Autore Topic: Sul tragitto casa lavoro  (Letto 59 volte)

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Sul tragitto casa lavoro
« il: Giovedì, 23 Aprile 2020, 11:19:28 »
Spesso è considerato limitante fotografare il tragitto casa lavoro, effettivamente rispetto a un grande viaggio c'è un limite spaziale, e soprattutto quel percorso viene compiuto almeno cinque volte a settimana, quindi cosa potrebbe mai sorprenderci?

La nostra relazione col mondo non è composta soltanto di un io interno e di una realtà esterna, dobbiamo fare i conti anche con i condizionamenti culturali che incidono sul guardare e vedere: la cultura è una lente attraverso cui l'esterno si mostra a noi.
Il bello delle lenti, anche quelle culturali, è che possono essere riconosciute, messe in discussione e modificate. Non sempre però è facile riconoscerle, a volte sono così pervasive, cioè così vicine che smettiamo di pensare che la relazione col mondo è mediata culturalmente.

Ora vi copio l'incipit di un discorso dello scrittore David Foster Wallace perché è una riflessione sulla riconoscibilità e pensabilità di ciò che è estremamente vicino. L'occasione del discorso fu la cerimonia delle lauree al Kenyon college, 21 maggio 2005.

Un saluto a tutti e le mie congratulazioni alla classe 2005 dei laureati del Kenyon college. Ci sono
due giovani pesci che nuotano uno vicino all’altro e incontrano un pesce più anziano che, nuotando
in direzione opposta, fa loro un cenno di saluto e poi dice “Buongiorno ragazzi. Com’è l’acqua?” I
due giovani pesci continuano a nuotare per un po’, e poi uno dei due guarda l’altro e gli chiede “ma
cosa diavolo è l’acqua?” È una caratteristica comune ai discorsi nelle cerimonie di consegna dei
diplomi negli Stati Uniti di presentare delle storielle in forma di piccoli apologhi istruttivi. La storia
è forse una delle migliori, tra le meno stupidamente convenzionali nel genere, ma se vi state
preoccupando che io pensi di presentarmi qui come il vecchio pesce saggio, spiegando cosa sia
l’acqua a voi giovani pesci, beh, vi prego, non fatelo. Non sono il vecchio pesce saggio. Il succo
della storia dei pesci è solamente che spesso le più ovvie e importanti realtà sono quelle più difficili
da vedere e di cui parlare. Espresso in linguaggio ordinario, naturalmente diventa subito un banale
luogo comune, ma il fatto è che nella trincea quotidiana in cui si svolge l’esistenza degli adulti, i
banali luoghi comuni possono essere questioni di vita o di morte, o meglio, è questo ciò che vorrei
cercare di farvi capire in questa piacevole mattinata di sole. Chiaramente, l’esigenza principale in
discorsi come questo è che si suppone vi parli del significato della vostra educazione umanistica, e
provi a spiegarvi perché il diploma che state per ricevere ha un effettivo valore sul piano umano e
non soltanto su quello puramente materiale. Per questo, lasciatemi esaminare il più diffuso
stereotipo nei discorsi fatti a questo tipo di cerimonie, ossia che che la vostra educazione umanistica
non consista tanto “nel fornirvi delle conoscenze”, quanto “nell’insegnarvi a pensare”.


http://www.sfrancesco.it/wp-content/uploads/2015/03/Questa-e-lacqua-David-Foster-Wallace.pdf


Allora il punto è questo: pensare ai condizionamenti culturali che disciplinano il nostro vedere all'interno di usuali tragitti urbani tanto da considerarli quasi insignificanti.
Per esempio il lavoro Con la coda dell'occhio di Marina Ballo Charmet, o i primi lavori di Ghirri sono il tentativo riuscito di sovvertire quei condizionamenti.
"La fotografia, come la scrittura, ha una sua ambiguità, un suo lessico, una sua logica interna, un suo ritmo, tutti valori che non appartengono a una fotocopia."

Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia.