Visualizza post

Questa sezione ti permette di visualizzare tutti i post inviati da questo utente. N.B: puoi vedere solo i post relativi alle aree dove hai l'accesso.


Topics - Sardosono

Pagine: [1] 2 3 ... 7
2
Vendo / Scambio / [CA+ss] Vendo CHIOSCO A SUBLIMAZIONE SONY SNAPLAB
« il: Venerdì, 07 Aprile 2017, 02:09:27 »
Vendo CHIOSCO A SUBLIMAZIONE SONY SNAPLAB.

Il chiosco è come nuovo ed i rulli di carta si trovano sul web senza problemi. Uno dei vantaggi del chiosco è che non necessita di essere collegato al computer (eliminando quindi ogni problema di driver), basta inserire una scheda o una chiavetta e si fa tutto via touchscreen (anche la raccomandabile scalatura esatta al pixel la fa il software in automatico e in modo del tutto trasparente).

E' una macchina professionale, usata in particolare dai fotografi di matrimoni e cerimonie per stampare e consegnare le foto agli ospiti direttamente ai ricevimenti.

Lo SnapLab accetta rulli di carta fino a 15cm di altezza e sono gli stessi dei modelli più recenti (e sono quindi reperibili sul web), che si trovano principalmente da 13cm e da 15cm. Col rullo da 15cm si fanno stampe da 15x20cm e 10x15cm, mentre con quelli da 13cm si possono fare stampe da 13x18cm oppure 9x13cm.  I rulli sono prodotti in varie lunghezze, quelle più comuni consentono anche 200 stampe a rullo, sono di solito venduti in confezioni da due rulli quindi fino a 400 stampe a confezione. Me ne restano ancora due, uno intero ed uno appena iniziato, che fornisco in omaggio insieme alla stampante (come ho detto, l'ho usata davvero poco, per questo la vendo dopo tanti tentennamenti).


Prezzo richiesto 600 euro, leggermente trattabile, più spedizione da calcolare (non è leggerissimo, penso verrà intorno ai 20/25 euro).

Il chiosco ha lavorato pochissimo[/b] (è praticamente nuovo). Ricordo che le stampanti a sublimazione (quella vera) NON sono soggette ad usura né a decadimento qualitativo. Anche se ferme da anni, basta inserire il rullo ed accenderle e sono pronte a stampare subito.

Questa è una stampante a sublimazione termica VERA!

Non ho mai avuto necessità di documentarmi sulle varie versioni di questo chiosco (ce ne sono varie), ma posso riferire che questa è la versione FULL, quella che vogliono e usano i matrimonialisti (ed i professionisti in genere), con TUTTE le funzionalità al completo (ovviamente TUTTE gestibili in modo ottimale direttamente dallo schermo).


3
Parliamo d'altro... / SPOSTATO: Una foto non scattata
« il: Lunedì, 20 Marzo 2017, 20:32:56 »

4
Attrezzature non Foveon / C'era una volta il CIBACHROME...
« il: Venerdì, 10 Febbraio 2017, 17:04:33 »
Citazione
C'era una volta il CIBACHROME...

Tra qualche centinaio d'anni la maggior parte delle stampe analogiche a colori rimaste saranno profondamente degradate, con i colori sbiaditi e con un grave decadimento del contrasto generale. Ma una parte di queste stampe sopravvissute, solo una piccola parte, saranno invece ancora in stato eccellente, con contrasto e colori quasi identici al momento in cui furono stampate: saranno quelle ottenute col procedimento noto col nome di CIBACHROME.

Il procedimento di stampa fotografica in sintesi sottrattiva tri-cromatica a distruzione di coloranti (detta anche ad asportazione di coloranti o a sbianca di coloranti) fu sviluppato agli inizi del '900 dalla Utocolor di J. H. Smith. Successivamente fu perfezionato dalla Ciba-Geigy Corporation in Svizzera, che lo commercializzò a partire dal 1963 col nome appunto di Cibachrome, prima direttamente poi a partire dal 1969 tramite la Ilford che nel mentre era stata acquistata dalla Ciba. Sul finire degli anni '80 (ma non ricordo bene quando), la Ilford si staccò dal gruppo Ciba diventando indipendente, ed il nome dell'intero processo di stampa fu cambiato prima in ILFOCHROME (*) e poi in ILFOCHROME Classic, col quale esiste tuttora in alcuni laboratori specializzati (vedi più avanti). Tuttavia ha sempre continuato ad esser chiamato comunemente "Cibachrome".

E' ancora oggi quanto di meglio possa esistere come stampa a colori, sotto ogni punto di vista, comprese qualità complessiva, fedeltà cromatica e resistenza nel tempo, unitamente ad un bassissimo impatto ambientale, quasi nullo (**). Purtroppo può essere impiegato esclusivamente per la stampa di pellicola positiva e - che mi risulti - nessuno è ancora riuscito a trovare un modo per stamparci sopra una immagine digitale.

