Autore Topic: Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)  (Letto 401 volte)

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Offline Sardosono

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Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)
« il: Lunedì, 23 Luglio 2018, 20:42:29 »
Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)

Sappiamo bene che il nostro cervello effettua un intenso trattamento HDR di quel che vediamo, e ne siamo abituati al punto tale che non resistiamo alla tentazione di aprire le ombre nelle fotografie che prendiamo, ed abbiamo persino l'ardire di definire il risultato "più naturale".

L'unica situazione nella quale possiamo renderci conto di quanto sia invece "artificiale" l'intervento del nostro cervello, rispetto a quanto realmente registrato dall'occhio, si verifica quando di luce ce n'è talmente poca che il nostro cervello non è più in grado di fare questi interventi; in queste situazioni possiamo quindi finalmente toccare con mano (anzi, con l'occhio) l'entità di tali HDR ante-litteram.

Le immagini seguenti non sono un test, ma sono gli scatti che ho portato a casa ieri notte, mentre facevo ora lungo la spiaggia aspettando che finisse un concerto per riportare a casa mia nipote (figlia di mia sorella, non sono nonno!)

Il livello di illuminazione medio delle zone dove stavo passeggiando, era talmente basso da raggiungere a tratti il confine tra la visione a colori e quella monocromatica; l'ho stimato intorno ad un valore luce di circa meno quattro (EV=-4), con picchi che neanche arrivavano pienamente a EV=+2 nei punti di massima illuminazione sotto la luce artificiale.

Vi propongo quindi otto scatti, metà a colori e metà in BN, suddivisi in due blocchi. Nell'osservarli considerate che sono pensati e lavorati per essere stampati (anche se ovviamente solo alcuni valgono la stampa, penso 1, 2, forse 3, 6 e 7), ma ciò è importante per valutare il trattamento, in particolare per i primi quattro (anche perché la grana a video non rende minimamente, quindi o la lavori per la stampa o lasci perdere).

Nel primo blocco gli scatti sono presi in condizioni di "luce" - si fa per dire! -  tali che chi mi ha visto deve avermi preso per scemo, pensando "ma che sta fotografando quello: il buio?!...". Questi quattro scatti - due BN e due colore - hanno in comune il fatto che la struttura dell'immagine è di fatto costituita unicamente da "grana"; li lascio in dimensioni originali affinché si possa vedere come la qualità di questa grana - assolutamente naturale! - sia al livello della miglior grana secca del BN analogico: guardare per credere! Ma il fatto è che altrettanto gradevole è la grana nelle due immagini a colori, e questo era quasi impossibile con le pellicole a colori, in quanto la grana soffriva di aggregazione, una cosa tipo caleidoscopio (che possiamo considerare l'equivalente dell'aggregazione a chiazze del Foveon). Anche in questo caso: guardare per credere. Qualora il risultato non vi sembri un granché, vi informo che l'indice di esposizione EFFETTIVO di questi quattro scatti si aggirava intorno a MENO QUATTRO.... Se poi la grana non vi piace e basta... beh, è un problema vostro, mica mio!!!

Gli scatti del secondo blocco sono invece, per confronto col primo, ripresi con luce accecante, non ostante il buio tutto intorno la faccia da padrone. Abbiamo tre scatti con indice di esposizione intorno a uno (precisamente per EV=+1.3 e EV=+1.7) ed un quarto con addirittura EV=+6.7. Posto anche questi a piena risoluzione, per consentire di operare un confronto con i precedenti e notare che anche in questi scatti è presente una certa quantità di grana, ma non arriva certo a sostituire la struttura dell'immagine.

FUJIFILM XT-10 con Fujinon XF 35mm f/1.4 R (sempre a tutta apertura ovviamente)


1) ISO 6400 f/1.4 1/10s IE=-1.7 EV=-4 (stima)


2) ISO 6400 f/1.4 1/20s IE=-0.7 EV=-5 (stima)


3) ISO 6400 f/1.4 1/25s IE=-0.3 EV=-6 (stima)


4) ISO 6400 f/1.4 1/8s IE=-2 EV=-4 (stima)
Trattamento da rifare: troppo rumore per i miei gusti, o per meglio dire troppo appariscente.
Pregasi notare la linea dell'orizzonte che appare disallineata tra la parte destra e quella sinistra...  :wow:  :-\


