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Cluny e Borgogna, 1

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edecapitani:
Cluny è stata un centro di vita spirituale e monastica e una delle potenze ecclesiastiche e temporali dell’epoca feudale. La sua storia iniziò nel 910 quando Guglielmo il Pio, duca d’Aquitania, donò un suo possesso nella valle della Grosne, in Borgogna, agli apostoli Pietro e Paolo, affinché vi si fondasse un monastero benedettino esente da soggezioni a qualsiasi potentato temporale o spirituale e che rispondesse alla sola autorità di Roma.
Fu l’inizio di una delle più importanti riforme della storia monastica. La sua grande libertà ed autonomia, la posizione strategica nel Regno di Francia ma vicinissima ai confini con l’impero germanico, il succedersi di 7 abati di altissimo livello (da ne favorirono il successo: un gran numero di monasteri in Europa nacquero come dirette figliazioni di Cluny o furono da essa riformati finché, questo complesso e ramificato sistema, sotto il lungo governo di sant’Ugo di Semur, si strutturò in un ordine, una sorta di impero monastico diffuso del quale Cluny era la capitale e il suo abate il sovrano, secondo solo al Papa di Roma. Tra alti e bassi, fulgori decadenze e riforme, la sua vita si protrasse fino alla Rivoluzione, quando l’ultimo respiro di una vita già da tempo stanca si spense.



. Fig. 1, Carta della Francia in epoca feudale.
Cluny si trova nel Ducato di Borgogna, quindi nella sua parte francese, a ridosso del confine con l'impero.



Fig. 2, Sant’Ugo (?), particolare di un affresco del XII sec. Berzé-la-Ville, cappella dei monaci.
Ugo di Semur divenne abate di Cluny a 24 anni, nel 1048, rimanendo in carica per 61 anni fino alla morte, che avvenne quando aveva 85 anni. Trasformò la costellazione di monasteri collegati in vari modi a Cluny in un vero e proprio ordine; nel 1088 avviò la costruzione della basilica di S. Pietro e Paolo (Cluny III). Padrino di battesimo dell’imperatore Enrico IV fu lui il regista della riconciliazione tra l’imperatore e papa Gregorio VII, il celebre episodio avvenuto a Canossa, nel castello della contessa Matilde. La cappella di Berzé era il luogo di ritiro dell’abate Ugo.

Nel 1109, alla morte di sant’Ugo, vivevano a Cluny 460 monaci ma, almeno in certe occasioni, potevano convenirvene oltre un migliaio. Tra il X e il XII secolo, seguendo la spinta della crescita, si susseguirono tre basiliche abbaziali, chiamate dagli storici Cluny I, II e III (la seconda e la terza coesistettero a lungo). Cluny III, la creazione di sant’Ugo, fu la più grande chiesa della cristianità fino alla costruzione dell’attuale basilica di S. Pietro a Roma, e rappresenta la più grande reificazione della visione spirituale cluniacense, un vertice della storia dell’architettura e dell’iconografia cristiana, un monumento alla concezione medievale dell’alleanza tra fede e razionalità. 
Dopo la Rivoluzione – venduta a un’agenzia immobiliare di Macon, fu utilizzata a scopo commerciale come cava di pietre e, smontata pezzo per pezzo, scomparve tra 1798 e il 1823. Qualsiasi cosa si pensi del potere della Chiesa e della storia di Cluny, è impressionante constatare come una delle grandi creazioni dell’ingegno umano sia stata vanificata in pochi anni da una visione gretta, anzi da una gretta mancanza di visione. Il poco che sopravvisse è tutt’oggi esistente e lo Stato francese ne ha cura. Oltre ai ruderi della basilica vi sono altri edifici monastici di varie epoche, sede del bellissimo museo dell’abbazia ma il cuore è naturalmente ciò che rimane della chiesa.

II
Io andai per la prima volta a Cluny con un amico nel 1983, in bicicletta. In quell’estate eravamo reduci da un corso di canto gregoriano che segnò una parte importante dei miei anni a seguire, avevamo incontrato quello che sarebbe stato di fatto il mio maestro nell’addentrarmi nei meandri dei manoscritti, delle scritture musicali antiche, nella letteratura mediolatina. Inoltre durante i miei studi avevo seguito un corso monografico sulla storia medievale di Cluny.
Cluny era un tarlo che mi portavo dentro da anni, la sua storia s’intrecciava con le mie radici brianzole: il nome “Brianza” infatti compare per la prima volta in un documento del X secolo ed indica un podere ceduto in donazione all’abbazia borgognona, podere situato su quello che oggi si chiama Colle di Brianza. Inoltre, quando avevo 16 anni conobbi l’allora abate di Pontida, amico di scuola di un mio zio che mi trasmise la passione per i viaggi e per tante altre cose: furono loro, lo zio e l’abate, a raccontarmi di Cluny perché fu proprio Cluny a fondare Pontida.
Presi dall’entusiasmo il 14 agosto partimmo da casa mia alle 4 del mattino: il programma era andare a Cuny per conoscere i suoi monaci, passando per il Monginevro e, già che c’ero, per i tornanti del Col du Galibier.
Solo al nostro arrivo in Borgogna, dopo aver pedalato per 700 km (altri 800 li facemmo per altra via al ritorno, anzi li feci perché il mio socio li fece prevalentemente sulla macchina di amiche che ci avevano raggiunti a Cuny), scoprimmo la fine della sua storia ormai decretata da secoli. In quel viaggio però scoprii anche l’arte romanica e la sua affinità antropologica con il canto gregoriano. Da allora l’asse del mio interesse prevalente si spostò dalla filosofia/ teologia (mai abbandonata perché io funziono per somma di passioni non per sostituzioni) alla musica/ architettura/ iconografia e si aprì così la strada che mi portò nel tempo ad occuparmi di musica antica professionalmente, a formare una personale biblioteca d’arte ed in seguito alla pratica della fotografia.

A Cluny e in Borgogna sono tornato innumerevoli volte, potando molti amici (il nostro schema di vacanza era girare per chiese e castelli di Francia e Italia – io in bicicletta loro in auto, qualcuno in qualche edizione in bicicletta – cantando, possibilmente repertori adeguati o storicamente legati ai luoghi e le architetture. Ci sono tornato anche la scorsa estate ma in auto con l’intenzione di fotografare l’architettura romanica, rivisitando luoghi che avevo già visto e in cui avevo già cantato per fotografarli. Quindi totalmente solo. Nove giorni fotografando 10 h ogni giorno.

Ero alloggiato in una chambre d’hotes nel villaggio di Bissy-sous-Uxelles, 20 km a nord di Cluny, in un’antica casa rurale costruita con le stesse pietre calcaree di cui son fatte le chiese romaniche. E così è tutta la Borgogna, soprattutto la Borgona del sud, ne parlerò in una prossima puntata. Conosciamo i proprietari dal 1987 quando ci fermammo per caso a Bissy per una sola notte tornando dalla Bretagna in Italia. Quella sera chiedemmo ad uno sconosciuto dove fosse un ristorante e lui ci invitò a cena. Siccome si trattava di un pastore calvinista passammo la sera a discutere amichevolmente.
Attrezzatura: Sigma sd quattro con 18-35 art, 50-100 art e 150 macro; Canon Eos R con ts-e 24 L II e ts-e 90; cavalletto Manfrotto 190 X ProB con testa a tre vie, zaino fotografico, 3 schede di memoria per ogni fotocamera, 3 batterie per ogni fotocamera, computer e hd esterno, salamini formaggio e coltellino per mangiare qualcosa la sera in camera. Non avevo ancora le dp quattro, al ritorno mi sono procurato al più presto la dp0 e poco dopo la dp3. Mi sarebbe piaciuto avere le possibilità grandangolari dei miei decentrabili con la definizione e la tangibilità delle immagini foveon.
Purtroppo non ho portato con me una semplice chiave a brugola che mi avrebbe permesso di stringere le articolazioni del treppiede che, essendo divenute cedevoli dopo troppe ore di lavoro, hanno reso assai faticosi gli ultimi giorni. Ormai da tre anni facevo lunghe escursioni fotografiche ma un’intera settimana di fotografia intensiva era la prima volta e qualcosa mi è sfuggito.
Comincio in questo post il resoconto del mio viaggio e lo inserisco in questa sezione perché mi sembra la più adatta ad un progetto di testo ed immagini, ottenute sia col sensore foveon che con il bayer della Canon.
In ogni topic pubblicherò immagini a risoluzione piuttosto bassa, prevalentemente in bn, all’interno del testo e altre in fondo al topic, in doppia misura – una a risoluzione bassa visibile nel topic e un collegamento ad una versione a circa 3.5 mb: si tratta di uno sfizio arbitrario che mi viene da tanti anni passati sui miei amati libri d’arte, corredati di figure nel testo e tavole fuori testo.
Infine, questo mio lavoro non è destinato ad alcun tipo di pubblicazione per la quale non sono qualificato e mischia considerazioni storiche e architettoniche con memorie personali, come a minestrare insieme verdure carni e paste per riciclare avanzi.



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Tav. 1, Quel che resta di Cluny

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3. https://nsm09.casimages.com/img/2021/04/27//21042710115825871717391860.jpg



4. https://nsm09.casimages.com/img/2021/04/27//21042710125925871717391863.jpg



5. https://nsm09.casimages.com/img/2021/04/27//21042710133825871717391864.jpg

Tav. 2,3,4,5, Ferme de la Bussière a Bissy-s/s-Uxelles

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6. https://nsm09.casimages.com/img/2021/04/27//21042710142925871717391866.jpg

Tav 6, Ferme de la Bussière, la porta della mia stanza (quella a destra)



7. https://nsm09.casimages.com/img/2021/04/27//21042710152025871717391867.jpg



8. https://nsm09.casimages.com/img/2021/04/27//21042710160325871717391868.jpg

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Tav. 7,8, Ferme de la Bussière, la mia stanza

OneFromRM:
Grazie davvero. Bello e interessante

Ginni:
Bravo!

clax:
I due hdr non li digerisco, ma francamente
il tasso tecnico delle foto, poco importa nel contesto.
Bel racconto di un viaggio nel tempo, nello spazio., nei ricordi....

notomb:
Ottimo lavoro. Secondo me il 14mm Art era perfetto per te :)

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