Purtroppo la Ilford ha dismesso la produzione dello Ilfochrome Classic ormai da alcuni anni, con la laconica dichiarazione "It is not profitable anymore". Per via dell'alto costo del materiale e dei chimici di trattamento, la domanda del prodotto era ormai limitata alle sole massime esigenze qualitative, ma purtroppo limitatamente alla sola pellicola, la quale domanda evidentemente anche su scala mondiale non era sufficiente a giustificare l'intera linea di produzione, che deve necessariamente mantenersi su standard qualitativi altissimi. (***)

La attuale disponibilità presso alcuni laboratori di stampa altamente specializzati (in Europa prevalentemente in UK e Svizzera, negli USA un po' da per tutto) è dovuta al fatto che questi lab a suo tempo hanno provveduto a fare una larga scorta di prodotto (in pratica hanno rastrellato per intero gli ultimi lotti di produzione ed inoltre la Ilford produsse anche dei grossi lotti finali extra solo per loro), tale da essere ancora oggi in grado di fornire la clientela. I prezzi tuttavia, già cari in partenza, sono arrivati alle stelle, anche perché questo processo è ormai riservato alle sole massime esigenze di qualità di stampa. Date un'occhiata a questo lab californiano, che tratta esclusivamente Ilfochrome Classic: The Lab Ciba Ilfochrome - Prices

I prodotti fotografici non consentono di poter fare grandi scorte, in quando soggetti a forte deperimento e scadimento qualitativo, ma il CIBACHROME è una assoluta eccezione in quanto a conservazione, poiché rimane sostanzialmente del tutto stabile nel tempo, necessitando giusto di un minimo di attenzione nella conservazione. Da qualche parte, in qualche scatola sopra uno dei miei armadi, conservo ancora alcune confezioni di carta (e forse anche di chimici) con nome Cibacrome (e forse anche Ilfochrome), che probabilmente è ancora ottima e sarebbe perfettamente usabile, perché questi materiali hanno una durata nel tempo incredibile persino con le confezioni già aperte, anche senza particolari cure di conservazione (basta evitare il freddo e il caldo eccessivi).

Attualmente sul sito della ILFORD non vi è traccia di carte per la stampa a colori, quindi, quando i vari laboratori nel mondo avranno esaurito le scorte di prodotto, questo procedimento sarà scomparso del tutto dal mondo della fotografia. Ma le stampe ottenute con esso, beh, quelle rimarranno a lungo, ben più delle migliori ottenute con metodi digitali, questo è certo....




(*) Attenzione a non confondere questo processo di stampa con le pellicole invertibili prodotte dalla Ilford che hanno lo stesso nome "Ilfochrome", perché non hanno assolutamente nulla a che vedere tra loro a parte appunto il nome. Proprio per evitare questa confusione, la Ilford modificò nuovamente una seconda volta il nome, aggiungendo il termine "Classic".

(**) Tanto per cambiare, sul web si leggono castronerie circa una presunta controindicazione ecologica dell'Ilfochrome, cosa del tutto infondata, in quanto gli inchiostri per la stampa a getto inquinano cento volte tanto dei coloranti Ilfochrome che sono quasi completamente bio-degradabili. Stesso discorso vale per i chimici impiegati. Le sciocchezze che si leggono sul web sono probabilmente dovute ad alcuni prodotti chimici impiegati giusto agli inizi, negli anni '60, nel procedimento originario della Ciba-Geigy, ma poi rapidamente abbandonati.

(***) Come già accennato, se si fosse trovato un modo di impiegare questo procedimento per la stampa delle immagini digitali, certamente la richiesta mondiale sarebbe stata tale da garantire ben oltre la semplice sopravvivenza del prodotto, ma purtroppo la sola pellicola a colori è già ridotta ai limiti della sopravvivenza essa stessa ed il CIBACHROME è quindi diventato una nicchia nella nicchia, troppo poco per continuare ad esistere.


5
Camera Chiara / A proposito del DNG!
« il: Giovedì, 12 Gennaio 2017, 20:11:45 »
Si parla talvolta della possibilità di "convertire" i RAW del Foveon in formato DNG, e quando leggo mi riprometto di scrivere due righe sull'argomento, ma come al solito non lo faccio mai. Beh, quasi mai....  ;)

A PROPOSITO DEL DNG!

Il DNG è soltanto un FORMATO CONTENITORE PENSATO PER UN GENERICO RAW DA MOSAICO, che può contenere i dati esclusivamente in due modi:
A) MOSAICO, cioè esattamente come nel RAW originale, SENZA quindi procedere ad alcuna demosaicizzazione;
B) LINEARE (*), ossia l'immagine viene demosaicizzata ma senza alcun ulteriore trattamento.
Il modo A è soltanto una conversione di formato, ossia una semplice sostituzione di involucro, senza alcun intervento sul contenuto, quindi l'informazione del RAW si conserva integralmente. Il modo B è invece un compromesso, in quanto la demosaicizzazione non è più reversibile e di conseguenza l'informazione originaria non è più disponibile.

