Autore Topic: La priorità dell'intento fotografico  (Letto 1131 volte)

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Offline Sardosono

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La priorità dell'intento fotografico
« il: Giovedì, 02 Giugno 2016, 16:51:46 »
La mia visione della fotografia intesa nel senso più ampio, ossia "delle cose fotografiche" è molto semplice e - per quel che vale - l'ho esposta tante volte, cercando ogni volta di presentarla in modo differente. Questa è l'ennesima occasione per farlo ancora, non fa mai male, però a differenza del mio solito, non farò un lungo monologo sull'argomento ma mi limiterò ad una sintesi estrema, al fine di seminare uno spunto di riflessione, non generica ma circoscritta a quanto contenuto in tale sintesi.

La fotografia può essere praticata (e di norma lo è) per riprendere luoghi, persone e cose, ma ciò può essere fatto (e di norma lo è) con intenti assai differenti, intenti che a mio (e non solo) parere sono sostanzialmente sempre e soltanto tre:

1) dando priorità alla documentazione (ossia riprodurli per come "riteniamo" che siano realmente);

2) con priorità all'interpretazione soggettiva (ossia rappresentarli per come li "immaginiamo" invece che per come "pensiamo" che siano);

3) dando priorità alla luce (ossia cercando la luce per fotografare sostanzialmente questa per pura espressione estetica, infischiandosene di tutto il resto che rimane mero accadimento accidentale, ma che acquista valore emotivo e narrativo grazie all'interazione con la luce).

Ovviamente queste definizioni sono talmente sintetiche che difficilmente possono apparire chiare ad una prima lettura. Ma può certamente essere un buon punto di partenza per riflessioni che portino - questa è la mia speranza - a comprendere quale sia realmente la nostra personale priorità quando decidiamo di uscire portandoci appresso una fotocamera. Perché non c'è strada più sicura per la delusione fotografica più profonda e cocente di quella che percorre chi non ha ben chiaro in mente quale sia la propria priorità interiore che lo spinge a premere il pulsante di scatto.

Certamente si può anche fare un mix delle suddette tre priorità, non è facile ma si può fare, ma soltanto dopo averle comprese ed assimilate separatamente. Cercare di farlo prima produce soltanto immagini che non saranno mai né carne né pesce.

Ciò che più facilmente sfugge è che tale consapevolezza è fondamentale per comprendere la fotografia altrui: come potremo mai sperare di capire una immagine se non abbiamo idea non solo di quale sia la nostra priorità, ma neanche che tale priorità esiste anche nelle foto degli altri fotografi e che essa è sempre legittima quanto la nostra anche se diversa?

Ma sfugge anche che tale consapevolezza è altrettanto fondamentale per comprendere anche la propria di fotografia: come potremo mai ottenere immagini soddisfacenti non casuali, se non conosciamo chiaramente quale sia la molla che prioritariamente ci spinge a fotografare? quante volte ci capita di produrre finalmente un'immagine che ci piace davvero ma di non riuscire a farne altre altrettanto soddisfacenti? la cosa ci meraviglia? ci fa rabbia? non riusciamo a capire perché? Beh, la risposta è molto semplice: perché non abbiamo consapevolezza di cosa realmente ci soddisfi in quell'immagine, tutto qui; è stato cioè un risultato casuale, certamente desiderato, anzi proprio voluto, ma non cercato, perché non sappiamo neanche "cosa" cercare, figuriamo "come" e "dove"....  ;)

Bene, io ho piantato il seme, ora vediamo se produrrà frutto: la parola a voi tutti, ripeto TUTTI!!!  :))
Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto, o non soltanto, per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

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Offline BeSigma

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Re:La priorità dell'intento fotografico
« Risposta #1 il: Giovedì, 02 Giugno 2016, 17:03:12 »
...con me sfondi una porta aperta...
Vorrei solo aggiungere che esiste anche una altro punto fondamentale, a parer mio complementare a tutto il resto e mai in contrasto....

Esiste l'ispirazione data dallo stesso strumento fotografico, non inteso come semplice oggetto ma come parte di quel che stiamo creando.... considerare lo strumento vivo ci porta a cambiare obiettivo fotografico (intendo scopo) in base a cosa teniamo in mano (sia come corpo sia come lente).
Sembra una follia ma è come dire che decidiamo dove andare e come guidare in base all'auto o motociclo che guidiamo... chi come me ha guidato le moto supersportive o le moto supermotard capirà di certo cosa intendo...

Il mio intento fotografico cambia se uso la SD1, cambia se uso la SD10, cambia se uso la Fuji S3 o la Nikon...

A scattare son sempre io ma IO cambio con ciò che impugno... e cambio nel profondo, quasi un'altra persona con scopi del tutto differenti...

Ora spero di non essere uscito off-topic, condivido ciò che ha scritto Anto e volevo rafforzare i tre punti con questa variante...
come se... ridendo dei miei demoni, tenessi fra le mani gli angeli...
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Offline Sardosono

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Re:La priorità dell'intento fotografico
« Risposta #2 il: Giovedì, 02 Giugno 2016, 17:49:28 »
Assolutamente vero quanto dici, e lo condivido al punto che anche io come te ho molte attrezzature differenti e che non considero doppioni, proprio perché ognuna meglio si adatta ad un certo tipo di "animo" fotografico.

Ma rispetto al discorso da fare in questa sede tutto ciò viene dopo, molto dopo. Diciamo che corri troppo Igna, corri troppo!
Non si può mettere in mano una motard ad uno che non ha ancora alcuna confidenza a piegare in curva, perché...  :azz: perché no!

Comunque questo intervento permette di puntualizzare un aspetto importante al quale non avevo pensato. Infatti è fondamentale evitare che qualcuno leggendo possa confondere due usi assai differenti che si fanno del termine "intento" riferito al fotografo. Quello di cui parli tu potrebbe in realtà essere meglio definita come l'ispirazione, che certamente è influenzata pesantemente dallo strumento che si ha in mano o che si sceglie di adoperare, cosa che avviene identicamente per un pittore come uno scultore. Ma in questo topic l'intento di cui parliamo è unicamente quello relativo alla priorità che diamo alla nostra personale espressione artistica, e questa non dipende minimamente dallo strumento impiegato ma è insito in noi stessi e ha molto più a che fare con l'istinto e la nostra sensibilità estetica.

Igna, avrei anche voglia di seguirti sulle tue considerazioni, ma ne verrebbe fuori un macello, non solo perché sarebbe off-topic ma perché purtroppo anche la più piccola confusione tra questi due usi completamente differenti del termine "intento" renderebbe del tutto incomprensibile e quindi inutile l'intero topic. Non ci avevo pensato e meglio quindi averlo chiarito subito. Però non appena questo topic sarà stato sviscerato a dovere ho già deciso in questo momento di aprirne uno dedicato all'intima relazione che nasce tra l'attrezzatura e l'ispirazione del fotografo. 8)
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Offline Lorenzo

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Re:La priorità dell'intento fotografico
« Risposta #3 il: Venerdì, 03 Giugno 2016, 14:40:04 »
 :wow: Quando avrò digerito dirò la mia!  O:-)
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Litigo con Sd15 da settembre 2015.

Poi faccio pace...

Offline DANYZ

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Re:La priorità dell'intento fotografico
« Risposta #4 il: Venerdì, 03 Giugno 2016, 14:56:36 »
...di aprirne uno dedicato all'intima relazione che nasce tra l'attrezzatura e l'ispirazione del fotografo. 8)
Insomma, vuoi aprire un topic hard sulle scappatelle fotografiche  :))
ALOHA

Offline leleros

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Re:La priorità dell'intento fotografico
« Risposta #5 il: Venerdì, 10 Giugno 2016, 08:12:59 »
Cavolini di Bruxelles... questo mi era sfuggito :azz:
Te lo devo dire Anto: le TRE definizioni degli intenti sono troppo sintetiche, questa volta avresti dovuto fare a modo tuo ;)

Ricercare e Prendere consapevolezza della personale priorità o intento fotografico, se coltivata maturata e raccolta, puó premiarti con il massimo a cui un fotografo (amatoriale o professionista) possa aspirare: avere uno stile.
Dunque Anto, la tua provocazione, stimolo o punto di riflessione chiamiamolo come piú ci piace, merita molto più spazio e attenzione da parte dei lettori, merita di essere approfondito finanche oltre le nostre capacità (utopia1), merita la partecipazione di tutti (utopia2); il nostro "essere fotografi" é tutto qui.

A tal proposito mi piace riportare l'estratto di un pensiero dell'attualissimo e inossidabile Feininger:

"..... L'individuazione delle proprie caratteristiche personali rappresenta dunque il primo passo per divenire un fotografo cosciente delle proprie possibilità. L'originalità è la somma dei lineamenti del carattere, che debbono essere consapevolmente riconosciuti, accettati e piegati a proprio vantaggio. È possibile reprimerli ma non mutarli: tanto vale quindi sforzarsi di ottenere il meglio dalle proprie capacità.  ......"

Concludo dicendo che sono ancora ad armeggiare per tirar fuori il mio intento.... ah, se solo avessi più tempo e meno pensieri! e meno male che sono un fotografo amatoriale!! Sono sicuro che, paradossalmente, noi fotografi per passione, abbiamo molte più possibilità per riuscire nell'intento di mettere a nudo l'intento :sgrin:
Aspè non ho finito, anche lo spunto di Igna è un ottimo oggetto di discussione e, se mi viene concessa licenza, aggiungo una quinta definizione di intento fotografico, giacchè la quarta (già descritta da Anto) sarebbe una combinazione delle tre.
5) Non avere alcun intento ed averne (forse) consapevolezza.... riguarderebbe la categoria di quelli che fotografano (con il megafonino ad es.) senza saper leggere e scrivere, e quando ti capita di guardare le loro foto rimani a bocca aperta. Inconsciamente dotati?
Ne conosco un paio ora che ci penso.. e quando chiedo loro: ma come caspita fai? mi rispondono nella stessa maniera... "ma che ne so.. così mi gira in testa, mi piace e scatto"
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Offline Sardosono

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Re:La priorità dell'intento fotografico
« Risposta #6 il: Venerdì, 10 Giugno 2016, 16:04:51 »
Mah, Rosario, non so cosa rispondere.
Tutto quello che dici è ragionevole, ma come ho puntualizzato per Ignazio, quello di cui era mia intenzione parlare è un'altra cosa rispetto a ciò cui vi riferite tu, Igna e... Andreas! Ripeto quanto ho già scritto:
... è fondamentale evitare che qualcuno leggendo possa confondere due usi assai differenti che si fanno del termine "intento" riferito al fotografo. Quello di cui parli tu potrebbe in realtà essere meglio definita come l'ispirazione, che certamente è influenzata pesantemente dallo strumento che si ha in mano o che si sceglie di adoperare, cosa che avviene identicamente per un pittore come uno scultore. Ma in questo topic l'intento di cui parliamo è unicamente quello relativo alla priorità che diamo alla nostra personale espressione artistica, e questa non dipende minimamente dallo strumento impiegato ma è insito in noi stessi e ha molto più a che fare con l'istinto e la nostra sensibilità estetica.
Purtroppo l'espressione "intento" in fotografia si usa per indicare due idee totalmente differenti, così come quando si parla di cavalli "da corsa" e di cavalli "vapore": il sostantivo "cavallo" c'è in entrambi i casi, ma la relazione tra i due è inesistente.

Ovviamente non ho nulla in contrario a parlare di entrambi gli argomenti, ma se li mischiamo succede un macello e non se ne cava piede.

Quello di cui parli tu, Rosario, è sostanzialmente il cosiddetto "intento fattivo", quello di cui parla Feininger è/era invece chiamata "disposizione" (ed infatti il monito di Feininger è proprio quello di evitare di assumere un intento fattivo che non sia in sintonia con la propria disposizione, che è innata, perché sarebbe fotograficamente sterile, qualcuno disse "è come trombare dandosi del lei: si può fare ma ci sarà ben poco da ricordare!"), mentre ciò a cui si riferisce Ignazio sta a cavallo tra il feeling e l'ispirazione, che in effetti influenzano anche pesantemente l'intento fattivo del fotografo. Parlate quindi di cose che, seppure differenti sono comunque ben correlate tra loro.

Io invece parlo di "intento artistico", che ha poco o nulla a che vedere con tutto quanto sopra.