5) ISO 6400 f/1.4 1/100s IE=EV=+1.7 (sulla panchina)


6) ISO 6400 f/1.4 1/100s IE=EV=+1.7 (sulla panchina)


7) ISO 6400 f/1.4 1/70s IE=EV=+1.25 (sui ragazzi a destra)


8 ) ISO 250 f/1.4 1/125s IE=EV=+6.7 (all'interno del carro-chiosco)
Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto, o non soltanto, per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

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Offline pacific palisades

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Re:Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)
« Risposta #1 il: Martedì, 24 Luglio 2018, 00:36:17 »
Ecco, invece io avrei stampato subito la 4 così com'è, col suo rumore magenta e l'orizzonte turbato.
Perché?
Perché trovo bello il colore (nonostante le aberrazioni), e bella la grana e il soggetto ha l'energia delle palme dipinte da Mario Schifano.
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Se come so sei un marinaio che osserva l’arrivo del tifone, allora aggrappati stretto e forte all’elemento libero che liberamente voli.
Dario Voltolini Forme d'onda

Non tentare di adattarti a questi delicati palati. Puoi tagliare certo, puoi far fuori qualche ridondanza qua e là, ma sei 'raffinato' così, quando sei te stesso. Non farci caso quando ti danno del rozzo, non hanno nient'altro da opporti. Non sei come blateri di tanto in tanto una ciocchetta!
Antonio Moresco Lettere a nessuno

Offline clax

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Re:Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)
« Risposta #2 il: Martedì, 24 Luglio 2018, 07:17:32 »
Caruccia l'ultima ma, la prima e la terza
sono dipinti riuscitissimi, molto belle!
Sembra correre come il vento
però il tempo non ha premura.

   Fabrizio De Andrè

Offline Rino

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Re:Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)
« Risposta #3 il: Martedì, 24 Luglio 2018, 10:19:47 »
Se una foto vale mille parole, queste foto facevano bene ad essere presentate con sole due righe di testo perché sono molto belle e meritano di vivere di vita propria, senza sembrare di supporto alla spiegazione tecnica. Mi piacciono moltissimo la 2, la 3 e la 4. Complimenti!
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Offline pacific palisades

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Re:Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)
« Risposta #4 il: Martedì, 24 Luglio 2018, 10:23:16 »
Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)

Questi quattro scatti - due BN e due colore - hanno in comune il fatto che la struttura dell'immagine è di fatto costituita unicamente da "grana";

Sono affascinato da questa grana, so che sembrerà un po' un contorcimento intellettuale, ma per me un'immagine resa così è come se toccasse la materia (o la "sostanza" dei filosofi), non si tratta più di "raffigurare" il soggetto, ma di mostrare-svelare la sostanza più intima della realtà.
Per capirci, come la serie delle ninfee di Monet non sono fiori: è una visione del reale che passa ad un livello più alto, è un paradigma della visione che salta per fare posto a uno nuovo più profondo.
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Offline andrea948

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Re:Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)
« Risposta #5 il: Martedì, 24 Luglio 2018, 11:10:16 »
A mio parere (e gusto) buone sicuramente la 1 , la 2 e la 6 , un dubbio per la 3 , mi piace, ma forse per l'atmosfera tra l'inquietante e l'onirico che suscita più che per lo scatto in se.... Sarei stato curioso di vedere i risultati con la SDQ, così per curiosità.
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Offline Lorenzo F.

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Re:Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)
« Risposta #6 il: Martedì, 24 Luglio 2018, 11:54:00 »
1627
La 7 è la mia preferita, ma anche la 2 non scherza per la forza della luce sulla fontana.
Detto ciò.... Come fai a stimare l'indice EV in modo preciso?
Non sapere chi siamo è grave. Non sapere cosa si vuole è rischioso. Non capire con chi si sta parlando può essere drammatico.
M.Villani

Offline Lorenzo

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Re:Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)
« Risposta #7 il: Martedì, 24 Luglio 2018, 23:31:44 »
Foto amplificazioni! Bellissima idea e immagini degne di una buona idea.
Io sono un tipo da 2. Ma ora ho capito qualcosa in più di questo mondo formalmente astratto.  :si:
Grazie
  • Lorenzo
     
Litigo con Sd15 da settembre 2015.

Poi faccio pace...