Ora, dovrebbe essere chiaro a chiunque abbia una idea precisa di come sia ottenuta l'immagine che vien fuori da un qualunque Foveon, che NESSUNO dei due modi è in grado di CONSERVARE l'informazione originaria del Foveon. Per quanto riguarda il modo A, la cosa dovrebbe essere evidente per chiunque, dato che il Foveon... NON è un mosaico! Per il modo B, invece, la questione può risultare molto ingannevole, in quanto si può essere tentati di considerare l'immagine prodotta dal Foveon come se fosse già lineare.

Ma il punto è proprio questo: il contenuto di un RAW del Foveon NON è PER NIENTE LINEARE!!! Può sembrarlo per chi ci ragiona sopra "da fotografo", ma in realtà non lo è per nulla. Il discorso è profondamente complesso (ed infatti non mi è mai passato neanche per l'anticamera del cervello di provare ad affrontarlo), ma cercherò comunque almeno di evidenziarne la sostanza "vista dall'esterno".

Sappiamo tutti (almeno su questo forum) che "il segreto" del trattamento delle immagini del Foveon sta tutto nell'equalizzazione delle informazioni prodotte dai tre strati. Tale problema NON esiste nel mosaico ed è proprio questo il motivo per il quale fino ad oggi nessun software (a parte SPP) è in grado di trattare compiutamente un RAW Sigma. Ora, questa equalizzazione è proprio ciò che occorre per rendere "lineare" (*) un RAW Foveon! Ed è completamente differente per ogni sensore Foveon. Ma non basta: questa equalizzazione (**) NON è un procedimento fisso, ma cambia in funzione di tutti i possibili interventi sulle luci che possiamo impostare in SPP. Quindi, questo vuol dire che non è che SPP PRIMA equalizza l'immagine una volta per tutte e POI interviene con comodo su tutto il resto: sarebbe bello, ma non è! In realtà SPP ri-equalizza l'intera immagine ogni volta che tocchiamo anche di poco qualunque controllo (cosa della quale ci rendiamo ben conto dall'indicazione di "elaborazione in corso" sulla destra in alto) ed è per questo che è lento rispetto a tutti gli altri software (***) di trattamento RAW! Ed è sempre per questo che non ha alcun senso usare SPP come se fosse un convertitore per salvare l'immagine (TIFF o JPEG) e poi lavorare le luci in altro software: sarebbe bello, ma non è! Se usiamo questo sistema ci priviamo dell'informazione fine contenuta nel RAW Foveon, buttandola letteralmente alle ortiche...

Quindi, in altri termini, per convertire un X3F in DNG devo renderlo lineare, ma per renderlo lineare mi serve... mi serve SPP, perché oggi come oggi c'è solo SPP in grado di farlo. Insomma, è un cane che si morde la coda. Ancora in altre parola, la questione è che il DNG è solo "un involucro" per il RAW: ma mentre per un mosaico cambiare "la busta" che lo contiene non è un problema, per gli X3F al contrario il discorso non regge, perché puoi metterlo nella busta o nella scatola che ti pare, ma ciò non elimina la necessità di disporre di una equalizzazione ottimale, che soltanto SPP è attualmente in grado di fare.

Il gruppo tedesco di Klaus & C. cercò infatti di determinare per tentativi una sorta di equalizzazione standard da applicare una volta per tutte al RAW per "linearizzarlo" e poi metterlo dentro un DNG, ma quando si reseco conto che il risultato era comunque mediocre (****) abbandonarono l'idea.

In conclusione, ogni idea di convertire i RAW Foveon per trattare il RAW da un'altra parte è destinata a fallire, pertanto occorre rassegnarsi a lavorarli in SPP. Chiaramente non è che in Sigma siano stupidi, quindi se hanno da sempre adottato la ri-equalizzazione continua in SPP non è stato certo per masochismo ma per una necessità congenita ed ineliminabile.



(*) il termine "lineare" è usato in modo matematicamente improprio, ma non è possibile entrare nel merito, quindi mi "turo il naso" e continuo ad adoperarlo anche io nell'uso corrente.

(**) in realtà le equalizzazioni sono due, che servono per due scopi diversi e completamente differenti fra loro, che poi vengono collassate in una unica equalizzazione globale, ma.... sorvoliamo!

(***) il confronto di velocità con gli altri software di trattamento non ha senso perché SPP DEVE necessariamente sottoporre continuamente l'immagine a questa equalizzazione, necessità che nessun altro software ha perché trattano soltanto immagini da mosaico. Ma se PS (o qualunque altro) fosse in grado di trattare i RAW Foveon come si deve, allora anche lui diverrebbe almeno altrettanto lento di SPP. L'ultima versione di SPP è velocissima, solo che non lo apprezziamo perché pensiamo che faccia lo stesso lavoro degli altri software, mentre in realtà ne deve fare molto ma molto di più.

(****) una equalizzazione standard può andar grosso modo bene soltanto nel caso che l'immagine sia tale da non richiedere alcun intervento sulle luci, ossia con tutti i controlli a zero in SPP (ed infatti i convertitori che si trovano in giro per i vecchi X3F sono decenti soltanto in questi casi). In altre parole, una equalizzazione standard può andar bene in tutti quei casi...  nei quali SPP NON SERVE!

