Si parte per la cima di Menna poi, in Val Brembana si sbaglia strada, si finisce a S. Simone e ci si decide per il Lemma Orientale, dove un nostro tentativo un anno fa sprofondò nella neve fino alla cintola. E anche quest’anno, almeno per me, poteva finire senza cima perché, sceso dalla macchina, mi accorgo di aver dimenticato a casa scarponi e ghette preparate in apposito sacchetto ed ho dimenticato anche i guanti e il cavalletto. Non era suonata la sveglia… Fortunatamente calzo scarpe sufficienti per camminare in montagna anche se s’inzupperanno di neve, e per il ghiaccio verifico con successo di potervi agganciare i ramponi e nello zaino ho la picozza. I guanti me li presta Marco. Quindi, pur avendo scritto un nuovo capitolo della mia causa di divorzio da me stesso, si va.
Un cagnolino si unisce fin dall’inizio al nostro cammino, corre avanti e indietro per tenere unito il piccolo branco, fa un ottimo lavoro e, alla sosta del passo di Tartano reclama la sua paga in cibo. Poco soddisfatto di quanto gli possiamo dare ci abbandona e cerca altri clienti.
Salendo al passo ci eravamo fermati affascinati ad osservare un numeroso branco di camosci che attraversava di corsa i ripidi canaloni nevosi, compiendo con facilità e in pochi minuti il percorso che a noi avrebbe richiesto tempo e fatica.
La vista dal passo è stupenda, al di là del crinale orobico su cui camminiamo, la val Tartano si precipita giù verso il fondo della Valtellina e, sullo sfondo, scintillano i monti della Val Bregaglia, sulle cui vette s’inseguono branchi di nuvole così che, a tratti, appaiono e scompaiono i vertiginosi bastioni del Badile e la becca del Cengalo. Condividiamo la visione con altri escursionisti. Uno di loro, come me e Giorgio, è armato
di fotocamera.
Si riparte sulla cresta che porta in cima: l’assalto alla vetta si diceva un tempo con enfasi retorica, oggi quelli che vanno sul K2 e su altri simili bestioni dicono “spinta al verticeâ€, così spingo le mie vecchie membra al vertice del Lemma, grato di poter ancora aspirare a qualche vertice orobico fino al giorno in cui l’inevitabile decadimento mi consentirà il solo Pizzo Branda, nella speranza di giungere nell’ultimo giorno alle nevi eterne del gran Paradiso celeste (su quello alpimo ci sono già stato e, soprattutto, temo che in realtà dovrò purgarmi in un lungo tempo di penitenza, salendo e ridiscendendo fino allo sfinimento le terribili Scale di Miller che son la cosa più simile al Purgatorio che ho sperimentato in vita mia insieme ai tornanti del Col du Galibier).
L'ultimo tratto di cresta, che immagino comodissimo d’estate, diventa assai severo per le mie scarpe che ad un certo punto non hanno più presa sulla neve compattissima e ghiacciata. Non ho voglia di fare qui sul pendio le noiose manovre per agganciare i ramponi, le farò in cima in modo da rendere sicura la discesa e risolvo il problema gradinando la neve con le scarpe.
In cima si apre uno scenario sontuoso, commovente: il rigore dell’inverno qui perdura anche se la primavera sta già incidendo la sua evidente traccia di crocus e fiorellini e la giornata fredda e nuvolosa riveste i monti e il cielo di dramma e di gloria, con ombre profonde e luci scintillanti che la mia insipienza fotografica non sa adeguatamente registrare.
Si vorrebbe rimanere qui, affascinati nel giro completo e infinito dello sguardo che ruota in ogni direzione: riconosco, immerso in un’ombra cupa, il Menna che avremmo dovuto scalare oggi, riconosco il passo del Porcile e alla sua sinistra la cresta nera e bellissima del Cadelle su cui salimmo un anno fa; Vedo il Cavallo e il Pegherolo, uniti da una lunga cresta, a tratti così aerea da doverla percorrere a cavalcioni se non si è proprio arditi. Riconosco in lontananza la mole imponente del Monte Disgrazia. Vedo proprio sotto di me la magnifica conca nevosa bordata dalla cresta che dal Lemma Orientale, su cui poggio i piedi, porta al passo di Lemma e alla cima Occidentale del gruppo. È in questa conca che un anno fa ci si dovette arrendere alla neve troppo soffice ed è in questa conca che ora, dopo essere saliti per la pista meno innevata del passo Tartano, verificata la compattezza della neve, pensiamo di inoltrarci per ridiscendere al passo di Lemma e chiudere l’anello alla baita del camoscio (un accidente ai ramponi di Stefano ci costringerà però a rifare in discesa la via del passo Tartano).
Lo spettacolo della montagna è diverso ogni volta e spesso la differenza la fa il cielo e così è oggi.