Comunque la colpa è solo mia, che non ho pensato in anticipo all'equivoco che sarebbe stato inevitabile.
Quindi, riconosciuto l'errore non voglio certo perseverare e pertanto lasciamo questo topic così com'è per parlare dell'intento fotografico in senso generico, e ne apro uno nuovo con diverso titolo, nel quale cercherò di chiarire meglio quale sia esattamente l'argomento di cui mi piacerebbe discutere.
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Offline leleros

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Re:La priorità dell'intento fotografico
« Risposta #7 il: Sabato, 11 Giugno 2016, 12:21:26 »
IO, non so cosa dire.  :blank: :con: :conf:
Pensavo, anzi ero sicuro, di aver colto il tuo "intento" e invece mi sa che devi approfondire se vuoi essere capito da questi quattro discoli 8)

Citazione
Quindi, riconosciuto l'errore non voglio certo perseverare e pertanto lasciamo questo topic così com'è per parlare dell'intento fotografico in senso generico, e ne apro uno nuovo con diverso titolo, nel quale cercherò di chiarire meglio quale sia esattamente l'argomento di cui mi piacerebbe discutere.
Stai attento la prossima volta :bast:  :))
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Offline steno

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Re:La priorità dell'intento fotografico
« Risposta #8 il: Lunedì, 23 Gennaio 2017, 15:57:59 »
Sono capitato casualmente su questo topic inattivo da quattro mesi e sono rimasto letteralmente fulminato dall'analisi di Antonello che riguarda tutti gli aspetti principali dell'atto del fotografare ,delle intenzioni, soprattutto.
Io credo che rilanciare questo topic sia doveroso.
Credo ,come Antonello, che l'atto del fotografare non sia una mera soddisfazione 'meccanica' ma una questione piu' profonda.
Credo che le cose profonde debbano essere analizzate e portate in superficie ,per essere comprese.
Alcune incongruenze possono essere accettate solo se comprese.
La mia fotografia per esempio naviga tra il pittorico e la street photography.
Per anni sono stato sorpreso da questa 'schizofrenica' necessita' di utilizzare parametri fotografici opposti..
Ma la sintesi e' avvenuta tramite l'accettazione quando ho metabolizzato ed accettato che ENTRAMBE le forme comunicative mi appartenevano.
Questo lavoro interiore credo che sia utile per tutti coloro che si occupano di fotografia sia a livello amatoriale (come me) che professionale.
Ribadisco la mia soddisfazione per essere approdato a questo forum ,dove la fotografia viene trattata in ogni suo aspetto ,tecnico ed emozionale.

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Offline Lorenzo F.

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Re:La priorità dell'intento fotografico
« Risposta #9 il: Martedì, 24 Gennaio 2017, 00:10:31 »
Non mi dilungherò,
Personalmente ho scelto di tornare alle mie origini e di scegliere uno strumento che potesse trasmettermi le stesse sensazioni del passato ma in chiave moderna, l'ho fatto nella convinzione di poter cosí riscoprire il motivo che mi aveva spinto più di 20 anni fa a trafugate la Agfa dal comò dei miei ed a finire il mio primo rullino.
Da ciò che sento, età funzionando e dopo anni di torpore, la passione autentica si sta riaccendendo.

Il principio presuppone che un fotografo debba avere un concetto in mente prima di imbracciare la macchina, il processo di formazione mentale deve essere completo.
Io invece con l'avvento del digitale mi ero smarrito nel «guarda e scatta, rivedi e scegli la più riuscita», non traendo più soddisfazione da ciò che facevo.

Un augurio di buone riflessioni.
Non sapere chi siamo è grave. Non sapere cosa si vuole è rischioso. Non capire con chi si sta parlando può essere drammatico.
M.Villani

Offline Sardosono

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Re:La priorità dell'intento fotografico
« Risposta #10 il: Martedì, 24 Gennaio 2017, 04:17:01 »
Citazione da: Lorenzo F.
... l'avvento del digitale mi ero smarrito nel «guarda e scatta, rivedi e scegli la più riuscita», non traendo più soddisfazione da ciò che facevo.
Anche se duole ammetterlo, il «guarda e scatta, rivedi e scegli la più riuscita» affligge almeno il 99% della fotografia amatoriale. Se il 99% vi sembra eccessivo, vi invito ad andare su flickr (su G+ è anche peggio) per constatare che si trova MENO di una foto ogni cento che mostri anche solo un minimo di "pensiero fotografico". Se poi avete l'illusione che su Juza la situazione sia migliore, allora vi invito a verificare questa impressione, perché scoprirete che da un lato è vero che su Juza le immagini sono mediamente più "belle" che su flickr, ma se invece andate alla ricerca di immagini "buone" allora ne troverete addirittura meno che su flickr. Provare per credere....

Citazione da: Lorenzo F.
Il principio presuppone che un fotografo debba avere un concetto in mente prima di imbracciare la macchina, il processo di formazione mentale deve essere completo.
Su questo argomento, presumendo che il termine "concetto" tu lo intenda nel senso di "idea" o "pensiero fotografico", c'è poco da discutere, talmente poco che se facessimo un sondaggio potremmo ottenere anche il 100% di consenso. Viene però da domandarsi: ma se tutti sono d'accordo, come mai la percentuale di coloro che scatta con un'idea precisa sono così pochi? Beh, io non credo che le cose stiano proprio esattamente così. Mi spiego.

Io non penso che sia così bassa la percentuale di fotografi che "pensa" prima di scattare; anzi, ritengo invece che non siano pochi i fotoamatori che abbiano in mente qualcosa prima dello scatto, ossia che "cercano" l'idea o almeno ci provano, magari non sempre ma quasi. Io penso quindi che quella ad essere davvero bassa sia la percentuale delle fotografia che mostrano una traccia evidente di questo "pensiero fotografico".

Riassumendo, quindi, la mia opinione è questa: tutti o quasi sono convinti che si debba pensare prima di fotografare, e quindi di conseguenza in molti ci provano. Ma allora la domanda da porsi è diversa, ovvero: ma se tutti sono d'accordo e quindi molti provano anche a mettere in pratica, come mai la stragrande maggioranza di immagini prodotte non conserva traccia evidente di tale impegno? Insomma, come mai i risultati sono così deludenti rispetto all'impegno profuso?

Ecco, quando ho aperto il topic la mia intenzione era anche quella di arrivare proprio a questo, ossia ad esprimere la mia opinione circa le cause di tale scarsità di risultato, che adesso cercherò di sintetizzare di seguito.

Il punto è semplice: il dire che "prima di scattare occorre pensare" è certamente una bella frase, ma in pratica non dice proprio niente! Cosa si intende per "pensare"? e soprattutto, pensare a "cosa"? Se poniamo la domanda a cento persone otterremo quasi certamente altrettante risposte diverse, ossia non otterremo nessuna risposta utile. Peggio che mai se chiediamo a quelle stesse persone di prendere una propria immagine e di "spiegare" cosa ha "pensato" prima di realizzarla, otterremo soltanto una sequenza di: "ho incluso qui...", "ho tagliato là...", "ho cercato di...", "volevo...", "mi è sembrato...", ossia considerazioni di dettaglio operativo che nulla hanno a che vedere con l'idea in sé stessa, ma che semmai la "seguono". Insomma, nelle risposte appare evidente (almeno per me) che "l'idea" (che dovrebbe stare dietro lo scatto e portare al concepimento dell'immagine) viene scambiata sistematicamente con "la costruzione" dello scatto stesso. Tale equivoco è disastroso e questo è appunto il problema principale, sempre secondo me (ma non posso passarla come idea mia, essendo della medesima opinione anche tantissimi altri fotografi).

Che cosa, dunque, produce questo equivoco? Semplice: il non sapere più che cosa significhi "pensare fotograficamente"; è un concetto che ormai si è perso, forse perché talmente semplice e scontato che anche quando ero ragazzo e imparavo non è che in molti si preoccupassero di ripeterlo più di tanto. Mi vien in mente un esempio banalmente stupido: una volta che si è imparato a guidare l'auto, chi si preoccupa più di ricordare agli altri che quello di sinistra è il pedale della frizione? Eppure negli USA il cambio automatico è ormai talmente diffuso che è facile trovare persone che pur sapendo che esiste una cosa chiamata "cambio manuale" non hanno però proprio idea di cosa sia una frizione, né a cosa serva ed ancor meno come si usi.