6
Immagini / A zonzo per la città... # 9 - Veduta panoramica... incredibile!!!
« il: Martedì, 18 Ottobre 2016, 21:11:49 »
Beh, non è che ho barato nel titolo: di incredibile c'è il fatto che, per una volta, ho preso un paesaggio che ha per soggetto... il paesaggio!!!   :))

La naturalezza analogica del Foveon è secondo me assai più evidente nel bianco e nero che nel colore, specie se osservata a pieno schermo.
E ditemi voi se non è "analogica" questa immagine!!!

Sigma SD15 con 17-70mm F2.8-4 OS Macro
@ 55mm (eq) F5.6 1/250 100 ISO


# 9

7
Immagini / A zonzo per la città... #8 - Il sapore del tempo
« il: Lunedì, 17 Ottobre 2016, 02:04:27 »
Una breve premessa.
Su questo forum ormai sappiamo tutti che la somiglianza del Foveon alla pellicola è dovuta propria al fatto che entrambi i supporti sono ad informazione integrale (sia cromatica sia di luminanza) e che, in conseguenza di ciò, il microcontrasto di questo sensore è pari a quello della pellicola, la qual cosa è alla radice della forte somiglianza dei risultati.

Ma il microcontrasto produce somiglianza anche per altri sottili aspetti, non tutti altrettanto noti. Per esempio, non sono sicuro che tutti abbiano mai fatto caso al fatto che lo sfocato prodotto da un sensore a mosaico è ben diverso da quello proveniente da una pellicola o dal Foveon. Quest'ultimo infatti è molto più pittorico, oserei definirlo quasi impressionista, mentre quello da mosaico è... scontato! La differenza proviene dal fatto che il processo di demosaicizzazione già nel RAW aggiunge d'ufficio una buona dose di sharpening, per ovviare in qualche modo alla "spalmatura" dei dettagli dovuta sia alla stessa demosaicizzazione sia al filtro anti-aliasing. In altre parole, lo sharpening cerca di mettere una pezza al basso grado di microcontrasto del mosaico.

Ora, il fatto è che lo sharpening viene applicato dappertutto, quindi inevitabilmente anche sulle zone sfocate dove non avrebbe alcun senso. Il risultato è che in questo modo le parti sfocate finiscono con l'apparire con contorni ben definiti e quindi molto meno sfocate di quanto siano in realtà. Invece, pellicola e Foveon non soffrono di questo problema e lo sfocato rimane quello che è: assolutamente naturale. Tuttavia, chi è nato col digitale ovviamente considera naturale lo sfocato del mosaico, e trova strano ed innaturale quello della pellicola o del Foveon. L'immagine che segue costituisce, secondo me, una chiara dimostrazione del perché lo sfocato analogico venga definito "pittorico".
Fine della premessa.



Questa piazzetta è stata battezzata di recente e non ha numeri civici, quindi ha un nome praticamente solo per figura. Però il posto è da sempre stato un punto di ritrovo, e con "da sempre" intendo secoli, non solo decenni. Volevo quindi fare, anche in questo caso, una ripresa che fosse inequivocabilmente moderna, che però avesse un chiaro sapore di altri tempi, ma con un semplice trattamento BN da pellicola e con una idonea simulazione di viraggio (cioè, senza effetti speciali). Per il resto, il cartello chiaramente moderno e con la data ben a fuoco avrebbe creato il necessario contrasto "temporale". Sapevo che per ottenere "il sapore del tempo" sarebbe bastato lo sfocato naturale del Foveon, ma purtroppo non avevo con me il 50/1.4 (che avrei impiegato per tentativi tra F2 e F4), quindi il dubbio era se lo sfocato del 17-70 diaframmato a F4 (massima apertura a quella focale) sarebbe stato sufficiente o meno. Per saperlo, l'unico modo era provare.

Ho avuto la fortuna (ne occorre sempre) che proprio dalla posizione di ripresa che ritenevo ottimale non ci fossero auto parcheggiate visibili sullo sfondo, e che ci fosse qualcuno seduto anche sulla panchina di fianco al cartello, quindi ho solo dovuto aspettare che non passassero macchine nell'inquadratura ed ho potuto scattare. Il diaframma F4 si è dimostrato azzeccato, ancora fortuna.

Ne ho realizzate due versioni, una con trattamento in stile anni '50 (più o meno) e una di "sapore" anteguerra (diciamo anni '20 o '30, o giù di lì), e sono molto soddisfatto di entrambe.

Aggiungo in coda anche l'originale di partenza a colori, a corredo del discorso fatto in premessa. Spero che chi non abbia mai notato questa caratteristica dello sfocato del Foveon (o della pellicola) trovi la cosa interessante e soprattutto stimolante per le possibilità d'impiego che presenta (IMO) per le sue differenze (in particolare quando lo sfocato non è estremo) rispetto a quello del mosaico.

