Autore Topic: Ferdinando Scianna, Eugene Smith: il pregiudizio della verità (1980)  (Letto 70 volte)

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Offline pacific palisades

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Ferdinando Scianna, Eugene Smith: il pregiudizio della verità (1980)
« il: Sabato, 29 Dicembre 2018, 23:01:17 »
Ferdinando Scianna, Eugene Smith: il
pregiudizio della verità (1980)

A Parigi si è svolto un dibattito appassionante sulla verità dell’informazione fotogiornalistica.
L’occasione è stata data dalla mostra fotografica, al Centre Pompidou, di Eugene Smith […]. Intanto
segnaliamo che la buriana della contestazione ha cominciato con l’investire proprio lui, Eugene
Smith, il mito per eccellenza, il santo anzi, di una certa maniera di intendere il reportage fotografico
come umanesimo ideologicamente impegnato. Non per niente viviamo in piena crisi di ogni
certezza ideologica. Succede che improvvisamente si scopre, a proposito di Eugene Smith, qualcosa
che tutti sapevano, ma che tutti, per evitare di porsi troppi problemi, fingevano di ignorare. E cioè
che Eugene Smith manipolava le sue fotografie. E scoppia lo scandalo. Le Monde vi dedica due
pagine. “Fate che la verità diventi un pregiudizio”, diceva W.E. Smith. Quale verità? E la fotografia, di
per sé, dice sempre la verità oppure, come tutti i linguaggi, può anche mentire? E che significa, per
un fotografo, dire la verità? […] Il bagno della piccola Tomoko di Minamata è stato illuminato con
due flash elettronici preparati apposta il giorno prima. Nella veglia funebre al villaggio spagnolo, gli
occhi delle donne, che guardavano il fotografo, sono stati anneriti e poi ritoccati al ferricianuro
perché guardassero nella giusta direzione, cioè verso il morto […]. Molta gente si è detta scioccata,
indignata, scandalizzata. Se ne può capire la ragione, anche se sorprende l’ingenuità. E però, ci
sembra un sano dibattito, da approfondire […] non ci sembra affatto male riflettere su temi
fondamentali che potrebbero preludere a una svolta importante per la fotografia, magari
liberandola dal troppo gravoso fardello – ambiguamente trascinato per oltre un secolo e mezzo – di
fornire documenti irrefutabili, e restituendola infine all’imprescindibile avventura umana del
tentare di raggiungere la verità, con la fotografia come con ogni altro linguaggio sia stato inventato
o inventeremo, e alla responsabilità intellettuale, etica ed estetica di chi fa e di chi usa le fotografie.

[purtroppo non ho trovato l'intero testo]


Bonus track I

Il fotogiornalista deve avere un approccio personale alla storia, non può farne a meno. Per questo
è impossibile rimanere completamente oggettivi. Ci vuole onestà. Onesti sì; oggettivi no.
- W. Eugene Smith

Bonus track II
Minamata
"La fotografia, come la scrittura, ha una sua ambiguità, un suo lessico, una sua logica interna, un suo ritmo, tutti valori che non appartengono a una fotocopia."

Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia.