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Topics - Sardosono

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Vendo / Scambio / [CA + sped] Leica Elmarit 135/2.8 modificato Sigma SA
« il: Giovedì, 29 Marzo 2018, 23:20:45 »
Cedo Leica Elmarit 135/2.8 R con innesto modificato Sigma SA per scambio alla pari con Sigma ART 50/1.4 SA.

L'obiettivo è LEITZ WETZLAR GERMANY (NON il solito Canada!!!) ed è in condizioni praticamente perfette, sia di lenti sia di estetica. Nessuna traccia di muffe e la ghiera di MaF scorre con la stessa giusta fluidità come se fosse appena uscita dalla fabbrica. Anche il paraluce estraibile incorporato rimane perfettamente in posizione, sia a riposo sia estratto, come fosse nuovo. L'innesto SA sostituito è di precisione e realizzato a regola d'arte con materiali di alta qualità, quindi rimane posizionato correttamente e saldamente, senza presentare alcun gioco.

Fornisco anche l'innesto originale per un facile ripristino, compreso il tubo interno che ho lasciato attaccato all'anello d'innesto Leica, proprio per consentire un eventuale ripristino veloce (che non è difficile, anche se richiede comunque un minimo di dimestichezza; per la stessa ragione ho lasciato le due camme soltanto incastrate con l'anello dei diaframmi, tanto questa lente la uso esclusivamente a tutta apertura, perché sarebbe un delitto diaframmarla, almeno per me ;) ). (*)

Montata sulla SD1 o sulla SD Quattro C, la focale di questa lente diventa equivalente a poco più di 200 mm.
Montata sulla SD Quattro H la focale equivalente è di 175 mm.
Montata sulle SD9/10/14/15 la focale equivalente è di 230 mm.

La resa di questa lente è favolosa, e la cedo soltanto perché... perché le finanze sono limitate e qualcosa bisogna pur cedere!  :azz:  ::)

________
(*) se si vuole a tutti i costi usare il diaframma in modo "aggressivo" ma senza rischiare che le camme si sgancino e doverle incastrare di nuovo (operazione che - nel caso - sarebbe comunque banalmente la stessa che ho fatto dopo aver sostituito l'innesto), allora è necessario fissare in modo permanente l'incastro con le camme (per esempio con un punto di colla forte); ma in tal modo il ripristino diventerebbe assai difficile, in quanto richiederebbe lo smontaggio completo dell'intera ottica: auguri!  :ohi:
Nel caso posso anche indicare (a malincuore!) dove intervenire (cosa semplicissima), ma io mi rifiuto di compiere un simile oltraggioso (e non necessario) misfatto!  :no:

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Fotografia / La "Rispondenza Cromatica" questa sconosciuta
« il: Martedì, 27 Marzo 2018, 18:28:43 »
Chi mi conosce da tempo sa che quando si parla di spazi colore io evito di entrare a dire la mia, preferendo mordermi la lingua a passare oltre. Il motivo è semplice: la penso in modo talmente distante dalla stragrande maggioranza dei "fan degli ampi spazi colore" che non voglio sollevare discussioni che so in partenza sarebbero senza fine. Infatti, anche adesso NON è di questo che voglio parlare.

Tuttavia, a seguito di varie riflessioni, voglio almeno accennare (solo accennare) ad un argomento talmente trascurato che la maggior parte non ne conosce nemmeno l'esistenza, ma che è talmente importante da rendere del tutto trascurabile il problema della scelta dello spazio colore. Lo presento solo come uno spunto di riflessione, poi ognuno valuterà se valga o meno la pena di rifletterci sopra e magari trarne qualche conclusione per proprio conto.

Quasi tutte le fotocamere consentono di scegliere fra sRGB e AdobeRGB, ma questa selezione è soltanto "gassosa" in quanto non ha nulla a che vedere con lo spazio colore del sensore, perché ogni sensore ha il suo; pertanto, è solo quando convertiamo il RAW che decidiamo (NOI) in quale spazio colore racchiudere l'immagine registrata dal sensore. Fin qui niente di strano, lo sanno e lo comprendono tutti.

Ma ciò che ben pochi comprendono realmente è che quel che DAVVERO conta di un sensore NON è l'ampiezza dello spazio colore restituito (cosa quasi insignificante), bensì la RISPONDENZA CROMATICA (rappresentata dal suo DIAGRAMMA DI CROMATICITA', che riporta appunto la rispondenza cromatica, ossia gli scostamenti tra la risposta cromatica del sensore e quella teoricamente ideale). 

Ebbene, questo è un argomento che riserva sorprese a non finire! Per esempio, lo sapete che TUTTI (ripeto, TUTTI) i sensori full-frame delle Nikon presentano una risposta cromatica assai lontana da quella ideale (quasi identica a quella della serie più economica ossia la 3000), mentre alcuni dei sensori delle serie 5000 e 7000 sono vicinissimi alla risposta ideale?!...   ???

Personalmente trovo decisamente insensato preoccuparsi dello spazio colore, quando non si pone nessuna cura circa la scelta del sensore, la cui risposta cromatica conta CENTO VOLTE più di qualunque differenza di spazio colore. Anzi, voglio andarci pesante: non è soltanto insensato ma anche ridicolo, come quelli (me compreso, un tempo) che mangiano come disperati ma, giunti a fine pranzo, si preoccupano di mettere il dolcificante al posto dello zucchero nel caffè  "per non esagerare con le calorie"...  :-[

Ripeto quanto ho detto in precedenza: apro questo topic soltanto come spunto di riflessione, ma non intendo assolutamente approfondire l'argomento, perché è mostruosamente complesso e richiederebbe una mole di tempo ed impegno che non ho (e anche se ne avessi non lo dedicherei a questo). Anzi, vi confermo espressamente che quel poco di tempo che mi troverò disponibile per il forum lo dedicherò a parlare di "Fotografia" (come ho già cominciato a fare e intendo continuare) e non di tecnica (che a me onestamente interessa ben poco, anche se "ne mastico" qualcosa).

Mi limito quindi a postare di seguito alcuni diagrammi, che secondo me "parlano" (o meglio "gridano") da soli, in una lingua comprensibile a chiunque e che non richiede alcun interprete, quindi non aggiungerò nessun commento. Le rilevazioni colorimetriche sono state eseguite da una società specializzata (tra l'altro italiana, "Profilo Colore Srl") e sono state pubblicate anche da Nikon School.

I diagrammi sono in questo ordine:  D3200  D600/610  D800/810/E  D4  Diagramma-Ideale  D7100  D5300














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Immagini / Primi due scatti con la SD Quattro, secondo tradizione...
« il: Giovedì, 15 Marzo 2018, 00:02:27 »
Alla fine mi son deciso a prendere la SD Quattro, e per i primi due scatti ho voluto attenermi alla tradizione europea che vuole il primo in casa al gatto ed il secondo in esterni all'edicola più vicina: eccoli!

Nella prima foto potete ammirare "l'ultimo dei moigatti" (o meglio, "l'ultima delle miegatte", perché è una femmina) mentre emerge dai cuscini (sul primo dei quali ho eseguito la MaF). La luce è talmente poca (meno di EV 5) che per mantenere i 100 ISO ho dovuto scattare a 1/13 di secondo a mano libera, senza stabilizzazione e con focale equivalente di 75 mm, quindi assolutamente insufficiente ed infatti c'è micro-mosso, anche se accettabile.

Nella seconda di luce ce n'era un poco di più (EV 7) ed il tempo è stato 1/60 sempre a mano libera, tecnicamente ancora non sufficiente ma ho avuto fortuna e di micro-mosso non se ne vede.


SD Quattro + 50/1.4 EX,  f1.4 1/13' ISO 100 = EV+4.7


SD Quattro + 50/1.4 EX,  f1.4 1/60' ISO 100 = EV+7


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Fotografia / La Composizione Fotografica (secondo Sardosono) COMMENTI
« il: Sabato, 10 Marzo 2018, 19:52:04 »
Ho deciso di seguire alcuni suggerimenti ricevuti, che ho trovato molto sensati, al fine di non disperdere il contenuto in tanti topic diversi (uno per ogni parte) come intendevo fare inizialmente, ma di tenere insieme tutti i post in un unico topic/articolo chiuso, che si allunga nel tempo, e di avere soltanto un secondo topic (questo) nel quale mantenere separati ma in unico posto tutti i commenti che nasceranno.

Ho quindi ricongiunto insieme in un unico topic (chiuso ai commenti) i tre post iniziali e spostato qui tutti insieme i primi commenti già comparsi.

Raccomando gentilmente - specie agli utenti saltuari - di leggere per intero tutti i post dell'articolo prima di commentare: infatti, sto cercando di sviluppare l'argomento in modo organico e pertanto è molto probabile che alcuni dubbi naturali possano essere già stati sciolti in precedenza o successivamente al punto nel quale nascono.

Vi invito a commentare anche se non avete nulla da chiedere o da argomentare, perché - contrariamente a quanto si potrebbe pensare - i commenti che mostrano semplicemente accordo sul contenuto sono preziosissimi riscontri per chi scrive, il quale in mancanza di tali feedback potrebbe ritenere erroneamente di aver imboccato un percorso sbagliato.

Buona lettura a tutti! :D

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Fotografia / La Composizione Fotografica (secondo Sardosono)
« il: Sabato, 10 Marzo 2018, 19:49:53 »
# La Composizione Fotografica (secondo Sardosono)


## Premessa

Non ho la pretesa né l'intenzione di affermare che quello che sostengo circa la composizione (fotografica e non) sia verità assoluta. Tuttavia non ho minimamente voglia di infarcire i miei discorsi di continui "IMO", "secondo me", "a mio avviso" e quant'altro; tanto meno ho voglia di confrontare le mie opinioni con quelle che si leggono in giro, nei libri o nel web, perché non se ne uscirebbe più: un simile confronto lo riservo al giorno che dovessi avere la malsana idea di scrivere un "trattato" sull'argomento. Tuttavia ciò non significa che queste idee non siano largamente condivise, da parte di tanti fotografi (non soltanto di vecchia scuola); significa soltanto che si tratta di idee che non sono gradite ai più e quindi non ricevono amplificazione sui libri e sul web (che poi è la stessa cosa). Non chiedetemi il perché di questo fenomeno (che non riguarda solo la fotografia ma è assolutamente generale), perché si sconfina in ben altri campi, compresa la sociologia: ognuno si dà la propria spiegazione al riguardo.

Ecco perché ho tenuto a specificare tra parentesi "secondo Sardosono", così non vi è spazio per equivoci.

Pertanto, chiarisco il fatto prima ancora di iniziare e una volta per tutte, così non ci pensiamo più: quanto segue è un "tentativo" di presentazione di quel che io ritengo sia e debba essere la composizione fotografica, che differisce in buona misura da ciò che una gran parte del mondo ritiene e crede sull'argomento.

Non citerò nessuno a sostegno di quanto affermo, perché non serve proprio a nulla, così come non serve a nulla citare chi sostiene l'esatto contrario: qualunque idea ha valore o meno in sé stessa e non certo per i "testimonial" che più vantare (una sciocchezza rimane tale anche se è sostenuta dai sapienti, come una verità rimane tale anche se sostenuta dal più ignorante degli ignoranti). Invito pertanto il lettore a valutare ciò che segue sulla base innanzitutto della sensatezza di quanto affermato, ma soprattutto del riscontro che troverà andando a mettere in pratica le idee nella sua fotografia di tutti i giorni.

Nota.
Quello della "sensatezza" unita al "riscontro" dovrebbe essere l'unico criterio per la valutazione di qualsivoglia idea in qualsivoglia argomento e contesto, perché la "guerra tra idee" mediante un "duello verbale" per stabilire chi abbia ragione e chi torto è del tutto inutile, sterile di risultati e - in ultima analisi - estremamente infantile, dato che al massimo può stabilire soltanto chi sia più abile nel parlare.



## INTRODUZIONE ALLA COMPOSIZIONE FOTOGRAFICA

"Ritengo - a torto o ragione - di comprender bene ciò che la composizione è, in cosa concretamente consista e come possa essere conseguita, tanto da poter affermare che: la fotografia è sostanzialmente "creatività e luce ben composte insieme", con l'aggiunta di giusto un po' di necessaria tecnica e nulla più. Sono anche certo di poter trasmettere tranquillamente la mia comprensione della composizione a chiunque abbia un minimo di predisposizione e che mi segua dappresso e per sufficiente tempo mentre pratico la fotografia. Eppure, per quanto contraddittoria possa sembrare la cosa, non sono in grado di spiegare a parole cosa sia la composizione, ancor meno di definirla e - soprattutto - non ho ancora trovato nessuno che sia riuscito a farlo."

Mi riconosco pienamente nel suddetto pensiero, ma se vogliamo parlare di qualcosa è necessario innanzitutto chiarire almeno per sommi capi di cosa si vuole parlare. Cercherò quindi di fornire una spiegazione di cosa si intende per "composizione" e tenterò di darne anche un minimo di definizione. Ho voluto però riportare il suddetto pensiero affinché sia chiaro che non si deve pretendere di comprendere i concetti in gioco soltanto sulla base di queste spiegazioni e definizioni, che servono unicamente per poter indirizzare il discorso. La comprensione vera e propria avverrà - spero! - riflettendo sugli esempi che porteremo e sopratutto dal metterli in pratica per proprio conto.

Le prime due parti dell'articolo sono di solo testo, mentre dalla terza parte in poi cominceremo con esempi pratici (ossia fotografici), prevalentemente con immagini finite e comprese di cornice. Userò soltanto immagini mie, perché non ho voglia di dover chiedere autorizzazioni di sorta, quindi non vi aspettate che siano dei capolavori, cosa che comunque non aggiungerebbe né toglierebbe nulla ai discorsi che faremo. Penso sia anche ovvio che non sceglierò le migliori per fare bella figura, bensì quelle che volta per volta riterrò idonee per l'argomento in questione. (*)


### Breve cenno sulle cornici

Sulla necessità di valutare una immagine soltanto se già incorniciata parleremo molto più avanti e ne vedremo le ragioni. Ma poiché ci sono molti ai quali non piacciono le cornici, allora anticipo brevemente che la composizione richiede tassativamente che il confine esterno di una qualsivoglia immagine sia chiaramente delimitato e che tale necessità proviene dalla natura della visione umana (più precisamente dai meccanismi di attenzione). In altre parole, la cornice (intesa come le immediate adiacenze esterne all'immagine) sono parte integrante dell'immagine stessa e quindi della sua composizione; pertanto, poiché non sappiamo su quale sfondo il lettore osserverà una immagine, allora dobbiamo assicurarci che il contorno sia adeguato alla sua composizione. Sarebbe quindi sciocco ostinarsi a non apporre una cornice soltanto perché non ci piace, se sappiamo che questa mancanza può nuocere. Ecco un suggerimento: in genere, coloro che non sopportano le cornici, sono abituati a visualizzare le immagini contro uno sfondo nero o quasi; bene, allora possiamo aggiungere una abbondante cornice nera a tutte le nostre immagini, senza che questa presenza ci disturbi più di tanto.

### IL PRINCIPIO ZERO DELLA COMPOSIZIONE

Ma prima di addentrarci nel mondo senza fine della composizione, ritengo indispensabile fare una premessa, che apparentemente può sembrare aver poco a che fare, ma che invece è assolutamente fondamentale: essa costituisce l'assioma basilare, il principio zero della composizione in quanto tale e quindi non soltanto della fotografia ma delle arti figurative in generale; la mancata comprensione e digestione di quanto segue rende praticamente impossibile anche il minimo progresso in fatto di composizione.

La valutazione di una immagine è eseguita SEMPRE E SOLTANTO secondo il punto di vista del fruitore, ossia del "lettore" della stessa, e MAI dal punto di vista del fotografo.

Purtroppo, però, questo presupposto è contro-intuitivo, tanto è vero che quasi tutti i fotografi assumono il principio diametralmente opposto, ossia valutano le immagini fondamentalmente dal proprio punto di vista o al massimo fanno un mix fra il proprio e quello del lettore (cosa che forse è anche peggio).

Se escludiamo coloro che hanno avuto la fortuna di essere iniziati alla fotografia da un insegnante con vera dimestichezza della composizione, oltre quei pochissimi ancor più fortunati che di queste cose hanno una percezione naturale senza aver avuto necessità di apprenderle, possiamo dire che la comprensione di questo principio costituisce la tappa fondamentale nello sviluppo di ogni fotografo, che segna il superamento della condizione di principiante.

Può essere duro da ammettere, ma dobbiamo renderci conto che quando nel commentare le immagini di qualcun altro, esprimiamo ciò che avremmo fatto noi al posto dell'autore, ebbene stiamo solo perdendo tempo, perché non servirà a far progredire neanche di un millimetro né noi né l'autore della foto. Quando commentiamo una foto "come fotografi" stiamo solo mostrando apertamente (a chiunque sia in grado di comprenderlo) che siamo ancora saldamente ancorati nello stato di principianti, anche se pratichiamo la fotografia da 50 anni o più.

In pratica, vedremo chiaramente più avanti che per imparare a comporre efficacemente una immagine, occorre per prima cosa imparare a leggerla.


### UN SUGGERIMENTO ED UN CALOROSO INVITO

Riparleremo di questo più avanti, ma per il momento vorrei dare un suggerimento: quello di abbandonare da subito e gettare alle ortiche ogni forma del tipo "io avrei fatto questo", "avrei provato a...", "avrei cercato di..." e quant'altro, e invece sforzarsi da ora in poi (anche se ancora non sapete come fare) di vedere le immagini sia vostre sia altrui "dal punto di vista del lettore". Se ancora non siete sicuri che questo sia assolutamente imprescindibile, allora vi faccio una domanda: provate ad immaginare un visitatore in un museo il quale, davanti ad un dipinto (o disegno o quel che vi pare) si metta a commentare dicendo "mmhh, io avrei così, io avrei provato a fare cosà..."; riuscite ad immaginarlo seriamente?!... no?!... beh, probabilmente no, perché sarebbe assolutamente senza senso e quindi ridicolo. Gli unici a fare commenti del genere potrebbero essere - forse - altri pittori, ma alle prime armi o di quelli che non hanno mai fatto il salto di qualità, e magari anche invidiosi! Sicuramente sarebbe gente che non ha mai frequentato una scuola di pittura...

Vi invito perciò - tanto per cominciare - ad osservare tutte le immagini che vi capitano a tiro dimenticandovi di essere dei fotografi; e non basta: andate anche a riguardare in questo modo TUTTE le vostre fotografie, vecchie e recenti. Se lo fate, questo sarebbe un buon inizio.

Stiamo pur certi che il "lettore" di una immagine non penserà MAI a cosa avrebbe potuto o dovuto fare l'autore del quadro o del disegno o della fotografia o quant'altro, ma la osserverà per quello che è, e basta. Se vogliamo fare il salto di qualità dobbiamo imperativamente imparare "a leggere da lettori" le immagini che ci troviamo davanti, tutte, le nostre come quelle degli altri, perché solo in questo modo possiamo capire come renderle ottimali per il lettore. E questo è proprio il nocciolo della questione, perché il "rendere le proprie immagini ottimali per il lettore" è proprio ciò che chiamiamo "composizione"!

Adesso possiamo cominciare!


(continua)



(*) le immagini che andrò ad usare sono prese da alcune mie "raccolte", in particolare le seguenti:

1)   A CENT FOR YOUR THOUGHTS (in italiano: "un soldino per i tuoi pensieri")

2)   A LIFE BY PHONE ("una vita al telefono")

3)   LIGHT ON PEOPLE ("luce sulla gente")

4)   SELF-REFERENTIAL PHOTOGRAPHY ("fotografia autoreferenziale")


PS Ho deciso di cominciare a pubblicare senza stare a rivedere le bozze, quindi modificherò il contenuto dei vari post non solo per correggere errori e sviste, ma anche per modifiche sostanziali che riterrò opportune, dandone indicazione (se mi ricordo!) qui sotto.

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Immagini non Foveon / Colore 2 - LX100 - Panchina (senza commenti)
« il: Martedì, 06 Marzo 2018, 02:04:50 »

7
Immagini non Foveon / Colore 1 - LX100 - Tramonto
« il: Martedì, 06 Marzo 2018, 02:02:37 »
Come ho detto nel topic precedente, la LX100 produce un ottimo bianco e nero, ma il meglio di sé lo dà sicuramente nel colore, anche in condizioni estremamente critiche, come in questo scatto, dove il rischio di registrare dominanti incrociate è altissimo.




8
Immagini non Foveon / B&W 2 - LX100 - Ritratto
« il: Martedì, 06 Marzo 2018, 01:46:30 »
Anche la Lumix LX100 è in grado di restituire un ottimo bianco e nero, anche se di tipo completamente differente da quello della Digilux 2 (vedere il topic precedente).

Qui di seguito due ritratti, eseguiti in condizioni di luce che molti definirebbero pessime, ma che personalmente considero invece un'ottima opportunità per ritratti semi-ambientati all'aperto, a condizione di evitare lenti dure di contrasto, meglio ancora se sono leggermente morbide. Lo splendido obiettivo della  LX100 non è certamente duro, ma neanche morbido; volendo cercare il pelo nell'uovo, penso che se avessi avuto con me la Digilux 2 oppure il Porst 55/1.4 montato sulla Fuji X-T10, forse il risultato avrebbe potuto essere di ancor maggiore effetto. Comunque sono pienamente soddisfatto di entrambe le immagini.




9
Immagini non Foveon / B&W 1 - Digilux 2
« il: Martedì, 06 Marzo 2018, 01:28:09 »
Mi si può dire quel che si vuole, ma ancora dopo 15 anni pochissime fotocamere riescono a competere col bianco e nero della Leica Digilux 2, che rimane ancora oggi un punto di riferimento "da manuale", con una resa tonale particolare, che rende interessanti anche gli scatti più elementari.  :D




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Fotografia / Le buone fotografie si fanno coi piedi!
« il: Lunedì, 05 Febbraio 2018, 00:36:30 »
La "riscoperta" di concetti che negli anni '60 e '70 erano patrimonio comune (e senza paternità alcuna) della maggior parte dei fotografi (come la differenza tra una "buona" foto ed una "bella", o espressioni del tipo "le buone fotografie si fanno coi piedi") è... commovente!  ^-^ O, quantomeno, a me fa questo effetto....

Il detto "le buone fotografie si fanno coi piedi" aveva un intento educativo-fotografico, tanto semplice quanto evidente, poiché racchiudeva in sé il principio ispiratore di una intera scuola di pensiero fotografico, solitamente rappresentata da HCB (ma, secondo me, ancor più da William Eugene Smith); tale principio lo possiamo sintetizzare come segue: "le buone immagini le devi andare a cercare, non puoi aspettare che ti capitino davanti; quando finalmente ne scovi una, soltanto allora tiri fuori la macchina fotografica e scatti; poi la rimetti nella borsa e riprendi a camminare in cerca della prossima buona foto." Tutto qui, non vi erano altri significati "cervellotici" legati a questo modo di dire; in pratica, era un tormentone che si ripeteva a tutti i "pivelli" della fotografia.

La differenza tra "bella" e "buona" fotografia era anch'essa molto semplice, non vi è niente da "elucubrare": una "bella" foto è quella che in qualche modo soddisfa almeno un po' il senso estetico di chi la osserva, il quale dunque si sofferma volentieri ad osservarla; la "buona" foto è invece quella che fa venir voglia all'osservatore di soffermarsi a prescindere, diciamo "per cercare di capirla".

In entrambi i casi, dunque, l'osservatore si sofferma, ma i motivi che lo spingono a soffermarsi sono completamente differenti: nel primo caso per semplice soddisfazione estetica, mentre nel secondo perché "un qualcosa" non meglio identificato lo spinge a continuare ad osservare quell'immagine, senza "apparentemente" una ragione specifica. Questo "qualcosa" può essere genericamente espresso come "il cercare di capire l'immagine", ma non deve essere inteso alla lettera (altrimenti ogni immagine cervellotica e/o incomprensibile sarebbe una "buona" foto, cosa che ovviamente non è, sarebbe una sciocchezza). Insomma, per dirla in modo ancor più semplice, una "buona" foto è quella che fa venir voglia di guardarla a prescindere dalla semplice gradevolezza estetica, ma senza riuscire ad identificare chiaramente il perché.

Una conseguenza di quanto sopra è che una "bella" foto si dimentica presto, mentre una "buona" foto si ricorda per decenni. Anzi, possiamo aggiungere, a mo' di corollario, che se una "bella" foto supera la prova del tempo, allora è evidente che non era soltanto "bella" ma anche "buona". Tuttavia, l'esperienza insegna (altro corollario) che "è davvero assai raro che una foto sia allo stesso tempo entrambe le cose; anche perché - qualora fosse - di solito la bontà prevale sulla bellezza". Un altro paio di corollari ancora: "la bellezza di una foto colpisce a caldo, mentre la sua bontà si apprezza a freddo" e "se ti senti soddisfatto dal produrre belle foto, è soltanto perché ancora non sei riuscito a scattarne una buona" (quest'ultima è lo stesso pensiero espresso da Berengo Gardin, che a sua volta rispecchia il sentire della maggior parte dei fotografi del secolo scorso: quando assapori una tua buona foto, realizzata per ricerca e non per caso, da quel momento in poi le belle foto non ti interessano più).

Insomma, queste espressioni erano/sono tutte "perle di saggezza fotografica", ossia "sintesi istruttive" che entravano rapidamente a far parte del bagaglio educativo dell'aspirante fotografo; oggi vengono riscoperte con gran meraviglia come fossero "archeologia fotografica" e ciò da un lato mi commuove, perché mi riporta indietro nel tempo, ma dall'altro, ahimè... mi fa sentir più vecchio di quel che sono...  ::)

Ma forse la più istruttiva di tutte - almeno per me - era ed è tuttora questa: le belle fotografie si fanno col dito indice, ma le buone foto si fanno coi piedi!  :si:

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Vendo / Scambio / [CA+sped] Vendo CHIOSCO A SUBLIMAZIONE SONY SNAPLAB
« il: Venerdì, 07 Aprile 2017, 02:09:27 »
Vendo CHIOSCO A SUBLIMAZIONE SONY SNAPLAB.

Il chiosco è come nuovo ed i rulli di carta si trovano sul web senza problemi. Uno dei vantaggi del chiosco è che non necessita di essere collegato al computer (eliminando quindi ogni problema di driver), basta inserire una scheda o una chiavetta e si fa tutto via touchscreen (anche la raccomandabile scalatura esatta al pixel la fa il software in automatico e in modo del tutto trasparente).

E' una macchina professionale, usata in particolare dai fotografi di matrimoni e cerimonie per stampare e consegnare le foto agli ospiti direttamente ai ricevimenti.

Lo SnapLab accetta rulli di carta fino a 15cm di altezza e sono gli stessi dei modelli più recenti (e sono quindi reperibili sul web), che si trovano principalmente da 13cm e da 15cm. Col rullo da 15cm si fanno stampe da 15x20cm e 10x15cm, mentre con quelli da 13cm si possono fare stampe da 13x18cm oppure 9x13cm.  I rulli sono prodotti in varie lunghezze, quelle più comuni consentono anche 200 stampe a rullo, sono di solito venduti in confezioni da due rulli quindi fino a 400 stampe a confezione. Me ne restano ancora due, uno intero ed uno appena iniziato, che fornisco in omaggio insieme alla stampante (come ho detto, l'ho usata davvero poco, per questo la vendo dopo tanti tentennamenti).


Prezzo richiesto 600 euro, leggermente trattabile, più spedizione da calcolare (non è leggerissimo, penso verrà intorno ai 20/25 euro).

Il chiosco ha lavorato pochissimo[/b] (è praticamente nuovo). Ricordo che le stampanti a sublimazione (quella vera) NON sono soggette ad usura né a decadimento qualitativo. Anche se ferme da anni, basta inserire il rullo ed accenderle e sono pronte a stampare subito.

Questa è una stampante a sublimazione termica VERA!

Non ho mai avuto necessità di documentarmi sulle varie versioni di questo chiosco (ce ne sono varie), ma posso riferire che questa è la versione FULL, quella che vogliono e usano i matrimonialisti (ed i professionisti in genere), con TUTTE le funzionalità al completo (ovviamente TUTTE gestibili in modo ottimale direttamente dallo schermo).