Sigma SD15 con 17-70mm F2.8-4 OS Macro
@ 90mm (eq) F4 1/80 100 ISO


# 8A


# 8B


8
"Sei la ragione più profonda di ogni mio gesto, la storia più incredibile che conosco !!!"

Beh, non sarà una foto da includere nel proprio portfolio, ma provate ad immaginare (come ho cercato di fare io) il destinatario di questa dedica (lui o lei) in piedi davanti a questa panchina quando l'ha vista per la prima volta!

Sigma SD15 con 17-70mm F2.8-4 OS Macro


# 7 - @ 40mm (eq) F4 1/100 100 ISO

Per chi fosse curioso, posto anche il graffito a colori con inquadratura piena (ma è soltanto una documentazione di scena, la foto vera è solo la prima in monocromatico qui sopra).


9
Immagini / A zonzo per la città... #6 - A caccia di nubi
« il: Sabato, 15 Ottobre 2016, 04:52:37 »
Vado sempre "a caccia di nubi", attività che consiste nel dare regolarmente un'occhiata nel quarto di angolo giro nella direzione del sole, perché quando meno te lo aspetti può presentarsi una possibilità che in genere dura pochi minuti, come in questo caso. Le conformazioni nuvolose sono tra le pochissime situazioni nelle quali faccio doppia ripresa cercando sia lo scatto a colori sia in monocromatico; raramente riescono bene entrambi, ed anche questa volta non fa eccezione: sono molto soddisfatto del monocromatico ed assai meno del colore, ma li posto comunque entrambi.

Su questi scatti c'è ben poco da dire, si tratta di trovare una buona quinta da inserire nell'inquadratura per costruire una qualche composizione visiva insieme alla conformazione nuvolosa, il che è in genere più che altro una questione di fortuna, perché si ha sempre ben poco tempo per cercarne una adatta prima che il momento fuggente passi e sfumi la ripresa.

Detto per inciso, se osservate entrambe al 100% potete notare che, anche se la focale è a 17mm (28mm equiv.), è possibile persino contare i singoli piloni della quattro corsie che si snoda sullo stagno a svariati chilometri di distanza, non ostante i "soli" 4.7 Mpx della SD15.

Sigma SD15 con 17-70mm F2.8-4 OS Macro


# 6A - @ 28mm (eq) F8 1/800 100 ISO


# 6B - @ 28mm (eq) F8 1/800 100 ISO

10
Immagini / A zonzo per la città... #5 - People (failed)
« il: Giovedì, 13 Ottobre 2016, 20:24:48 »
Ci sono scatti che potrei prendere, ma che evito perché so in partenza che non finiranno mai né stampati e nemmeno nel mio archivio, in quanto fotograficamente insignificanti. Talvolta, però, c'è qualcosa che non so definire ma che mi spinge a prenderli lo stesso. Per esempio, quando mi imbatto in ragazze che fotografano con una vera fotocamera invece del solito smartphone non posso fare a meno di notarle, ma in genere evito di riprenderle, sapendo bene che l'immagine risultante non andrà oltre la semplice curiosità dell'accostamento.

Ma in questo caso, gli indumenti e le acconciature di queste ragazze avrebbero benissimo potuto provenire dagli anni '40 o '50 (non certo le borse, ma quelle non si vedono nella foto) e la presenza nelle loro mani di una moderna fotocamera digitale strideva non tanto con la rarità di essere mani di donna, ma con l'intero loro aspetto. Non sono stato a pensarci perché avrebbero potuto spostarsi da un momento all'altro, quindi ho aggiustato rapidamente il punto di ripresa ed ho giusto aspettato che la fotocamera fosse in evidenza per prendere questo point-and-shot. Uno scatto d'istinto, quindi, senza il minimo tempo per ragionamenti preliminari di sorta.

L'unica cosa che pensavo è che se lo scatto si fosse rivelato idoneo, l'immagine finale sarebbe stata monocromatica, con l'idea di esaltare il contrasto tra il moderno e l'aspetto dei soggetti, mediante un trattamento in stile BN anni '50 (più o meno), ossia ottenere qualcosa come una foto che potrebbe risalire a quegli anni, ma con al'interno elementi "provenienti dal futuro". Ovviamente non alla lettera, ma l'idea era questa. Purtroppo il diaframma era impostato ad F8 ed a 100 ISO è venuto fuori un tempo di 1/8, troppo lento per non comportare micromosso anche con l'ottimo stabilizzatore dell'ottica, ma per il trattamento che avevo in mente la cosa non rappresentava un problema. Tutto era rimandato alla camera oscura.

Ve lo dico subito: non ostante tutte le suddette premesse, questa immagine alla fine non mi soddisfa e l'avrei cestinata senza esitare, ma ho pensato che possa essere interessante vedere ed analizzare anche qualche fallimento, e quindi ve la presento ugualmente col trattamento che avevo in mente, il quale tra l'altro è venuto anche bene, ma purtroppo non basta.

