Autore Topic: minimalismi al quadrato  (Letto 100 volte)

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Online agostino

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minimalismi al quadrato
« il: Sabato, 25 Agosto 2018, 14:52:08 »
Inserisco queste due foto perché mi piaceva condividere lo sforzo di ottimizzare:

- per  la prima foto un equilibrio di insieme squadrando il formato, a sopperire una luce non ottimale;
- per la seconda foto la sensazione visiva del momento, utilizzando piccoli aggiustamenti con SPP (controllo tonale a zone).
 Se un giorno trovo il modo di mettere le cornici...
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Offline andrea948

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Re:minimalismi al quadrato
« Risposta #1 il: Sabato, 25 Agosto 2018, 15:26:11 »
Tecnica 0k :si: :si:
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Offline pacific palisades

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Re:minimalismi al quadrato
« Risposta #2 il: Sabato, 25 Agosto 2018, 15:37:22 »
 :si: :si: :si:
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Se come so sei un marinaio che osserva l’arrivo del tifone, allora aggrappati stretto e forte all’elemento libero che liberamente voli.
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Re:minimalismi al quadrato
« Risposta #3 il: Sabato, 25 Agosto 2018, 20:08:54 »
Allora, Agostino, visto che dal tuo discorso mi sembra tu sia interessato all'aspetto compositivo, mi permetto di esprimere la mia opinione, perché in questo caso la prima delle due immagini si presta bene per mostrare alcuni concetti di base.  8)

Mi autorizzi?!... Sì?!... Se mi autorizzi procedo...  ;)
Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto, o non soltanto, per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

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Re:minimalismi al quadrato
« Risposta #4 il: Sabato, 25 Agosto 2018, 20:14:39 »
Antonello: il fatto che io posti foto  qui è esclusivamente per leggere i vostri commenti che sono graditi sempre. Non pubblico né ho mai pubblicato su siti tipo flickr per far vedere le mie foto in quanto fotografo solo per diletto  e per uso domestico.

A te la parola.
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Re:minimalismi al quadrato
« Risposta #5 il: Sabato, 25 Agosto 2018, 21:08:57 »
Il fatto è che fare l'autopsia di una foto è qualcosa di diverso che semplicemente commentarla, quindi preferisco chiedere il permesso, almeno la prima volta.  ;)

Bene, allora cominciamo.

Nella prima foto la "struttura" della composizione c'è, ed è anche solida, e questo è un bene. C'è anche un elemento che può candidarsi al ruolo di protagonista (ossia di centro di attenzione), anche se forse è un po' troppo piccolo, ma in compenso è collocato in una buona posizione, e anche questo è un bene. Purtroppo, però, c'è solo questo.

Ma come "solo"?!... Non basta?!...
No, non basta e tu stesso te ne rendi conto da solo, anche se magari non sei ancora consapevole del perché. Il punto è che se non abbiamo grandi pretese, allora qualunque fotografia che sia gradevole va bene; ma se vogliamo una "buona" fotografia (ossia che l'immagine che contiene abbia ragion d'essere in sé stessa, ovvero come si suol dire "che si regga da sola", senza appellarsi alla clemenza della corte data dai gusti estetici temporanei dell'osservatore), se vogliamo una "buona" fotografia - dicevamo - allora ci sono tre "ingredienti" che non possono mancare né essere surrogati:

1) una composizione, ovvero: (i seguenti due sotto-punti sono in realtà un tutt'uno, ma li consideriamo separatamente per necessità divulgativa)
  1A) una struttura compositiva compiuta, cioè un percorso virtuale di lettura che conduca "per mano" (perdonatemi questa assurdità!) l'occhio dell'osservatore, senza mai lasciarlo "sospeso" da qualche parte;
  1B) uno o più elementi che fungano da "attrattori" dell'attenzione e che si inseriscano fluidamente nel percorso di lettura, senza però andare in competizione (disturbarsi) l'uno con l'altro

2) l'eliminazione senza pietà di tutto ciò che non partecipa attivamente alla lettura dell'immagine;

3) la ragion d'essere dell'immagine, ossia la sua "giustificazione estetica", che è normalmente costituita da almeno uno dei seguenti elementi:
  3A) un contrasto cromatico
  3B) un contrasto di luce
  3C) un contrasto di forme

Prima di proseguire, vorrei farti rilevare che non ho parlato del soggetto! In genere in una fotografia il soggetto c'è, e di solito è uno degli elementi che rientrano nei punti 1A o 1B; ma potrebbe anche non esserci nel senso comunemente inteso, e in tal caso è l'elemento al punto 3 a diventare soggetto dell'immagine (in questi casi si parla di "astrazioni", ma adesso non ci interessa).

