Autore Topic: SD Quattro sul campo: dal Colore Forte al Bianco e Nero  (Letto 343 volte)

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Offline andrea948

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Re:SD Quattro sul campo: dal Colore Forte al Bianco e Nero
« Risposta #15 il: Martedì, 07 Agosto 2018, 10:09:29 »
Citazione da: pacific palisades
Ma "colore forte" nel senso di colore "standard" o "saturo" oppure colore forte nel senso che il soggetto ha dei colori saturi?

IL COLORE FORTE QUESTO SCONOSCIUTO





INTRODUZIONE
... E la Fotografia è Composizione più Creatività, con un pizzico di tecnica.


SANTE PAROLE!!!
1° scelta del soggetto
2° inquadratura o PDR (stessa cosa)

a questo punto sei all'80% il 20% è tecnica. Peccato che i punti 1 e 2 non si imparano sui manuali....




Sigma Sd4, Sigma DP2 Merrill, Canon 5D Mark II, Leica D-Lux (Typ 109), Canon EF 70-200mm f/4.0 L USM, Zeiss Vario-Sonnar 28-85mm f/3.3-4 (C/Y), Canon EF 50mm f/1.8 STM, Sigma 15-30mm f/3,5-4.5 EX DG, Sigma 30mm f/1.4 DC Art Canon Pixma Pro-1.

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Re:SD Quattro sul campo: dal Colore Forte al Bianco e Nero
« Risposta #16 il: Martedì, 07 Agosto 2018, 19:20:00 »
post prezioso che ho letto e rileggerò e che si inserisce perfettamente nella lettura che sto facendo in questi giorni di Franco Fontana (la fotografia creativa) in cui riprende diversi punti trattati in questo post e che parte comunque dallo stesso presupposto espresso da Sardosono e che sento sempre più anche io "scattare è una questione di pensiero. Bisogna fotografare quello che si pensa, non quello che si vede. Si scatta con la mente, non con le dita. Le immagini sono un'emanazione del fotografo, traducono in un linguaggio universalmente comprensibile la sua interpretazione del mondo" (spero di avere capito bene quel punto espresso da Antonello e di avere accostato con coerenza a quanto letto sul libro di Fontana  O:-))

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Offline Sardosono

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Re:SD Quattro sul campo: dal Colore Forte al Bianco e Nero
« Risposta #17 il: Mercoledì, 08 Agosto 2018, 00:46:41 »
(...) la lettura che sto facendo in questi giorni di Franco Fontana (la fotografia creativa) in cui riprende diversi punti trattati in questo post e che parte comunque dallo stesso presupposto espresso da Sardosono ...

Oh caspita, sarebbe davvero lusinghiero per me  :D se Franco Fontana "riprendesse" anche un solo argomento trattato da me!    8)   Ma ciò non è soltanto improbabile, bensì proprio impossibile, perché questo libro, per quanto molto recente, è comunque di due anni fa! Per fortuna, così non c'è rischio che io mi monti la testa!....   :ohi:  :P

Guarda, giusto ieri l'altro ho citato proprio quest'ultimo libro di Franco Fontana, Fotografia Creativa, e precisamente il brano su La Scimmia e la Macchina Fotografica, che (non a caso) precede quello su "La Fotografia è un pretesto", dove appunto definisce cosa e come intende lui (e anche io!) la Fotografia.

Non condivido certo tutto quel che sostiene Franco Fontana, ma sicuramente per almeno l'80% mi trovo d'accordo con lui, in particolare per tutto ciò che anche lui considera fondamentale nella fotografia. E visto che me ne fornisci l'occasione, ti voglio fornire uno spunto di riflessione, che potrebbe aiutarti a comprendere meglio quel che scrive Fontana (e perché no, anche quello che scrivo io!)