Motivo del cestino? Nessuno in particolare: la lettura scorre liscia, quindi la composizione non ha evidenti carenze, l'equilibrio delle luci e delle ombre non mi dispiace, la struttura dell'insieme si presenta solida, e non ci sono elementi di disturbo, anzi l'autobus del quale non mi ero accorto alla ripresa è un bel colpo di fortuna, che aiuta con la sua luce intensa ad equilibrare la foto. Ma non ostante questo, l'immagine finale nel suo complesso non mi presenta quel minimo di pathos sufficiente a salvarla dal cestino. Io seguo ancora il sano principio del secolo scorso, che dice: "Non ci deve essere una regione per cestinare una foto, bensì occorre un valido motivo per NON cestinarla." E in questo caso io non ne trovo. Ma magari qualcun altro potrebbe essere di diverso avviso...  ::)


Sigma SD15 con 17-70mm F2.8-4 OS Macro


# 5 - @ 135mm (eq) F8 1/8 100 ISO

11
Immagini / A zonzo per la città... #4 - Scorcio con veduta
« il: Giovedì, 13 Ottobre 2016, 18:29:17 »
Quando dico che non faccio foto di paesaggio, intendo che difficilmente mi interessa il paesaggio come soggetto dell'immagine. Ma questo non significa che un paesaggio o una veduta non possa essere incluso quale co-protagonista, come per esempio in questa immagine, nella quale ero interessato principalmente a riprendere il posto, il quale è caratterizzato dall'offrire uno splendido scorcio sulla veduta panoramica.

In questo caso l'unica difficoltà è stata quella di individuare l'esatto punto di ripresa che mi consentisse l'inquadratura che avevo in mente; per il resto in post-produzione solo lievi interventi di riserva e bruciatura, anche cromatiche, indispensabili per dare rilievo alle particolari e (per me) bellissime sfumature di colore della luce, senza le quali la presenza del colore sarebbe stata (per me) del tutto inutile e l'avrei in tal caso pensata in monocromatico. Mi permetto di suggerire di aprirla in altra scheda per osservarla intera a pieno schermo (con F11 del browser).

Sigma SD15 con 17-70mm F2.8-4 OS Macro


# 4 - @ 28mm (eq) F4 1/200 100 ISO

12
Immagini / A zonzo per la città... #3 - Il Chiosco Abbandonato
« il: Martedì, 11 Ottobre 2016, 04:07:40 »
Questi sono due scatti relativi ad un chiosco ormai in disuso da anni e di fatto abbandonato. Quelle due sedie ormai inservibili sono sempre e ancora lì, davanti al chiosco, nel posto dove le vedete, dove stavano d'abitudine quando il chiosco era aperto e dove continuano a rimanere, nessuno le butta e nemmeno le sposta. Mi piacerebbe pensare che sia per rispetto nostalgico, ma temo si tratti solo di menefreghismo; in ogni caso io non avrei il coraggio di buttarle dopo averle fotografate!  Sull'altro lato si trova l'unico elemento non ancora in completo decadimento: la classica ed immancabile insegna della Coca-Cola. Non potevo non fotografare il luogo (ovviamente a modo mio) e questi due scatti li ho immaginati subito e senza starci troppo a pensare, anzi nulla: fortemente vignettati come all'inizio delle dissolvenze rispettivamente iniziale e finale di un ipotetico film della vita di questo posto. Anche la scelta del punto di ripresa è stata parimenti rapida, ossia entrambi defilati ma in contrapposizione: dal basso verso l'alto e da destra verso sinistra il primo, dall'alto verso il basso e da sinistra verso destra il secondo. Per il resto mi sono limitato a rimanere un po' avaro in esposizione, avendo ben chiaro cosa farne poi in camera oscura... pardon, in camera-chiara! Bordo netto per la prima immagine, perché rappresenta un inizio, bordo sbiadito per la seconda a connotare una fine. Non mi viene in mente altro, se non che ho scelto un trattamento in stile AGFA e nella seconda ho anche aggiunto un po' di grana "artificiale", mentre nella prima ho preferito lasciare almeno la struttura come mamma Foveon l'ha fatta. In questo caso il risultato è stato inferiore alle mie aspettative, ma comunque non disprezzabile (almeno per i miei gusti estetici strani).

Sigma SD15 con 17-70mm F2.8-4 OS Macro


# 3A - @ 57mm (eq) F3.5 1/100 100 ISO


# 3B - @ 28mm (eq) F3.5 1/200 100 ISO

13
Immagini / A zonzo per la città... #2
« il: Martedì, 11 Ottobre 2016, 00:26:44 »
Una considerazione a mo' di premessa.

