Autore Topic: Workflow e deontologia fotografica  (Letto 562 volte)

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Offline Lorenzo F.

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Workflow e deontologia fotografica
« il: Sabato, 05 Agosto 2017, 20:38:55 »
Topic insolito ma credo che, considerando la recente riapertura della stagione dei contest, tale domanda sia ...sana.
Cosa ne pensate in merito ai ritocchi? siete soliti utilizzarli o vi limitate a sviluppare la foto?

Ed ancora, parlando di contest fotografici, quanto è lecito ed ammissibile modificare con programmi di fotoritocco gli scatti, parlo di modifica nuda e cruda, non di sviluppo.


Capisco di chiedere che sveliate qualche vostro mistero, ma tra noi, penso si possa fare anche a fini didattici.
Non sapere chi siamo è grave. Non sapere cosa si vuole è rischioso. Non capire con chi si sta parlando può essere drammatico.
M.Villani

Offline Lorenzo F.

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Re:Workflow e deontologia fotografica
« Risposta #1 il: Sabato, 05 Agosto 2017, 20:46:15 »
Personalmente, preferisco lo sviluppo al fotoritocco, nel senso che se ad esempio il cielo non era bello, non altero ma piuttosto non pubblico la foto dato che l'errore in questo caso era a monte e non avrei dovuto scattare in quella condizione, inoltre ho fatto di tutto per avere ina macchina che carpisca le minime sfumature, quindi non mi andrebbe di rovinarle.
Discorso analogo per gli elementi non voluti nell'inquadratura, se è uno, può starci una clonata, ma mi fermo li.
Non sono certo un purista, ma tendo a quello.
Ammetto che ogni tanto dovrei croppare un po di più le immagini per avere un maggiore dinamismo.
Ecco il mi sono svelato, tocca a voi.
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M.Villani

Offline conla

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Re:Workflow e deontologia fotografica
« Risposta #2 il: Domenica, 06 Agosto 2017, 09:29:42 »
personalmente nessun mistero e come sviluppo qualche correzione e poco altro ... ultimamente faccio un minimo di hdr perchè mi sembra più realistica anche se il risultato non lo è molto :) ... penso che il crop sia l'arma vincente anche se una foto brutta difficilmente diventa bella ( forse più accettabile)
CRISigma :si:

Offline Lorenzo F.

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Re:Workflow e deontologia fotografica
« Risposta #3 il: Domenica, 06 Agosto 2017, 10:28:36 »
Dato che ho il vizio di guardare la foto al 100% in fase di sviliuppo e dopo nella revisione, mi sono accorto che se ci metto mano e le ritocco, si nontano sempre errori cromatici e/o di dettaglio, più o meno lievi rispetto all'originale, questo può anche voler dire che non sono un mago del fotoritocco ma vabbe, il punto è che preferisco comunque l'originale.
Inoltre è un discorso di realtà, scattare una foto dalla composizione sporca ed errata e dai colori spenti per poi ritoccarla, pulirla e riaccenderne i toni in post produzione, non mi senbra corretto, dato che non si parla di accentuare o far risaltare un dettaglio ma di alterare e stravolgere una foto al fine di rendere appetibile o sensazionale qualcosa che in origine nella realtà non lo era affato.
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M.Villani

Offline conla

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Re:Workflow e deontologia fotografica
« Risposta #4 il: Domenica, 06 Agosto 2017, 12:11:55 »
è vero pero' non sempre il sensore cattura quello che vediamo con gli occhi ... diciamo che di una stessa foto ci possono essere + versioni ... poi è il gusto personale che fa la differenza ... la prima foto è quella che è stato ripreso la seconda sicuramente non c'era in foto pero' quando ho fatto l'elaborazione in quel momento mi garbava ... oggi un po' meno se devo essere sincero

 

CRISigma :si:

Offline EXCEL

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Re:Workflow e deontologia fotografica
« Risposta #5 il: Domenica, 06 Agosto 2017, 12:59:45 »
Per me che la fotografia NON per forza è rappresentazione della realtà o ciò che vedono i miei occhi, l'unico limite è la nostra competenza tecnica durante tutto il flusso di lavoro e l'immaginazione. La macchina fotografica può essere anche utilizzata per rappresentare un'idea, qualcosa di immaginario o di immaginato, è un mezzo per esprimersi, per questo non pongo particolari limiti. Ovviamente tutto va sempre inserito nel contesto, se facessi foto-giornalismo per fatti di cronaca,  ovviamente non potrei accettare nulla che vada oltre un semplice sviluppo in camera chiara, idem per la fotografia tecnica-industriale, ma se parliamo di arte fotografica allora è diverso.
Personalmente mi capita di apprezzare fotografi molto fedeli alla realtà, così come altri che invece la stravolgono (uno su tutti è lo svedese Erik Johansson), ma ad esempio mi piacciono molto anche i paesaggi del nostro utente Vieri, che spesso usa i filtri per realizzare forme con l'acqua e le nuvole, non tanto per riprodurre qualcosa di "esistente", quanto "l'idea" del movimento. Se ponessi limiti dogmatici, quante belle cose mi sarei perso?

https://1drv.ms/i/s!AlPAUBd5rPoekuIcrJ7wKgzLAInnYw

Qui una foto con una fusione di due soggetti, lo sfondo e il cavallo, che al momento dello scatto non era presente, ma che "ci vedevo benissimo" inserito in quel punto. Ho anche eliminato volutamente i neri per donare all'immagine un'atmosfera più fantasy. E' fedele alla realtà? no, ma è ciò che vedevo io con la  mia testa.
www.moroph.eu

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Offline Lorenzo F.

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Re:Workflow e deontologia fotografica
« Risposta #6 il: Domenica, 06 Agosto 2017, 14:42:55 »
mi trovi d'accordo considerando che come suggerisci per te questa è arte e come tale può essere gestita su vari livelli che vanno dalla composizione alla realizzazione finale.
Personalmente però non sono assolutamente d'accordo ad esempio guardando alcune opere di McCurry spacciate per "fotografie" poiche guardando la foto originale, l'unica cosa presente sia all'inzio del processo che sulla foto risultante sono alcuni degli elementi compositivi, nemmeno tutti e con colori molto differenti, ecco in tal senso ciò da un fotografo non lo ritengo corretto, da un artista si.
Il fotografo lavora con la luce e semai si aiuta con altri strumenti, non lavora solo di photoshop, li sei un artista, non più un fotografo, tanto valeva prendere una foto a caso e modificarla a tuo piacimento.
Pensiero un pochino brusco il mio ma è questo.
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M.Villani

Offline Sardosono

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Re:Workflow e deontologia fotografica
« Risposta #7 il: Lunedì, 07 Agosto 2017, 14:18:28 »
Meno male che questo argomento di discussione ogni tanto rispunta e salta fuori!!!  :))

Posso soltanto ripetere la mia opinione, ma ogni volta cerco di presentarla sotto un punto di vista differente:
questa volta cercherò di... essere sintetico!   :rol:
Sì, lo so, non ci credete, ma state un po' a vedere, o meglio, a leggere....  :-\

Non vi è né vi può essere deontologia nella fotografia in sé stessa, ma soltanto nell'uso che se ne dovesse fare. Quindi certamente nel foto-giornalismo - il caso più emblematico - ma anche semplicemente nel lavoro su commissione in generale (per esempio la fotografia di cerimonia), perché ovviamente l'uso per il quale le immagini sono realizzate prevale sulla libertà del fotografo e quindi gli impone una deontologia che ne tenga conto.

Ma in ogni caso, la fotografia non può essere confusa con l'uso che se ne vuole fare, quindi non è neanche pensabile di far carico alla fotografia in quanto tale di obblighi e necessità che invece sono in capo esclusivamente all'uso delle immagini.

Morale della favola, ognuno può intendere la fotografia come gli pare e fintanto che fotografa per sé stesso non deve ovviamente rendere conto ad altri di come la intenda e non ci possono quindi essere limiti invalicabili o "paletti" di qualsivoglia genere.

Tutto qui: avete visto che sono stato sintetico?!....  :wow:

Detto questo - che spero sia di tutta evidenza per chiunque - vorrei soffermarmi un istante su quest'ultima considerazione di Lorenzo F., in particolare:
(...) ecco in tal senso ciò da un fotografo non lo ritengo corretto, da un artista si.
(...) li sei un artista, non più un fotografo....
Ognuno è logicamente libero di auto-imporsi qualunque limite operativo che gli garbi, compreso questo distinguo tra "fotografo" ed "artista", ma da come parli sembra invece che tu ritenga tale distinguo di natura "oggettiva", cioè valido per tutti, e questo mi lascia molto perplesso. Sono quindi davvero curioso di sapere, innanzitutto, se ho compreso bene quel che intendi, e poi, in tal caso, in base a cosa tu faccia tale distinzione, che a me personalmente appare del tutto arbitraria.

La mia posizione al riguardo è ormai ben nota e molto semplice, ossia la fotografia è soltanto un mezzo e come tale può essere intesa fondamentalmente in due modi: come mezzo di documentazione oppure come mezzo di espressione. Nel primo caso ci sono, a seconda delle circostanze, una valanga di "necessità" di cui tener conto e da rispettare, giustamente, mentre nel secondo caso non ve n'è neanche una, altrettanto giustamente. In entrambi i casi siamo in presenza di Fotografia e di un Fotografo. Sembra però che tu - come molti altri, a dire il vero - concepisca una sorta di "terza via", nella quale esistono dei limiti oggettivi oltre i quali la fotografia ed il fotografo non sarebbero più tali. Ho capito bene?!....  :-\
Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto, o non soltanto, per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

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Offline Lorenzo F.

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Re:Workflow e deontologia fotografica
« Risposta #8 il: Lunedì, 07 Agosto 2017, 15:33:52 »
si, hai capito ciò che volevo esprimere, almeno in parte per mia colpa poichè non avendo ben chiara l'idea, non la esprimo correttamente.
In passato per il lavoro che svolgevo, ho visto tanti render fatti a computer e tante foto scattate ad ambienti privi di interesse o di caratteristiche particolari, che poi venivano rese meravigliose e stupefacenti con l'ausilio di ritocchi, mascherature delle zone brutte o aggiunte di elementi; in quel caso vi era una committenza ed uno scopo ben preciso ossia far vedere a priori ad un cliente come sarebbe diventata casa sua ed il suo giardino, più bello era il risultato finale, maggiore era la probabilitá di chiudere in positivo la trattativa, da li il mio [personalissimo] concetto di fotografia si è sviluppato seguendo la direzione opposta, ossia cercare di catturare il bello che i miei occhi vedevano, magari enfatizzando con qualche artifizio, componendo o scomponendo la scena prima dello scatto, non stravolgendo i colori ma magari solamente accentualndoli al fine di renderli più simili a quanto osservato, poiche dopo tali esperienze io considero quest'ultima pratica una forma d'arte artificiale, non fotografia che (per me) rimane ciò che materialmente si riesce ad allestire o che la natura offre in modo spontaneo).
Sempre per come la vedo io, la grande difficoltà legata a questo mio modo di interpretare la fotografie è riuscire a riprodurre ciò che si vede con annesse emozioni suscitate nell'autore dello scatto alla visione di quel soggetto o panorama.
Questa è una mia interpretazione autoimposta e stringente, di questo me ne rendo conto.
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Offline pacific palisades

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Re:Workflow e deontologia fotografica
« Risposta #9 il: Martedì, 24 Aprile 2018, 11:55:06 »
"Riuppo" questo interessante topic.
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Se come so sei un marinaio che osserva l’arrivo del tifone, allora aggrappati stretto e forte all’elemento libero che liberamente voli.
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Non tentare di adattarti a questi delicati palati. Puoi tagliare certo, puoi far fuori qualche ridondanza qua e là, ma sei 'raffinato' così, quando sei te stesso. Non farci caso quando ti danno del rozzo, non hanno nient'altro da opporti. Non sei come blateri di tanto in tanto una ciocchetta!
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Offline Italo

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Re:Workflow e deontologia fotografica
« Risposta #10 il: Martedì, 24 Aprile 2018, 15:20:10 »
Per quanto mi riguarda sono pronto ad accettare qualsiasi stravolgimento che mantenga però l'immagine credibile, in altre parole "gradevole", cioè che non offenda i canoni estetici dell'osservatore.... questa condizione, per esempio, non la ritrovo nel trattamento subito dall'immagine di conla, in cui sono evidenti gli eccessi di maschera zonale sul cielo e di saturazione, nonché su un soggetto che (anche se perfettamente reso secondo il comune senso estetico) difficilmente potrebbe suscitare emozioni.
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Offline conla

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Re:Workflow e deontologia fotografica
« Risposta #11 il: Martedì, 24 Aprile 2018, 15:58:40 »
concordo italo ... gli occhi a che gamma dinamica o simil hdr possono essere equiparati?
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Offline Italo

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Re:Workflow e deontologia fotografica
« Risposta #12 il: Martedì, 24 Aprile 2018, 16:48:29 »
Citazione
... gli occhi a che gamma dinamica o simil hdr possono essere equiparati?
I testi dicono che la capacità dinamica dell'occhio umano sia di 24 stop ma, a parte questo, come può la gamma dell'intensità luminosa di una giornata di sole essere simulata da un'immagine su un foglio di carta osservato all'ombra?
Il problema è che, mentre l'occhio tende a conservare il contrasto in qualsiasi condizione di luce, un HDR fotografico lo riduce progressivamente con una resa innaturale.
Per questi motivi è importante, per il migliore compromesso, che si rispetti la più ampia distribuzione dei toni nell'istogramma (dal bianco al nero) modificando eventualmente i soli mezzi-toni secondo gradimento.
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Re:Workflow e deontologia fotografica
« Risposta #13 il: Sabato, 28 Aprile 2018, 16:45:21 »
Questo è un mix delle foto precedenti, forse il cielo è un poco più denso di quanto potrebbe essere normalmente (ma a certe latitudini, questa può essere la realtà). Nulla di artistico, ovviamente, ma da artigiano quale io sono penso che possa essere un buon compromesso tra  "stampabilità" e avvicinamento a quanto l'occhio umano percepisca in tali situazioni. Io lo considero il terzo occhio, dopo quello del fotografo e quello dell'artista, quello di chi alla fine deve rendere "fattibile" il tutto su un pezzo di carta.

Offline Italo

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Re:Workflow e deontologia fotografica
« Risposta #14 il: Sabato, 28 Aprile 2018, 20:00:24 »
Citazione
Questo è un mix delle foto precedenti, forse il cielo è un poco più denso di quanto potrebbe essere normalmente...
Si, in questa versione la distribuzione dei toni è più favorevole ad un livello di contrasto ottimale, ma resta l'anomalia nel cielo causata dalla sovraesposizione della facciata del palazzo (prima immagine del topic) che ha richiesto, nella seconda, un recupero "luci-ombre" con inevitabili maschere zonali (particolarmente evidente sul cielo).
Morale della "favola" trovo che, col foveon classico, sia meno devastante recuperare le ombre che cercare di chiudere le luci, sul foveon 4 credo che il problema diventi duplice perché anche il recupero ombre diviene problematico per l'eccessivo rumore che si genera.

La difficoltà maggiore nel giudicare in modo oggettivo l'aspetto di un'immagine, in assenza della visione sul posto, è dovuta al fatto che ciò che l'occhio vede diviene immagine solo nel cervello (struttura non proprio imparziale) per cui, credo che serva un lungo allenamento nella volontà di distinguere la differenza tra ciò che si vede e ciò che viene mostrato nell'immagine.
Penso che un metodo possa essere quello di esercitarsi visualizzando sul posto, dopo lo scatto, l'immagine sul display della camera (meglio se schermato con visore) intercalata più volte con la visione diretta per valutare la distribuzione tonale ed il livello di saturazione.... se non dovesse corrispondere si può agire sui parametri del jpeg in camera in modo da avere un riferimento all'apertura del raw in SPP.
  • Italo
     
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