Autore Topic: Una modesta proposta lessicale sull'uso di "qualità dell'immagine"  (Letto 65 volte)

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Offline pacific palisades

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Una modesta proposta lessicale sull'uso di "qualità dell'immagine"
« il: Sabato, 03 Novembre 2018, 13:38:45 »
Premetto che per lungo tempo leggendo sui forum fotoamatoriali l'acronimo Q.I. ho creduto significasse "quoziente di intelligenza" e quindi fosse riferito alla capacità di calcolo della fotocamera.
Poi ho capito che invece è usato come "qualità dell'immagine". Il problema però era soltanto ingigantito da questa scoperta perché non capivo cosa significasse "qualità dell'immagine". Normalmente il significato è inteso come definizione di una parola e si cerca nel dizionario, ma questo non basta: è l'uso che chiarisce davvero il significato (tanto che esistono dizionari soltanto dell'uso).
Se la parola immagine benchè tra molti problemi e paradossi risulta abbastanza comprensibile, è qualità a essere ostica.
La qualità può essere due cose. Inizio col significato secondo me meno peculiare e pertinente - ma assai usato. La qualità è intesa come superiorità di qualcosa su qualcos'altro. Questa superiorità ha un carattere quantitativo. Per esempio un computer di maggiore qualità ha maggiore potenziale tecnologico: più ram, ram più performate, processore più veloce, nanotecnologia più spinta, eccetera.

Un secondo significato di qualità, che trovo più pertinente e utile, usa qualità in opposizione a quantità. Ovvero quando si parla di qualità non si sottendono numeri da raffrontare, ma si produce un discorso che in qualche modo chiarisce aspetti della realtà, si argomenta su fatti-valori, si pensa.
Se dico "Don Chisciotte di Cervantes è un romanzo di enorme qualità", non intendo che ha più personaggi o pagine di altri romanzi, ma sto introducendo un discorso che mi porterà a chiarire come ritengo sia fatto il nostro mondo - per esempio potrei illustrare la qualità della "idiozia" di Don Chisciotte accomunandola a quella del principe Myškin e capire così una modalità esistenziale.

Quando leggo "Ecco la qualità dell'immagine" oppure "Qui manca la qualità dell'immagine", non trovo mai che si stia introducendo un discorso sul mondo, piuttosto si parla, anzi si misura la nitidezza, il microcontrasto, la croccantezza, la gamma dinamica, eccetera, tutti aspetti che realmente sono di quantità, non di qualità.

Allora la mia modesta proposta lessicale è che "qualità dell'immagine" sia ciò che l'immagine rappresenta del mondo. Anzi mi spingo un po' più in là: qualità dell'immagine è cosa l'immagine pensa del mondo.


Luigi Ghirri, Roma (Kodachrome, 1978)

Cosa succede se continuiamo a confondere la qualità con la quantità?
Semplice: il soggetto vero delle nostre immagini non sarà più il mondo, il soggetto vero saranno la nitidezza, il microcontrasto, la croccantezza, la gamma dinamica.




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Offline agostino

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Re:Una modesta proposta lessicale sull'uso di "qualità dell'immagine"
« Risposta #1 il: Domenica, 04 Novembre 2018, 15:15:11 »
Citazione
tutti aspetti che realmente sono di quantità, non di qualità.

La qualità, anche in natura, può dipendere, quasi sempre dipende, da quantità.
Una molecola di H2O è acqua ma neanche la puoi immaginare; un bicchiere di H2O la bevi, una tonnellata di H20 che ti cade addosso è la tua fine.
Anche visivamente sono tre cose diverse.
Qui la qualità la fanno H e O, uniche invarianti, legati nel rapporto 2:1: tutto il resto è quantità

La pellicola non ha più info di un Bayer ma è di qualità diversa: lì la quantità è negli spigoli dei cristalli e nella resa diretta del colore che il Bayer non ha: tanti spigoli, tanto piacere visivo, tanto spiallamento poco piacere visivo.

Quella che dici tu è "qualità della fotografia" che viene dopo la qualità di immagine e non necessariamente ne dipende.
Le mie foto Foveon non sono migliori di quelle non Foveon di Hobbit, anche se magari la SD Q in sé fa file migliori della sua Panasonic.
Se Agostino con il Foveon incontra HCB con la Leica* digitale, Agostino è un uomo morto (liberamente tratto da "Per un pugno nell'occhio" con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia: quando un uomo con il fucile incontra un uomo con il fucile scarico, l'uomo con il fucile scarico è un uomo morto"; liberamente tratto, a sua volta, da Per un pugno di dollari: quando un uomo con la pistola incontra un uomo con un fucile, l'uomo con la pistola è un uomo morto")

*HCB fotografa solo con Leica, anche oggi.
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Offline pacific palisades

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Re:Una modesta proposta lessicale sull'uso di "qualità dell'immagine"
« Risposta #2 il: Domenica, 04 Novembre 2018, 17:06:14 »
Premetto che ho iniziato a scrivere la modesta proposta pensando che era un discorso inutile perché il mondo ha la sua direzione, però ho sentito comunque la necessità di scriverlo - ci ho messo dieci minuti e sono tornato in pace.
In natura sicuramente c'è la quantità che poi è "l'estensione" dei filosofi, ma c'è anche il pensiero (la res cogitans). Le molecole non ne sanno nulla dei sogni, dei valori, degli affetti, dei significati, delle narrazioni, della retorica eccetera, tutto ciò che l'immagine è in grado di contenere rendendola pensiero come suggeriva Ghirri, e prima di lui Platone quando invece di dimostrare col ragionamento, utilizzava il "mito" cioè un racconto.
Allora una fotocamera è come avere carta e penna, sta a chi la tiene in mano decidere se usare carta e penna per esercitarsi nella calligrafia, riempire il bianco che ha a disposizione con belle lettere panciute, senza sbavature d'inchiostro e tentennamenti, oppure scriverci un racconto. Qualità della scrittura è ciò che si racconta, non la calligrafia.

Ma ripeto, non ho l'ambizione di cambiare il mondo, cerco solo di cambiare me stesso, infatti questa cosa da quando l'ho capita ho iniziato a metterla in pratica.
  • andrea
     
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Re:Una modesta proposta lessicale sull'uso di "qualità dell'immagine"
« Risposta #3 il: Giovedì, 08 Novembre 2018, 08:34:16 »
Per PP e le sue infinite curiosità e incertezze sulle supposte* certezze del mondo

* ti risparmio un gioco di parole inerente la certezza delle supposte

http://biancamano2.einaudi.it/siri/
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