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Il segno di chi fotografa, il segno del mondo, il segno sociale

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pacific palisades:
Premetto che il discorso che segue riguarda una ricerca sull'immagine fotografica svolta in condizioni ideali di libertà, non ha molto a che fare con chi  deve confrontarsi con un committente vero e proprio, né con chi deve confrontarsi con quel particolare committente che è il fornitore di like sui social. A questi ultimi potrà sembrare filosofia inutile.

Parto dall'inizio, questa frase di Luigi Ghirri sulle Lezioni di Fotografia (pag. 21), ripresa anche nel bel libro di Ennery Taramelli Memoria come un'infanzia. Il pensiero narrante di Luigi Ghirri, che ho fotografato:



l'intuizione della fotografia come relazione io-mondo è uno strumento straordinario di analisi delle immagini, in particolare suggerisce che:

- l'immagine fotografica per quanto sia prodotta meccanicamente non è una verità assoluta, è un punto di vista sulla verità
- l'immagine fotografica non rappresenta soltanto ciò che sta davanti all'obiettivo ma anche chi fotografa, come se ogni obiettivo avesse un doppio e contrapposto angolo di campo (vi sarà capitato di riconoscere l'autore di una fotografia pur non trovandolo rappresentato direttamente o indicato in didascalia, no?)
- questa coesistenza nell'immagine tra interiorità di chi fotografa e mondo esterno è una relazione
- una relazione può avere diverse gradazioni, può essere prevalente il segno di chi fotografa oppure il segno del mondo.

Chi si accosta alla fotografia come 'autore' e quindi programma l'immagine pretendendo come un regista di ottenere certi elementi e non altri porta un suo segno potente e prevalente su ciò che il mondo esterno offre effettivamente. Non è disposto ad ascoltare il mondo perché il mondo è imprevedibile, mentre l'autrice o l'autore ha già previsto l'immagine. Chiaramente questa è una configurazione di massima.

Non c'è nulla di sbagliato nell'autorialità, perché può essere che quel segno forte sia magnifico. Non c'è dubbio che la storia della fotografia sia piena di magnifiche autrici e autori. Non c'è dubbio nemmeno che l'autorialità sia egemone dall'inizio della fotografia col pittorialismo, fino ai nostri giorni che sono quelli della 'postproduzione'. La parola 'postproduzione' suggerisce che l'immagine è prodotta in due battute, prima nella registrazione del mondo esterno (che concepito come un set già presenta il segno dell'autore), poi nel fotoritocco, cioè lo strumento digitale attraverso cui la visione dell'autore può imporsi definitivamente sul mondo esterno.

La mia idea di fotografia è diversa, vorrei che il mio segno non fosse affatto prevalente sul mondo esterno.

A complicare le cose c'è una considerazione che Ghirri non fece esplicitamente: l'interiorità di ciascuna persona è a sua volta una relazione diciamo così tra un 'core' che è la sua più propria e intrattabile individualità, e le norme/convenzioni sociali.

Il cosiddetto triangolo della fotografia non è solo quello tecnico (triangolo dell'esposizione tempo, iso, diaframma) ma anche, e per me soprattutto, questo: io, realtà, società. Qui però concludo il discorso, perché si apre qualcosa di troppo grande per dei semplici appunti.

A cosa serve questo discorso?
A essere consapevoli delle proprie pratiche, a produrre immagini del mondo avendo chiaro o abbastanza chiaro quel che si sta facendo. Quindi serve a chi persegue l'autorialità, che in sostanza è artistica, come a chi cerca di evitarla.





Eros Penatti:
Sei troppo forte, unico !!  :D :D
Uno che si fa tutti sti pistolotti per fare una foto, merita il più alto rispetto in questo forum di fotografia  :si:
Prima o poi ci conosceremo, devo guardarti in faccia quando racconti queste cose...

clax:
Il punto di vista dell'autore deve essere sempre prevalente.
Egli non deve cercare nient'altro che la sua visione.
Lo deve fare nonostante i condizionamenti sociali
Non dovrebbe mai (sic!) cercare l'approvazione degli altri (me tapino!!!)
Come considerazione a margine, anche la post produzione fà parte
del processo creativo, dobbiamo fercene una ragione Andrea.
Non è detto che sia più mistificatoria della "realtà" delle scelte
operate in fase di ripresa.
E' parte/o dell'autore.

pacific palisades:

--- Citazione da: clax - Lunedì, 22 Febbraio 2021, 19:57:22 ---Il punto di vista dell'autore deve essere sempre prevalente.

--- Termina citazione ---

Che è l'idea della fotografia come arte, e del fotografo come artista.
Però non è l'unica possibilità della fotografia e non è quella che interessa me.


--- Citazione da: clax - Lunedì, 22 Febbraio 2021, 19:57:22 ---Come considerazione a margine, anche la post produzione fà parte
del processo creativo, dobbiamo fercene una ragione Andrea.
Non è detto che sia più mistificatoria della "realtà" delle scelte
operate in fase di ripresa.
E' parte/o dell'autore.

--- Termina citazione ---


Assolutamente sì, la 'postproduzione' non mistifica mai se la fotografia è intesa come opera artistica. In questo caso la fotografia non ha più come soggetto il mondo, ma la visione del mondo creata dall'autore. La postproduzione è la verità dell'autore, l'autore è il creatore del mondo.

Immaginiamo anche un nome ipotetico: L'autore XY.

pacific palisades:

--- Citazione da: Eros Penatti - Lunedì, 22 Febbraio 2021, 16:32:35 ---Sei troppo forte, unico !!  :D :D
Uno che si fa tutti sti pistolotti per fare una foto, merita il più alto rispetto in questo forum di fotografia  :si:
Prima o poi ci conosceremo, devo guardarti in faccia quando racconti queste cose...

--- Termina citazione ---

Certo ma non a pranzo o cena perché sono cannibale  :D

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