La gran parte delle fotografie prodotte al giorno d'oggi Fontana si rifiuta persino di chiamarle "immagini" ma le definisce "illustrazioni" e fornisce una robustissima argomentazione "fotografica" a sostegno di questo: anche io faccio lo stesso identico distinguo e per le stesse identiche ragioni, anche se cerco di esprimere il concetto in termini più "soft" rispetto a lui. Ho cercato molte volte di presentare - anche su questo forum - queste argomentazioni che un tempo erano largamente condivise da fotgrafi di ogni livello ed età, ma che a quanto pare sembrano ormai sparite senza neppure lasciare traccia, né sui libri né sul web. Mi vien da temere che questa "cultura fotografica" sia destinata ad estinguersi con l'inevitabile estinzione di coloro che un tempo l'hanno costruita e diffusa.

La mia visione della fotografia non differisce granché (se non nei dettagli) da quella della gran parte dei fotografi del secolo scorso, ma indubbiamente il modo di esprimerla di Fontana è molto più simile al mio (o il mio è più simile al suo) rispetto a tanti altri. Io la Fotografia (con la F maiuscola) la intendo più o meno così: "la Fotografia non è lo specchio della realtà, ma è lo specchio del Fotografo, che questi se ne renda conto o meno"; Fontana usa molte più parole (spesso prese e anche citate da Majakovskij), ma il concetto rimane comunque quello. In pratica, anche chi ama riprodurre la realtà "fedelmente" (secondo lui), quelli che Fontana considera produttori di "illustrazioni" e "cartoline", anche loro nelle loro fotografie stanno specchiando sé stessi assai più della realtà stessa. Io lo spiego in questo modo: un "paesaggio", anche il più bello del mondo, non sa di esistere, e quindi il suo "essere paesaggio" diventa reale solo quando qualcuno lo considera tale nella propria mente; che poi questo qualcuno decida anche di fotografarlo (o di dipingerlo o disegnarlo) oppure no è del tutto irrilevante. Quindi, il semplice fatto di scegliere di fotografare un paesaggio, invece di limitarci a conservarlo nei nostri ricordi, è un chiaro "istinto espressivo", anche se poi viene represso dall'istinto assai meno compromettente di produrre cartoline. La spiegazione di Fontana è più lunga ed anche più articolata, ma è comunque la stessa.

Insomma, il punto è che la fotografia è un mezzo espressivo né più né meno come carta e matita, pietra e scalpello, colori e pennelli, e tutto dipende dall'intento con cui li usi: carta e matita possono essere usate per esprimersi oppure per disegnare identikit; pietra e scalpello possono essere usati per esprimersi oppure per cavare lapidi; colori e pennelli possono essere usati per esprimersi oppure per rinfrescare le pareti; una fotocamera può essere usata per esprimersi oppure per fare "illustrazioni" e "cartoline". Ognuna di queste attività è leggittima e assolutamente dignitosa, ma ciò non autorizza a confondere le cose. Chiunque cerca di esprimere sé stesso con un mezzo qualsiasi (che si presti all'espressione, ovviamente), costui sta producendo "espressione artistica" e ciò è indiscutibile; che poi questo "prodotto" sia un capolavoro oppure una ciofeca orripilante è un altro paio di maniche ed è anche del tutto irrilevante. Purtroppo, chi non ha alcuna dimestichezza con l'arte ha difficoltà a comprenderlo, perché confonde "espressione artistica" con "opera d'arte". Diceva HCB che le prime diecimila (almeno) fotografie di qualsiasi fotografo, anche il più bravo, sono assolutamente inguardabili, a parte le poche uscite per caso. Per capire cosa intendesse dire esattamente, occorre tener presente che anche per lui (come per quasi tutti i Fotografi del secolo scorso) "illustrazioni" e "cartoline" sono "Fotograficamente" inguardabili (se la Fotografia la intendiamo con la F maiuscola, ossia come espressione artistica).

