Autore Topic: Danila Tkachenko  (Letto 100 volte)

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Offline agostino

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Danila Tkachenko
« il: Domenica, 20 Gennaio 2019, 19:56:29 »
Vi segnalo questa fotografa e in particolare questo lavoro (Silvia V, batti un colpo e dammi una tua opinione):

http://www.galleriadelcembalo.it/eng/restricted-areas/


http://www.danilatkachenko.com/projects/restricted-areas/

che ho visto a Roma qualche anno fa. Peccato che il catalogo riproducesse male le foto, nel senso che la QI (arieccola) faceva pensare, più che a foto duplicate, a immagini simili a quelle dei cataloghi fotografici di mostre di pittura, dove c'è necessariamente una notevole differenza tra originale e copia fotografica (in particolare era irritante la resa del bianco, ovviamente fondamentale in foto di paesaggi ghiacciati).
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Offline Rino

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Re:Danila Tkachenko
« Risposta #1 il: Lunedì, 21 Gennaio 2019, 12:21:56 »
Vi segnalo questa fotografa e in particolare questo lavoro (Silvia V, batti un colpo e dammi una tua opinione):

http://www.galleriadelcembalo.it/eng/restricted-areas/


http://www.danilatkachenko.com/projects/restricted-areas/

che ho visto a Roma qualche anno fa. Peccato che il catalogo riproducesse male le foto, nel senso che la QI (arieccola) faceva pensare, più che a foto duplicate, a immagini simili a quelle dei cataloghi fotografici di mostre di pittura, dove c'è necessariamente una notevole differenza tra originale e copia fotografica (in particolare era irritante la resa del bianco, ovviamente fondamentale in foto di paesaggi ghiacciati).

Affascinanti, grazie.
La perfetta resa del bianco è molto difficile da ottenere in stampa: molti anni fa fotografai le opere dell'architetto norvegese Sverre Fehn tra cui il museo dei ghiacciai e, nonostante le ottime stampe in BN che consegnai all'editore, la resa sul libro non fu come doveva essere (almeno per me perché pare che non si lamentò nessuno, nemmeno l'architetto).
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Re:Danila Tkachenko
« Risposta #2 il: Lunedì, 21 Gennaio 2019, 16:42:30 »
Dènghiu.
A vederle così sembrano desaturate e forse un poco sovraesposte.
Uhm, sarei più per fare foto di questo tipo nello stile oggettivista Bernd e Hilla Becher - cioè così mi sembra un modo sotteso di spettacolarizzare, mentre l'oggetto industriale è già di per sé spettacolare in quanto traccia dell'ingegno umano e determinato dalla funzione. Forse però vedendole dal vivo era diverso.
"La fotografia, come la scrittura, ha una sua ambiguità, un suo lessico, una sua logica interna, un suo ritmo, tutti valori che non appartengono a una fotocopia."

Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia.

Offline Silvia V

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Re:Danila Tkachenko
« Risposta #3 il: Lunedì, 21 Gennaio 2019, 18:08:52 »
Grazie per la condivisione, molti autori non li conoscerei se non frequentassi questo forum.
Io non ne capisco nulla di questo genere ma trovo molto bello il contrasto tra la crudezza (del contenuto, nel caso di questo lavoro) e la delicatezza della rappresentazione che, invece, ha un che di poetico.
La desaturazione e la sovraesposizione secondo me in questo progetto sono funzionali al racconto.
Leggendo qualcosa sull'autore ho trovato questa parte di una sua intervista che secondo me è interessante, ve la riporto:
Intervistatore: "VI – Nadav Kander con “Dust”, Tamas Dezso con “Notes for an Epilogue”, Sasha Rudensky con “Remains”: conosci i loro lavori e pensi possano esserci dei punti di contatto, non solo “semantici” tra i loro e il tuo lavoro?

"Sì, conosco questi progetti e, probabilmente, ci sono alcuni punti di contatto, queste storie sono anche collegate alla storia post-sovietica. Ma non sono molto interessanti per me personalmente, non mi piace molto guardare il lavoro di altri fotografi. Come uno scrittore ha detto, “s’impara a scrivere attraverso altre arti”. Lo stesso è per me, un po’ come guardare un film e seguire altri campi dell’arte contemporanea."
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Offline agostino

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Re:Danila Tkachenko
« Risposta #4 il: Lunedì, 21 Gennaio 2019, 19:41:34 »
Scrivo da smart. Viste in mostra, l'equilibrio tra bianco (ottimo per come può esserlo con digitale di qualche anno fa) e figure emergenti era convincente, appagava. Nella riproduzione di catalogo e in web si perde molto.
Grazie per il riscontro del topic.
Trovo interessante che la tipa non guardi il lavoro di altri fotografi ma si ispiri ad altre arti, magari non visive. Apprendimento per sinestesia.
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Re:Danila Tkachenko
« Risposta #5 il: Martedì, 22 Gennaio 2019, 08:35:29 »
Scrivo da smart. Viste in mostra, l'equilibrio tra bianco (ottimo per come può esserlo con digitale di qualche anno fa) e figure emergenti era convincente, appagava. Nella riproduzione di catalogo e in web si perde molto.
Grazie per il riscontro del topic.
Trovo interessante che la tipa non guardi il lavoro di altri fotografi ma si ispiri ad altre arti, magari non visive. Apprendimento per sinestesia.

La prima volta avevo capito che scrivevi mentre guidavi una smart, giuro :D (non riesco a concepire una diversa automobile a Roma).

Sì infatti immagino che, particolarmente in questo caso, la stampa sia molto diversa dalla visualizzazione retroilluminata.

Secondo me quel che si impara dalle varie sollecitazioni culturali è vedere. Perché se fai fotografia - e non scattografia, un giorno scriverò un sermone sulla scattografia - devi prima di tutto vedere qualcosa, tutto parte da lì. Questo svelamento è la funzione della cultura - quella vera, non gli storytelling alla Fusaro o Recalcati tanto per fare due esempi. La cultura vera è Cervantes, Goya, Francis Bacon, Spinoza, Judith Butler, Erving Goffman, Eugene Smith, Angela Davis, Malcolm X eccetera eccetera eccetera... lì arriva la spinta per vedere.
Oppure sei pura/o di cuore, allora non ti servirà la cultura perché avrai già un cristallo che fa entrare tutto il mondo nella sua immagine più essenziale.
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Offline maxtolardo

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Re:Danila Tkachenko
« Risposta #6 il: Lunedì, 28 Gennaio 2019, 18:48:12 »
Grazie per la dritta.
Lost Horizon e Restricted Area mi hanno lasciato letteralmente senza fiato. 

Offline agostino

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Re:Danila Tkachenko
« Risposta #7 il: Domenica, 03 Febbraio 2019, 20:33:37 »
Avevo visto una sola foto di questa fotografa e mi sono precipitato a vedere la mostra, in una galleria con orari non facili per me. Ne è valsa la pena, soprattutto perché la visone delle stampe era notevole

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