COME SVILUPPARE E ALLENARE LA “COMPOSIZIONE ISTINTIVA”

Aperto da Sardosono, Venerdì, 28 Novembre 2025, 18:43:07

Discussione precedente - Discussione successiva

0 Utenti e 1 Visitatore stanno visualizzando questa discussione.

Sardosono


L'incontro con un caro amico di vecchia data (anche se ha una dozzina d'anni meno di me) e che non vedevo da lungo tempo, mi ha riportato alla mente una promessa da me non mantenuta, non per cattiva volontà, ma soltanto perché ci eravamo persi di vista. Al che mi ha chiesto molto garbatamente se me la sentissi di onorare quella promessa a distanza di tanti anni, e ovviamente gli ho risposto di sì e che l'avrei fatto con vero piacere.

Gli avevo infatti promesso, a suo tempo, la partecipazione ad un "Composition-Sniper-Tour ONE-SHOT-ONE-PHOTO", ossia il mio personale "full-immersion di composizione fotografica istintiva e istantanea", un vero e proprio work-shop fotografico in cinque lezioni di una giornata ciascuna, che tenevo saltuariamente fino a una dozzina di anni fa, a gruppi di quattro o cinque "malcapitati", ma già ben avviati dal punto di vista fotografico e che ritenevo promettenti. Di questi mini corsi – se la memoria non mi inganna – ne feci in tutto otto nell'arco di circa 33 anni (il primo nel '79 e l'ultimo nel 2012), ed erano del tutto gratuiti (a parte il fatto che ai tempi dell'analogico ognuno, oltre a sviluppo e stampa, si pagava il proprio materiale di consumo Polaroid), ma ovviamente sceglievo io i partecipanti. 😉😉😉

Si tratta di un percorso di apprendimento naturale e istintivo della composizione (specificamente fotografica) che sperimentai io stesso quando avevo quindici anni e ne fui entusiasta: era articolato su ben tre settimane e richiedeva una camera oscura a portata di mano.

Anni dopo decisi di volerlo organizzare io stesso, ma non potendovi dedicare tutto quel tempo, provai ad abbreviarlo notevolmente introducendo l'uso del Polaroid per ridurre drasticamente il tempo tra lo scatto e la verifica, eliminando la necessità di passare immediatamente alla camera oscura dopo ogni lezione, e lasciando lo sviluppo e la stampa delle pellicole a momenti successivi tra una lezione e l'altra. Ovviamente dovetti modificare e adattare lo svolgimento del percorso, ma nel complesso rimase comunque sostanzialmente lo stesso. In questo modo non soltanto riuscii a ridurre il tempo complessivo a cinque giornate (di circa cinque ore o poco più, compresa la pausa spuntino), ma il mio approccio si dimostrò anche molto più efficace e immediato di quello originale. Fu un successo fin dalla prima volta e perciò lo ripetei nuovamente negli anni successivi.

Con l'avvento del digitale, il Polaroid non fu più necessario e le cose si semplificarono notevolmente, e con la grande differenza che le giornate potevano essere svolte anche consecutivamente, senza i giorni intermedi necessari per lo sviluppo e la stampa delle pellicole. Ma a parte questo, non cercai di abbreviarlo ulteriormente, ma colsi l'opportunità di renderlo ancor più intensivo pur mantenendolo sostanzialmente invariato, ossia con una prima giornata di sola teoria, seguita da tre giornate di pratica in affiancamento e una quinta giornata finale di sintesi teorico-pratica. Ma anche la prima giornata, pur essendo di sola teoria, è comunque accompagnata da esempi pratici esplicativi, sia preparati in precedenza, sia realizzati sul momento.

Ogni giornata è articolata in varie parti; per esempio, la seconda giornata (che è la prima delle tre interamente di pratica sul campo in affiancamento), si svolge in quattro parti come segue:

A) nella prima parte, io mi fermo ogni volta che rilevo qualcosa di "fotografabile", eseguo UN SINGOLO scatto (ma senza far vedere il risultato), poi lascio che tutti eseguano il proprio SINGOLO scatto, quindi mostro a tutti il mio senza alcun commento, poi lascio che tutti eseguano un secondo SINGOLO SCATTO, infine commento il mio scatto e tutti eseguono un terzo SINGOLO SCATTO (quindi i partecipanti fanno tre scatti ciascuno per ogni sosta);

B) nella seconda parte, quando mi fermo io NON scatto ma mi limito ad indicare cosa ha attirato la mia attenzione, perciò senza fornire alcuna indicazione, né a parole né con l'esecuzione della ripresa, poi aspetto che tutti eseguano il loro SINGOLO scatto, e solo a questo punto eseguo il mio scatto, e poi si procede come nella prima parte (perciò quattro scatti ciascuno per ogni sosta);

C) nella terza parte, è tutto come nella seconda (quattro scatti ciascuno per ogni sosta), ma quando mi fermo NON indico neppure cosa intendo fotografare e lascio che tutti cerchino di intuirlo, ognuno per proprio conto ma anche scambiandosi fra loro le proprie ipotesi;

D) la quarta parte la vediamo più avanti.