A seguito del topic che lamentava la scarsa pubblicazione di foto sul forum, ed essendo stato (peraltro giustamente) cazziato (in pubblico ed ancor più in privato) per il fatto di postare ben poche immagini e quindi di non dare il buon esempio (riconosco che non va bene), ho deciso di porre rimedio ed intendo quindi pubblicare una serie di immagini, scelte col denominatore comune di nascere durante le mie passeggiate per la città. Tuttavia, queste saranno molto, ma molto differenti tra loro, non solo per livello (ovviamente) ma sotto ogni punto di vista, per il semplice fatto che io non ho un genere fotografico definito (anche se naturalmente ne ho alcuni preferiti, che ho elencato proprio nel topic suddetto); in realtà io riprendo (o cerco di riprendere) tutto ciò che riesco ad immaginare "finito" in un modo che semplicemente mi piaccia. Ma negli anni ho dovuto accettare il fatto che ciò che piace a me ben difficilmente soddisfa il gusto generale, quindi aspettatevi molte immagini letteralmente "incomprensibili" come questa!  :gh:

Mi spiego meglio. Per esempio, ho iniziato (per puro caso) con due immagini che sono sostanzialmente agli antipodi tra loro. La prima, quella dell'edicola, anche tralasciando che sia ben più sofisticata di questa, ha un carattere prepotentemente evocativo e pertanto l'estetica è puro strumento al servizio dell'evocazione. E' probabile, di conseguenza, che non appaia troppo strana e possa quindi essere ragionevolmente apprezzabile. Per contro la seconda (cioè questa) è pura estetica fine a sé stessa, senza alcuna connotazione aggiuntiva. In pratica quest'ultima è come un semplice "massaggio estetico", destinato cioè NON all'organo visivo, bensì al proprio senso estetico. Di conseguenza, occorre predisporsi a ricevere tale "mAssaggio" senza cercare null'altro; se invece vi si ricerca un "mEssaggio", allora rimane una delusione essendo priva di qualunque significato, né esplicito né implicito, dunque incomprensibile, non essendovi nulla da comprendere.

In conclusione, non è che io voglia essere dispettoso  :P  ma il fatto è che se scarto tutte quelle "strane" (nel senso di estranee al gusto generale) non mi rimane praticamente nulla da pubblicare!  :azz:

Fine della premessa.



Mi piacciono molto le scritte ed i graffiti, però "non li colleziono", nel senso che riprendo solo quelli che nel giro di pochi secondi mi fanno dire "questo lo voglio", gli altri li ignoro. Questo che segue, non appena l'ho visto ho stabilito subito che lo volevo, ma come sempre il problema è decidere "come lo voglio immaginare nell'immagine finita". Lo so, per molti è strano, ma io funziono così. E finché non ho deciso come immaginarlo finito, non sono ovviamente in condizioni neanche di riprenderlo.

Ci ho girato intorno almeno cinque minuti, senza riuscire a decidermi. E la prima cosa per me fondamentale da decidere è il formato, ma in questo caso non riuscivo a scegliere tra quadrato rigoroso, quasi quadrato o persino tre mezzi rettangolare. Alla fine ho sciolto immediatamente il dubbio nel momento in cui mi sono reso conto che volevo mantenere un pezzo della grata sulla sinistra (quindi niente quadrato), sia per rompere la simmetria, sia con funzione di centro di attenzione secondario; ma comunque solo un pezzo (con tutto sarebbe stata un'altra foto), quindi il quasi quadrato era la scelta da fare. Inoltre, questo formato mi permetteva anche di dare maggior rilievo alle due linee superiori del muretto (sapevo già che in post-produzione avrei bruciato il muro per trasformare la sporgenza del dislivello quasi in una linea). La qual cosa mi ha risolto per conseguenza anche la scelta sia del punto di ripresa, sia del taglio dell'inquadratura: infatti, l'altezza doveva essere quella sufficiente a dare prospettiva alla grata sulla sinistra, mentre la linea di ripresa era naturalmente dal centro della porta (ma non esattamente per creare un minimo di fuga prospettica), perché volevo un'immagine simmetrica. In conclusione, la ripresa quasi dal centro e proprio poco sopra l'altezza della linea del muretto con una leggerissima angolazione verso il basso, metteva d'accordo tutte queste cose e mi dava l'inquadratura che cercavo. A questo punto ho finalmente preso la fotocamera, ho effettuato la ripresa e poi ho proseguito in cerca d'altro senza verificare in camera. Solo oggi ho scoperto che anche in questo caso è venuta meglio di quanto immaginassi (anche se manifestamente non è al livello della precedente dell'edicola).

# 2 - Sigma SD15 con 17-70mm F2.8-4 OS Macro @ 47mm (eq) F4 1/125 100 ISO
(trattamento in stile ILFORD DELTA 100)




PS Purtroppo in tutta la mia uscita non ho pensato di fare gli stessi scatti anche con la Fuji (che avevo con me, ma che è rimasta nella borsa fino a che la luce non è calata), cosa che in questo caso sarebbe stata molto interessante per mostrare quanto il BN del Foveon sia perfetto anche per questo genere di immagini. Pazienza, sarà per la prossima passeggiata.

