Autore Topic: La Composizione Fotografica (secondo Sardosono)  (Letto 353 volte)

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Offline Sardosono

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La Composizione Fotografica (secondo Sardosono)
« il: Sabato, 10 Marzo 2018, 19:49:53 »
# La Composizione Fotografica (secondo Sardosono)


## Premessa

Non ho la pretesa né l'intenzione di affermare che quello che sostengo circa la composizione (fotografica e non) sia verità assoluta. Tuttavia non ho minimamente voglia di infarcire i miei discorsi di continui "IMO", "secondo me", "a mio avviso" e quant'altro; tanto meno ho voglia di confrontare le mie opinioni con quelle che si leggono in giro, nei libri o nel web, perché non se ne uscirebbe più: un simile confronto lo riservo al giorno che dovessi avere la malsana idea di scrivere un "trattato" sull'argomento. Tuttavia ciò non significa che queste idee non siano largamente condivise, da parte di tanti fotografi (non soltanto di vecchia scuola); significa soltanto che si tratta di idee che non sono gradite ai più e quindi non ricevono amplificazione sui libri e sul web (che poi è la stessa cosa). Non chiedetemi il perché di questo fenomeno (che non riguarda solo la fotografia ma è assolutamente generale), perché si sconfina in ben altri campi, compresa la sociologia: ognuno si dà la propria spiegazione al riguardo.

Ecco perché ho tenuto a specificare tra parentesi "secondo Sardosono", così non vi è spazio per equivoci.

Pertanto, chiarisco il fatto prima ancora di iniziare e una volta per tutte, così non ci pensiamo più: quanto segue è un "tentativo" di presentazione di quel che io ritengo sia e debba essere la composizione fotografica, che differisce in buona misura da ciò che una gran parte del mondo ritiene e crede sull'argomento.

Non citerò nessuno a sostegno di quanto affermo, perché non serve proprio a nulla, così come non serve a nulla citare chi sostiene l'esatto contrario: qualunque idea ha valore o meno in sé stessa e non certo per i "testimonial" che più vantare (una sciocchezza rimane tale anche se è sostenuta dai sapienti, come una verità rimane tale anche se sostenuta dal più ignorante degli ignoranti). Invito pertanto il lettore a valutare ciò che segue sulla base innanzitutto della sensatezza di quanto affermato, ma soprattutto del riscontro che troverà andando a mettere in pratica le idee nella sua fotografia di tutti i giorni.

Nota.
Quello della "sensatezza" unita al "riscontro" dovrebbe essere l'unico criterio per la valutazione di qualsivoglia idea in qualsivoglia argomento e contesto, perché la "guerra tra idee" mediante un "duello verbale" per stabilire chi abbia ragione e chi torto è del tutto inutile, sterile di risultati e - in ultima analisi - estremamente infantile, dato che al massimo può stabilire soltanto chi sia più abile nel parlare.



## INTRODUZIONE ALLA COMPOSIZIONE FOTOGRAFICA

"Ritengo - a torto o ragione - di comprender bene ciò che la composizione è, in cosa concretamente consista e come possa essere conseguita, tanto da poter affermare che: la fotografia è sostanzialmente "creatività e luce ben composte insieme", con l'aggiunta di giusto un po' di necessaria tecnica e nulla più. Sono anche certo di poter trasmettere tranquillamente la mia comprensione della composizione a chiunque abbia un minimo di predisposizione e che mi segua dappresso e per sufficiente tempo mentre pratico la fotografia. Eppure, per quanto contraddittoria possa sembrare la cosa, non sono in grado di spiegare a parole cosa sia la composizione, ancor meno di definirla e - soprattutto - non ho ancora trovato nessuno che sia riuscito a farlo."

Mi riconosco pienamente nel suddetto pensiero, ma se vogliamo parlare di qualcosa è necessario innanzitutto chiarire almeno per sommi capi di cosa si vuole parlare. Cercherò quindi di fornire una spiegazione di cosa si intende per "composizione" e tenterò di darne anche un minimo di definizione. Ho voluto però riportare il suddetto pensiero affinché sia chiaro che non si deve pretendere di comprendere i concetti in gioco soltanto sulla base di queste spiegazioni e definizioni, che servono unicamente per poter indirizzare il discorso. La comprensione vera e propria avverrà - spero! - riflettendo sugli esempi che porteremo e sopratutto dal metterli in pratica per proprio conto.

Le prime due parti dell'articolo sono di solo testo, mentre dalla terza parte in poi cominceremo con esempi pratici (ossia fotografici), prevalentemente con immagini finite e comprese di cornice. Userò soltanto immagini mie, perché non ho voglia di dover chiedere autorizzazioni di sorta, quindi non vi aspettate che siano dei capolavori, cosa che comunque non aggiungerebbe né toglierebbe nulla ai discorsi che faremo. Penso sia anche ovvio che non sceglierò le migliori per fare bella figura, bensì quelle che volta per volta riterrò idonee per l'argomento in questione. (*)