Offline conla

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Re:Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)
« Risposta #8 il: Martedì, 31 Luglio 2018, 09:42:19 »
a sto punto l'hdr è "nato" con il digitale e prima se ne faceva un uso più moderato o è tutta colpa del bayer?
CRISigma :si:

Offline Sardosono

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Re:Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)
« Risposta #9 il: Martedì, 31 Luglio 2018, 16:55:49 »
Citazione da: conla
a sto punto l'hdr è "nato" con il digitale e prima se ne faceva un uso più moderato o è tutta colpa del bayer?
Bella domanda!  :si:
Il discorso sarebbe chilometrico, ma possiamo partire dalla risposta breve, che è: la prima e l'ultima che hai detto! L'HDR come lo intendiamo comunemente è infatti una idea tutta digitale e... sì, è tutta colpa del mosaico.

IL PROBLEMA DELLA COMPRESSIONE DELLA GAMMA TONALE

In concetto che sta alla base è ovviamente una esigenza figlia della fotografia analogica e nasce dal fatto che la gamma tonale massima restituibile da una stampa non riesce a superare i 5 stop e mezzo, nella migliore delle condizioni (cioè soltanto nel caso di carta bianchissima con finitura lucida, altrimenti anche meno). Le pellicole negative a colori registrano all'incirca la stessa gamma tonale, mentre le pellicole diapositive arrivano a circa uno stop in più, che però risulta visibile soltanto in proiezione.

Ma alcune pellicole negative bianco e nero possono arrivare anche a due stop in più (7 e 1/2, e addirittura fino a 8 e 1/2 con gli accorgimenti di Ansel Adams) e qui nasce un problema: cosa fare di quei due stop di informazione in più? Perché se stampo normalmente mi ritrovo con la coperta corta: posso mantenere tutti i dettagli nelle luci, ma così perdo i due stop nelle ombre più profonde che si fondono nel nero; oppure posso mantenere tutti i dettagli nelle ombre profonde, ma così perdo i due stop nelle alte luci che si fondono nel bianco; oppure ancora scelgo una via di mezzo e perdo uno stop da entrambe le parti. Cosa si può fare di meglio?!...

NOTA: da qui in poi i mezzi stop li ignoriamo per semplificare il testo.

LA SOLUZIONE

L'unica soluzione possibile è quella di riuscire a "comprimere" la dinamica tonale della pellicola, in modo che i 7 stop registrati dalla pellicola vengano distribuiti nei 5 stop registrabili dalla stampa; ossia, riducendo all'osso, che ogni stop intero nella pellicola vada ad occupare lo "spazio" di 5/7 (cinque settimi) di stop nella stampa.

Bello vero? A parole è semplice, ma... si può fare? La risposta è sì.

Ansel Adams ha infatti dimostrato che è fattibile, ma a prezzo di una complicazione non da poco, prima nell'esposizione e nel trattamento di OGNI SINGOLA LASTRA e poi nell'esposizione e nel trattamento di OGNI SINGOLA STAMPA.

Mmmmmm... ok, fare si può fare, va bene. Ma se le cose stanno così, allora sorge un'altra domanda: vale la pena tutto l'ambaradan necessario per ottenere il risultato?

Ognuno può dare la sua risposta, che è comunque legittima. Ma se osserviamo quel che è accaduto nel mondo della fotografia a seguito della pubblicazione del lavoro di Ansel Adams, appare evidente che dopo un notevole entusiasmo iniziale, la risposta generale è stata: no, non ne vale la pena. Certamente alcuni fotografi hanno adottato il sistema, persino affinandolo, ma sono stati una sparuta minoranza e in genere tale adozione si è rivelata solo temporanea. Insomma, che a me risulti, l'unico "fotografo di rilievo fotografico" (che abbia, cioè, lasciato un segno significativo nella storia della fotografia) e che abbia adottato sistematicamente il metodo di Ansel Adams è stato... Ansel Adams!

DA ANSEL ADAMS ALL'HDR

Con l'avvento del digitale, il problema di comprimere una gamma tonale per ridistribuirla uniformemente su una gamma più ristretta è diventato un gioco da ragazzi: si tratta di scrivere un algoritmo sostanzialmente semplice e di applicarlo ai valori di luminanza (assoluta o cromatica) di ogni singolo pixel. Questa è certamente una buona cosa, che consente anche altre utilissime applicazioni, alcune neanche immaginabili in campo analogico, come per esempio la equalizzazione cromatica (che è esattamente alla base del trattamento del segnale digitale di un sensore Foveon).