Qui però è bene che mi fermi, perché il discorso non finirebbe più.  :))

Per rispondere infine alla tua domanda, direi quindi proprio che sì, hai capito bene, senza dubbio!  :si:
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Re:SD Quattro sul campo: dal Colore Forte al Bianco e Nero
« Risposta #18 il: Mercoledì, 08 Agosto 2018, 07:51:47 »
C'è un passaggio del documentario Il sale della terra di Wim Wenders in cui Sebastião Salgado assistito da suo figlio Juliano Ribeiro sono nascosti in un capanno, Salgado tenta di fotografare un enorme bellissimo orso bianco, allora parte questo dialogo:
JRS: Che stai pensando papà?
SS: Sto pensando che sarà molto complicata questa storia ... non si tratta solo di avvicinarsi all'orso per fotografarlo da vicino, se l'inquadratura non è buona avremo solo una riproduzione dell'orso ma non una foto dell'orso. Questa postazione non va bene, non c'è niente per fare una buona foto, per comporre l'inquadratura. Non c'è azione qui.
Lo stesso concetto - immagine vs illustrazione - si legge nelle interviste di David Sylvester al grande pittore Francis Bacon*.
Questi discorsi sono - dovrebbero essere, - patrimonio della cultura della fotografia, ma anche di chiunque si pone il problema di utilizzare quello strano strumento di conoscenza che è la cosiddetta "arte".


* Qui potetre ascoltare Francis Bacon mentre spiega che dipingere è una duplice performance, non si dipinge soltanto il soggetto ma si dipinge anche se stessi (min 9:01 circa):
https://youtu.be/xoFMH_D6xLk?t=541

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Se come so sei un marinaio che osserva l’arrivo del tifone, allora aggrappati stretto e forte all’elemento libero che liberamente voli.
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Non tentare di adattarti a questi delicati palati. Puoi tagliare certo, puoi far fuori qualche ridondanza qua e là, ma sei 'raffinato' così, quando sei te stesso. Non farci caso quando ti danno del rozzo, non hanno nient'altro da opporti. Non sei come blateri di tanto in tanto una ciocchetta!
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Re:SD Quattro sul campo: dal Colore Forte al Bianco e Nero
« Risposta #19 il: Mercoledì, 08 Agosto 2018, 13:59:05 »
Citazione da: pacific palisades
JRS: Che stai pensando papà?
SS: Sto pensando che sarà molto complicata questa storia ... non si tratta solo di avvicinarsi all'orso per fotografarlo da vicino, se l'inquadratura non è buona avremo solo una riproduzione dell'orso ma non una foto dell'orso. Questa postazione non va bene, non c'è niente per fare una buona foto, per comporre l'inquadratura. Non c'è azione qui.

Lo stesso concetto - immagine vs illustrazione - si legge nelle interviste di David Sylvester al grande pittore Francis Bacon.
Ottime citazioni, complimenti.  :si:

Le ragioni della preoccupazione di Salgado sono semplici ed evidenti: le "opzioni fotografiche" all'interno di un capanno sono già estremamente ridotte, rimanendo giusto un minimo di possibilità di variare il PdR; ma se il soggetto non è molto vicino allora le variazioni di PdR risultano del tutto insignificanti, perché il PdR è in pratica sempre lo stesso; pertanto, se l'orso rimarrà lontano, il fotografo non avrà alcun margine operativo e la ripresa sarà dunque obbligata, "come viene viene", ossia una "illustrazione", appunto, e non più una "Foto".


Citazione da: pacific palisades
... quello strano strumento di conoscenza che è la cosiddetta "arte".
Mi permetto di esprimere la mia opinione a riguardo, che sembra affine ma è assai differente sul piano concettuale.

Innanzitutto per me l'arte non è affatto uno strumento, né di conoscenza né d'altro: essa è semplicemente la manifestazione dell'animo che "cerca" di esprimere sé stesso. Ho scritto "cerca" perché è proprio il semplice intento-tentativo di esprimersi che è "forma d'arte" (ossia "forma espressiva"), a prescindere dal risultato; se poi il risultato sarà di pregio, allora potremo anche parlare di "opera d'arte" e persino di "capolavoro", ma tutto ciò vien dopo ed è secondario sul piano temporale e irrilevante su quello concettuale.

Pertanto, l'espressione artistica diventa ANCHE una opportunità di conoscenza del mondo in generale, ma SOPRATTUTTO una opportunità di conoscenza di sé stessi, ossia di INTROSPEZIONE: ecco, questo sì, in questo senso concordo.
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« Risposta #20 il: Mercoledì, 08 Agosto 2018, 17:24:37 »
La riflessione che, a seguito di queste considerazioni, faccio in questo periodo è che per fare Fotografia, ci vuole coraggio, coraggio di esporsi e coraggio di rischiare...
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Re:SD Quattro sul campo: dal Colore Forte al Bianco e Nero
« Risposta #21 il: Sabato, 11 Agosto 2018, 23:20:25 »
Mi riprometto di leggere tutto il pistolone che dalle prime sfuggevoli occhiate mi sembra molto interessante.
Una cosa : non so come ,non so perchè ma mi sembra di esserci stato anche io quando hai scattato alcune foto.
Sulla foto numero 7 , infatti ,mi par di intravedere una testa conosciuta,mha. La modella poi ha un qualcosa di conosciuto,quasi intimo. Mi sa che sto invecchiando  :con:
Foto comunque al top,ottime   :si:
La gente vede la follia nella mia colorata vivacità e non riesce a vedere la pazzia nella loro noiosa normalità

 :san:

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Re:SD Quattro sul campo: dal Colore Forte al Bianco e Nero
« Risposta #22 il: Domenica, 12 Agosto 2018, 09:28:49 »
Un ottimo, lungo ed approfondito post Antonello, per giunta accompagnato da ottime foto e sarei contento di vederne di più da parte tua al di là delle "occasioni didattiche".

Sul colore forte voglio aggiungere che devo ringraziare un libro* che comprai di seconda mano in Francia quando avevo una ventina d'anni e mi aprì la mente (o dovrei dire "gli occhi"?) al riguardo. Era un libro molto semplice, ma con tantissime foto ben stampate e, nonostante da allora abbia letto centinaia di libri, è rimasto per me il migliore insieme al primo volume della trilogia di A. Adams per imparare l'arte del vedere.

(*) Se dovesse interessare, il libro è questo:
https://www.priceminister.com/offer/buy/60876910/Mante-Harald-La-Couleur-En-Photographie-Livre.html
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Re:SD Quattro sul campo: dal Colore Forte al Bianco e Nero
« Risposta #23 il: Domenica, 12 Agosto 2018, 09:49:58 »
Seguo con molto interesse questa interessante discussione
scaturita da uno splendido articolo sulla quattro.
Da quello che ho visto però mi pare evidente una deviazione
di Sigma dalla strada seguita fino al Merrill
Macchina dalla forte personalità comunque, da Sigma sempre
roba buona!
Sembra correre come il vento
però il tempo non ha premura.

   Fabrizio De Andrè

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Re:SD Quattro sul campo: dal Colore Forte al Bianco e Nero
« Risposta #24 il: Domenica, 12 Agosto 2018, 11:02:22 »
Citazione da: pacific palisades
... quello strano strumento di conoscenza che è la cosiddetta "arte".
Mi permetto di esprimere la mia opinione a riguardo, che sembra affine ma è assai differente sul piano concettuale.

Innanzitutto per me l'arte non è affatto uno strumento, né di conoscenza né d'altro: essa è semplicemente la manifestazione dell'animo che "cerca" di esprimere sé stesso. Ho scritto "cerca" perché è proprio il semplice intento-tentativo di esprimersi che è "forma d'arte" (ossia "forma espressiva"), a prescindere dal risultato; se poi il risultato sarà di pregio, allora potremo anche parlare di "opera d'arte" e persino di "capolavoro", ma tutto ciò vien dopo ed è secondario sul piano temporale e irrilevante su quello concettuale.

Pertanto, l'espressione artistica diventa ANCHE una opportunità di conoscenza del mondo in generale, ma SOPRATTUTTO una opportunità di conoscenza di sé stessi, ossia di INTROSPEZIONE: ecco, questo sì, in questo senso concordo.

