Autore Topic: Le narrazioni di David Hilliard  (Letto 276 volte)

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Offline Barlume

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Le narrazioni di David Hilliard
« il: Sabato, 15 Ottobre 2016, 10:04:27 »
Citazione
“Mio padre e mio nonno erano entrambi appassionati di fotografia. All'inizio ho solo seguito il loro esempio. Tuttavia la mia connessione con il mezzo fotografico è cresciuta rapidamente in maniera più profonda. La fotografia è diventata un veicolo attraverso il quale sono riuscito ad avere una sorta di controllo su quello che mi accadeva. Ho potuto ordinare gli eventi, classificare amici e luoghi, modificare il mio mondo. La fotografia ha reso la mia vita più chiara”.



David Hilliard è un fotografo americano, nato nel 1964 a Lowell, in Massachusetts, che lavora con serie di pannelli, per lo più trittici, che presentano narrazioni panoramiche che documentano la sua vita e quella di chi lo circonda attraverso un delicato equilibrio tra realtà e finzione.


Le immagini di Hilliard raccontano storie di desiderio, identità e relazioni personali. Hilliard sviluppa, con la composizione panoramica, un nuovo linguaggio visivo che si confronta con i limiti della singola immagine. La creazione di un insieme di diverse parti permette di insinuare i concetti d’individualità e collettività e rappresentare lo spazio con una forma di narrazione che si muove nel tempo.


Ogni immagine ha un proprio piano prospettico ed un proprio punto di fuoco. La distanza fisica viene quindi spesso manipolata dal fotografo americano per rappresentare la distanza emotiva, in un gioco che guida continuamente lo spettatore dall'esperienza personale, all'universale in un susseguirsi di piani e eventi in stretta connessione.


David Hilliard è attualmente docente del dipartimento di fotografia dell’Università di Yale. Nel 2001 è stato insignito della Guggenheim Fellowship.



Vi consiglio di dare uno sguardo al sito web del fotografo per avere una visione completa del suo lavoro.

  • Giuliano
     

Offline elerum

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Re:Le narrazioni di David Hilliard
« Risposta #1 il: Sabato, 15 Ottobre 2016, 10:42:55 »
 ??? ??? ???  Ecco finalmente qualcosa di insolito, grazie per la segnalazione  :si:
  • Micky
     
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Vivi & ricorda con il cuore & pensa alla morte come se domani verrà,
la logica di porterà dal A al B ma l'immaginazione ti porterà dappertutto
"Zac"

PS: Non sono un "Photographer" ma un artigiano della fotografia  ;)

Offline Barlume

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Re:Le narrazioni di David Hilliard
« Risposta #2 il: Sabato, 15 Ottobre 2016, 11:46:18 »
E' un piacere @elerum  ;)
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Offline DANYZ

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Re:Le narrazioni di David Hilliard
« Risposta #3 il: Sabato, 15 Ottobre 2016, 12:12:50 »
...Ecco finalmente qualcosa di insolito, grazie per la segnalazione...

Pur non piacendomi tutti i lavori presenti sul sito, apprezzo il suo stile perché dannatamente semplice e diretto, senza cercare immagini sensazionali. In molti dei suoi lavori, le immagini facenti parte di trittici o dittici, hanno un senso anche a se stanti: ogni soggetto del "puzzle ha la sua importanza sia singolarmente sia unito agli altri "pezzi".

 :si:
ALOHA

Offline Barlume

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Re:Le narrazioni di David Hilliard
« Risposta #4 il: Sabato, 15 Ottobre 2016, 12:38:56 »

Pur non piacendomi tutti i lavori presenti sul sito, apprezzo il suo stile perché dannatamente semplice e diretto, senza cercare immagini sensazionali. In molti dei suoi lavori, le immagini facenti parte di trittici o dittici, hanno un senso anche a se stanti: ogni soggetto del "puzzle ha la sua importanza sia singolarmente sia unito agli altri "pezzi".

 :si:

Una delle cose che più mi colpisce di questi lavori è il senso di continuità che l'autore riesce a trasmettere attraverso dettagli per nulla banali.
Guarda, ad esempio, l'ultima del post: li è la mano dell'uomo ad essere soggetto, si sposta sui piani ma emerge con forza, sempre
C'è davvero molto pensiero dietro a questi scatti.
  • Giuliano
     

Offline Sardosono

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Re:Le narrazioni di David Hilliard
« Risposta #5 il: Sabato, 15 Ottobre 2016, 15:28:28 »
Grazie per la segnalazione. Non lo conoscevo e l'ho esaminato. Non esprimo nessuna opinione specifica sulle immagini in quanto tali, se non che dimostrano chiaramente che questo fotografo conosce molto bene la natura e la struttura della comunicazione fotografica.

Ma purtroppo, io sono affetto da repulsione epidermica congenita per la "costruzione" di immagini che appaiano spontanee, quasi "candid", e che invece sono frutto di una sapiente regia "occulta". Non mi è facile spiegare quel che intendo, ma ci provo lo stesso.

L'espressione artistica è SEMPRE finzione, certamente, e dunque anche la fotografia (quando non sia documentazione) è anch'essa sempre finzione, non si discute proprio; ma un conto è la "rappresentazione" scenica della "spontaneità", ben altra cosa è invece presentare tale rappresentazione come se fosse realmente spontanea. Quando vediamo un film particolarmente toccante che ci coinvolge anche fino alle lacrime, sappiamo bene che si tratta di una sapiente rappresentazione e poiché lo sappiamo la cosa non ci disturba affatto; ma se lo stesso film venisse presentato come se fosse una presa diretta di fatti reali, allora sarebbe una mistificazione.

Si potrebbe obiettare che con la fotografia ci siano le stesse implicazioni che con la cinematografia, ma basta riflettere un attimo per rendersi conto che non è affatto così. Infatti, per qualunque spettatore di film è assolutamente scontato che si tratti di finzione per rappresentazione e, qualora questo sia invece una presa diretta della realtà, sarà dunque necessario che l'autore della pellicola lo specifichi chiaramente, al di là di ogni dubbio, diversamente tutti lo prenderanno per finzione. Nella fotografia, viceversa, avviene l'esatto contrario, ossia l'osservatore assume sempre in prima battuta che la foto NON sia costruita e che, pertanto, se l'immagine presenta spontaneità, questa sia reale e genuina; qualora non fosse, DEVE essere cura e PREOCCUPAZIONE dell'autore chiarire di cosa realmente si tratti.

Tutto questo l'autore non lo nega, anzi a scanso di critiche feroci lo ammette velatamente nel suo "about", ma proprio questa "ammissione glissata" riesce a disturbarmi ancora di più. Infatti egli scrive: "the work strikes a balance between autobiography and fiction", il che non so per voi ma per me è un assoluto non senso, sarebbe come dire "scrivo la mia autobiografia LIBERAMENTE ISPIRATA alla mia vita" (il che poi probabilmente è la realtà della maggior parte delle autobiografie, purtroppo, ma appunto in questi casi le definiamo mistificazioni). Comunque, ammette la finzione in forma generale, seppure in modo tale da passare possibilmente inosservato, ma subito dopo prosegue cercando di ridurne la percezione: "Within the photographs physical distance is often manipulated to represent emotional distance", come a lasciare intendere che la manipolazione in gioco sia solo questa. Che invece la manipolazione sia di ben altra portata, lo dimostra e testimonia la sua stessa produzione, addirittura la stessa foto presente nella pagina di "about", dove non serve un occhio esperto per accorgersi che la foto di sinistra e quella di destra sono prese in momenti ben differenti, dato che la luce delle due è completamente diversa, quindi si tratta di un vero e proprio montaggio.

Sia ben chiaro: costruzioni, regia, montaggi e ogni sorta di manipolazioni sono per me perfettamente legittimi, purché siano CHIARAMENTE DICHIARATI. Altrimenti, se la regia è "di fatto" occulta, anche solo parzialmente, io la chiamo mistificazione.
Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto, o non soltanto, per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

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Offline Barlume

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Re:Le narrazioni di David Hilliard
« Risposta #6 il: Sabato, 15 Ottobre 2016, 17:57:37 »
Grazie per il tuo attento e costruttivo contributo alla discussione @Sardosono

Comprendo il tuo punto di vista: che sia "mistificazione" o montaggio è assai evidente.
Forse fino al punto di non rendere necessario dichiararlo.

Non credo però che ci sia malafede in questo, anzi! : in questo caso non si tratta di cogliere un singolo momento, un istante, quanto piuttosto un'atmosfera (e le sue emozioni) in uno spazio/tempo, per restituirla in una serie di immagini che siano, quanto più possibili, riconducibili ad una visione d'insieme ininterrotta.