Tuttavia, essendo così semplice trattare l'informazione digitale, ci si può anche sbizzarrire per creare varianti di tale algoritmo base, al fine di tener conto di qualsiasi ghiribizzo ci salti in mente, tipo: "Ma sì, quasi quasi, invece di comprimere tutto, comprimo solo le luci mentre, pian piano che scendo nelle ombre, riduco la compressione progressivamente fino a zero, e poi magari - che idea geniale! - comincio addirittura ad espandere le ombre, invece di comprimerle! Dai, sì, lo faccio, tanto non mi arrestano mica..." Signore e Signori, ecco che è nato l'HDR!!!

Possiamo esprimere a parole quello che fa un algoritmo HDR in questo modo: conferire alle ombre uno spazio tonale maggiore rispetto alla loro reale presenza, sottraendo al contempo questo spazio alle luci. Più brevemente ancora: aprire le ombre a discapito delle luci.

E già che siamo in argomento, approfitto per chiarire un concetto che si è rivelato duro da digerire per molti: ogni apertura delle ombre è SEMPRE a discapito delle luci, SEMPRE. Non esiste modo per aprire le ombre salvaguardando interamente le luci: la cosa è matematicamente e fisicamente impossibile, perché la coperta è lunga soltanto 5 STOP E MEZZO, che è la "lunghezza tonale" della miglior stampa possibile.

Facciamo attenzione quando leggiamo che su carte "speciali" con inchiostri "speciali" si può superare questo limite: è vero, ma al lato pratico l'occhio non vede alcuna differenza. Infatti, a meno che qualcuno non stampi solo per "fare una cortesia agli strumenti di misurazione" (i densitometri in questo caso), direi che "quasi" tutti stampiamo solo per gli occhi, nostri e degli altri, o no?!...



A questo punto qualcuno potrebbe timidamente affermare: "Scusate ma, in fondo, Ansel Adams col suo metodo apriva le ombre anche lui, giusto?!..." Premesso che questo qualcuno deve ringraziare che via web le padellate in testa non si possono dare, la risposta è perentoria: No, Ansel Adams non si è mai sognato di aprire le ombre. Anzi, nel suo metodo era estremamente attento a non privilegiare mai una zona a discapito di un'altra. Aprire le ombre, è invece l'esatto contrario: vuol dire fare figli e figliastri; è come dare due fette di torta al "piccolino di casa" e soltanto mezza a testa ai figli più grandicelli.

Lo stesso qualcuno di prima - fattosi animo per aver scoperto che le padellate non viaggiano in rete - potrebbe insistere sostenendo che lui, col suo software XYZ, riesce tranquillamente ad aprire le ombre ed anche le luci contemporaneamente! Ebbene sì, mio caro Signor Qualcuno, puoi farlo; ma se avrai il coraggio di andare a guardare i mezzi toni, li troverai completamente spiaccicati e ridotti ad una marmellata, schiacciati dall'alto e dal basso. Se aprire le ombre è un atto "sconsiderato" (nel senso letterale, cioè che in genere è praticato senza considerare le inevitabili conseguenze sul resto dell'immagine), aprire ombre ed insieme anche luci è un atto di cinismo inaudito, che dovrebbe avere rilevanza penale.

Signor Qualcuno: Senti, un'ultima cosa... però prima metti via la padella, da bravo, ecco, così... Scusa se insisto, ma mi viene da pensare che se apro le ombre, le luci e anche i mezzi toni, tutto quanto insomma, a quel punto non dovrebbe tornare tutto a posto?!....

Sardosono: No, basta, non ce la faccio più, mi arrendo. Senti tu a me, Signor Qualcuno o come ti chiami: dammi l'indirizzo che ti mando una padella tramite corriere, gratis, di quelle belle, pesanti. Poi, con calma, magari nel fine settimana, quando sei tranquillo, ti ritagli un momento di decenza e ti prendi a padellate in testa da solo. E se te ne dai abbastanza, magari finisce che mi ringrazi pure...