Ebbene, nella tua prima immagine i punti 1A, 1B e 2 sono pienamente soddisfatti, ma non è soddisfatto il punto 3. Si tratta di una fotografia colori, che contiene un cielo azzurro e una vegetazione verde, ed entrambi questi colori potrebbero anche essere gradevoli o persino "belli" (qualunque cosa si voglia intendere), ma non sono sufficienti a costituire una "giustificazione estetica" dell'immagine.

Se la casa sulla sinistra fosse stata per esempio di un rosso (o arancione o giallo) particolarmente intenso, questo avrebbe potuto fare una qualche differenza (costituendo un contrasto cromatico di forma, ossia 3A + 3C), ma così non è (e anche se lo fosse stato, probabilmente sarebbe comunque troppo piccola per reggere da sola l'intera immagine). Quindi, come immagine a colori (3A o 3B) non può ambire ad essere una buona immagine.

Ma anche come immagine monocromatica (solo 3B) non ha speranze per le stesse ragioni: non vi è alcun contrasto di luce candidabile come "giustificazione estetica" dell'immagine.

Quanto infine al contrasto di forme, beh, neanche a parlarne, perché di forme non ve n'è proprio...

L'immagine è quindi da cestinare?!... No, non necessariamente: vediamo perché.

Se andiamo a guardare quello che c'è davvero nell'immagine, senza limitarci a quanto "sembra" esserci, scopriamo che nella foto c'è dell'altro, persino in quella ridottissima che ho a disposizione io. Scopriamo infatti che nel cielo vi è abbondante dettaglio di luce, e così pure nella vegetazione. Ciò che ci inganna è che quando la luce è piatta (ossia luce uniforme e quindi priva di contrasto, come in questo caso), sia al nostro occhio sia alla pellicola/sensore "sembra" che anche la scena sia priva di contrasto; ma questo ovviamente è solo un effetto ottico: infatti la vegetazione è ricca di contrasto locale e parimenti lo sono le nuvole del cielo, ed il contrasto locale rimane tale anche quando non si vede, anche in pieno buio!

Indubbiamente una illuminazione fortemente contrastata mette bene in risalto il contrasto locale, senza nessuno sforzo da parte del fotografo; ma un fotografo SA BENE che quel contrasto locale è sempre lì anche quando la luce è piatta: si tratta solo di andarlo a "tirar fuori" nella seconda fase del processo di produzione dell'immagine, che comunemente si chiama "trattamento in camera oscura/chiara". Questo non ha niente a che vedere con il "taroccamento dell'immagine", perché non si tratta di aggiungere qualcosa che non c'è, bensì di TIRAR FUORI QUELLO CHE GIÀ C'È!

Ora, non voglio dire che in questo caso l'immagine sia un capolavoro (perché - senza offesa - proprio non lo è), ma non si vive soltanto di capolavori (altrimenti, per quanto mi riguarda, avrei già smesso di fotografare da un bel pezzo). No, si tratta innanzitutto di imparare a considerare IL PROCESSO DI PRODUZIONE DELL'IMMAGINE in tutta la sua interezza, che INIZIA ASSAI PRIMA DELLO SCATTO E FINISCE ASSAI DOPO LA STAMPA, ossia quando essa è stata anche COLLOCATA IN MODO IDONEO. Tutto ciò che vi è nel mezzo fa parte di una unica catena, e come ben sappiamo una catena è tanto forte quanto il suo anello più debole.