### Breve cenno sulle cornici

Sulla necessità di valutare una immagine soltanto se già incorniciata parleremo molto più avanti e ne vedremo le ragioni. Ma poiché ci sono molti ai quali non piacciono le cornici, allora anticipo brevemente che la composizione richiede tassativamente che il confine esterno di una qualsivoglia immagine sia chiaramente delimitato e che tale necessità proviene dalla natura della visione umana (più precisamente dai meccanismi di attenzione). In altre parole, la cornice (intesa come le immediate adiacenze esterne all'immagine) sono parte integrante dell'immagine stessa e quindi della sua composizione; pertanto, poiché non sappiamo su quale sfondo il lettore osserverà una immagine, allora dobbiamo assicurarci che il contorno sia adeguato alla sua composizione. Sarebbe quindi sciocco ostinarsi a non apporre una cornice soltanto perché non ci piace, se sappiamo che questa mancanza può nuocere. Ecco un suggerimento: in genere, coloro che non sopportano le cornici, sono abituati a visualizzare le immagini contro uno sfondo nero o quasi; bene, allora possiamo aggiungere una abbondante cornice nera a tutte le nostre immagini, senza che questa presenza ci disturbi più di tanto.

### IL PRINCIPIO ZERO DELLA COMPOSIZIONE

Ma prima di addentrarci nel mondo senza fine della composizione, ritengo indispensabile fare una premessa, che apparentemente può sembrare aver poco a che fare, ma che invece è assolutamente fondamentale: essa costituisce l'assioma basilare, il principio zero della composizione in quanto tale e quindi non soltanto della fotografia ma delle arti figurative in generale; la mancata comprensione e digestione di quanto segue rende praticamente impossibile anche il minimo progresso in fatto di composizione.

La valutazione di una immagine è eseguita SEMPRE E SOLTANTO secondo il punto di vista del fruitore, ossia del "lettore" della stessa, e MAI dal punto di vista del fotografo.

Purtroppo, però, questo presupposto è contro-intuitivo, tanto è vero che quasi tutti i fotografi assumono il principio diametralmente opposto, ossia valutano le immagini fondamentalmente dal proprio punto di vista o al massimo fanno un mix fra il proprio e quello del lettore (cosa che forse è anche peggio).

Se escludiamo coloro che hanno avuto la fortuna di essere iniziati alla fotografia da un insegnante con vera dimestichezza della composizione, oltre quei pochissimi ancor più fortunati che di queste cose hanno una percezione naturale senza aver avuto necessità di apprenderle, possiamo dire che la comprensione di questo principio costituisce la tappa fondamentale nello sviluppo di ogni fotografo, che segna il superamento della condizione di principiante.

Può essere duro da ammettere, ma dobbiamo renderci conto che quando nel commentare le immagini di qualcun altro, esprimiamo ciò che avremmo fatto noi al posto dell'autore, ebbene stiamo solo perdendo tempo, perché non servirà a far progredire neanche di un millimetro né noi né l'autore della foto. Quando commentiamo una foto "come fotografi" stiamo solo mostrando apertamente (a chiunque sia in grado di comprenderlo) che siamo ancora saldamente ancorati nello stato di principianti, anche se pratichiamo la fotografia da 50 anni o più.

In pratica, vedremo chiaramente più avanti che per imparare a comporre efficacemente una immagine, occorre per prima cosa imparare a leggerla.


### UN SUGGERIMENTO ED UN CALOROSO INVITO

Riparleremo di questo più avanti, ma per il momento vorrei dare un suggerimento: quello di abbandonare da subito e gettare alle ortiche ogni forma del tipo "io avrei fatto questo", "avrei provato a...", "avrei cercato di..." e quant'altro, e invece sforzarsi da ora in poi (anche se ancora non sapete come fare) di vedere le immagini sia vostre sia altrui "dal punto di vista del lettore". Se ancora non siete sicuri che questo sia assolutamente imprescindibile, allora vi faccio una domanda: provate ad immaginare un visitatore in un museo il quale, davanti ad un dipinto (o disegno o quel che vi pare) si metta a commentare dicendo "mmhh, io avrei così, io avrei provato a fare cosà..."; riuscite ad immaginarlo seriamente?!... no?!... beh, probabilmente no, perché sarebbe assolutamente senza senso e quindi ridicolo. Gli unici a fare commenti del genere potrebbero essere - forse - altri pittori, ma alle prime armi o di quelli che non hanno mai fatto il salto di qualità, e magari anche invidiosi! Sicuramente sarebbe gente che non ha mai frequentato una scuola di pittura...

Vi invito perciò - tanto per cominciare - ad osservare tutte le immagini che vi capitano a tiro dimenticandovi di essere dei fotografi; e non basta: andate anche a riguardare in questo modo TUTTE le vostre fotografie, vecchie e recenti. Se lo fate, questo sarebbe un buon inizio.

Stiamo pur certi che il "lettore" di una immagine non penserà MAI a cosa avrebbe potuto o dovuto fare l'autore del quadro o del disegno o della fotografia o quant'altro, ma la osserverà per quello che è, e basta. Se vogliamo fare il salto di qualità dobbiamo imperativamente imparare "a leggere da lettori" le immagini che ci troviamo davanti, tutte, le nostre come quelle degli altri, perché solo in questo modo possiamo capire come renderle ottimali per il lettore. E questo è proprio il nocciolo della questione, perché il "rendere le proprie immagini ottimali per il lettore" è proprio ciò che chiamiamo "composizione"!

Adesso possiamo cominciare!