NOTA IMPORTANTE
Mi preme far notare che NON ho MAI usato neanche una volta l'espressione "gamma dinamica" (la parola "dinamica" non compare mai come aggettivo, e una sola volta come sostantivo in "dinamica tonale", che è tutto un altro paio di maniche), il che non è casuale. Vi invito ardentemente a non farlo neanche voi, perché qui sotto casa da "Acqua e Sapone" di padelle c'è l'imbarazzo della scelta...
Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto, o non soltanto, per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

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Offline agostino

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Re:Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)
« Risposta #10 il: Martedì, 31 Luglio 2018, 16:58:52 »
Sono riuscito a vederle soltanto oggi, molto interessanti!
  • Agostinocantastorie?
     
Fuji xe1 + Fujinon 18-55 mm + Touit 12 mm; Contax g2 + 28+ 50 +90 mm; sigma sd4 + 17-50 mm f 2,8 Ex.
(Al momento silenti: Yashica fx 3 2000 e Contax aria + contax 35mm f2,8 +contax 50 mm 1,4 + contax 80-200 f4)

Offline Rino

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Re:Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)
« Risposta #11 il: Martedì, 31 Luglio 2018, 17:38:47 »
Citazione da: conla
a sto punto l'hdr è "nato" con il digitale e prima se ne faceva un uso più moderato o è tutta colpa del bayer?
Bella domanda!  :si:
Il discorso sarebbe chilometrico, ma possiamo partire dalla risposta breve, che è: la prima e l'ultima che hai detto! L'HDR come lo intendiamo comunemente è infatti una idea tutta digitale e... sì, è tutta colpa del mosaico.
....

Ottimo, letto con attenzione.
Faccio parte di quei fotografi che hanno usato il sistema zonale con le lastre, ma, imparata l'arte, la misi da parte dopo poco tempo. La grande lezione che mi ha lasciato A.A. è stata quella della previsualizzazione, quindi esporre in modo ottimale per ottenere i risultati voluti - pensati già in fase di ripresa - sapendo i limiti della pellicola (oggi del sensore) e della stampa.

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Offline hobbit

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Re:Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)
« Risposta #12 il: Martedì, 31 Luglio 2018, 20:09:57 »
Ciao Antonello, correggimi se mi sbaglio.

A me sembrava di capire che tutte le volte che io agisco sulle luce, mezzitoni, ...., oppure agisco sulle curve altero l'equilibrio tonale della foto. Espando delle zone e necessariamente ne contraggo altre.

Poi sempre da quello che capisco, sempre ragionando con il digitale, nel momento che io salvo in jpeg (il formato che generalmente uso, prima con il 4/3 ora con il m4/3) dovrei ritrovarmi con 7 stop (almeno teorici non tenendo conto del rumore digitale). Giusto? In raw di più, a seconda delle caratteristiche tecnologiche del sensore e della circuiteria di contorno. Perciò nel momento in cui vado in stampa, per opera del laboratorio avviene anche in questo caso il processo di compressione.

Altra cosa, da quello che ho anche capito osservando le varie foto in giro che vengono definite come HDR, in genere non ci si accontenta di usare una curva che esalti le ombre, anche perché questo porta ad una enfatizzazione del rumore, ma in genere vengono usati più scatti per con esposizioni diverse e poi ricombinati, in modo che le ombre siano effettivamente leggibili.

Ultima cosa, ai tempi della pellicola, come adesso del resto, ero un principiante, sia per capacità, ma anche per la modalità di interazione con il laboratorio di sviluppo e stampa.
Il colore cercavo di esporlo più correttamente possibile, stop.
Con il B/N anche se non stampavo cercavo comunque di ottenere il risultato che volevo. Ragionando sulle stampe cannate che a volte avevo ottenuto a causa di errori avevo trovato delle strategie per ottenere i risultati che più mi piacevano. Ad esempio con il B/N mi piaceva il contrasto elevato anche se comportava la perdita di dettagli. I risultati più decisi li ottenevo prendendo la XP2 (B/N con processo c41) che era una 400 asa, la esponevo a 800 asa, ma la facevo tirare di 2 stop come se fosse stata esposta a 1600 asa. Il che mi restituiva delle stampe quasi prive di mezzi toni, in tono generalmente alto, ma anche con dei bei neri. Posso fare qualche scansione per mostrare i risultati se qualcuno è curioso.
La domanda è, visto che siamo lontani, ti devo dare l'indirizzo per spedirmi la padella?  :))

A parte le battute ho detto tante cretinate? Ciao e grazie comunque per il bel post.
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"Molti di quelli che vivono meritano la morte, e molti di quelli che muoiono meritano la vita. Tu sei in grado di valutare, Frodo? Non essere troppo ansioso di elargire morte e giudizi. Anche i più saggi non conoscono tutti gli esiti." (J.R.R. Tolkien)

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Re:Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)
« Risposta #13 il: Martedì, 31 Luglio 2018, 23:00:27 »
No, no, non hai pronunciato/scritto le fatidiche due paroline "gamma dinamica" quindi tranquillo, niente padellate!  :gh:

Ma il problema è che una volta che si giunge a questo punto si finisce comunque per parlare della cosiddetta "gamma dinamica", anche senza pronunciarne il nome. Come dire: anche se lo chiamiamo "tu sai chi..." sempre di Voldemort stiamo parlando!

Il motivo per il quale evito come la peste questo argomento è che per quanto possa sforzarmi non ho speranze di semplificare i concetti in gioco fino a renderli comprensibili al punto da poterne discutere; quindi che faccio?!... Onestamente non lo so...

Il web è talmente stracolmo di sciocchezze su questo argomento, trattate come se fossero verità scientifiche assodate, che il solo pensare di fare anche giusto un minimo di chiarezza mi appare come combattere i mulini a vento. Onestamente, riconosco e dichiaro di non essere all'altezza di questa "guerra", non sono proprio in grado.

Una volta una giornalista durante una intervista chiese ad Albert Einstein di semplificare ulteriormente i concetti esposti, affinché fossero comprensibili alla maggior parte possibile degli ascoltatori (tra cui lei stessa); Einstein le rispose, con tono di resa: "Qualunque argomento, per quanto complesso, può essere reso il più semplice possibile. Ma non più semplice di quello!"

Così Albert Einstein, figuriamoci io, poveretto me... L'unica cosa che posso cercare di fare è quella di elencare, in ordine sparso, una serie di idee e concetti che sono completamente diversi dall'immaginario collettivo fotografico! Basta che poi non mi chiediate di spiegarli.

NOTA: mi rassegno ad usare l'espressione "gamma dinamica" come comunemente usata, perché altrimenti finisco per alimentare la confusione invece di ridurla.

- un JPEG a 8 bit è in grado di rappresentare (teoricamente) fino a 13.5 stop di gamma dinamica (altro che 7!), il che è ASSAI più della gamma dinamica registrabile da QUALSIASI SENSORE C-MOS, anche futuro (ma anche se un giorno il grafene dovesse consentire di andare oltre, ma che cosa dovremmo farcene di tutta quella gamma dinamica? niente, assolutamente niente, perché anche secondo me più di 11 stop non servono proprio a nulla... vedi qui di seguito)

- la gamma dinamica rappresentabile da un JPEG è ESATTAMENTE LA STESSA di un TIFF a 8 o a 16 bit, così come di un JPEG 2000 o un PNG o qualsiasi altro formato ideato per la fotografia (quindi, per esempio, NON il BMP o il GIF) ed è stata intenzionalmente limitata a 11 stop, perché andare oltre sarebbe del tutto inutile (vedi più sotto)

- l'idea che un tiff a 16 bit possa contenere una maggiore "gamma dinamica" rispetto ad un tiff a 8 bit o a un jpeg è assolutamente priva di fondamento (vedi di seguito)

- ancor più in generale, l'idea che il numero di bit usati per rappresentare una informazione sia direttamente collegato alla massima "gamma dinamica" registrabile e/o rappresentabile è una bufala storica, che purtroppo sopravvive ancora oggi, causata dal classico errore di confondere una grandezza geometrica o logaritmica con la sua rappresentazione numerica, come se fossero la stessa cosa (la grande diffusione di questa sciocchezza colossale è probabilmente dovuta al sostegno ufficiale che le fu attribuito fin dall'inizio da Luminous Landscape e poi da lì ripreso da molti altri,  e che "pare" - non ho proprio voglia di andare a controllare se ci sia ancora l'articolo scellerato, ma penso proprio di sì - "pare" che tale convincimento permanga tutt'ora: ok, sbagliare è umano, ma perseverare... ohibò...)

