Autore Topic: Approccio al Foveon  (Letto 769 volte)

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Offline cortonio

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Approccio al Foveon
« il: Sabato, 23 Maggio 2020, 19:04:49 »
Ciao ragazzi e buon sabato pomeriggio...
Ma voi come siete venuti a conoscenza del sensore Foveon? Avete iniziato con Sigma o ci siete arrivati per caso o volontà?
Soddisfatti? Cambiereste la vostra Sigma con una mirrorless "classica"? Infine, avete stampato (che formato) qualche scatto con la vostra fotocamera?!

Io ricordo di una foto di una rivista, era una retro-copertina di un volto di una donna ripreso di 3/4 [credo la rivista fosse Fotografia Reflex]. La cosa che mi sbalordì era la definizione delle ciglia, sembrava che stessero uscendo dalla pagina... ma pensai che fosse tutto un trucco per attirare a se i consumatori...
Non ho mai posseduto una Sigma, sto aspettando di vendere la mia m4/3 per acquistare la SDQuattro e non posso esprimere una mia opinione ma di tutti quelli che leggo e sento, sono estasiati dalla qualità del sensore.
Io, ho visto su YouTube un video di Promirrorless che nella sua semplicità, ha saputo valorizzare il prodotto ed ha acceso in me la voglia di voler provare qualcosa di diverso.
Per le stampe, ne ho diverse sparse per casa, formato dal 13x18 al 50x70 e devo dire che le foto solo in questo modo si apprezzano!

 ;)
La mia attrezzatura? Occhio sinistro ed indice destro.
il colore è importante, il bianco e nero è fondamentale.

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Offline pacific palisades

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Re:Approccio al Foveon
« Risposta #1 il: Sabato, 23 Maggio 2020, 20:37:16 »
Ho conosciuto il sensore Foveon attraverso alcune interviste di Bregani sulla pagina Youtube di New Old Camera, dove poi comprai la SDQ, infatti nella sua scatola c'è la letterina firmata Watanabe.

Non l'avevo preso principalmente per la nitidezza, ma perché trovavo le sue immagini meno 'perfette' di quelle delle machine 'tradizionali'; però allora pensavo che anche la nitidezza fosse utile, la interpretavo come possibilità di aprire la fotografia, far esplodere tutti i dettagli - non mi rendevo conto che questa 'analiticità' non serve a nulla perché è ipervisiva, cioè oltrepassa la possibilità di risoluzione dell'occhio umano, e se anche me l'avessero spiegato non avrei mai capito il paradosso per cui, tanto più una macchina è analitica quanto meno si vede.

Passati quasi tre anni penso che:
- la necessità di esplodere la fotografia al 100% è un fatto psicologico che non ha nulla a che fare con la fotografia,
- la nitidezza è soltanto un effetto, come è un effetto il viraggio, la grana, lo sviluppo con riserve e bruciature nel bianco e nero, o lo stesso bianco e nero, eccetera, e gli effetti possono avere senso per un particolare progetto fotografico: il mio progetto è togliere gli effetti*  :D

Pian piano ho avuto la conferma che la fotografia è molto simile alla scrittura, il foglio o la penna contano poco o nulla, quel che conta è avere una lingua e delle idee. Le fotocamere secondo me non hanno alcuna autorialità. E conta molto più possedere libri di fotografia che attrezzatura. O meglio ancora: la vera attrezzatura fotografica è la cultura.


* Responsabili di questa svolta sono Luigi e Italo.
"La fotografia, come la scrittura, ha una sua ambiguità, un suo lessico, una sua logica interna, un suo ritmo, tutti valori che non appartengono a una fotocopia."

Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia.

Offline Eros Penatti

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Re:Approccio al Foveon
« Risposta #2 il: Sabato, 23 Maggio 2020, 21:40:08 »
Discussione interessante  ;)

@Cortonio : in ordine...
- tramite articoli letti in rete, nonché Nadir, e dalla curiosità di sperimentare, provare e continuare a giocare, il giorno che capirò che non mi diverto più venderò tutto ( anzi svenderò  :D )
- da fotoamatore, è una piacevole sensazione saper di avere a disposizione una o più Sigma Foveon, ci vogliono anche le altre  ;), l’importante è saper valutare la fotocamera adeguata in funzione di ciò che si andrà a fotografare, a volte, le altre mirrorless rendono le cose molto più semplici
- certamente, è un peccato non stampare a prescindere dalla fotocamera che ognuno di noi usa

@Andrea : quoto tutto
- diciamo che l’ingrandimento al 100% aiuta a scegliere il giusto, ormai tutti gli utenti pretendono il massimo dall’attrezzatura e dalla tecnologia, poi ci si trasforma in fotoamatori, si acquisisce la consapevolezza, si stampa in casa A4, A3 e A3+ e ci si rende conto da soli che alla fine 40/60/100 mpx non servono a un tubo

E’ fondamentale ispirarsi a qualcuno, è importante ascoltare, capire e imparare, il mio mentore qualche anno fa continuava a ripetermi ( e me lo ripete ancora  :) ), che le fotocamere non sanno fotografare, l’è l'om a far la differenza

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Offline cortonio

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Re:Approccio al Foveon
« Risposta #3 il: Domenica, 24 Maggio 2020, 08:03:21 »
Grazie ragazzi per le vostre esperienze.
Effettivamente ad un occhio distratto piace la nitidezza assoluta ed immediata... l'occhio esigente invece vuole altro!