Cosa vuol dire, dunque, "pensare fotograficamente"? Una cosa banalissima: immaginare nella propria mente (*) l'immagine ideale, nel senso di CONCEPIRLA già finita sotto ogni punto di vista, ossia: composizione (cioè il percorso di lettura), inquadratura e taglio (cioè selezione e posizione "reciproca" degli elementi, per ottenere proprio "quella" composizione) e luce (cioè incastrare nel percorso di "quella" composizione i rapporti di contrasto delle diverse zone di luminosità). 

Questo è il concetto di "idea fotografica": l'immagine stessa che immaginiamo (ossia costruiamo virtualmente) nella nostra mente, BEN PRIMA di cominciare a guardare la scena nel mirino. Nulla di più, nulla di meno. Tutto questo è un processo creativo compiuto, ma è ancora virtuale, quindi gli manca "soltanto" di dover essere convertito in uno scatto! "E hai detto cotiche!...."

A questo punto, quindi, una volta "immaginata" la nostra fotografia i casi sono due: la scena ci si presenta esattamente come l'immagine che abbiamo in testa, ed in tal caso siamo fortunatissimi (è raro ma succede) perché basta inquadrare e scattare; oppure la scena NON corrisponde all'immagine che abbiamo in mente, ed allora dovremo necessariamente scendere a patti con la realtà e "costruire" materialmente l'immagine, cominciando con l'andare a cercare un punto di ripresa idoneo, per poi aggiustare qui, tagliare di là, ecc, fino ad arrivare a qualcosa che assomigli a quanto abbiamo immaginato. e alla fine di tutto l'ambaradan, finalmente... click!

Ma è davvero indispensabile tutto questo lavoro? La risposta è: dipende. Dipende dal fatto che vogliamo produrre "belle" oppure "buone" immagini. Che differenza c'è? Beh, è impossibile darne una definizione, ma se non è chiaro cosa siano le "belle" immagini, andate su 500px, che è strapieno di "belle" immagini, mentre le "buone" si contano col lanternino e sono difficilissime da trovare, peggio di un ago in un pagliaio, perché NON vengono votate e quindi "affondano" in fretta! Se non vi è chiaro cosa siano le "buone" immagini allora è più difficile, perché non ci sono posti privilegiati dove trovarle, ma potete fare così: andate a cercare fotografie che siano state scattate almeno un quarto di secolo addietro e che non siano giornalistiche, quindi osservatele attentamente, sapendo che se sono sopravvissute fino ad oggi è certamente perché sono delle "buone" immagini. Non sto dicendo che debbano necessariamente essere vecchie di decenni, ma semplicemente che le "belle" foto sono come gocce nella pioggia, falene ammirate per un giorno e già dimenticate il giorno appresso, mentre le "buone" fotografie sono assai più longeve e possono sopravvivere al fotografo.

Infatti, senza questo lavoro di "immaginazione preliminare" potremo benissimo diventare lo stesso degli eccellenti produttori di "belle" immagini, in quanto per realizzare "belle" fotografie non serve a niente stare lì ad immaginarle prima (il che secondo me è ovvio, ma se non lo fosse vedremo di spiegarlo), anzi può addirittura diventare controproducente. Ma in tal caso le "buone" immagini che produrremo saranno sempre e soltanto frutto del caso.

Se invece aspiriamo a produrre "buone" immagini, ossia qualcosa che sia in grado di superare la prova del tempo e delle mode almeno per qualche anno (e non per motivi affettivi), allora l'esperienza fotografica ha ampiamente dimostrato che se non impariamo ad immaginarla prima non abbiamo speranza e possiamo solo confidare nella fortuna.