(continua)



(*) le immagini che andrò ad usare sono prese da alcune mie "raccolte", in particolare le seguenti:

1)   A CENT FOR YOUR THOUGHTS (in italiano: "un soldino per i tuoi pensieri")

2)   A LIFE BY PHONE ("una vita al telefono")

3)   LIGHT ON PEOPLE ("luce sulla gente")

4)   SELF-REFERENTIAL PHOTOGRAPHY ("fotografia autoreferenziale")


PS Ho deciso di cominciare a pubblicare senza stare a rivedere le bozze, quindi modificherò il contenuto dei vari post non solo per correggere errori e sviste, ma anche per modifiche sostanziali che riterrò opportune, dandone indicazione (se mi ricordo!) qui sotto.
Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto, o non soltanto, per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

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LA COMPOSIZIONE IN ESTREMA SINTESI (e in forma di FAQ)
« Risposta #1 il: Sabato, 10 Marzo 2018, 19:54:55 »
## LA COMPOSIZIONE IN ESTREMA SINTESI

Ritengo che un buon modo per rompere il ghiaccio con un argomento sul quale le idee non siano ben chiare, sia quello di procedere mediante domande e risposte. Proviamo quindi con una sorta di FAQ sulla composizione, con specifica attenzione a quella fotografica.

#### Che cosa è la composizione?
La composizione (fotografica) è l'insieme delle scelte operate dal fotografo per influenzare (e financo guidare) il processo di lettura dell'immagine finale.

#### Quale è lo scopo della composizione?
La composizione ha lo scopo di agevolare la lettura dell'immagine, rendendone naturale e piacevole l'osservazione ed invogliando in tal modo il lettore a permanere su di essa e prolungarne la fruizione.

#### In quale modo la composizione raggiunge il suo scopo?
Lo raggiunge cercando di predisporre il contenuto dell'immagine, per quanto possibile, in funzione delle modalità naturali ed universali con le quali l'essere umano osserva e "legge" una qualsivoglia immagine, anticipandone non solo il comportamento ma anche e ancor più le aspettative, disponendo il contenuto di conseguenza ed eliminando al contempo tutto ciò che si ritiene che potrebbe ostacolare questo processo.

#### Come si acquisisce la capacità di comporre efficacemente una immagine?
La capacità di comporre efficacemente una immagine si raggiunge proprio quando il fotografo smette di pensare da fotografo ed impara a vedere le immagini soltanto come semplice lettore; in altre parole, quando il fotografo impara e riesce a mettersi nei panni del lettore ancor meglio del lettore stesso (vedi il PRINCIPIO ZERO DELLA COMPOSIZIONE).

#### Quali comportamenti o atteggiamenti sono maggiormente di ostacolo all'ottenimento di una composizione efficace?
Sicuramente ve ne sono vari, ma il più deleterio, quello senza rimedio, è proprio quanto visto al punto precedente, ossia il continuare a pensare da fotografo invece che da lettore/fruitore, anche in sede di composizione. Altro ostacolo insormontabile è l'illusione preconcetta (indotta da molti libri sull'argomento, purtroppo) che la composizione sia vivi-sezionabile e riconducibile all'applicazione di regole o principi. Ce ne sono sicuramente altri, ma questi due sono i più deleteri, perché la presenza di anche uno solo di essi è sufficiente a precludere ogni possibilità di reale comprensione del processo di composizione dell'immagine.

#### Ma allora, il fotografo non deve mai pensare da fotografo?
Al contrario! Ma ogni cosa al momento debito.
Una fotografia passa attraverso tre fasi distinte: PRIMA la sua "ideazione" (fase propriamente creativa), POI la sua "architettura" (ossia la composizione) ed INFINE la sua "realizzazione" (tecnica e operativa); nella terza fase il fotografo DEVE pensare da fotografo, non si discute, mentre è soltanto nella seconda fase - la composizione - che egli deve dismettere all'istante i panni del fotografo per vestire quelli del lettore/fruitore dell'immagine finale; nella prima fase, quella creativa, sarebbe invece auspicabile che non pensasse né come fotografo, né come lettore, né quant'altro, ma che riuscisse ad essere soltanto sé stesso, con indosso nient'altro che i propri panni di individuo.
Detto per inciso, già che ci siamo, la gestione della seconda e terza fase si possono certamente apprendere e perfezionare, ma è nella prima fase - ossia la creatività - che risiede la vera differenza fra un fotografo ed un altro.
Tutto questo discorso può sembrare astratto, ma in realtà una volta che si impara a metterlo in pratica diventa completamente istintivo ed istantaneo: si tratta, in sostanza, soltanto di acquisire una forma mentis, tutto qui. La vera difficoltà, semmai, è dovuta al fatto che in genere il fotografo non è per niente abituato ad osservare le immagini come semplice lettore/fruitore, quindi occorre prima re-imparare a fare il lettore dell'immagine, cosa che richiede uno specifico impegno.

#### La composizione in fotografia è la stessa cosa che nella pittura e nelle altre arti figurative in generale?
La risposta non è affatto scontata. Infatti, se da un lato è vero che i meccanismi alla base della lettura di una immagine sono gli stessi a prescindere dalla natura della stessa, dall'altro lato è però altrettanto vero che "le aspettative" del lettore sono completamente differenti quando osserva un quadro o una fotografia o un disegno; e non solo: sono differenti (e non poco) anche quando osserva un disegno a carboncino rispetto a quando ne osserva uno fatto a matita ed ancor diversi se eseguito a china.
Pertanto la risposta alla domanda iniziale è la seguente: no, la composizione non è affatto la stessa nelle varie arti figurative, perché i meccanismi sono certamente gli stessi, ma si innestano su aspettative assai differenti.
Ne consegue che una composizione può essere assai efficace in fotografia, ma potrebbe non esserlo per niente nel caso la stessa immagine fosse realizzata ad olio su tela e viceversa. Questa differenza è talmente radicale, che anche restringendoci al solo campo fotografico, in genere la composizione per le immagini a colori e ben differente da quella per le immagini in bianco e nero, perché assai differenti sono le aspettative del lettore nei due casi.

#### Ma esistono regole nella composizione? C'è chi sostiene di sì e chi di no...
Io sono tra coloro che sostengono di no, perentoriamente e senza eccezioni, ma come ho chiarito in premessa, non intendo aprire un confronto del genere perché so già che sarebbe sterile e non intendo sprecare il mio tempo.
Tuttavia, è certamente vero che è possibile identificare dei "simil-principi", ossia delle situazioni che si presentano con una certa frequenza e che possono essere affrontante in modo simile, da cui il desiderio di farne delle generalizzazioni che chiamiamo "principi", anche se tali non sono perché non hanno alcuna vera validità generale. Si tratta in realtà di schemi predigeriti e pronti all'uso, "pillole for dummies" che producono soltanto l'illusione di comprendere in questo modo cosa sia la composizione. Ma la realtà è ben diversa e se ci sforziamo di comprendere il come ed il perché delle scelte compositive diventa subito chiaro che i "principi usati come regolette" sono privi di senso e di utilità, quindi soltanto fuorvianti e dannosi per l'apprendimento.
Per essere davvero utili i cosiddetti "principi" devono come minimo essere realmente tali, ossia essere validi sempre; per quanto mi riguarda, a parte il "principio zero" citato in precedenza, conosco ben pochi altri concetti che possano essere chiamati principi relativamente alla composizione e li vedremo più avanti, man mano che li incontreremo.

#### Anche la "regola dei terzi/sezione aurea" è inutile?
Già altri hanno demolito la validità di questa presunta "regola" e non intendo aggiungermi ad essi. Tuttavia, vista la popolarità di questa "ideina", farò una eccezione e dedicherò uno spazio apposito per mostrare - con esempi concreti - quali sono i concetti reali che le stanno dietro e come funzionino davvero le cose. Sarà poi il lettore a trarre le sue conclusioni e spero gli sarà evidente la puerilità della suddetta "regola" (che non è considerabile neanche come "una stampella per principianti", perché è talmente corta da far zoppicare anche chi zoppo non è).

#### La "regola delle sezione aurea" è migliore della "regola dei terzi"?!....
Tentativo di "trollata" inutile, tanto non abbocco, non riesci a farmi arrabbiare!
Però...
però...
però... a pensarci bene una regola dei terzi ci sarebbe davvero, che non riguarda la composizione ma la fotografia in generale...

#### Ma vah, dài, non tenermi sulle spine, qual'è questa regola dei terzi ?!....
La vera "regola dei terzi", l'unica che abbia senso e validità generale, è questa: "la fotografia, la buona fotografia, è fatta per un terzo di creatività, per un terzo di luce e per un terzo di composizione". Ecco, questa "regola dei tre terzi" sono pronto a sottoscriverla!

Bene, questo dovrebbe bastare per avere almeno una idea generale ma strutturata e coerente di ciò di cui parleremo. Dal prossimo post cominceremo ad entrare nel vivo, ma non soltanto con le parole bensì con esempi pratici, fotografici. Non vi aspettate che parleremo subito di "centri di attenzione", "punti R3" (Ritorno, Riposo e Ripartenza), "linee di lettura", "convergenze" e cose simili; anzi, non intendo parlarne affatto per parecchio tempo, almeno fintanto che non avremo "scoperto" tutti questi concetti in modo del tutto naturale; solo quando li avremo già assimilati, almeno parzialmente, solo allora vedremo di dar loro anche un nome. Fino a quel momento sono termini tabù!


(continua)


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La cosiddetta "regola dei terzi" (comprese sezioni auree ed affini)
« Risposta #2 il: Domenica, 11 Marzo 2018, 16:10:59 »
## LA COSIDDETTA "REGOLA DEI TERZI" (comprese sezioni più o meno auree ed affini)

E cominciamo proprio da qui, da quella che NON è affatto una regola e non è neanche un aiuto nella composizione, bensì semmai un ostacolo, perché se accettata diventa un paraocchi che una volta indossato è difficile anche da togliere.

La seguente immagine l'ho presa a Varsavia, un paio di anni addietro, con la Lumix LX100, e fa parte della raccolta (*) "A CENT FOR YOUR THOUGHTS" (un soldino per i tuoi pensieri). Tuttavia, in questo contesto non ci interessa minimamente discutere sull'eventuale significato delle foto, ma solo della loro struttura compositiva, ossia della funzionalità delle scelte rispetto alla lettura dell'immagine stessa.