;)
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Offline hobbit

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Re:Approccio al Foveon
« Risposta #4 il: Domenica, 24 Maggio 2020, 09:17:17 »
Io mi sento ancora molto novello con il Foveon, nonostante sia la mia seconda volta.
La prima volta presi il sensore di seconda generazione, la dp1x, dp2x e la sd15, mentre in questo secondo tentativo ho preso una fotocamera con sensore di quarta generazione la dp1q.
Quando scoprii questo mondo?
Tanti anni fa, non ricordo nemmeno più, ma per molto tempo lo guardai affascinato, ma era per me fuori portata.
Perché il Foveon?
Sicuramente il fascino per questa tecnologia più “vera”, il fatto che “somigli” in qualche modo alla vecchia pellicola e il fatto che il suo funzionamento non si basa sull’inventare informazione.
Poi a me piacciono i panorami e lo vedevo molto adatto.
Sicuramente non è tutto oro quello che luccica, faccio al momento molta più fatica a tirare fuori fotografie degne rispetto al m4/3, ci vuole più pazienza e non tutte le occasioni di scatto sono adatte.
Dovessi restare con una sola fotocamera, quasi sicuramente non sarebbe una Foveon, ci sarebbero troppi limiti.
Vedremo, l’aspetto positivo è che sono sempre più cosciente che per me il fine non è lo strumento, ma la fotografia stessa. Spero che prima o poi di venirne fuori.
Francesco

Foveon: DP1Q, DP3Q
4/3: E-1, 14-54, 70-300
m4/3: E-M1 25 f/1.4, 60 DN, 100-300

La vita dell'uomo consiste nell'affetto che principalmente lo sostiene e nel quale trova la sua più grande soddisfazione.
San Tommaso D'Aquino

Offline cortonio

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Re:Approccio al Foveon
« Risposta #5 il: Domenica, 24 Maggio 2020, 09:56:37 »
Sicuramente non è tutto oro quello che luccica, faccio al momento molta più fatica a tirare fuori fotografie degne rispetto al m4/3, ci vuole più pazienza e non tutte le occasioni di scatto sono adatte.
Dovessi restare con una sola fotocamera, quasi sicuramente non sarebbe una Foveon, ci sarebbero troppi limiti.

si, effettivamente con il m4/3 hai un sacco di supporto "elettronico" e almeno nel mio caso, devo essere distratto per sbagliare completamente uno scatto (tra l'ottimo stabilizzatore e tutti i supporti/aiuti che ti da la macchina).
Io sempre più convinto di prendere una SDQuattro.
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Offline EXCEL

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Re:Approccio al Foveon
« Risposta #6 il: Domenica, 24 Maggio 2020, 11:13:28 »
O fai SOLO fotografia nei modi che si adattano al Foveon, oppure devi affiancare al foveon una seconda camera Bayer. Persino io che fotografo quasi esclusivamente col Foveon, non posso esimermi dall'avere almeno una piccola Ricoh GR, altrimenti in certe circostanze non potrei scattare.

Altro consiglio, scarica qualche RAW e inizia a lavorarci con SPP, vedi se ti piace, cerca di capire se avrai la pazienza di imparare un flusso e un modo di lavorare totalmente nuovo. I mercatini di seconda mano sono pieni di macchine Foveon rivendute dopo poco tempo da persone che ne erano entusiaste i primi tempi.
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Offline cortonio

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Re:Approccio al Foveon
« Risposta #7 il: Martedì, 26 Maggio 2020, 21:30:49 »
O fai SOLO fotografia nei modi che si adattano al Foveon, oppure devi affiancare al foveon una seconda camera Bayer. Persino io che fotografo quasi esclusivamente col Foveon, non posso esimermi dall'avere almeno una piccola Ricoh GR, altrimenti in certe circostanze non potrei scattare.

Altro consiglio, scarica qualche RAW e inizia a lavorarci con SPP, vedi se ti piace, cerca di capire se avrai la pazienza di imparare un flusso e un modo di lavorare totalmente nuovo. I mercatini di seconda mano sono pieni di macchine Foveon rivendute dopo poco tempo da persone che ne erano entusiaste i primi tempi.
Ad ora, al netto di quando venderò la Em1, uso un'altra m4/3: lumix g10 con un 14-45 (che per chi mastica di micro, è stato il migliore obiettivo kit).
Dei Raw, non li ho mai approcciati seriamente. Ho provato con un file X3f ma oltre alla lentezza del sw/pc, anche io ci metto del mio...  :cry:
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Re:Approccio al Foveon
« Risposta #8 il: Domenica, 31 Maggio 2020, 08:10:41 »
I mercatini di seconda mano sono pieni di macchine Foveon rivendute dopo poco tempo da persone che ne erano entusiaste i primi tempi.

Effettivamente mi riconosco come una persona che non si affeziona al mezzo e a cui piace cambiare attrezzatura... forse lo vedo come stimolo nel trovare nuova voglia di scattare. Conoscendomi, non mi costruisco un folto arsenale di attrezzatura così quando dovrò vendere [perchè in cuor mio già so che venderò] non perderò troppo tempo.  :si:
Mi sono buttato a capofitto sul Foveon perché mi son fidato dei feedback sinceri come quando diversi anni fa, mi buttai senza mai aver provato il sistema ibrido di Toyota, con l'acquisto dell Prius... non me ne sono mai pentito.  ;)
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Offline edecapitani

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Re:Approccio al Foveon
« Risposta #9 il: Domenica, 31 Maggio 2020, 10:01:01 »
Ho conosciuto il foveon da articoli in rete. Cercavo una nuova fotocamera per le mie intenzioni fotografiche, ero interessato alla 5Dsr e alla Fuji x pro 2, poi è cominciato il tarlo del foveon, finché ho letto un articolo di Rino su Nadir che mi spiegava bene perché il foveon era quel che cercavo (ben consapevole dei contro).
Anch'io non utilizzo solo il foveon ma in certe situazioni solo col foveon mi avvicino a quel che cerco.
Infine sono pienamente d'accordo con Andrea: la cultura (e la intendo in senso ampio) è l'attrezzatura fondamentale. In questo includo anche approfondire la tecnica fotografica.
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Re:Approccio al Foveon
« Risposta #10 il: Domenica, 31 Maggio 2020, 13:14:23 »
Il legame tra tecnica e cultura dipende da questo: le regole tecniche della fotografia - che sono di una semplicità disarmante e per sbagliare una ripresa occorre dedizione assoluta alla disattenzione - sono esse stesse parte del linguaggio fotografico. Per esempio serve capire le conseguenze del valore di apertura del diaframma perché non varia soltanto il ripreso ma anche il suo significato.
Perché la cultura è così fondamentale nella fotografia? e per cultura non intendo necessariamente i libri, può essere benissimo costruita sulla propria esperienza di vita, anzi chi è autodidatta ha spesso una marcia in più, e chi è 'semplice' ne ha due in più, mentre chi è 'intellettuale' ne ha tre in meno.
Fotografare è essenzialmente questo, cioè riquadrare una parte del mondo esterno. Ciò che conosciamo determina l'inquadratura, e l'inquadratura determina ciò che conosciamo: fotografare è questo processo circolare di conoscenza del mondo.
Bisognerebbe poi allargare il discorso agli affetti perché possiamo amare solo ciò che conosciamo.
Allora si capisce quanto poco peso abbia la fotocamera scelta, se non per la propria comodità.
"La fotografia, come la scrittura, ha una sua ambiguità, un suo lessico, una sua logica interna, un suo ritmo, tutti valori che non appartengono a una fotocopia."

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Re:Approccio al Foveon
« Risposta #11 il: Domenica, 31 Maggio 2020, 17:04:46 »
Ho cominciato a fotografare i primi bn nel 1950 con la 6x9 a soffietto di mio padre, che poi stampavo a contatto con un bromografo "autocostruito" in legno.... ma, per me, la fotografia rappresentava solo uno degli argomenti nella mia ampia esplorazione del settore tecnologico, che comprendeva modellismo (volante e navigante), radiocomandi con valvole miniatura, esperimenti in campo elettrico ed elettrostatico con la realizzazione di una macchina di Wimshurst
Negli anni 70 la prima reflex 35mm fu la Fujica ST701, che conservai fino all'acquisto di una Leicaflex SL e in seguito, come ultima analogica, una Rollei SL66.
Non ho mai mantenuto un parco macchine ma una sola: l'ultima acquistata.
Da quanto scritto in precedenza si evince che mio intento fotografico non è mai stato artistico ma tecnico, nella speranza di ottenere un'alta risoluzione per definire, anche con l'impiego di focali medio-lunghe, dettagli utili per comprendere l'uso di particolari strutture o eventuali presunti fenomeni (anche ufologici di cui già si parlava e scriveva negli anni 50).
Nel 2005 venni a conoscenza del foveon che reputai, nel principio di funzionamento del sensore, il più adatto ai miei scopi, così sostituii la SL66 con una SD10.... e nacque un amore sempiterno!
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Sigma DP2m+SD10_17-70:2,8-4,5__Summicron 50:2__1800:6 autocostruito.
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