Autore Topic: Afrapix  (Letto 55 volte)

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Online pacific palisades

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Afrapix
« il: Lunedì, 05 Novembre 2018, 20:19:58 »
Afrapix fu un'agenzia collettiva di fotografi dilettanti e professionisti che si opposero all'apartheid in Sudafrica e documentò il Sudafrica negli anni '80. Il gruppo è stato fondato nel 1982 e si è sciolto nel 1991. - qui su Wikipedia.

Questa agenzia fece della fotografia uno strumento di attivismo per i diritti umani. Ne fece parte anche un leggendario fotografo: Santu Mofokeng

Come ha scritto Simon Njami:
Citazione
Fare il fotografo nell’epoca in cui Santu Mofokeng ha deciso di diventarlo non era un atto gratuito. Il Sudafrica era teatro di una guerra psicologica e morale. Talora fisica. La fotografia, allora, non poteva permettersi di essere un’astrazione artistica. Era impegno, politico e intellettuale. Era collera, era rivolta. Ma restava, malgrado tutto, una forma di scrittura: ed è così che Mofokeng l’ha praticata. Non alla maniera dei freedom fighters del suo paese che denunciavano l’iniquità dell’ideologia alla base dell’apartheid, ma come testimone privilegiato di una storia che fino ad allora era stata taciuta. Fotografando la propria gente, attraverso i luoghi, i volti, le strade, Mofokeng ci parla di se stesso. Perché qualsiasi storia inizia sempre da colui che la racconta e riconduce, alla fine, allo stesso narratore.


Sotto il video The Road to Then and Now che racconta la storia di Afrapix.




Alcune fotografie di Mofokeng
















Qui il video realizzato per la mostra al Jeu de Paume, Santu Mofokeng, chasseur d’ombres - 30 ans d'essais photographiques (2011).
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Se come so sei un marinaio che osserva l’arrivo del tifone, allora aggrappati stretto e forte all’elemento libero che liberamente voli.
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Non tentare di adattarti a questi delicati palati. Puoi tagliare certo, puoi far fuori qualche ridondanza qua e là, ma sei 'raffinato' così, quando sei te stesso. Non farci caso quando ti danno del rozzo, non hanno nient'altro da opporti. Non sei come blateri di tanto in tanto una ciocchetta!
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Offline Silvia V

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Re:Afrapix
« Risposta #1 il: Martedì, 06 Novembre 2018, 08:36:19 »
Grazie Andrea per questi post.  Appena ho un momento approfondisco, le foto che hai inserito di Mofokeng sono molto interessanti e lo sono in particolar modo per il suo raccontare "dall'interno", con un occhio partecipe, che conosce quello che "scrive" con la luce. Spesso vedo ottimi reportage che, però, sono per forza di cose poco profondi perché quando si scatta come testimoni esterni è difficile poter davvero capire, sentire e quindi riprendere e trasmettere qualcosa che scavi un po' di più nella storia.
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Re:Afrapix
« Risposta #2 il: Martedì, 06 Novembre 2018, 09:28:10 »
Grazie per il link. Prendo un altro giorno di  ferie per vederlo e finire il film della Cavani su Einstein.
Ciao

Concordo con Silvia: i reportage fatti da fuori sono spesso, anche quando composti da ottime foto, calligrafie del pensiero. Anzi : più le foto sono ottime più il rischio è elevato, se non coglie le sostanza bruta delle cose.
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Fuji xe1 + Fujinon 18-55 mm + Touit 12 mm; Contax g2 + 28+ 50 +90 mm; sigma sd4 + 17-50 mm f 2,8 Ex.
(Al momento silenti: Yashica fx 3 2000 e Contax aria + contax 35mm f2,8 +contax 50 mm 1,4 + contax 80-200 f4)

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Re:Afrapix
« Risposta #3 il: Martedì, 06 Novembre 2018, 20:50:44 »
Eppure siamo tutt* dentro un'oppressione: di genere, di censo, di etnia, di sessualità, di specie, biologica. E oltre queste determinazioni che portano alla violenza dell'ascrizione, la struttura della vita stessa è vertiginosa e drammatica: gli esistenzialisti chiamavano la situazione vivente "essere gettati nel mondo". Tutt* avremmo un dramma da raccontare. 
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Re:Afrapix
« Risposta #4 il: Martedì, 06 Novembre 2018, 21:48:41 »
Sì, siamo gettati nel mondo ( heidggher?) e la caduta iniziale ce la prendiamo come capita ( se abbiamo c..lo nasciamo sani tra persone che ci amano, se dice sfiga siamo fritti in partenza). 
Poi qualcosa la determiniamo noi, per esempio se fotografare con  Foveon o no. Inezie. Tutto il resto è un tritacarne.
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