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Attrezzature non Foveon / C'era una volta il CIBACHROME...
« il: Venerdì, 10 Febbraio 2017, 17:04:33 »
Citazione
C'era una volta il CIBACHROME...

Tra qualche centinaio d'anni la maggior parte delle stampe analogiche a colori rimaste saranno profondamente degradate, con i colori sbiaditi e con un grave decadimento del contrasto generale. Ma una parte di queste stampe sopravvissute, solo una piccola parte, saranno invece ancora in stato eccellente, con contrasto e colori quasi identici al momento in cui furono stampate: saranno quelle ottenute col procedimento noto col nome di CIBACHROME.

Il procedimento di stampa fotografica in sintesi sottrattiva tri-cromatica a distruzione di coloranti (detta anche ad asportazione di coloranti o a sbianca di coloranti) fu sviluppato agli inizi del '900 dalla Utocolor di J. H. Smith. Successivamente fu perfezionato dalla Ciba-Geigy Corporation in Svizzera, che lo commercializzò a partire dal 1963 col nome appunto di Cibachrome, prima direttamente poi a partire dal 1969 tramite la Ilford che nel mentre era stata acquistata dalla Ciba. Sul finire degli anni '80 (ma non ricordo bene quando), la Ilford si staccò dal gruppo Ciba diventando indipendente, ed il nome dell'intero processo di stampa fu cambiato prima in ILFOCHROME (*) e poi in ILFOCHROME Classic, col quale esiste tuttora in alcuni laboratori specializzati (vedi più avanti). Tuttavia ha sempre continuato ad esser chiamato comunemente "Cibachrome".

E' ancora oggi quanto di meglio possa esistere come stampa a colori, sotto ogni punto di vista, comprese qualità complessiva, fedeltà cromatica e resistenza nel tempo, unitamente ad un bassissimo impatto ambientale, quasi nullo (**). Purtroppo può essere impiegato esclusivamente per la stampa di pellicola positiva e - che mi risulti - nessuno è ancora riuscito a trovare un modo per stamparci sopra una immagine digitale.

Purtroppo la Ilford ha dismesso la produzione dello Ilfochrome Classic ormai da alcuni anni, con la laconica dichiarazione "It is not profitable anymore". Per via dell'alto costo del materiale e dei chimici di trattamento, la domanda del prodotto era ormai limitata alle sole massime esigenze qualitative, ma purtroppo limitatamente alla sola pellicola, la quale domanda evidentemente anche su scala mondiale non era sufficiente a giustificare l'intera linea di produzione, che deve necessariamente mantenersi su standard qualitativi altissimi. (***)

La attuale disponibilità presso alcuni laboratori di stampa altamente specializzati (in Europa prevalentemente in UK e Svizzera, negli USA un po' da per tutto) è dovuta al fatto che questi lab a suo tempo hanno provveduto a fare una larga scorta di prodotto (in pratica hanno rastrellato per intero gli ultimi lotti di produzione ed inoltre la Ilford produsse anche dei grossi lotti finali extra solo per loro), tale da essere ancora oggi in grado di fornire la clientela. I prezzi tuttavia, già cari in partenza, sono arrivati alle stelle, anche perché questo processo è ormai riservato alle sole massime esigenze di qualità di stampa. Date un'occhiata a questo lab californiano, che tratta esclusivamente Ilfochrome Classic: The Lab Ciba Ilfochrome - Prices

I prodotti fotografici non consentono di poter fare grandi scorte, in quando soggetti a forte deperimento e scadimento qualitativo, ma il CIBACHROME è una assoluta eccezione in quanto a conservazione, poiché rimane sostanzialmente del tutto stabile nel tempo, necessitando giusto di un minimo di attenzione nella conservazione. Da qualche parte, in qualche scatola sopra uno dei miei armadi, conservo ancora alcune confezioni di carta (e forse anche di chimici) con nome Cibacrome (e forse anche Ilfochrome), che probabilmente è ancora ottima e sarebbe perfettamente usabile, perché questi materiali hanno una durata nel tempo incredibile persino con le confezioni già aperte, anche senza particolari cure di conservazione (basta evitare il freddo e il caldo eccessivi).

Attualmente sul sito della ILFORD non vi è traccia di carte per la stampa a colori, quindi, quando i vari laboratori nel mondo avranno esaurito le scorte di prodotto, questo procedimento sarà scomparso del tutto dal mondo della fotografia. Ma le stampe ottenute con esso, beh, quelle rimarranno a lungo, ben più delle migliori ottenute con metodi digitali, questo è certo....




(*) Attenzione a non confondere questo processo di stampa con le pellicole invertibili prodotte dalla Ilford che hanno lo stesso nome "Ilfochrome", perché non hanno assolutamente nulla a che vedere tra loro a parte appunto il nome. Proprio per evitare questa confusione, la Ilford modificò nuovamente una seconda volta il nome, aggiungendo il termine "Classic".

(**) Tanto per cambiare, sul web si leggono castronerie circa una presunta controindicazione ecologica dell'Ilfochrome, cosa del tutto infondata, in quanto gli inchiostri per la stampa a getto inquinano cento volte tanto dei coloranti Ilfochrome che sono quasi completamente bio-degradabili. Stesso discorso vale per i chimici impiegati. Le sciocchezze che si leggono sul web sono probabilmente dovute ad alcuni prodotti chimici impiegati giusto agli inizi, negli anni '60, nel procedimento originario della Ciba-Geigy, ma poi rapidamente abbandonati.

(***) Come già accennato, se si fosse trovato un modo di impiegare questo procedimento per la stampa delle immagini digitali, certamente la richiesta mondiale sarebbe stata tale da garantire ben oltre la semplice sopravvivenza del prodotto, ma purtroppo la sola pellicola a colori è già ridotta ai limiti della sopravvivenza essa stessa ed il CIBACHROME è quindi diventato una nicchia nella nicchia, troppo poco per continuare ad esistere.


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Camera Chiara / A proposito del DNG!
« il: Giovedì, 12 Gennaio 2017, 20:11:45 »
Si parla talvolta della possibilità di "convertire" i RAW del Foveon in formato DNG, e quando leggo mi riprometto di scrivere due righe sull'argomento, ma come al solito non lo faccio mai. Beh, quasi mai....  ;)

A PROPOSITO DEL DNG!

Il DNG è soltanto un FORMATO CONTENITORE PENSATO PER UN GENERICO RAW DA MOSAICO, che può contenere i dati esclusivamente in due modi:
A) MOSAICO, cioè esattamente come nel RAW originale, SENZA quindi procedere ad alcuna demosaicizzazione;
B) LINEARE (*), ossia l'immagine viene demosaicizzata ma senza alcun ulteriore trattamento.
Il modo A è soltanto una conversione di formato, ossia una semplice sostituzione di involucro, senza alcun intervento sul contenuto, quindi l'informazione del RAW si conserva integralmente. Il modo B è invece un compromesso, in quanto la demosaicizzazione non è più reversibile e di conseguenza l'informazione originaria non è più disponibile.

Ora, dovrebbe essere chiaro a chiunque abbia una idea precisa di come sia ottenuta l'immagine che vien fuori da un qualunque Foveon, che NESSUNO dei due modi è in grado di CONSERVARE l'informazione originaria del Foveon. Per quanto riguarda il modo A, la cosa dovrebbe essere evidente per chiunque, dato che il Foveon... NON è un mosaico! Per il modo B, invece, la questione può risultare molto ingannevole, in quanto si può essere tentati di considerare l'immagine prodotta dal Foveon come se fosse già lineare.

Ma il punto è proprio questo: il contenuto di un RAW del Foveon NON è PER NIENTE LINEARE!!! Può sembrarlo per chi ci ragiona sopra "da fotografo", ma in realtà non lo è per nulla. Il discorso è profondamente complesso (ed infatti non mi è mai passato neanche per l'anticamera del cervello di provare ad affrontarlo), ma cercherò comunque almeno di evidenziarne la sostanza "vista dall'esterno".

Sappiamo tutti (almeno su questo forum) che "il segreto" del trattamento delle immagini del Foveon sta tutto nell'equalizzazione delle informazioni prodotte dai tre strati. Tale problema NON esiste nel mosaico ed è proprio questo il motivo per il quale fino ad oggi nessun software (a parte SPP) è in grado di trattare compiutamente un RAW Sigma. Ora, questa equalizzazione è proprio ciò che occorre per rendere "lineare" (*) un RAW Foveon! Ed è completamente differente per ogni sensore Foveon. Ma non basta: questa equalizzazione (**) NON è un procedimento fisso, ma cambia in funzione di tutti i possibili interventi sulle luci che possiamo impostare in SPP. Quindi, questo vuol dire che non è che SPP PRIMA equalizza l'immagine una volta per tutte e POI interviene con comodo su tutto il resto: sarebbe bello, ma non è! In realtà SPP ri-equalizza l'intera immagine ogni volta che tocchiamo anche di poco qualunque controllo (cosa della quale ci rendiamo ben conto dall'indicazione di "elaborazione in corso" sulla destra in alto) ed è per questo che è lento rispetto a tutti gli altri software (***) di trattamento RAW! Ed è sempre per questo che non ha alcun senso usare SPP come se fosse un convertitore per salvare l'immagine (TIFF o JPEG) e poi lavorare le luci in altro software: sarebbe bello, ma non è! Se usiamo questo sistema ci priviamo dell'informazione fine contenuta nel RAW Foveon, buttandola letteralmente alle ortiche...

Quindi, in altri termini, per convertire un X3F in DNG devo renderlo lineare, ma per renderlo lineare mi serve... mi serve SPP, perché oggi come oggi c'è solo SPP in grado di farlo. Insomma, è un cane che si morde la coda. Ancora in altre parola, la questione è che il DNG è solo "un involucro" per il RAW: ma mentre per un mosaico cambiare "la busta" che lo contiene non è un problema, per gli X3F al contrario il discorso non regge, perché puoi metterlo nella busta o nella scatola che ti pare, ma ciò non elimina la necessità di disporre di una equalizzazione ottimale, che soltanto SPP è attualmente in grado di fare.

Il gruppo tedesco di Klaus & C. cercò infatti di determinare per tentativi una sorta di equalizzazione standard da applicare una volta per tutte al RAW per "linearizzarlo" e poi metterlo dentro un DNG, ma quando si reseco conto che il risultato era comunque mediocre (****) abbandonarono l'idea.

In conclusione, ogni idea di convertire i RAW Foveon per trattare il RAW da un'altra parte è destinata a fallire, pertanto occorre rassegnarsi a lavorarli in SPP. Chiaramente non è che in Sigma siano stupidi, quindi se hanno da sempre adottato la ri-equalizzazione continua in SPP non è stato certo per masochismo ma per una necessità congenita ed ineliminabile.



(*) il termine "lineare" è usato in modo matematicamente improprio, ma non è possibile entrare nel merito, quindi mi "turo il naso" e continuo ad adoperarlo anche io nell'uso corrente.

(**) in realtà le equalizzazioni sono due, che servono per due scopi diversi e completamente differenti fra loro, che poi vengono collassate in una unica equalizzazione globale, ma.... sorvoliamo!

(***) il confronto di velocità con gli altri software di trattamento non ha senso perché SPP DEVE necessariamente sottoporre continuamente l'immagine a questa equalizzazione, necessità che nessun altro software ha perché trattano soltanto immagini da mosaico. Ma se PS (o qualunque altro) fosse in grado di trattare i RAW Foveon come si deve, allora anche lui diverrebbe almeno altrettanto lento di SPP. L'ultima versione di SPP è velocissima, solo che non lo apprezziamo perché pensiamo che faccia lo stesso lavoro degli altri software, mentre in realtà ne deve fare molto ma molto di più.

(****) una equalizzazione standard può andar grosso modo bene soltanto nel caso che l'immagine sia tale da non richiedere alcun intervento sulle luci, ossia con tutti i controlli a zero in SPP (ed infatti i convertitori che si trovano in giro per i vecchi X3F sono decenti soltanto in questi casi). In altre parole, una equalizzazione standard può andar bene in tutti quei casi...  nei quali SPP NON SERVE!

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Immagini / A zonzo per la città... # 9 - Veduta panoramica... incredibile!!!
« il: Martedì, 18 Ottobre 2016, 21:11:49 »
Beh, non è che ho barato nel titolo: di incredibile c'è il fatto che, per una volta, ho preso un paesaggio che ha per soggetto... il paesaggio!!!   :))

La naturalezza analogica del Foveon è secondo me assai più evidente nel bianco e nero che nel colore, specie se osservata a pieno schermo.
E ditemi voi se non è "analogica" questa immagine!!!

Sigma SD15 con 17-70mm F2.8-4 OS Macro
@ 55mm (eq) F5.6 1/250 100 ISO


# 9

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Immagini / A zonzo per la città... #8 - Il sapore del tempo
« il: Lunedì, 17 Ottobre 2016, 02:04:27 »
Una breve premessa.
Su questo forum ormai sappiamo tutti che la somiglianza del Foveon alla pellicola è dovuta propria al fatto che entrambi i supporti sono ad informazione integrale (sia cromatica sia di luminanza) e che, in conseguenza di ciò, il microcontrasto di questo sensore è pari a quello della pellicola, la qual cosa è alla radice della forte somiglianza dei risultati.

Ma il microcontrasto produce somiglianza anche per altri sottili aspetti, non tutti altrettanto noti. Per esempio, non sono sicuro che tutti abbiano mai fatto caso al fatto che lo sfocato prodotto da un sensore a mosaico è ben diverso da quello proveniente da una pellicola o dal Foveon. Quest'ultimo infatti è molto più pittorico, oserei definirlo quasi impressionista, mentre quello da mosaico è... scontato! La differenza proviene dal fatto che il processo di demosaicizzazione già nel RAW aggiunge d'ufficio una buona dose di sharpening, per ovviare in qualche modo alla "spalmatura" dei dettagli dovuta sia alla stessa demosaicizzazione sia al filtro anti-aliasing. In altre parole, lo sharpening cerca di mettere una pezza al basso grado di microcontrasto del mosaico.

Ora, il fatto è che lo sharpening viene applicato dappertutto, quindi inevitabilmente anche sulle zone sfocate dove non avrebbe alcun senso. Il risultato è che in questo modo le parti sfocate finiscono con l'apparire con contorni ben definiti e quindi molto meno sfocate di quanto siano in realtà. Invece, pellicola e Foveon non soffrono di questo problema e lo sfocato rimane quello che è: assolutamente naturale. Tuttavia, chi è nato col digitale ovviamente considera naturale lo sfocato del mosaico, e trova strano ed innaturale quello della pellicola o del Foveon. L'immagine che segue costituisce, secondo me, una chiara dimostrazione del perché lo sfocato analogico venga definito "pittorico".
Fine della premessa.



Questa piazzetta è stata battezzata di recente e non ha numeri civici, quindi ha un nome praticamente solo per figura. Però il posto è da sempre stato un punto di ritrovo, e con "da sempre" intendo secoli, non solo decenni. Volevo quindi fare, anche in questo caso, una ripresa che fosse inequivocabilmente moderna, che però avesse un chiaro sapore di altri tempi, ma con un semplice trattamento BN da pellicola e con una idonea simulazione di viraggio (cioè, senza effetti speciali). Per il resto, il cartello chiaramente moderno e con la data ben a fuoco avrebbe creato il necessario contrasto "temporale". Sapevo che per ottenere "il sapore del tempo" sarebbe bastato lo sfocato naturale del Foveon, ma purtroppo non avevo con me il 50/1.4 (che avrei impiegato per tentativi tra F2 e F4), quindi il dubbio era se lo sfocato del 17-70 diaframmato a F4 (massima apertura a quella focale) sarebbe stato sufficiente o meno. Per saperlo, l'unico modo era provare.

Ho avuto la fortuna (ne occorre sempre) che proprio dalla posizione di ripresa che ritenevo ottimale non ci fossero auto parcheggiate visibili sullo sfondo, e che ci fosse qualcuno seduto anche sulla panchina di fianco al cartello, quindi ho solo dovuto aspettare che non passassero macchine nell'inquadratura ed ho potuto scattare. Il diaframma F4 si è dimostrato azzeccato, ancora fortuna.

Ne ho realizzate due versioni, una con trattamento in stile anni '50 (più o meno) e una di "sapore" anteguerra (diciamo anni '20 o '30, o giù di lì), e sono molto soddisfatto di entrambe.

Aggiungo in coda anche l'originale di partenza a colori, a corredo del discorso fatto in premessa. Spero che chi non abbia mai notato questa caratteristica dello sfocato del Foveon (o della pellicola) trovi la cosa interessante e soprattutto stimolante per le possibilità d'impiego che presenta (IMO) per le sue differenze (in particolare quando lo sfocato non è estremo) rispetto a quello del mosaico.

Sigma SD15 con 17-70mm F2.8-4 OS Macro
@ 90mm (eq) F4 1/80 100 ISO


# 8A


# 8B


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