Nota.
In linea di principio è del tutto normale che le scelte compositive possano essere influenzate dall'attrezzatura disponibile al momento, quindi cercherò di prendere l'abitudine di indicarla sempre, che la cosa sia rilevante o meno nel caso specifico.



Questa immagine è composta rigorosamente secondo la cosiddetta "regole dei terzi", sia in verticale sia in orizzontale. Il soggetto si estende esattamente tra i due "nodi" (ossia gli incroci tra le linee orizzontali e verticali dei terzi) a destra e persino la linea scura verticale in primo piano è disposta nel posto "giusto" secondo i "limpidi canoni della regola": praticamente una disposizione da manuale! Evviva!!!

Indubbiamente, dal punto di vista compositivo l'immagine si regge bene, anzi, molto bene.

Cosa vuol dire? Vuol dire che la lettura dell'immagine funziona, ossia procede regolarmente senza intralci. Sì, va bene, ma cosa vuol dire questa frase? Significa sostanzialmente che l'occhio arriva subito e senza tentennamenti sul soggetto della foto, vi sosta per un po', poi comincia a spostarsi brevemente sul resto dell'immagine, ritornando quindi sul soggetto; sosta ancora un po' su di esso e lo esplora brevemente, poi ancora si distacca e va di nuovo in giro, ricominciando da capo e ogni volta soffermandosi un po' più a lungo sui particolari che abbiamo deciso di lasciargli da esplorare. Questo ciclo si ripete più volte, fintanto che l'osservatore è soddisfatto ed a quel punto comincia ad osservare la foto nella sua interezza e finalmente - forse - si concederà anche un momento di riflessione.

Se il vostro processo di lettura non ha seguito questo iter, significa che avete osservato l'immagine non come normali lettori, ma più probabilmente come fotografi.

Bene, allora, visto che la composizione rispetta in pieno la famigerata "regola dei terzi", possiamo almeno sostenere che questa "regola" in qualche misura funzioni?...

No, anzi, vedremo fra poco che applicare questa presunta regola in questo contesto ci preclude la mente dal considerare altre possibilità assai più efficaci. Ma prima di vedere tali alternative, cerchiamo di renderci conto di quale sia l'unico VERO principio che sta dietro questa "regoletta" tanto famosa, e si tratta di questo.

Il nostro occhio (o per meglio dire, il nostro cervello) non gradisce ciò che non riesce ad inquadrare dal punto di vista della simmetria: in pratica, quando cominciamo ad osservare una qualsiasi immagine che non sia dal vivo, anche se non ce ne rendiamo conto abbiamo necessità di stabilire prima di ogni altra cosa se essa segua una distribuzione sostanzialmente simmetrica oppure no. Se il nostro cervello non riesce subito a stabilire la cosa, allora rimane lì, anche a lungo, cercando di decidersi, come l'asino di Buridano, e tutto ciò lo infastidisce e gli impedisce di procedere oltre con la lettura dell'immagine. Perché ciò avvenga non riguarda noi, ma - forse - le neuro-scienze, tuttavia è una peculiarità fondamentale della nostra percezione che interviene pesantemente nella lettura delle immagini e quindi è necessario tenerne conto in sede di composizione delle stesse.

Ma quale è precisamente il legame con la "regola dei terzi"? Beh, è semplice: al nostro cervello piace che il contenuto di una immagine abbia una disposizione chiaramente simmetrica oppure asimmetrica, e reagisce male alle "vie di mezzo"; pertanto un tempo al principiante si raccomandava senza sosta quanto segue: "se hai un soggetto all'interno di un contesto sostanzialmente uniforme, allora o lo metti bene al centro oppure lo sistemi ben al di fuori del centro, ma non lasciarlo mai 'quasi' al centro, dove non è né carne né pesce". Ecco che nel corso degli anni probabilmente qualcuno ha avuto la "bella pensata" di trasformare questa sana raccomandazione in una generalizzazione senza senso, in una sorta di "regola" con valore generale, che non ha.

Questa fantomatica "regola" è priva di senso soprattutto in quanto perde del tutto di vista il fattore discriminante della questione, ossia la presenza di un "contesto sostanzialmente uniforme" che è quello che produce il problema; infatti, se il contesto è per sua natura chiaramente asimmetrico, allora la disposizione del soggetto non è più un problema, e può essere disposto dove si vuole, a 1/3, 1/4, 1/5, 1/6 o 1/quel-che-vi-pare, persino a 15/16 se vi aggrada, senza che ciò infastidisca il nostro occhio, neanche se il soggetto lo piazzate provocatoriamente "quasi" al centro. Provare per credere. (**)

Tornando all'esempio concreto, in questo caso il solo fatto di aver pensato alla "regola dei terzi" ci ha precluso di pensare in altro modo. Non vi sciolgo subito il mistero, ma vi suggerisco di rifletterci per vostro conto, affinché si possa trarre il maggior profitto da questo esempio.

Un aiutino?!... Certo!
Abbiamo detto che una grave "tara genetica" della regola dei terzi è data dal fatto di "perdere di vista la presenza o meno di un contesto sostanzialmente uniforme che è quello che produce il problema". Bene, è proprio questo il caso!!!

Nel prossimo post fornirò un'altra versione di questa immagine, ma senza alcun commento, per lasciare spazio ad ulteriori riflessioni senza influenze da parte mia.