E finalmente possiamo ricollegarci con l'argomento iniziale di questo topic: l'intento fotografico.
Citazione da: steno
Credo ,come Antonello, che l'atto del fotografare non sia una mera soddisfazione 'meccanica' ma una questione più profonda.
Credo che le cose profonde debbano essere analizzate e portate in superficie ,per essere comprese.
Ogni volta che decidiamo di eseguire uno scatto diventa quindi fondamentale avere ben chiaro in mente in quale dei tre intenti vogliamo far rientrare QUELLA SPECIFICA IMMAGINE (e quindi quale sia la nostra priorità), altrimenti non solo rischiamo di complicarci inutilmente la vita, ma peggio andiamo incontro ad insoddisfazione pressoché certa. Infatti, riferendoci al post iniziale dell'intero topic:
1) se l'intento è la documentazione, allora immaginare prima la foto non serve assolutamente a nulla;
2) se l'intento è l'espressione della mia interpretazione, allora dipende dal fatto di aspirare a "belle" o a "buone" foto;
3) se l'intento è l'estetica della luce, allora per definizione sto aspirando a produrre buone foto, quindi non si scampa: DEVO PRIMA CONCEPIRE L'IMMAGINE NELLA SUA INTEREZZA E NEL DETTAGLIO, e solo dopo posso preoccuparmi di come materialmente realizzarla.

Il tutto ovviamente anche con una discreta dose di IMO!


(*) non si confonda questo con la "pre-visualizzazione": sono due cose diverse, per quanto correlate.
Un conto è CONCEPIRE una immagine nella sua interezza, altro è semplicemente visualizzare qualcosa mentalmente: quest'ultimo serve per il primo, certamente, ma il primo è un atto creativo, mentre il secondo è un semplice fenomeno fisiologico/mentale.
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Offline Lorenzo F.

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Re:La priorità dell'intento fotografico
« Risposta #11 il: Martedì, 24 Gennaio 2017, 09:56:12 »
Si Antonello, intendevo proprio quello.
Mi capita di riflettere spesso su un dato di fatto, ossia che non esistono due scatti uguali benchè magari il soggetto sia lo stesso ma immortalato da 2 fotografi differenti, e di interrogarsi sul significato di questa differenza.
Cosa ci può essere quindi di diverso? Semplicisticamente questa differenza viene definita come (la mano del fotografo) ecco, penso che questa affermazione, fatta in tal senso, sia riduttiva o limitata e circoscritta all'esperienza tecnica di chi ha eseguito lo scatto.
Io credo ed è solo una mia opignone personale, che la (mano del fotografo) in realtá comprenda non solo la tecnica acquisita ma anche il percorso personale fatto prima e fino ad arrivare a quel momento, a quello scatto... mi spiego, come vedo io la vita? Cosa ci vedo? Come la vedo e cosa di essa ne percepisco?   
In base alle risposte conscie o inconscie (in questo caso la chiamiamo fortuna del principiante), andrò ad eseguire uno scatto piuttosto che un altro, il fatto che la foto sia bella oppure sia una bella foto dipende da quante e quali risposte conscie io ho saputo trovare a quelle che sono le mie domande di vita.
Spero di essere riuscito a spiegarmi, non è un pensiero facile da spiegare  :P
Non sapere chi siamo è grave. Non sapere cosa si vuole è rischioso. Non capire con chi si sta parlando può essere drammatico.
M.Villani

Offline conla

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Re:La priorità dell'intento fotografico
« Risposta #12 il: Martedì, 24 Gennaio 2017, 11:44:49 »
tra i punti forse ce ne sarebbe un altro da aggiungere oltre ai 3 ovvero per lavoro?
CRISigma :si:

Offline Farenzi

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Re:La priorità dell'intento fotografico
« Risposta #13 il: Martedì, 24 Gennaio 2017, 12:01:19 »
Nella, "la mano del fotografo" sono comprese, la manualità, lo sviluppo mentale, il senso dell'equilibrio chiaroscurale, il senso del colore, la velocità di afferrare l'attimo, e altre...
tutto questo fa il buon fotografo. HIMO
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Offline Sardosono