A questo punto mi auguro che chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui con attenzione, si stia domandando: ma che cosa c'entra tutto questo con la composizione?!...

Ovviamente, l'unico scopo di tutti questi esercizi è quello di tirar fuori da ognuno di noi quell'innato senso della composizione che tutti possediamo, ma al quale ben difficilmente lasciamo spazio, soprattutto se siamo di quei fotografi che NON hanno velleità artistiche (o magari abbiamo semplicemente rinunciato ad averne).

Orbene, questi esercizi perseguono esattamente tale scopo, e lo fanno sulla base di un principio che sembra proprio essere andato del tutto perduto nel mondo fotografico, ossia che "l'istinto della composizione è innato in chiunque abbia un minimo di senso estetico, ed il modo più efficace per sollecitare e allenare tale istinto è quello di fotografare soggetti del tutto banali, meglio ancora se proprio insulsi".

Non l'avete mai sentito?!... Beh, me lo aspettavo! Eppure vi assicuro che funziona, e che funziona alla grande, A CONDIZIONE DI AVERE A DISPOSIZIONE UN SOLO "COLPO" per ogni fotografia che vogliamo prendere! Ci ritorniamo più avanti.

L'informazione essenziale che ancora non ho dato riguarda come e quali soggetti seleziono da fotografare, perché è appunto la scelta dei soggetti su cui puntare la fotocamera che innesca il meccanismo di sollecitazione del senso estetico.

Infatti, a differenza di TUTTI i work-shop moderni (diciamo degli ultimi trent'anni), che vanno in cerca di soggetti "interessanti" (qualunque cosa si intenda con questo aggettivo, ma sorvoliamo), io invece in questo mio "tour" mi fermo sempre e soltanto di fronte a cose assolutamente banali, cioè a soggetti che non presentano alcuna bellezza in sé stessi. Ma in realtà, è proprio fotografando cose banali che il nostro senso estetico viene messo letteralmente e brutalmente CON LE SPALLE AL MURO: o riesce a inventarsi qualcosa che possa introdurre un po' di estetica nello scatto (e l'unico modo è una composizione almeno decente), oppure qualunque scatto produrremo sarà del tutto inguardabile. In altre parole, se nel soggetto non vi è alcuna estetica, non ci resta che mettercelo noi un pizzico di estetica, e l'unica possibilità che abbiamo è mediante la composizione. Semplice, naturale, efficace, e... e funziona.

Ma è assolutamente indispensabile che abbiamo a disposizione UN UNICO SINGOLO SCATTO PER OGNI SOGGETTO, perché altrimenti il nostro cervello mette da parte l'istinto e comincia a ragionare, e ovviamente il meccanismo che vorremmo attivare non si innesca.

In poche parole: "la composizione non è una questione di tecnica (e quindi tantomeno è codificabile), ma soltanto di sensibilità estetica, per cui se cominciamo a pensare... siamo fregati!"

Certo, detto così a parole non ci crede nessuno, il che è perfettamente naturale, ma quando i partecipanti vedono i miei scatti dove riesco a tirar fuori qualcosa che è comunque esteticamente almeno decente, ecco che essi hanno la dimostrazione pratica che È EFFETTIVAMENTE POSSIBILE METTERE UNA PROPRIA ESTETICA LADDOVE DI ESTETICA NON SEMBRA ESSERCI NEPPURE TRACCIA. E questa dimostrazione pratica, tangibile ed evidente, improvvisamente spalanca loro la porta su mille possibilità. A quel punto, forti di questa iniezione di coraggio, senza rendersene minimamente conto (e questo è fondamentale) cominciano a cercare di "comporre", ossia inizialmente cercano di "copiare" dai miei scatti, per poi passare rapidamente ad "inventarsi" di volta in volta un qualche modo di realizzare la ripresa che sia esteticamente almeno decente.