In questo caso, infatti, il momento critico (l'anello debole) è stato il trattamento, non sotto il profilo tecnico, ma sotto quello "visivo": non è stato visto il contrasto locale che invece c'è; o meglio, per essere più precisi, non lo si è visto perché neanche si sapeva di doverlo cercare ed ancor meno di come recuperarlo ("tirarlo fuori"), questo è il punto. Se si fosse andati in cerca del contrasto locale, si sarebbe trovato un ragionevole contrasto di luce e di colore, tale da fornire tranquillamente quel minimo di "giustificazione estetica" che stavamo cercando (e che in effetti avremmo dovuto vedere fin dalla ripresa prima dello scatto, sapendo quindi già cosa aspettarci di fare in camera chiara e magari adeguando la ripresa di conseguenza; ma questo è tutto un altro paio di maniche che adesso tralasciamo).

Per prima cosa chiariamo categoricamente che il contrasto locale NON si recupera toccando il controllo del contrasto (anzi, questo controllo dovrebbe proprio essere eliminato da tutti i programmi di trattamento fotografico, perché non è mai utile ma produce soltanto disastri). Occorre invece modificare il rapporto reciproco fra le tre/quattro principali "fasce" di luminanza (il termine corretto sarebbe "zone", ma si rischia che venga confuso con il sistema zonale che non c'entra proprio nulla, quindi preferisco usare "fasce").

Quello che segue in coda al testo è il trattamento che ho fatto nell'immagine che hai postato (l'unica a mia disposizione), nel quale non mi sono minimamente preoccupato di procedere a regola d'arte, perché ciò avrebbe senso solo sull'originale non trattato (per esempio: gli aloni bianchi intorno alla vegetazioni sono già presenti, vengono amplificati e non posso farci niente; il contrasto si "indurisce" ben più di quanto mi aspetterei e anche questo "presumo" dipenda dal trattamento precedente; l'incremento di contrasto cromatico appare sicuramente più intenso ed esagerato rispetto a come sarebbe partendo dall'originale a piena risoluzione; ecc...). Per il momento non descrivo il dettaglio dell'intervento (e per ora non ti spiego neanche il perché), ma comunque, il mio scopo è soltanto quello di mostrare TUTTO IL CONTRASTO LOCALE CHE È GIÀ INTERAMENTE PRESENTE NELL'IMMAGINE, NON È STATO INVENTATO NÉ AGGIUNTO NIENTE. Mi premeva, inoltre, fosse ben chiaro che di contrasto locale ce n'è anche fin troppo (e nell'originale ne abbiamo sicuramente ancor di più a disposizione), quindi non c'è bisogno neanche di tirarlo fuori tutto perché sicuramente ne basta molto meno. La qual cosa non trasforma l'immagine in un capolavoro - l'abbiamo già detto - ma la salva decisamente dal cestino. Che poi piaccia o meno è del tutto irrilevante; ma se l'elemento d'attrazione fosse stato diciamo tre volte più grande (e magari meglio visibile) avrebbe anche potuto essere una "buona" immagine (forse, chi può dirlo, è solo una mia impressione), perché i requisiti per aspirare ad esserlo ADESSO ci sono tutti.

Infine, prima di concludere, voglio anticipare la mia posizione circa un equivoco che nasce spesso (anche se magari non su questo forum, per fortuna), quando qualcuno in questi casi mi obietta cose del tipo "sì ma così, però, cambia completamente quella che era la situazione di ripresa, sembra quasi che fosse una giornata di sole, invece era tutto nuvolo..." e via discorrendo. In questi casi rispondo... beh, rispondo che non ho risposte perché non capisco la contestazione. Posso solo dire che se l'intento era quello di immortalare le condizioni meteo del momento, allora la foto iniziale era già perfetta; se invece il problema nasce dal fatto che si ritiene che questi interventi in sede di trattamento non siano "moralmente accettabili" in quanto "tradirebbero lo spirito della fotografia", allora taccio e mi ritiro in buon ordine.

Ma se l'intento era quello di realizzare una fotografia che avesse una ragione "estetica" per essere osservata (non solo da terzi, ma prima ancora dallo stesso autore), allora dico che tirar fuori la fotocamera proprio quando la luce è piatta e tutti gli altri la lasciano in borsa, è il modo migliore per imparare a riconoscere prima e "stanare" poi quel "contrasto locale" che è sempre presente, perché questo non si può imparare quando l'illuminazione è già contrastata di suo!