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Re:La priorità dell'intento fotografico
« Risposta #14 il: Martedì, 24 Gennaio 2017, 18:52:35 »
Citazione da: Lorenzo F.
... la "mano del fotografo" in realtà comprenda non solo la tecnica acquisita ma anche il percorso personale fatto prima e fino ad arrivare a quel momento, a quello scatto...
Citazione da: Farenzi
Nella "mano del fotografo" sono comprese la manualità, lo sviluppo mentale, il senso dell'equilibrio chiaroscurale, il senso del colore, la velocità di afferrare l'attimo, e altre... tutto questo fa il buon fotografo.
E' evidente che avete ragione entrambi.
Le espressioni come "la mano" oppure "l'occhio del fotografo" sono metafore già equivoche in partenza, quindi si finisce inevitabilmente che ci sia (soprattutto nel web) chi le interpreta in modo restrittivo, ossia riferito alla sola esperienza e/o alla sola abilità del fotografo. Ma è chiaro (o almeno dovrebbe esserlo) che esperienza ed abilità (skill) sono soltanto strumenti al servizio del pensiero fotografico, senza il quale non ci sarà mai un "buon fotografo". Ma se da un lato è indiscutibile che esperienza ed abilità da sole non possono fare un buon fotografo, dall'altro lato nasce un paradosso, ossia: esperienza ed abilità da sole (cioè senza aver dietro un vero pensiero fotografico originale) possono benissimo produrre un bravo fotografo e persino un fotografo di successo (effimero, ma pur sempre di successo). Provo a spiegarmi meglio.

Infatti, molti fotografi (amatori e ancor più professionisti), pur non possedendo alcun pensiero autonomo ed originale, riescono benissimo a produrre "belle" immagini anche in gran quantità e varietà grazie appunto ad esperienza ed abilità, e poiché le belle immagini trovano un mercato ecco che la loro produzione ha successo. E questo successo viene ammirato e ricercato dagli altri fotografi (amatori e ancor più professionisti) e dunque il loro approccio alla fotografia viene imitato a livello globale.

Vi state per caso domandando cosa ci sia di sbagliato in tutto questo? Vi accontento subito.

Innanzitutto, se lo scopo che abbiamo è quello di fare della fotografia un mestiere (make photos for a living), allora non c'è assolutamente niente di sbagliato. Il motivo è semplice: i tempi nei quali si poteva campare facendo buona fotografia sono ormai passati da almeno mezzo secolo, e difficilmente torneranno. Oggi si può campare soltanto facendo "belle" immagini, perché solo quelle vendono. Anzi, difficilmente vedrete "buone" immagini nei book dei professionisti che vendono (tranne quando sono ormai talmente affermati da poter dettar legge alla propria clientela).

Ma il punto è che il professionista NON fotografa per sé ma per gli altri, per la committenza. SE decide di fotografare per sé stesso (ossia SE e QUANDO trova la voglia, il tempo e l'ispirazione), allora dismette i panni del professionista per vestire quelli del fotoamatore: a quel punto cambia completamente il suo intento fotografico e comincia a pensare la fotografia in tutto un altro modo, e di solito mantiene le due produzioni ben separate tra loro: le "belle" foto per il lavoro e quelle "buone" per sé stesso ed il proprio archivio privato, nessuna commistione è possibile.

Purtroppo però, col passar del tempo sono sempre di più i bravi professionisti che la "buona" fotografia non la sanno proprio praticare, per il semplice fatto che non se ne sono mai preoccupati (spesso anche per loro stessa ammissione), neanche quando imparavano e si formavano come fotografi. Ripeto, sono sono pochi quelli disposti ad ammettere che se "perdi tempo" inseguendo la buona fotografia non campi come professionista, quindi non se ne sono mai neanche preoccupati.

Ma per il fotoamatore le cose stanno diversamente, poiché egli non deve campare della propria passione, dunque può scegliere liberamente cosa cercare, se la "buona" e la "bella" immagine. Può benissimo anche andare alla ricerca di entrambe (e spesso è così), basta che non commetta l'errore di voler ottenere le due cose nella stessa foto, perché questo conduce al fallimento assicurato: una immagine può essere "bella" oppure "buona" o nessuna delle due, ma non può mai essere entrambe le cose insieme VOLUTAMENTE. Per essere chiari, qualche volta succede, questo è vero, ma una delle due qualità (o la bontà o la bellezza) è venuta fuori per puro caso. Insomma, così come andando alla ricerca di foto belle ogni tanto capita per puro caso che ne venga fuori una ANCHE buona, allo stesso modo capita che andando alla ricerca di foto buone ogni tanto ne venga fuori una ANCHE bella, ma sempre per puro caso, perché i due processi di ricerca sono talmente differenti che la coincidenza delle due qualità è frutto solamente di pura fortuna.
Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto, o non soltanto, per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

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