Un punto fondamentale è che, per quanto in modo limitato, ciascuno si rende anche conto che lui stesso ha fatto progressi ben evidenti nell'arco di una sola serata, progressi che nella quarta e ultima parte della giornata io stesso faccio notare a ciascuno di loro e davanti a tutti. Dopo di che chiudo la seconda lezione sempre con uno stesso brevissimo discorso, ormai collaudato, che è questo:

"Forse non ci avete fatto caso – anche perché per tutta la giornata non abbiamo mai parlato di composizione – ma questi progressi, questi miglioramenti che avete ottenuto, sono dovuti esclusivamente al fatto che avete iniziato a cercare di comporre i vostri scatti. E l'avete fatto senza rendervene conto, quindi non è stato frutto di inutili ragionamenti, ma avete lasciato che a comporre fosse il vostro istinto, guidato unicamente dal vostro senso estetico. Adesso, prima della prossima lezione, analizzateli con calma, anche tra di voi, e poi a casa, ma senza ragionarci sopra in alcun modo e lasciando semplicemente che il vostro senso estetico apprezzi a fondo i risultati e le differenze."

In conclusione, l'obiettivo fondamentale della seconda lezione è proprio quello di portare idealmente ognuno a fine giornata ad esclamare dentro di sé qualcosa di simile al famoso grido di Gene Wilder nel film Frankenstein Junior: "SI... PUÒ... FA-RE!!!"

Le successive due giornate sono via via più complesse e articolate, ma basate sempre sullo stesso principio che potremmo riesprimere anche così: costringere il nostro senso estetico innato a venir fuori "per disperazione", al fine di introdurre un minimo di estetica in soggetti che normalmente definiremmo IN-fotografabili.

Nei prossimi topic di mie fotografie vedrò di inserire alcuni degli scatti (tutti rigorosamente "ONE-SHOT-ONE-PHOTO") che ho realizzato durante il recentissimo "Composition-Sniper-Tour" che ho fatto fare al mio amico (insiema a mia nipote e un'altra ragazza, entrambe prossime fotografe professioniste). O magari – se mi dite che lo ritenete interessante – li riunisco in un topic appositamente decicato.

Non sono foto particolarmente buone, ovviamente, dato che lo scopo di questo approccio NON È produrre buone immagini, ma semplicemente realizzare buone composizioni, o almeno accettabili; e poiché una buona composizione è una condizione soltanto necessaria ma NON sufficiente per una buona foto, va da sé che fotografando soggetti banali e insulsi le buone foto non sono la regola (ma con la pratica diventano comunque ben più di quante ci aspetteremmo).

Buona fotografia e buona composizione a tutti! 😉😉😉
Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto - o non soltanto - per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

CORREDO FOTOGRAFICO IN COMPLETA RIDEFINIZIONE

Met

Non c'è niente di più misterioso di un'immagine perfettamente chiara – Diane Arbus

conla

CRISigma :si:

agostino

  • Agostino
     
Sigma SD Quattro + 18-35 Art; Fuji XE1 + Fujinon 18-55 mm + Touit 12 mm; Contax g2 + 28+ 45 +90 mm.
(Al momento silenti: Yashica fx 3 2000 e Contax aria + contax 35mm f2,8 +contax 50 mm 1,4 + contax 80-200 f4)

Rino


Sardosono

Grazie a tutti per l'apprezzamento! 😇😇😇

Come avete probabilmente già visto, ho aperto un topic con gli scatti di uno degli esercizi finali della penultima giornata del "tour", esercizio che consiste sostanzialmente nell'applicazione della composizione istintiva in una situazione di ripresa completamente statica. Per comodità riporto il link qui di seguito:

«"Sniper-Reportage" della Terrazza del Bastione di Cagliari in notturna»

A seguire aprirò anche un secondo topic con l'altro esercizio finale, che è complementare al precedente e che consiste infatti nell'applicare (sempre con il vincolo "one-shot-one-photo") la composizione istintiva in una situazione di ripresa non più statica ma fondamentalmente dinamica, che per via di tale dinamicità richiede necessariamente di essere anche istantanea (o quasi). In pratica è indispensabile avere decisione e sicurezza di sé, altrimenti si perde lo scatto.

In passato per questo esercizio sceglievo abitualmente il ritratto informale (senza pretese) su passanti occasionali e sconosciuti ma ben disposti e collaborativi; questa volta, però, ho scelto direttamente situazioni di street tradizionale. Riporto di seguito anche questo link (adesso è vuoto, ma poi lo aggiornerò):

«"Sniper-Street-Composition" – One-Shot-One-Photo»
Congelare in una foto l'istante effimero ci permette di estrarlo dall'eternità, non tanto - o non soltanto - per documentarlo, quanto soprattutto per poterlo "ammirare" (anonimo sardo)

CORREDO FOTOGRAFICO IN COMPLETA RIDEFINIZIONE