(continua)



(*) "A CENT FOR YOUR THOUGHTS" raggruppa semplicemente immagini nelle quali il soggetto appare assorto nei propri pensieri, oppure disinteressato a quanto gli accade intorno, pur non essendo apparentemente impegnato in qualcosa che ne richieda l'attenzione (talvolta può sembrare addirittura che stia guardando dritto in camera, mentre in realtà non si è neanche accorto della ripresa).

(**) L'unica cosa che conta è la verifica pratica. Per il resto, tutte le argomentazioni che sono state avanzate per giustificare una qualche validità di questa "regola" dei terzi sono per me soltanto aria fritta, affermazioni campate in aria, cioè senza possibilità di conferma e quindi neanche di verifica né di smentita. Molto comodo, tipico dei venditori di fumo.


PS Ho deciso di cominciare a pubblicare senza stare a rivedere le bozze, quindi modificherò il contenuto dei vari post non solo per correggere errori e sviste, ma anche per modifiche sostanziali che riterrò opportune, dandone indicazione (se mi ricordo!) qui sotto.
Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto, o non soltanto, per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

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La regola dei... SETTIMI??!!...
« Risposta #3 il: Domenica, 11 Marzo 2018, 16:27:09 »
Come promesso, ecco di seguito una differente composizione della precedente immagine, senza commenti.

Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto, o non soltanto, per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

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Composizione e inquadratura sono cose assai diverse
« Risposta #4 il: Domenica, 11 Marzo 2018, 17:09:55 »
Domanda: per la composizione e' meglio usare un mirino o uno schermo ?
Sara' forse anche una cosa soggettiva ma sono due aggeggi molto diversi.
Né l'uno né l'altro.

La composizione andrebbe eseguita esclusivamente osservando la scena coi propri occhi, spostandosi fino a trovare il PdR (punto di ripresa) nel quale gli elementi si compongono come li abbiamo immaginati. Se non riusciamo a trovare un punto idoneo (il che è la norma), allora pazienza, lasciamo perdere e proviamo un'altra idea compositiva. Se invece riusciamo ad individuare il PdR che speriamo, solo allora prendiamo in mano la fotocamera per eseguire la terza fase, quella tecnico-operativa ossia la ripresa, e con essa la "inquadratura": è quindi l'inquadratura che richiede di osservare la scena tramite la fotocamera, NON la composizione. Quando arriviamo all'inquadratura vuol dire cha la composizione è già finita ed approvata.

Confondere la composizione con l'inquadratura è il più tipico degli errori (sicuramente favorito dalle diffusissime teorie "vivi-sezionistiche" della composizione). Ma l'inquadratura è solo l'atto tecnico-materiale di "riquadrare" la scena dallo stesso PdR (ossia dalla stessa prospettiva) e con le stesse proporzioni di come l'abbiamo concepita/pensata. Ma durante la fase compositiva la fotocamera non serve e può rimanere tranquillamente in borsa.

Semmai vi è da dire che per eseguire una inquadratura che rispecchi quanto più possibile la composizione che abbiamo già in mente, sarebbe auspicabile che i limiti esterni della scena inquadrata fossero ben definiti e cadessero in un bordo uniforme (per le stesse ragioni per le quali la valutazione di una qualsiasi composizione andrebbe fatta contro uno sfondo certo, come una cornice). Per questa ragione, la verifica del rispetto della composizione nell'inquadratura è più attendibile se eseguita in un mirino, piuttosto che sul display esterno, specie quando la luce ambiente è forte.

Una nota curiosa, ma interessante e (ritengo) utile.
Negli anni d'oro della fotografia analogica era pensiero comune (e ne sono convinto anche io) che un fotografo - bravo o meno poco importa, ma che sappia comporre - sia facilmente riconoscibile da come si muove: infatti, in genere si sposta in lungo e in largo osservando la scena, con la fotocamera in mano, o al collo, o in borsa, ma non all'occhio! solo quando decide di prendere lo scatto, solo allora porta la fotocamera all'occhio e inizia ad inquadrare; a quel punto, prima dello scatto può ancora spostarsi di qualche mezzo metro di qui o di là o avanti o indietro, ma non più di tanto. Questo modo di procedere è facilmente riconoscibile anche da molto lontano e si ripete ad ogni scatto, mentre chi "compone nel mirino" (principiante o meno che sia) si muove in modo del tutto imprevedibile (e non molto differente da quando eseguono un punta-e-scatta, solo più lentamente). Fateci caso e osservate con attenzione le prossime volte che avrete occasione di vedere qualcuno che fotografa.
Naturalmente ci stiamo riferendo alle situazioni che NON richiedono di "cogliere l'attimo", ovviamente!
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La scelta del PdR (Punto di Ripresa)
« Risposta #5 il: Domenica, 11 Marzo 2018, 23:05:07 »
Citazione da: pacific palisades
Mi piace l'idea della composizione non come inquadrare ma come cercare una situazione (situare il proprio corpo).
Ovvero porsi la domanda: perché sono qui? che cosa posso raccontare da questa posizione?

Sì, in molti fanno proprio così: si spostano, guardano e valutano se quel che vedono da quella posizione gli appare interessante. Ma questo, anche se praticabile, non è quanto intendevo, anzi è deleterio perché è un andare a tentoni. Questo sistema è praticato da chi mischia insieme la prima fase (idea) con la seconda (composizione) ed in genere anche la terza (quella tecnica, inquadratura e scatto), facendo quindi un gran fritto misto poco produttivo.

