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Cosa intendo per tridimensionalità

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agostino:
Semplice: quella che non c'è in queste foto, che pure hanno tanti piani e sarebbero ideali.
Una, il Trid2Fu, è jpeg della Fuji, l'altro e il Raw aperto e salvato con COne senza particolari elaborazioni, anzi preservando.
Il secondo è migliore: più dettagliato anche senza maschere di contrasto forzate.
Ma il tronco a sinistra in entrambe non sembra un volume ma un oggetto bidimensionale ritagliato e messo sul prato.
Si può giocare a sviluppare la foto sapientemente e tirare fuori contrasti, ombreggiature e arrivare, come ho visto nei tutorial di COne, a risultati fascinosi e paraculi, a me sgraditi.

Il Foveon l'aria intorno ai volumi ce la mette da sé, senza sforzo. La prende dalla REALTA'.
Come fanno i Contax Zeiss su pellicola.
Amen

pacific palisades:
Ma se non metti la foto col Foveon come facciamo a convincerci che non è soltanto questione di illuminazione in relazione alla geometria di quel tronco oltretutto stiracchiata dal grandangolone.

Grandangolone sarebbe l'italianizzazione di grandangulon  :D

agostino:
LO farò, a parità di lunghezza focale e tutto il resto.
Ma per ora fidati

Rino:
Quando la pellicola faceva da arbitro tra ottiche e fotocamere, era facile notare (non per tutti), la splendida resa tridimensionale delle ottiche tedesche, spesso accompagnate da aggettivi come "plasticità" e "ariosità" che cercavano invano di dare l'idea perché, una diapositive scattata con un obiettivo tedesco fosse una finestra aperta sul mondo e quella scattata con un obiettivo giapponese no (ma solo gli utilizzatori di tali obiettivi non notavano la mancanza del senso di tridimensionalità, ma solo la grande nitidezza: non notavano che nelle loro foto un pallone fosse un cerchio e non una sfera. Ci pensava il cervello a dare volume alle forme bidimensionali).

Mi sto riferendo a periodi in cui le due scuole erano nette e opposte: le leggi della fisica imponevano che la botte fosse piena o la moglie ubriaca, ma anche all'epoca i diversi costruttori sceglievano la "posizione" (quindi la resa dei loro obiettivi) nel modo che poi li contraddistingueva.

Con gli anni abbiamo trovato un'infinità di compromessi ed alcuni marchi, come Sigma, stanno arrivando ad una resa talmente tedesca da mettere in difficoltà la stessa Zeiss.

A parte le doti degli obiettivi, ci sono quelle dei fotografi, cioè riuscire a scegliere la luce e la successione degli elementi in maniera tale da esaltare la sensazione di tridimensionalità.

Poi sono arrivati i computer, i sensori ed i software di fotoritocco: le foto si elaborano e con alcuni semplici trucchi si fanno miracoli.
E poi c'è il Foveon, che riesce a far sembrare nitido e tridimensionale qualsiasi obiettivo: diciamo sempre che è il sensore ad essere tridimensionale, cosa sulla quale non saprei esprimermi, ma so vedere i risultati e questo mi basta.

Due foto scattate con la sd Quattro appena arrivata, nulla di speciale, jpg in camera ed un obiettivo non eccelso (non ricordo se avevo ancora il Sigma 17-50 o era arrivato il 17-70).



pacific palisades:
Premesso che vi voglio bene, che mi sono puntato la sveglia per oggi alle 18.20 ma difficilmente sarò a casa per quell'ora, e che Agostino è veramente un padre della chiesa del Foveon e io adoro la sua dogmatica, anche perché Agostino è una persona squisita, quindi vederlo officiare il culto del Foveon per me è fantastico e fossi Kazuto gli darei il ruolo di Foveon Pope.

Non mi ricordo più dove volevo arrivare con la premessa... comunque riportando il discorso su un piano galileiano, insomma scientifico, le foto che vedo qui col Foveon hanno tutto per esaltare la tridimensionalità: il soggetto pieno di luci e ombre, la luce sapientemente modulata, la gamma tonale degna del pianoforte di Benedetto Michelangeli, il lieve sfocatino finale, il punto di ripresa splendido a volo d'uccello (immagino che un falco in cerca della preda abbia lo stesso angolo verso il suolo), e non ultimo l'imbarbagliamento del cervello distratto dal senso di appetito.

Quindi vi voglio bene, voglio bene a Kazuto, al Foveon che avevo pensato di vendere e dopo un giorno mi sono detto che era una follia venderlo, però questi exempla non sono ancora abbastanza galileiani.

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