Sono d'accordo, come sono d'accordo con quanto hai scritto in un altro post: nessun fotografo (pittore, musicista, scultore, etc...) si sveglia al mattino pensando di creare un'opera d'arte. Il fotografo scatta una foto, fa di tutto affinché sia buona, poi sarà il tempo a giudicarla opera d'arte (anche se qui, purtroppo, non mancano alcuni giochi legati al potere, alle relazioni o alla fortuna). Basta pensare ai fotografi di guerra: il loro scopo era quello di vendere foto ai giornali ma, avendo talento, le foto di alcuni non erano giusto "foto di reportage". Credo che anche i grandi artisti della passato, quelli riconosciuti come tali mentre erano in vita, non potessero prevedere che una loro opera, di solito commissionata dal potente di turno, potesse diventare una grande opera d'arte in futuro (tutti sicuri che per Leonardo la Gioconda fosse "una grande opera d'arte" che avrebbe fatto discutere i posteri? Magari era solo una "marchetta"). Michelangelo si svegliava al mattino e lavorava sulla statua che gli era stata commissionata perché era già riconosciuto come "uno bravo", ma non credo si ponesse il problema di fare arte: doveva realizzare qualcosa che piacesse a lui ed accontentasse il cliente (a parte i famosi aneddoti, veri o falsi che siano). Era lavoro, certo, ma un "lavoro artistico" perché comunque la scultura è ritenuta un'arte già in partenza.
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Re:SD Quattro sul campo: dal Colore Forte al Bianco e Nero
« Risposta #25 il: Domenica, 12 Agosto 2018, 11:40:28 »
Citazione da: pacific palisades
... quello strano strumento di conoscenza che è la cosiddetta "arte".
Mi permetto di esprimere la mia opinione a riguardo, che sembra affine ma è assai differente sul piano concettuale.

Innanzitutto per me l'arte non è affatto uno strumento, né di conoscenza né d'altro: essa è semplicemente la manifestazione dell'animo che "cerca" di esprimere sé stesso. Ho scritto "cerca" perché è proprio il semplice intento-tentativo di esprimersi che è "forma d'arte" (ossia "forma espressiva"), a prescindere dal risultato; se poi il risultato sarà di pregio, allora potremo anche parlare di "opera d'arte" e persino di "capolavoro", ma tutto ciò vien dopo ed è secondario sul piano temporale e irrilevante su quello concettuale.

Pertanto, l'espressione artistica diventa ANCHE una opportunità di conoscenza del mondo in generale, ma SOPRATTUTTO una opportunità di conoscenza di sé stessi, ossia di INTROSPEZIONE: ecco, questo sì, in questo senso concordo.

Sono d'accordo, come sono d'accordo con quanto hai scritto in un altro post: nessun fotografo (pittore, musicista, scultore, etc...) si sveglia al mattino pensando di creare un'opera d'arte. Il fotografo scatta una foto, fa di tutto affinché sia buona, poi sarà il tempo a giudicarla opera d'arte (anche se qui, purtroppo, non mancano alcuni giochi legati al potere, alle relazioni o alla fortuna). Basta pensare ai fotografi di guerra: il loro scopo era quello di vendere foto ai giornali ma, avendo talento, le foto di alcuni non erano giusto "foto di reportage". Credo che anche i grandi artisti della passato, quelli riconosciuti come tali mentre erano in vita, non potessero prevedere che una loro opera, di solito commissionata dal potente di turno, potesse diventare una grande opera d'arte in futuro (tutti sicuri che per Leonardo la Gioconda fosse "una grande opera d'arte" che avrebbe fatto discutere i posteri? Magari era solo una "marchetta"). Michelangelo si svegliava al mattino e lavorava sulla statua che gli era stata commissionata perché era già riconosciuto come "uno bravo", ma non credo si ponesse il problema di fare arte: doveva realizzare qualcosa che piacesse a lui ed accontentasse il cliente (a parte i famosi aneddoti, veri o falsi che siano). Era lavoro, certo, ma un "lavoro artistico" perché comunque la scultura è ritenuta un'arte già in partenza.

