che sinceramente non ricordo.
In primo piano il mio viso di adolescente che cominciava a guardarsi intorno alla ricerca di cose da scoprire e da capire.






Cominciò a questo punto un decennio di intensa attività di assimilazione tecnica e sperimentazione anche con l'apporto di conoscenza paterna che involontariamente mi stava tramandando con incarichi che costringevano ad un ragionamento e ad una non comune manualità nell'officina improvvisata da lui stesso allestita.
Mi accorsi di interessarmi a tutti i settori del ramo tecnico-scientifico: le prime realizzazioni di aeromodellismo volante, i primi esperimenti sull'elettricità con batterie, motori e dinamo di bicicletta.
Qui in un campo ai piedi di S.Marino, con un mio modello telecomandato dotato di motore a scoppio da 1,5cc. che ancora posseggo (completo di elica in faggio realizzata personalmente).




I primi negativi 6x9 della macchina a soffietto di mio padre stampati per contatto in cantina con un bromografo autocostruito. Qui un primo approccio con l'autoscatto:




Gli esperimenti di chimica indirizzati alla composizione di polvere pirica e l'inevitabile realizzazione di cannoni primordiali, bombe di vario genere e successivi perfezionamenti sfociati nella realizzazione di fuochi d'artificio e missili.




Fonte inesauribile di spunti e di notizie più o meno enfatizzate di un'epoca piena di speranze e di fiducia nel futuro era la rivista mensile "SISTEMA PRATICO" che trattava appunto il "fai da te" senza alcuna distinzione in ogni campo scientifico e che mi ha ispirato alcune realizzazioni.
Il generatore elettrostatico di Wimshurst: 100.000 V girando una manovella!




L'amplificatore a valvole su schema "Williamson", con cui nel 58 ho realizzato una versione pseudo-stereo accoppiando due esemplari.
Nella foto: i due canali ai lati, il ricevitore FM al centro e il giradischi sopra. Altoparlanti nelle casse sia sopra che sotto, il tutto alto più di 2 metri.




Anche l'astronomia e l'astronautica stimolavano la fantasia sostenuta dai primi esperimenti di missilistica.
Il mio secondo telescopio autocostruito.




Il primo anno di liceo scientifico non mi convinse: troppo lungo l'iter per ingegneria, avevo fretta di fare! Oltretutto alcune materie umanistiche troppo ostiche per il mio carattere pratico mi spinsero decisamente ad un cambiamento di direzione e mi iscrissi all'ITI di Fermo (AP), rinunciando così al prestigio (per quei tempi) della laurea.
Per gli ormoni che in estate spingono tutti i riminesi sulle spiagge, mi accodai ad un amico che già bazzicava la zona di Rivazzurra come operatore di uno studio fotografico della riviera.
In quei tempi non erano molto diffusi i Lab professionali di stampa colore, inoltre l'esigenza di mostrare i provini il giorno dopo e consegnare la stampa il giorno successivo limitava la produzione al solo B/N da sviluppare e stampare in proprio.
Apprezzando già il mio lavoro in camera oscura casalinga, l'amico Vittorio mi propose ad un vicino negozio che stava cercando uno stampatore per la stagione: finalmente potevo occupare proficuamente il periodo estivo e avere un punto di appoggio per la stagione di "caccia".
Questo il mio look dell'epoca.




Ma la pacchia non era destinata a durare: era appena passato ferragosto che mi arrivò la cartolina precetto e mi ritrovai a Fossano in provincia di Cuneo per il corso di addestramento (CAR).
Per la mia destinazione al genio militare avevo in dotazione un leggero Winchester mentre la fanteria si trascinava gli stessi M1 Garand usati dagli alleati nell'ultima guerra che, quando al poligono sparavano di fianco a me, sembravano cannoni.
Qui due immagini nel giorno del giuramento in occasione della visita di mia madre e di Vittorio.