- a rigor di termini, il concetto stesso di "gamma dinamica" cessa di esistere nel momento in cui salviamo una immagine in qualsivoglia formato; questo perché il contenuto di qualunque file fotografico NON è pensato in termini di livelli di luminosità bensì in livelli di densità, secondo una scala densitometrica tendenzialmente logaritmica ma convenzionale ed arbitraria (IDENTICA IN TUTTI I FORMATI), definita per mezzo tabellare (potremmo considerarla una LUT di luminanza separata per canale)

- la convenzione densitometrica adottata in TUTTI i formati fotografici non è stata pensata da qualche buontempone in libera uscita, ma fu scelta per essere il più possibile equivalente alla sensibilità REALE del nostro occhio

- il nostro occhio ha circa SEI STOP scarsi di "gamma dinamica" REALE, ossia poco più dei 5 e mezzo della "gamma densitometrica" di un'ottima stampa (la qual cosa NON è affatto una coincidenza, ma lasciamo perdere); non lasciamoci quindi ingannare dal fatto che il cervello usi le informazioni fornite dall'occhio in più immagini adattate per fare un HDR fino ad 11 stop: l'occhio è comunque limitato al pari di una (ottima) stampa

- "gamma dinamica" e "gamma densitometrica" sono due concetti tra i quali e facile confondersi, ma che sono ben diversi e ben poco compatibili: la "gamma dinamica" è virtualmente illimitata in un verso (una semiretta, o meglio, un vettore), mentre una "gamma densitometrica" è limitata ad entrambi gli estremi (un segmento); ora, poiché un vettore ed un segmento non sono convertibili l'uno nell'altro, è chiaro che se facciamo confusione produciamo subito paradossi

- quando mandiamo in stampa una qualunque immagine (jpeg, tiff, png o qualunque altro formato fotografico), la conversione in apertura del file tiene automaticamente conto della suddetta convenzione densitometrica adottata nel file, e di conseguenza converte altrettanto automaticamente l'informazione densitometrica nei 5 stop e mezzo massimi della stampante (fossero anche stati 13 stop di "gamma dinamica" in origine, vengono automaticamente ridistribuiti su 5 e mezzo esattamente come farebbe il nostro occhio, né più né meno); che poi stampiamo nella nostra stampantina di casa o che ci affidiamo al Centro Stampa Internazionale AGFA GEVAERT, da questo punto di vista sarà esattamente lo stesso

- rileggendo quanto ho scritto nel paragrafo precedente mi viene l'orticaria, perché in realtà al momento della stampa non avviene nessuna ridistribuzione di un bel niente, in quanto tale operazione è implicita nella conversione densitometrica avvenuta al momento della creazione del file, che ha attribuito i giusti livelli di densità; ma quando semplifichi troppo vengono fuori per forza le scemenze...

(scusate un momento, vado a darmi qualche padellata in testa, torno subito...)

- giusto per lenire la mia orticaria, devo precisare che in nessun caso nessun laboratorio opera mai nessuna compressione densitometrica (non saprebbero neppure di che stiamo parlando e ci prenderebbero pure per scemi...): diciamo che è la semplice operazione di decodifica del formato che mette a posto le cose

- per finire, ribadisco quanto ho scritto in altro topic (questo qui, penso valga la pena di ri-leggerlo) pochi giorni addietro, cioè in estrema sintesi: evitiamo come la peste di fare analogie tra IL SENSORE DIGITALE E LA PELLICOLA NEGATIVA, soprattutto quando si parla di esposizione, perché dal punto di vista densitometrico FUNZIONANO ESATTAMENTE ALL'OPPOSTO L'UNA DELL'ALTRO.

Scusate, adesso smetto, mi fa male la testa...  :(
Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto, o non soltanto, per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

SDQ+SD15+SD10 18-35/1.8+50/1.4+17-70/2.8-4OS+17-35/2.8-4+Elmarit135/2.8
GX7+GX1+GH1 20/1.7+25/1.4+45/1.8+60/2.8+70/2.8+20-40/2.8+Vario-Elmarit-14-50/2.8
X-T10 35/1.4+50/1.2+28/2.8+Sonnar90/2.8+135/2.5+16-50/3.5-5.6OS+70-200/4Macro
LX100  GXR+evf 50/2.5Macro+28/2.5  Alpha65  S3Pro  Digilux-2

Offline Italo

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Re:Foto-Amplificazioni (fotografare al limite del buio)
« Risposta #14 il: Mercoledì, 01 Agosto 2018, 09:36:05 »
Citazione
Scusate, adesso smetto, mi fa male la testa...
Non hai più l'età per fare pistolotti!  O:-) :))
  • Italo
     
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