Ma si badi bene, che il contrasto locale NON è qualcosa che entra in gioco quando la luce è piatta oppure per recuperare immagini piatte: se vi ho trasmesso questa idea per via dell'esempio che ho usato, allora è bene che la rimuova immediatamente. No, è tutto il contrario.

La morale della favola, quella che probabilmente giustifica tutto questo sproloquio, è infatti l'esatto opposto: LA GESTIONE DEL CONTRASTO LOCALE È LA BASE FONDAMENTALE DI QUALUNQUE TRATTAMENTO DI IMMAGINE, ripeto qualunque. Anche quando l'immagine non richiede nessun intervento sul suo contrasto locale, questo è possibile stabilirlo consapevolmente soltanto avendo confidenza con questo aspetto del trattamento, altrimenti ci stiamo affidando soltanto alla fortuna.

Basta, qui mi fermo, ormai non riesco quasi più a seguirmi neanche io stesso.  :))

PS Spesso il contrasto locale viene chiamato "contrasto del soggetto" (intendendo però con "soggetto" tutto quanto viene ripreso nella foto), oppure "contrasto della scena", che va un pochino meglio. Le due definizioni sono tecnicamente quasi equivalenti, ma secondo me sono comunque entrambe imprecise e soprattutto equivoche; quindi preferisco usare la meno comune espressione "contrasto locale" che non genera equivoci.



Riporto di seguito anche la versione di partenza (ovviamente anch'essa con la stessa cornice), per permettere un facile confronto.


Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto, o non soltanto, per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

SDQ+SD15+SD10 18-35/1.8+50/1.4+17-70/2.8-4OS+17-35/2.8-4+Elmarit135/2.8
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X-T10 35/1.4+50/1.2+28/2.8+Sonnar90/2.8+135/2.5+16-50/3.5-5.6OS+70-200/4Macro
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Re:minimalismi al quadrato
« Risposta #6 il: Sabato, 25 Agosto 2018, 21:22:46 »
Letto. Per ora ti ringrazio e medito sui tutto: per un po' sarò in giro e potrò intervenire poco sul forum ma questo topic me lo tengo caro, anche per tornarci a bocce ferme.
Ciao

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Re:minimalismi al quadrato
« Risposta #7 il: Domenica, 09 Settembre 2018, 15:42:24 »
Torno, dopo un po' di tempo di decantazione, sul topic e in particolare sull'intervento di Antonello.

Considerazione generale: tutto quello che dice Antonello è prezioso e me lo appunto come una sintesi teorica da portare nella borsa, come attrezzatura.

Considerazione specifica: anche se la realtà è un pretesto (pre-testo) per la fotografia, la resa finale dell'immagine, per quanto mi riguarda, non deve tradire troppo la realtà (questo principio lo utilizzo con flessibilità, in relazione al tipo di fotografia/soggetto; non mi dilungo). Se tradimento ci deve essere l'obiettivo che mi pongo è di riprodurre la sensazione visiva, più che la fedeltà "scientifica" alla realtà rappresentata: in tal senso la tua versione, che mi ha chiarito perfettamente cosa vuol dire "contrasto locale" e la su importanza nel vederlo prima e ricercarlo poi nella resa dell'immagine, ha enfatizzato troppo il verde (schiarendolo) rispetto al mio ricordo della scena. Anche se in questo caso cercavo più di utilizzare la realtà per cercare un equilibrio di forme, luce e colori che rappresentarla in maniera fedele (e quindi ogni allontanamento è lecito), per questa immagine dovrò comunque trovare un mio modo di valorizzare il contrasto locale senza allontanarmi troppo dal mio ricordo di quella particolare condizione. Se ci riesco ve lo proporrò (sto provando ad esercitarmi con SPP, utilizzando lo strumento bande/fasce tonali).

Due allegati a seguire:
sono due tagli della stessa foto. Mi rendo conto che non sono perfette ma ve le propongo lo stesso per sentire un vostro parere.
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