Pochi giorni dopo venivo spedito a S. Giorgio a Cremano (Napoli) per il corso trasmissioni.
Finito il corso dopo qualche mese ritornai al nord al reggimento di Bergamo con mansioni di marconista.
Dopo questi 15 mesi rubati alla mia gioventù, mi ci volle un po' per riallacciare i contatti con la vita civile. Tornai a Rivazzurra e l'amico, che già mi aveva procurato lavoro, mi fece nuovamente assumere come stampatore, ma questa volta nello stesso negozio insieme a lui e altri due "operatori" (così si definiva il dipendente che, con fotocamera dell'impresa, procacciava soggetti da fotografare).
Tra amici mi sentivo più a mio agio, a volte andavo in spiaggia a vederli lavorare, ma anche per usarli come "aggancio" e qualche volta scattavo anch'io, ma da un'insolita prospettiva.




Si respirava un'atmosfera goliardica e non si perdeva occasione per improvvisare, come in questa versione di "manichino".




Si aveva un amichevole e scherzoso rapporto anche con l'adiacente barbiere che ci preparava con estrema cura per l'uscita serale, nella peggiore ipotesi ci si ritrovava al Bar H (la H recuperata dal dismesso "Hotel Helvetia") dove con 500 lire si poteva avere una pizza e una birra alla spina, la benzina costava 100 lire al litro, un caffè 25 lire e in una settimana con quel lavoro si guadagnava dalle 50 alle 100 mila lire. Sono stati gli anni più spensierati ed indimenticabili della mia vita!




Il principale aveva dato al negozio il nome della sua giovanissima figlia Jenny, la cui scritta non è stata inquadrata nella foto.
Negli ultimi tempi, dopo l'apertura stagionale, ritornava al suo paese per occuparsi di un altro punto vendita lasciando un gestore finanziario che ci concedeva piena libertà di movimento: praticamente i 3 operatori e lo stampatore (io) si comportavano come soci di un'attività che procedeva autonomamente.
Avendo le chiavi della porta e serranda non era raro vedere nottetempo qualcuno uscire con un plaid diretto alla spiaggia o qualche altro entrare in compagnia e chiudersi all'interno per poi sparire nel retro (camera oscura).
C'erano anche i periodi fortunati in cui i miei andavano in vacanza per una quindicina di giorni, allora potevo disporre senza timori di tutto l'appartamento.
Non era nemmeno più necessario andare in "caccia" esterna, erano le "prede" a venirci a cercare nel tardo pomeriggio per visionare i provini, "attaccar bottone" era estremamente facile e c'era vasta possibilità di scelta.




Si viveva in simbiosi con il barbiere colmando i reciproci vuoti occupazionali. Lui studiava chitarra e nei momenti di relax sopportava senza lamenti i miei tentativi di strimpellare "Apache" dell'allora noto complesso "The Champs".
Da pochi anni era sbarcato in Italia attraverso un film al cinema Fulgor la prima espressione del Rock & Roll, e nel repertorio dei dancing non poteva mancare "Tequila".




Il servizio fotografico serale comprendeva la passeggiata del dopocena e, in più tarda ora, una capatina al dancing "13" (così chiamato perché realizzato grazie ad una vincita al totocalcio).
Non era la solita discoteca ma suonava un complesso strumentale con tanto di cantante o animatore.
Oramai tutti noi eravamo conosciuti dalla cassa come collaboratori professionisti e godevamo di libero accesso.
Nella foto il mio amico operatore e vicino di casa (Vittorio) impegnato in un cha-cha con un'olandese prima di progettare uno sconfinamento in territorio francese per fine stagione. Ma questo sarà l'argomento della prossima puntata!


5952
Nella Brochure della DP2 ho trovato un interessante passaggio che può aiutare a comprendere la differenza di qualità non solo tra l'immagine del mosaico e quella del foveon ma anche tra il Jpeg in camera e quello salvato da SPP.
Tra l'altro si spiega anche la rapidità di caricamento in memoria dell'immagine raw del mosaico che utilizza un "antico" codice di interpretazione delle immagini a colori, appositamente implementato per aumentare l'efficienza di trasferimento a spese della qualità del colore.