Frammenti di diversi istanti che formano un'unica visione, dove nel "diversi" è racchiusa la spiegazione e la giustificazione del "falso" messo in scena.

L'osservatore può scegliere i suoi piani di lettura (l'insieme, i singoli elementi, l'unione tra essi...) ma non credo possa pensare che il tutto non sia frutto di una elaborazione ( mistificazione se preferisci) della realtà.



Pensiero a margine...

Il fatto che si elogi spesso la fotografia per essere veritiera, rivela un falso. Un decennio dopo che, intorno al 1845, Fox Talbot aveva incominciato a sostituire il dagherrotipo, un fotografo tedesco inventò la prima tecnica per ritoccare il negativo. Le sue due versioni di uno stesso ritratto, l’una ritoccata e l’altra no, stupirono la folla accorsa nell’Exposition Universelle de Paris nel 1855. L’annuncio che la macchina fotografica poteva “mentire” rese ancora più popolare il mezzo fotografico. Le conseguenze di questa “menzogna” furono molto importanti per la fotografia. Se un quadro falso (cioè un quadro con una attribuzione sbagliata), falsifica la storia dell’arte, una fotografia “falsa”(ovvero una fotografia ritoccata o ancora accompagnata da una falsa didascalia) falsifica la realtà.

La storia della fotografia potrebbe essere letta come la storia della lotta tra due differenti imperativi: quello di abbellire, che viene dalle belle arti e quello di dire la verità, che proviene dalle scienze. Se il pensiero iniziale riteneva che il fotografo fosse un osservatore acuto, ma imparziale, con la scoperta che l’oggettività era solo una mistificazione (nessuno fotografa lo stesso oggetto allo stesso modo), l’ipotesi che le immagini fotografiche fornissero una rappresentazione impersonale dovette cedere il passo al fatto che le fotografie non attestano solo quello che c’è, ma anche quello che il fotografo vede attraverso la sua interpretazione, che non è mai soltanto documento, ma soprattutto valutazione personale del mondo circostante.
 
La fotografia ha la capacità di permettere questo straordinario ponte tra linguaggio artistico e linguaggio scientifico, che è precluso all’arte pittorica. Scrosta la visione abituale e crea un’altra maniera di vedere, da una parte intensa, ma allo stesso modo lucida, partecipe ed insieme distaccata. Tuttavia, affinché l’osservazione fotografica dia l’impressione di contravvenire alla visione ordinaria, si richiede una costante ricerca caratterizzata da continui shock.

Nell’attuale clima di disillusione, è sempre più difficile trovare un senso nell’idea formalistica della bellezza eterna. Le più recenti generazioni artistiche sembrano cercare il bello nel dramma, nel cupo e nel tragico,  per dimostrare come possa esserci bellezza nell’umile, nel banale o nel decrepito.Le fotografie non hanno più la pretesa di spiegare, se ci forniscono dei messaggi, essi sono allo stesso tempo trasparenti e misteriosi. La forza di una fotografia sta quindi nella conservazione di momenti che il normale fluire del tempo sostituisce immediatamente, ma che il fotografo congela attraverso la sua interpretazione visiva ed emotiva.
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Offline Sardosono

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Re:Le narrazioni di David Hilliard
« Risposta #7 il: Sabato, 15 Ottobre 2016, 19:49:52 »
Parto ripetendo quanto ho scritto nel post precedente, ossia che
Citazione da: Sardosono
L'espressione artistica è SEMPRE finzione, certamente, e dunque anche la fotografia (quando non sia documentazione) è anch'essa sempre finzione, non si discute proprio
ma questo non significa affatto che la stragrande maggioranza dei fruitori dell'immagine ne siano consapevoli e non cambia il fatto che la stragrande maggioranza consideri il mezzo fotografico per quello che NON è, ossia veritiero fino a prova/dichiarazione contraria. Non perché lo dica io, intendiamoci, ma perché è un fatto assodato da decenni ed unanimemente accettato, quindi lo davo per scontato. Chiaro che se non sei d'accordo, allora occorrerebbe fare un passo indietro e ripartire da questo, anche se.... penso che sarebbe una discussione infinita!  :))

Anche perché su questo si blocca tutto: tu infatti dici
Citazione da: Barlume
L'osservatore (...) non credo possa pensare che il tutto non sia frutto di una elaborazione (mistificazione se preferisci) della realtà.
mentre io addirittura penso che il 99% dei visitatori (NON fotografi) del sito prendano le immagini semplicemente per quello che appaiono, ossia scatti di quotidianità e persino candid tutti quelli che sembrano tali.

Tornando al punto cruciale, certamente per te, per me, per tutti gli studenti ai quali questo fotografo insegna e per molti altri, non c'è bisogno di dichiarare la finzione, perché si deduce in autonomia. E se nel suo "about" non facesse il minimo accenno alla questione, avrei io stesso ipotizzato che il fotografo dia talmente per scontata la mistificazione implicita da non porsi nemmeno il dubbio. Oppure, come hai detto tu, che abbia ritenuto che non fosse necessario dichiararlo (atteggiamento magari superficiale, ma possibile).

Ma nel momento in cui tocca la questione, allora deve essere inequivocabile al riguardo. Invece quello che scrive (ed in particolare quelle due frasi che ho già citato) a me personalmente non lascia il minimo dubbio sull'intenzionalità dell'agire, perché dimostra di saper usare la lingua scritta molto bene, quindi non trovo appiglio per mettere in dubbio anche la intenzionalità della mistificazione del messaggio fotografico, che conosce e sa impiegare in modo raffinato.

Ma è proprio questo il punto. Se sei consapevole della delicatezza del problema (e su questo non c'è dubbio, sulla base di quanto scrive), per quale misteriosa ragione non esplicitarlo CHIARAMENTE? Quando ho scritto (perdonatemi se mi cito ancora) che le sue immagini
Citazione da: Sardosono
dimostrano chiaramente che questo fotografo conosce molto bene la natura e la struttura della comunicazione fotografica
non intendevo fargli un complimento, ma era una constatazione di fatto, con la quale ho voluto iniziare per chiarire implicitamente che ad un simile fotografo non può essere riconosciuta né concessa alcuna "ingenua o involontaria svista di comunicazione". In buona sostanza: sa bene quel che fa e lo fa intenzionalmente. Affermare che "questo lavoro è a cavallo tra l'autobiografia e la finzione" detto senza alcuna ironia da una persona colta, è un insulto all'intelligenza.

Ovviamente tutto IMO, quanto precede e quanto segue, neanche questo si discute!  :))

Comunque, lasciando perdere tutto quanto sopra, a questo punto cambio discorso ed esprimo la mia opinione fotografica (cosa che ho evitato di fare in precedenza), prescindendo completamente dal fatto che l'autore sia o meno in buona fede, perché le immagini sono quello che sono ed ogni elucubrazione cede il passo a quanto esse mostrano, e siccome come sempre ho visto prima le foto, la lettura del testo scritto non mi ha influenzato.

Io faccio un distinguo netto tra immagine artificiale ed artificiosa. Non ho assolutamente nulla contro l'essere artificiale, perché tutte le immagini espressive lo sono, ognuna nella propria misura; ma quando una immagine mi appare in qualche modo "forzata", ossia che il "messaggio" vi sia stato "introdotto" invece che "tirato fuori" (insomma, in una parola "artificiosa"), allora non riesco proprio ad apprezzarla. Per apprezzare una qualunque immagine non ho la necessità di trovarvi per forza un messaggio esplicito, ma se questo c'è deve "appartenere" all'immagine stessa, non esserle stato appiccicato sopra o dentro. Ma scorrendo le immagini del sito (non poche, ma neanche tutte, non ce l'ho fatta!), ben poche non mi sono apparse artificiose (nel senso che ho descritto sopra), quindi è un fotografo che non posso in alcun modo apprezzare, perché non digerisco questo approccio alla fotografia, per il quale ho persino coniato una mia personale etichetta: "HDR introspettivo".  :))

PS Molto interessante la questione della "ricerca del bello nel dramma, nel cupo e nel tragico", ma se ti do corda facciamo notte!!!  :no:  ;)
Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto, o non soltanto, per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

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Offline BeSigma

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Re:Le narrazioni di David Hilliard
« Risposta #8 il: Domenica, 16 Ottobre 2016, 17:01:54 »
personalmente la ritengo una forma espressiva molto interessante...
come se... ridendo dei miei demoni, tenessi fra le mani gli angeli...
SD9 + SD10 + SD14 + SD15 + SD1 + Dp1s + Ottiche serene variabili

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