Cerco di spiegarmi meglio. Anche se con la pratica si finisce col passare fluidamente da una fase all'altra (ed un occhio non esperto probabilmente non si accorge neanche di tali passaggi), tuttavia l'approccio più proficuo richiede di mantenere separate almeno mentalmente le tre fasi. Si può quindi gironzolare per farsi venire un'idea, certamente, ma è solo quando ne abbiamo una che promuoviamo a "candidata" che inizia il "tentativo" di composizione, non prima. Da quel momento in poi si smette di gironzolare e ci si muove a ragion veduta.

La composizione NON consiste affatto nel "farsi venire una idea compositiva", ma nello scegliere una, tra le innumerevoli buone possibilità compositive, che valorizzi l'idea che abbiamo avuto in precedenza. Insomma, la composizione inizia soltanto DOPO che abbiamo un'idea ben precisa di quel che vogliamo fare, perché dobbiamo aver già ben chiaro in mente quel che vogliamo comporre, ossia "disporre insieme".

Proviamo a fare un parallelo con la stesura di un romanzo:
- la prima fase è il soggetto/trama (idea)
- la seconda fase è la sceneggiatura/traccia/personaggi (composizione)
- la terza fase è la stesura materiale del testo (inquadratura e scatto)

------------------

Detto questo, penso che forse è bene anticipare - almeno in parte - un argomento di cui in realtà intendevo parlare molto più avanti, anche se adesso è davvero prematuro, ma voglio evitare che nascano ipotesi non corrette: mi riferisco alla "ricerca del PdR".

La scelta del PdR NON riguarda la composizione bensì la fase precedente, quella dell'ideazione. Pertanto, in realtà il PdR non lo si cerca affatto, ma PRIMA lo si "immagina" mentalmente e POI lo si "verifica" andandosi a spostare fisicamente nel punto ipotizzato. L'idea di spostarsi in un posto solo per "vedere come si vede la scena da lì" è del tutto sbagliata: vuol dire procedere per tentativi, cioè a casaccio!!!

Quando osserva una scena, un fotografo deve essere in grado di farsi un'idea abbastanza ragionevole di come questa appare da qualsiasi direzione, anche dalla parte opposta, eventualmente anche abbassandosi o sollevandosi rispetto all'altezza di osservazione, il tutto senza necessità di andarci materialmente; insomma, deve essere in grado di immaginare almeno sommariamente qualunque PdR tutt'intorno alla scena che osserva: solo dopo che abbiamo ipotizzato un PdR che ci appare promettente ci sposteremo in tale punto.  Chiaramente, questa immaginazione è comunque approssimativa, e quindi una volta giunti sul punto la prima cosa che facciamo è quella di VERIFICARE se da lì le cose appaiono effettivamente come le abbiamo immaginate oppure no.

In altre parole, giusto per fare un esempio concreto, un "fotografo che sa quel che fa" si abbassa soltanto per verificare la corrispondenza del punto di vista con qual che già immaginava, mentre il fotografo "fai da te" si abbassa per "scoprire come si vede dal basso"!

Qui però ci fermiamo perché, come già detto, questo argomento è per il momento prematuro.
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Ulteriori considerazioni sulla cornice
« Risposta #6 il: Lunedì, 12 Marzo 2018, 19:07:53 »
E' auspicabile che dalla comparazione di queste due immagini siano già scaturite delle riflessioni (e possibilmente anche delle domande), ma intendo lasciare ancora un po' di tempo per ragionarci sopra in proprio.

Nel mentre, però, prima di continuare col discorso principale nel prossimo post, già che ci siamo colgo l'occasione per sfruttare queste due immagini per un'altra questione, ossia per:



### Ulteriori considerazioni sulla cornice

Abbiamo già accennato circa l'utilità (anzi, praticamente una necessità) dell'impiego di cornici, e adesso aggiungiamo alcune ulteriori considerazioni.

Anche se a stretto rigor di termini la cornice non fa parte della composizione, essa però interagisce inevitabilmente con ciò che racchiude, ed è utilizzata proprio per questa sua interazione (altrimenti servirebbe a poco). Pertanto, la cornice deve essere scelta non soltanto per delimitare i confini della composizione stessa, ma anche per essere in sintonia con essa. Dovrebbe quindi essere anche evidente che se da un lato una cornice scelta con criterio è certamente di grande supporto alla composizione, d'altro canto una scelta sbagliata può anche rovinare del tutto una composizione altrimenti ben riuscita. La cornice non può essere aggiunta tanto per metterne una, ma deve essere scelta in modo opportuno, affinché la composizione ne tragga beneficio invece che risultarne perfino danneggiata. Anche se il discorso è più complesso di quanto potrebbe sembrare (e se ci riusciremo lo affronteremo separatamente più avanti), è però opportuno anticipare almeno un criterio minimo di impiego, per illustrare il quale ci vengono in aiuto le due immagini di questo esempio.

Nella prima immagine la cornice è scura, la qual cosa la pone in sintonia col soggetto e in contrasto col contesto; nella seconda immagine la cornice è al contrario chiara, cosa che la pone non più in sintonia ma in contrasto col soggetto e di conseguenza in sintonia in col contesto (naturalmente, se il soggetto fosse stato chiaro su contesto scuro, allora sintonia e contrasto sarebbero invertiti).