In una fotocamera digitale il segnale dell'immagine acquisito in RGB viene convertito e registrato secondo uno spazio colore conosciuto come YCbCr, dove "Y" sta per intensità luminosa e "CbCr" per differenza di colore.
In una comune camera digitale è usato il formato YCbCr 4:2:2, in cui il segnale di colore è prefissato a un valore dimezzato (2:2) rispetto a quello della luminosità (4).
Questo formato è stato sviluppato per inviare in modo efficiente e rapido i valori di colore nella limitata banda disponibile tempo fa quando furono inventati i primi televisori a colori.
Impostato sul principio che l'occhio umano è più sensibile alla luminosità che ai colori, questo storico formato è sopravissuto intatto fino ai nostri giorni ed è ancora seguito come principale corrente di interpretazione dati nelle comuni fotocamere digitali.
Tuttavia le prestazioni delle fotocamere digitali sono drammaticamente migliorate, tutti usano mostrare ingrandimenti sui loro monitor oppure su grandi stampe, però il vecchio formato YCbCr 4:2:2 (Exif = Exchangeable image file format) non era stato progettato per ottenere un'alta qualità ma un'efficiente trasmissione di dati: secondo Sigma questo formato non è più adeguato per soddisfare le esigenze di tutti i fotografi! 
I file Jpeg della DP2 escono in YCbCr 4:2:2 in accordo con le specifiche del formato di file immagine comune, che sono le specifiche standard dei formati di file, però in un sensore ad immagine diretta (foveon) ogni punto immagine comprende l'intero complesso di dati RGB così, in un file X3F (che è il formato RAW), i dati di luminosità e colore possono essere mantenuti in rapporto 1:1 senza affidarsi all'interpolazione.

Quando questa immagine viene processata in SPP, anche se salvata in Jpeg (con qualità da 7 a 12) verrà salvata come YCbCr 4:4:4.
La qualità dell'immagine della DP2, con la sua straordinaria vivacità e dettaglio, è in effetti dovuta ai dati presenti nel file X3F che preservano il naturale bilanciamento dell'immagine.
Per le migliori foto con la migliore qualità d'immagine raccomandiamo di scattare esclusivamente in X3F.




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A conferma di quanto affermato da Sigma e tradotto nel post precedente, si può osservare su Wikipedia un esempio di configurazione dei componenti YCbCr 4:2:2 da cui si vede che l'immagine campione (la prima) è la risultante di un elemento di luminanza (b/n) ad alta risoluzione + 2 elementi cromatici Cb e Cr compressi o sottocampionati.


Click per dim. originale:





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Aggiorno questo argomento per mostrare il vero aspetto interiore della "cartella" X3F di uno scatto della SD10, quello della 14 è diverso solo perché contiene anche un jpeg in qualità "fine" direttamente utilizzabile:

-La sola immagine Raw "RAW image"
-Una preview bmp a media risoluzione per il caricamento in SPP "Med preview"
-Una seconda preview bmp a bassa risoluzione per il display della camera "Small preview"
-I dati dell'attrezzatura usata "Cam data"
-I dati di scatto dell'immagine "Properties"





Questa una reale immagine raw di S.Marino, estratta dal file X3F in tiff RGB 16bit, com'è vista dal sensore della SD10.





Questa è la stessa su cui ho applicato più luminosità per mostrare meglio la sottile cornice di pixel neri che servono per estrapolare il valore di riferimento (di buio).






Questo un bmp in dimensione ridotta (la SD10 non prevede un'uscita in Jpeg) che ci mostra il lavoro eseguito in camera separatamente sui 3 canali di colore secondo il setting della casa e le impostazioni in camera.
Questo file é quello che viene visualizzato temporaneamente durante il caricamento del raw in SPP.
Sarebbe estremamente lungo e faticoso, ma non impossibile, da parte dell'utente ottenere dal raw di origine colori accettabili se i deboli segnali cromatici non venissero prima interpretati dal sw della casa.




Questa infine la piccola preview bmp per il display della camera:






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Primo Contatto / Dinamica del Foveon, Sensibilità, Rumore.
« il: Sabato, 23 Marzo 2013, 10:23:32 »
Ormai tutti sanno che il pixel è un'unità corrispondente ad un singolo punto dell'immagine capace, come un secchiello, di raccogliere una certa quantità di fotoni che "piovono" entro il suo perimetro trasformandosi in elettroni.
Ovviamente più grande sarà il pixel, tanto maggiore sarà la quantità di elettroni che potrà contenere (+ sensibilità) ma tanto più grande sarà anche il punto, per cui il dettaglio dell'immagine prodotta sarà più grossolano anziché finemente leggibile.
In base a questo elementare principio è facile intuire che esiste una densità di pixel ottimale per ogni dimensione di sensore per coniugare opportunamente sensibilità e lettura del dettaglio, anche considerando le caratteristiche dell'ottica che formerà l'immagine.

Nel grafico sottostante i pixel sono rappresentati da cilindri riempiti di cariche elettriche (in verde) generate dai fotoni catturati, il limite (oltre il quale le cariche traboccherebbero "blooming" andando gradualmente a riempire i pixel adiacenti) è rappresentato dalla linea rossa superiore (Full Well Capacity).
Si può notare che maggiore è il valore ISO impostato (sottoesposizione) maggiore sarà la disponibilità di sovraesposizione prima di incontrare la linea rossa.

Ciò che riduce la capacità di sfruttare interamente il volume del "secchiello" è il rumore termico che, come "sabbia" si va formando col tempo sul fondo (in quantità casuale da un pixel all'altro) confondendo sempre più (con l'aumento del tempo d'esposizione) le informazioni che si trovano miscelate in esso.
Il rumore che si genera nel sensore, a partire dal momento in cui viene attivato (esposizione), è proporzionale solo al tempo di esposizione e alla temperatura.
Nel grafico ho supposto per semplicità un tempo e temperatura costanti in modo da ottenere una quantità costante di rumore in tutte le esposizioni con uniche variabili: iso e diaframmi (ipotetici). 
Fino al convertitore analogico/digitale i dati restando analogici subiscono ulteriore rumore (qui non considerato) dall'hardware di lettura dei dati + quello dell'amplificatore ISO (assente nel foveon) e quello del convertitore A/D stesso.

Per dinamica di un sensore si intende il rapporto tra la massima quantità di cariche che un pixel può contenere (Full Well Capacity) e il numero di elettroni in quantità casuale dovuti al rumore al termine di una determinata esposizione, il risultato è espresso in decibel = 20Log S/N (rapporto Segnale/Rumore).

Resta in generale il concetto che più grande è un pixel e migliore sarà il suo fattore dinamico, anche se questo può essere affermato in assoluto non sempre può essere verificato in pratica, infatti qualcuno potrebbe chiedersi come mai la dinamica di alcune compatte che hanno il lato dei pixel di alcuni micron (millesimi di mm.) sia quasi simile a quella delle reflex con lato più che doppio.
La definizione di dinamica ci può aiutare a capire il fenomeno.
Con riferimento al grafico sottostante, supponiamo di avere un pixel di dimensioni inferiori che possa accumulare la metà di elettroni (5.000), ma che grazie alla sua struttura tecnologica (CCD anzichè CMOS) produca, nello stesso tempo di esposizione, un rumore di soli 5 elettroni anziché 10, il suo indice dinamico sarà il medesimo del pixel del grafico: 5.000/5 = 1.000   






La scala di sensibilità in un sensore, sia foveon che a mosaico non esiste, ma nasce con una sensibilità fissa dipendente dalla tecnologia con cui è stato costruito, generalmente attorno a 60-70 iso arrotondati a 100 via sw (compensazione EV interna).
Le sensibilità più alte si ottengono sottoesponendo quella nativa finché il livello di rumore permette, mentre il programma di visualizzazione in camera mostra l'immagine come esposta correttamente in relazione alla sensibilità impostata, applicando all'occorrenza la dose adeguata di "Noise Reduction".
A parte la diversa architettura del sensore, altra differenza tra il Bayer ed il foveon è che il primo comprende nell'hardware analogico uno stadio moltiplicatore di elettroni prima del convertitore A/D (X2, X4, X8....) impostabile dall'utente come scala ISO: questo non favorisce la qualità delle informazioni poiché moltiplica non solo i dati ma anche il rumore e aggiunge un certo tasso di rumore di lettura (read noise) da esso stesso generato, ma nel Bayer questa amplificazione è possibile perché sia l'efficienza che il rapporto S/N sono alti.
La peggiore gestione del rumore da parte del foveon è invece dovuta principalmente alla sua architettura a strati: già casuale in un solo strato, diventa estremamente "random" quando ne vengono sommati tre, per cui possono sommarsi 3 valori massimi in un pixel e 3 minimi in quello adiacente, triplicando così l'entità del problema, sgradevole soprattutto in ambito cromatico (colori).

Tornando al grafico, si nota facilmente che all'aumentare della sensibilità fittizia il rapporto tra l'informazione utile e il rumore si riduce peggiorando progressivamente la qualità, però si nota anche l'aumento della disponibilità di sovraesposizione (spazio per raggiungere la linea rossa), cioè ad alta sensibilità è ovviamente difficilissimo sovraesporre anche se il file viene visualizzato in modo devastato come nell'esempio sottostante dove uno scatto a 800iso è volontariamente sovraesposto 3EV (cosa improponibile partendo da 100 iso).

SD10 800 iso +3EV (100 iso) zero setting in SPP:



Interessante notare che gli ISO e i valori EV di compensazione agiscono in modo diverso perché i secondi (EV) si riferiscono a come l'utente vuole vedere l'immagine sul display della camera e sul jpeg incorporato, anche se gli ISO impostati annullano totalmente sul RAW la sovraesposizione di compensazione.
Recuperando l'esposizione in SPP si ritrova infatti un aspetto pari a quello di 100 iso:



Diverso il discorso se sovraesponiamo i 100iso di +1 per ottenere i 50 iso (ufficialmente non disponibili nella SD10) oppure 100iso+2 per 25iso: si può fare ma, come nella SD14, solo con scene a basso contrasto prive di luci troppo "spinte" perchè, come si vede nel grafico, la "linea rossa" è vicina!


SD10 100iso +1EV (50iso) "livellata", nonostante i contrasti non proprio moderati si è comportata molto bene, il rumore è ai minimi livelli anche nelle ombre, non so se la 14 in queste condizioni di luce reggerebbe!





Ho anche fatto questo tentativo ma, come ho rappresentato nel grafico, non c'era più spazio per la dinamica e le informazioni di colore delle parti più chiare sono andate "fuori dal vaso" come sul muro della casa sulla destra che da rosato è diventato biancastro, però con scene adatte (ritratti in studio con basso contrasto) penso che i grossi pixel della "10 rendano possibile questa sensibilità.
Zoomando al 500% non si riesce a notare il rumore nemmeno nelle ombre più scure.

SD10 100iso +2EV (25iso) "livellata"






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Finora ho mostrato le possibilità del foveon verso l'alto (sovraesposizione) ma la cosa si rivela interessante anche verso il basso (sottoesposizione).
L'immagine che segue è stata scattata in manuale con Sigma DP1, ISO 100, 1/30 sec, F4.0, ±0.00 EV (volutamente sottoesposta di 5 EV... o se vogliamo 3200iso).
Il Raw a zero setting in SPP e sul display della camera si presenterebbe così:





Questo è il migliore risultato ottenibile dal trattamento bn "in camera" del corrispondente jpeg (qualità "Fine"):





Questo, invece, quello che si può ottenere dal trattamento del raw in SPP:




Questo dimostra che dal raw si possono ricavare molte più informazioni rispetto al jpeg e si conferma ancora una volta che col foveon gli scatti ad alta sensibilità sono fatti sempre secondo il valore di esposizione (tempo / diaframma) a 100 iso, ma virtualmente visualizzati secondo i valori EV / ISO impostati in camera.



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Presentazioni / Re:Presentazione
« il: Sabato, 23 Marzo 2013, 09:32:04 »
Ciao Claudio... finalmente nel forum come "turista"! :wink:

5955
Presentazioni / Re:Presentazione
« il: Sabato, 23 Marzo 2013, 09:23:25 »
Ciao Morty, lieto di rivederti!
Spero che tu trovi il modo di ottenere dal foveon ciò che desideri. :si: 

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