Uhm, Rino, secondo me tu hai un'idea pragmatica di cose è arte: ciò che viene riconosciuto come tale dentro una comunità e che si può sviluppare secondo le condizioni materiali di quella comunità (definizione indiscutibile secondo me, che non amo molto la parola "arte" perché la trovo uno gioco linguistico al servizio soprattutto del mercato, oppure del potere perché è utilizzata come simbolo elitario).

Antonello mi pare ha un altro punto di vista, anzi un altro punto di ripresa!, tutto incentrato sulla dignità umana: arte è l'essere umano che si esprime, che recupera qualcosa di intimo e lo rende visibile agli altri, lo manifesta. E persino il tentativo di esprimersi diventa significativo della dignità.

Citazione
Antonello: <<Mi permetto di esprimere la mia opinione a riguardo, che sembra affine ma è assai differente sul piano concettuale.

Innanzitutto per me l'arte non è affatto uno strumento, né di conoscenza né d'altro: essa è semplicemente la manifestazione dell'animo che "cerca" di esprimere sé stesso. Ho scritto "cerca" perché è proprio il semplice intento-tentativo di esprimersi che è "forma d'arte" (ossia "forma espressiva"), a prescindere dal risultato; se poi il risultato sarà di pregio, allora potremo anche parlare di "opera d'arte" e persino di "capolavoro", ma tutto ciò vien dopo ed è secondario sul piano temporale e irrilevante su quello concettuale.

Pertanto, l'espressione artistica diventa ANCHE una opportunità di conoscenza del mondo in generale, ma SOPRATTUTTO una opportunità di conoscenza di sé stessi, ossia di INTROSPEZIONE: ecco, questo sì, in questo senso concordo.>>


Per capire queste parole, potrebbe essere utile un dialogo tra Ando Gilardi e Patrizia Piccini pubblicato in "Meglio ladro che fotografo" (Bruno Mondadori, pag. 2):

A - Io mi occupo di fotografia da mezzo secolo, ne ho fatte a quintali, ne ho riprodotte a tonnellate, ho scritto centinaia di articoli, saggi, libri sulla fotografia: nella misura in cui sono diventato esperto, ho deciso di farlo per rendere felice chi mi chiede se le sue istantanee siano belle o brutte.
P - E se sono brutte?
A - Benedetto Croce ha scritto che dove c'è buona fede c'è sempre un lampo di poesia. Se sono costretto a dare un parere inesorabilmente autorevole non giudico la fotografia ma il fotografo: se è in buona fede le sue istantanee sono belle.
P- E se non lo sono?
A - Lei non capisce: se è in buona fede lo sono davvero. E' persino un modo di dire: "metterci l'anima". Se l'anima è bella è bella anche l'immagine.


Allora se l'arte è espressione autentica, tutto è degno di attenzione, anzi meglio: chiunque è degno di attenzione. E qui l'estetica e l'etica si incontrano




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« Risposta #26 il: Domenica, 12 Agosto 2018, 12:42:42 »
Uhm, Rino, secondo me tu hai un'idea pragmatica di cose è arte: ciò che viene riconosciuto come tale dentro una comunità e che si può sviluppare secondo le condizioni materiali di quella comunità (definizione indiscutibile secondo me, che non amo molto la parola "arte" perché la trovo uno gioco linguistico al servizio soprattutto del mercato, oppure del potere perché è utilizzata come simbolo elitario).

Antonello mi pare ha un altro punto di vista, anzi un altro punto di ripresa!, tutto incentrato sulla dignità umana: arte è l'essere umano che si esprime, che recupera qualcosa di intimo e lo rende visibile agli altri, lo manifesta. E persino il tentativo di esprimersi diventa significativo della dignità.

Citazione
Antonello: <<Mi permetto di esprimere la mia opinione a riguardo, che sembra affine ma è assai differente sul piano concettuale.

Innanzitutto per me l'arte non è affatto uno strumento, né di conoscenza né d'altro: essa è semplicemente la manifestazione dell'animo che "cerca" di esprimere sé stesso. Ho scritto "cerca" perché è proprio il semplice intento-tentativo di esprimersi che è "forma d'arte" (ossia "forma espressiva"), a prescindere dal risultato; se poi il risultato sarà di pregio, allora potremo anche parlare di "opera d'arte" e persino di "capolavoro", ma tutto ciò vien dopo ed è secondario sul piano temporale e irrilevante su quello concettuale.