La scelta deve basarsi sulla consapevolezza che la cornice tende a "spingere" l'occhio/cervello del lettore a concentrarsi maggiormente sugli elementi con tono in sintonia, piuttosto che su quelli con tono in contrasto, e proprio in conseguenza di ciò mette in risalto quelli di tono contrario. In altre parole, la cornice "spinge" verso gli elementi del proprio stesso tono e "sottolinea" il tono in contrasto. Nessuna delle due scelte è giusta o sbagliata, nessuna è preferibile in senso generale, ma la scelta dipende soltanto da ciò che l'autore ritiene più opportuno, a seconda che egli consideri più efficace PER LA COMPOSIZIONE indirizzare l'osservatore più verso gli elementi chiari oppure più su quelli scuri. Può sembrare una cosa da poco, ma nella realtà il tono della cornice interagisce fortemente con la lettura dell'immagine.

Qualora si ritenga preferibile non spingere la lettura verso un tono particolare, allora è preferibile adottare una cornice grigia. Le cornici non neutre (ossia colorate) possono certamente esse impiegate ed in certi caso sono anche raccomandabili, ma è chiaro che quando entra in gioco il colore allora le interazioni con la composizione si complicano notevolmente.

Queste poche considerazioni dovrebbero però essere già sufficienti per un uso non proprio casuale delle cornici, ma ovviamente non basta, perché occorre anche saper rispondere alla seguente domanda: quando è che una composizione trae beneficio dallo "spingere" l'osservazione verso alcuni elementi oppure verso altri? Non esiste una risposta generale, ovviamente, ma è chiaro che si sarà in grado di rispondere da soli e senza sforzo quando si comincerà a digerire la composizione nella sua interezza, cosa non immediata, certamente, ma con un po di perseveranza ci si arriva, chi prima e chi dopo, ma ci si arriva, tutti!



(continua)
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Ancora sulle cornici
« Risposta #7 il: Martedì, 13 Marzo 2018, 22:46:40 »
Citazione da: pacific palisades
Sono alla cornice.
Fino a ora ho considerato la cornice o come spazio in cui l'immagine in qualche modo si estende o come spazio che contiene l'immagine bloccandola (può anche bloccarla dialogandoci). Ghirri per esempio sosteneva che le sue fotografie non potevano essere circondate dal nero, serviva il bianco perché dava modo di continuare (essendo le sue immagini piuttosto sul chiaro).
Però sono aperto a altre visioni sulla cornice...

### Ancora sulle cornici

Se entriamo ad approfondire le cornici non ne usciamo più, per cui aggiungo giusto qualche considerazione solo per mostrare quanto la loro funzionalità sia assai più complessa di quel che si pensi ed evitare l'errore di considerarle in modo semplicistico.

Per esempio, se il contesto della composizione è molto chiaro e la cornice è bianca (oppure se è molto scuro e la cornice è nera), è evidente che essa non riesce più a delimitare chiaramente la composizione, ed allora finisce per "estendere" la composizione stessa entrandone a far parte, in misura maggiore o minore a seconda dei casi. In tali situazioni, se vogliamo evitare questa "estensione", per ripristinare la funzione della cornice la soluzione più collaudata (che è anche la più semplice) consiste nel realizzare le cornici con un bordo interno di tonalità opposta ed assai più fine, come nelle due immagini postate in precedenza.

Il bordo interno di tono contrario, anche se finissimo, è sufficiente per interrompere l'estensione della composizione nella cornice, e questa soluzione può essere adottata d'abitudine anche quando non strettamente necessaria, perché in genere non ha controindicazioni. Tuttavia, quando invece si preferisce lasciare che la composizione si estenda all'esterno, allora la cornice (o passpartout) senza bordo interno deve essere molto ampia (in genere almeno quanto la metà della larghezza dell'immagine).

Facevano dunque bene quei fotografi che raccomandavano tipo e colore di cornice (o di passpartout) per ognuna delle proprie immagini, quando esse erano osservate esclusivamente stampate; ma al giorno d'oggi è più sicuro aggiungere la cornice direttamente ai propri file digitali, perché altrimenti il più delle volte esse finiranno visualizzate su sfondi casuali e saranno proprio quegli sfondi a far loro da cornice, che ci piaccia o meno.

Il problema infatti è appunto questo: che anche se noi non aggiungiamo una cornice, ogni immagine finirà comunque con un qualche sfondo a far loro da cornice; pertanto, se non ci pensiamo noi ad inserire le nostre immagini in una cornice appropriata, quando saranno osservate avranno comunque come cornice quel che casualmente capita loro intorno, che potrebbe essere chiaro o scuro, neutro o colorato, senza alcun controllo da parte dell'autore.

Nel concludere voglio ribadire che con le cornici non esistono scelte giuste né sbagliate, ma neanche si tratta di "mi piace" o "non mi piace". La cornice è una necessità, ma NON estetica (*), bensì funzionale a quel che ha in testa l'autore e nessun altro.




(*) l'idea della cornice come elemento "estetico" proviene - purtroppo - dall'arredamento e non certo dall'arte figurativa!
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