14
Immagini / A zonzo per la città... #1 - Una vetrina fuori dal tempo
« il: Lunedì, 10 Ottobre 2016, 22:13:24 »
Ieri pomeriggio dopo tanto tempo sono finalmente uscito con la SD15, in giro per la città semi vuota ed in caccia di particolari.
Non è stato un bottino pingue, ma qualcosa l'ho portata a casa e ve ne proporrò qualcuna. Però, invece di limitarmi alla sola immagine, questa volta voglio provare a presentarla con una descrizione sommaria di quello che mi frulla per il mio contorto cervello quando vado a zonzo con la fotocamera al collo ma senza essere costretto a riprendere per forza paesaggi (cosa che notoriamente mi riesce proprio pessimamente). Non so se la cosa potrà interessare qualcuno, ma cercherò in questo modo di mostrare cosa intendo realmente col mio motto personale (che di solito metto in firma, anche se in questo momento ne ho un altro) che recita: "Quando premo il pulsante di scatto sono in cerca di qualcosa: raramente è quel che vedo, quasi sempre è quel che immagino."

Comincio dalla vetrina di una edicola che mi ha subito colpito perché... era letteralmente fuori dal tempo. L'edicola è sicuramente funzionante, anche se ieri a quell'ora era chiusa, però una delle sue vetrine sembrava non essere più stata aperta da anni. Era interamente occupata da vecchi romanzi Armony, tutti perfettamente ordinati ed allineati, ma anche tutti profondamente sbiaditi esattamente allo stesso modo, dal che mi ha comunicato la netta impressione (chissà se vera o meno) che da quando sia stata allestita nessun ulteriore romanzo sia mai stato aggiunto e parimenti nessuno mai rimosso, non essendovi alcuno spazio vuoto fra essi. Eppure il vetro era ben pulito, tanto da potercisi specchiare perfettamente!

Dovevo assolutamente riprenderla, su questo non avevo dubbi, ma come?

Una banale restituzione a colori, coi rosa ed i celesti ormai irrimediabilmente sbiaditi non mi solleticava minimamente, non solo troppo scontata ma soprattutto priva di pathos, almeno secondo me, quindi ho subito scartato il colore, ché sarebbe stato fuorviante. Difficile tradurre in parole, ma non volevo qualcosa che apparisse abbandonato, perché la vetrina non lo era affatto, bensì che fosse difficilmente collocabile nel tempo. Dopo averci pensato un po', ho concepito l'immagine che vi presento, ossia invece del contenuto ho deciso di ritrarne il riflesso (costituito dalle silhouette degli alberi e dei lampioni circostanti), avendo già ben chiara la post-produzione che ne avrei fatto, compreso il genere di frame nel quale l'avrei inserita. A quel punto dovevo "solo"  ::)  scegliere l'esatto punto di ripresa, sia per ottenere una caduta di linee prospettiche che si sostenesse compositivamente (ossia che guidasse l'occhio nella lettura), sia per incastrare all'interno degli spazi le forme riflesse più significative. In tutto questo "era necessario che" (traduzione: "speravo ardentemente che") uno degli elementi riflessi potesse risultare sufficientemente isolato da fungere da centro di attenzione principale (eventualmente anche di riposo); e possibilmente che ce ne fossero almeno un altro paio in grado di fungere da centri secondari, in modo che l'occhio possa trovare subito ulteriori punti d'appoggio lungo il tragitto indicato dalla convergenza delle linee cadenti (quindi, centri secondari a sinistra del centro principale). Facile a dirsi, difficile a farsi, perché c'era ben poco da scegliere: il lampione come centro principale ed i tronchi dell'albero più grande come secondari, o così o pomì. Mah, chissà come verrà.... Comunque, una volta deciso e scelto il punto di ripresa, prendo la fotocamera e click e poi click (due scatti identici per precauzione, anche se la mia SD15 ha un AF perfettamente affidabile, meglio non correre rischi trattandosi di dover focheggiare su un riflesso).

Fatto lo scatto sono passato oltre, come sempre, senza perdere tempo a verificare come fosse venuto, tanto non serve proprio a niente (col display della SD15, poi, anche volendo non sarebbe possibile, ma non lo faccio neanche con le fotocamere con ottimo display). Di solito (ma non sempre) lavoro le immagini dopo alcune settimane, perché ritengo più salutare riconsiderarle a freddo, però oggi ho avuto un po' di tempo e questa volta sono andato a lavorarne qualcuna di ieri, invece di quelle in "lista d'attesa"!  E questo è il risultato della ripresa che ho descritto, della quale sono soddisfattissimo. Come diceva Diane Arbus "Non ho mai ottenuto un solo scatto così come lo volevo: è sempre venuto migliore o peggiore.": ebbene, questo scatto mi è venuto decisamente meglio di quanto volessi e sperassi!

# 1 - Sigma SD15 con 17-70mm F2.8-4 OS Macro @ 40mm (eq) F3.5 1/320 100 ISO
(trattamento in stile ILFORD HP5 tirata uno stop, ma senza aggiunta di grana secca)


15
Video / Sweet Cocoon - 2015 Oscar Nominated
« il: Domenica, 09 Ottobre 2016, 23:09:32 »
Solo per adulti, da NON far vedere ai bambini, potrebbe traumatizzarli....  ::)


Pagine: [1] 2 3 ... 7