Pertanto, l'espressione artistica diventa ANCHE una opportunità di conoscenza del mondo in generale, ma SOPRATTUTTO una opportunità di conoscenza di sé stessi, ossia di INTROSPEZIONE: ecco, questo sì, in questo senso concordo.>>
Allora se l'arte è espressione autentica, tutto è degno di attenzione, anzi meglio: chiunque è degno di attenzione. E qui l'estetica e l'etica si incontrano

Non sono sicuro che siamo su posizioni diverse ma, anche se fosse, ovviamente, nessun problema. :)
Anche per me l'arte nasce come necessità dell'essere umano di esprimersi: è una premessa indispensabile che non mi pareva di dover ribadire. Chi dipinge, compone musica o altro, in particolare alla notte dei tempi, non si poneva nessuna domanda su cosa stesse facendo. Faceva e basta, al di là del pregio che veniva riconosciuto dagli altri ("Oh, ma che bel graffito sulla caverna che hai fatto! Mica come tuo fratello che gioca col dinosauro tutto il giorno!"). Però devi convenire che non tutti provano lo stesso desiderio (ci sono i bambini che giocano ai cowboy e quelli che passano le ore a disegnare), quindi in ogni caso alcuni sentono il bisogno di esprimersi in maniera artistica, altri che vogliono giocare a pallone. Questo, ovviamente, senza lanciarci in discorsi tipo "anche giocare a pallone è un'arte" altrimenti non ne usciamo più).
Poi, col trascorrere dei millenni, l'arte si è ufficializzata, chi non era in grado di dipingersi la caverna da solo, ma apprezzava la caverna dipinta (molti non l'apprezzano), ha iniziato a pagare qualcun altro per farlo e così via.
Forse sarò un po' pragmatico o forse solo disincantato, ma studiando per anni l'arte, la storia dell'arte e lavorando in questo campo, mi è venuto spontaneo associare le cose, pensare all'arte "spontanea", all'arte che si vende, all'arte che non si vende, alla vita degli artisti più famosi ed alle "sponsorizzazioni" che gli hanno dato la possibilità di andare avanti e pensare cosa avremmo (o meglio, "non avremmo") oggi senza i grandi mecenati del passato.

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Re:SD Quattro sul campo: dal Colore Forte al Bianco e Nero
« Risposta #27 il: Domenica, 12 Agosto 2018, 13:08:45 »
Rino secondo me le cose stanno così, noi due siamo sulla stessa posizione essendo spiriti pragmatici. Antonello invece, come il Foveon, ha tre strati: è pragmatico nel primo, nel secondo è scientifico, al terzo strato fa quel che fanno i teologi, ossia parla delle creature. E finirà così, che ci persuaderà e saremo tutti e tre sulla sua posizione. Del resto gli è bastato evocare l'Ichnusa che ci siamo fiondati tutti al supermercato, figurati con la creazione che cosa può succedere  ^-^
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Se come so sei un marinaio che osserva l’arrivo del tifone, allora aggrappati stretto e forte all’elemento libero che liberamente voli.
Dario Voltolini Forme d'onda

Non tentare di adattarti a questi delicati palati. Puoi tagliare certo, puoi far fuori qualche ridondanza qua e là, ma sei 'raffinato' così, quando sei te stesso. Non farci caso quando ti danno del rozzo, non hanno nient'altro da opporti. Non sei come blateri di tanto in tanto una ciocchetta!
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Re:SD Quattro sul campo: dal Colore Forte al Bianco e Nero
« Risposta #28 il: Domenica, 12 Agosto 2018, 16:02:38 »
Rino secondo me le cose stanno così, noi due siamo sulla stessa posizione essendo spiriti pragmatici. Antonello invece, come il Foveon, ha tre strati: è pragmatico nel primo, nel secondo è scientifico, al terzo strato fa quel che fanno i teologi, ossia parla delle creature. E finirà così, che ci persuaderà e saremo tutti e tre sulla sua posizione. Del resto gli è bastato evocare l'Ichnusa che ci siamo fiondati tutti al supermercato, figurati con la creazione che cosa può succedere  ^-^
:rol:  Ahahahaha, questa me la devo segnare!!!!   :si:  :lol:

Detto per inciso - magari qualcuno ancora non lo sa - io sono cristiano evangelico e come tale faccio effettivamente evangelizzazione, perché a questo è chiamato ogni cristiano; nulla di strano, quindi, che anche quando parlo di fotografia al di là dell'aspetto tecnico traspaia che è l'animo dell'essere umano il vero centro del mio interesse, essendo il centro dell'interesse del Nostro Creatore.



Guardate, secondo me quando si parla di arte è difficile trovare perfette identità di vedute. Ma in questo caso la differenza tra le nostre di vedute è tutto sommato minima (anche se può avere importanti conseguenze nel caso ci si addentrasse nel discorso), ed è contenuta in questa frase (su tutto il resto siamo tutto sommato in sintonia):

Citazione da: Rino
... Anche per me l'arte NASCE come necessità dell'essere umano di esprimersi...

Ecco, è proprio questo che penso, che l'arte NASCE come necessità dell'essere umano di esprimersi, nel senso che la necessità genera l'espressione (e fin qui ci siamo): ma è proprio "quella ESPRESSIONE" che è ARTE; quindi, più precisamente, io NON penso che l'espressione a sua volta produce poi "qualcosa" sotto forma di "opera", e che questa "opera" può essere arte: no, secondo me arte ed espressione sono la stessa cosa. Se mi chiedono cosa sia per me l'arte, io rispondo che essa è "l'espressione genuina di sé stessi, indipendentemente dalla valorizzazione che possa essere fatta (da parte dal resto del mondo) dell'opera risultante".

Quindi, in altre parole, per me (e tanti altri) l'arte è l'espressione in sé, a prescindere dal fatto che il risultato di questa espressione sia una schifezza epocale oppure il capolavoro del secolo. Io ritengo, cioè, che si faccia una gran confusione tra il termine "arte" e il concetto di "opera d'arte riconosciuta", usando il primo come se fosse un sinonimo del secondo; confusione molto diffusa, perché ormai tutto il mondo (anche a livello accademico, purtroppo) ne fa quest'uso improprio allegramente. Ma il fatto stesso di parlare di "opera d'arte" chiarisce, invece, che l'opera non è arte ma è prodotta dall'arte, ossia dall'atto espressivo.

La citazione di Andrea del dialogo Gilardi-Piccini è assolutamente azzeccata (complimenti! ;) ), perché non soltanto rispecchia esattamente il mio (e di tanti altri) pensiero, ma descrive anche perfettamente la difficoltà che si incontra nel comunicarla ad altri; il fatto cioè che SE il "cimento espressivo" è genuino (la buona fede di cui parla Gilardi) allora anche l'espressione che ne deriva è per forza genuina: e qui nasce la vera difficoltà, quella di accettare che ogni espressione genuina dell'animo ha necessariamente valenza estetica perché è di fatto equivalente all'idea stessa di estetica. Ma qui il discorso si inerpica su per la montagna, perché - Andrea, hai fatto centro!  8) - "qui l'estetica e l'etica si incontrano".

IMO! ;)
Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto, o non soltanto, per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

SDQ+SD15+SD10 50/1.4+17-70/2.8-4OS+17-35/2.8-4+Elmarit135/2.8
GX7+GX1+GH1 20/1.7+25/1.4+45/1.8+60/2.8+70/2.8+20-40/2.8+Vario-Elmarit14-50/2.8
X-T10 35/1.4+50/1.2+28/2.8+Sonnar90/2.8+135/2.5+16-50/3.5-5.6+70-200/4Macro
LX100  GXR+evf 50/2.5Macro+28/2.5  Alpha65  S3Pro  Digilux-2