I branchi di nubi che notavo in salita si sono trasformati in una vera armata celeste, con la fanteria degli strati che avanza lenta verso il fronte occupando ed oscurando i campi celesti sui quali, indomita e inquieta, monta la cavalleria dei cumuli. Tra le fila serrate si aprono squarci in cui penetra con forza la luce che accende bagliori candidi sulle nevi, contrasta le rocce oscure e colora d'ocra le scivolose erbe abbarbicate sui pendii.
La visione di questa battaglia confonde la vista con i suoi trasmutamenti e la sua lucente bellezza toglie il fiato.
L'analogia marziale mi ricorda che su questi monti passa la linea Cadorna. Non ci fu battaglia qui, la guerra risparmiò le Orobie ma non i suoi figli che andarono a morire su altre rocce e su altre nevi e mentre il General Cadorna el mangia el beve el dorma a centinaia di chilometri dal fronte, il povero soldato va in guerra e non ritorna.
Dobbiamo interrompere l’ubriacatura degli occhi e del cuore e ridiscendere. Quando stiamo per giungere al passo vediamo un gruppetto di quattro persone ed una voce di donna ci chiama con soave accento bergamasco e al fine comprendiamo che la giovane signora â€" Chiara â€", la sua amica e un paio di uomini ci vogliono offrire del vino, son saliti quassù per festeggiare le Palme e vogliono brindare con noi. Ci sono persino il caso e il tempo per uno di noi e una delle signore per concludere con una stretta di mano un
contratto sulla parola per l’affitto di un appartamento di vacanza in Sardegna.
Una sosta al rifugio, punch al mandarino e torta di mirtilli, poi si torna a casa, ci rivedremo fra qualche giorno per un pizzocchero a casa mia e per decidere le prossime uscite. Io vorrei salire al Diavolo di Tenda o al Coca o sui ghiacci dell'Adamello oppure… sogno dei miei sogni, sul granito del Cengalo o del Badile.
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1. Salendo al passo Tartano
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2. I monti della Val Bregaglia visti dal passo Tartano: tra le nuvole si intravedono il Pizzo Badile e il Pizzo Cengalo
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3. La conca e la creata tra le cime di Lemma, Orientale e Occidentale
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4 e 5. 4. Al centro di entrambe le foto foto la cresta nera del Cadelle su cui salimmo lo scorso anno (uno di noi scivolò in un traverso mettendoci in grande apprensione per alcuni lunghi minuti)
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6.
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7.
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8. Ancora il Cadelle
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9. A sinistra la Cima di Menna, nostra meta originale e su cui non sono ancora stato. A destra il Monte Pegherolo
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10.
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11. Monte Pegherolo
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12.
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13. Un profilo di cresta per me irresistibile
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14. Monte Pegherolo
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15.
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14. Crocus
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15.
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16. Sullo sfondo a destra il Monte Cavallo, a sinistra il Pegherolo e lunga cresta che li unisce, da farsi in alcuni tratti a cavalcioni da tanto è affilata
https://i.postimg.cc/ncrmCBvN/IMG-20230401-084036.jpg (https://i.postimg.cc/ncrmCBvN/IMG-20230401-084036.jpg)
17. la nostra guida (foto scattata col cellulare)
Complimenti, per la sgambata e per le foto.... :si: :si:
Quante ore hai camminato ?
La mia impressione e‘ che queste gite e‘ meglio farle non in estate quando il permafrost si scioglie e tutto puo‘ franare.
Belle le foto e bello il racconto.
Per via di un incidente alla caviglia, faccio fatica a immaginarmi su un sentiero di montagna, ormai, e quindi provo ammirazione mista a invidia (binaria).
^-^
Tutto spettacolare!!!!!
Paesaggi stupendi, nonostante siano così vicini non conoscevo questi luoghi, grazie !
Sono escursioni molto tecniche ed occorre esperienza per affrontarle con la dovuta sicurezza, io sono per lo più da passeggiata con sentiero della foto 15 :)
Le foto sembrano ben sviluppate, qualcuna un po' buia, ma forse è la compressone del web a non render giustizia a questa bellisima sequenza...
CitazionePer via di un incidente alla caviglia...
... non dirlo a me, stessa situazione, è da 20 gg che sono in ballo con fasciature, pomate ecc ecc ::)
Grazie a tutti
Hai ragione Eros, alcune sono scure ma hanno ampi margini di correzione in post per schiarire alcune parti e tenere scuro il cielo. Una di quelle scure la voglio tenere così perché scura era la visione stessa e si vedono comunque i dettagli ma qui è il mio gusto, se cambiassi idea potrei schiarirla. Quello che qui mi interessa è che, anche in mano ad un fotoamatore poco evoluto, le dp sono strumenti molto potenti e versatili.
Aggiungo che in montagna preferirei la focale della dp1 a quella della troppo larga dp0, che però ha una qualità irrinunciabile. Lo stesso vale per la dp3, a volte troppo stretta ma...
In alcuni casi ho dovuto scattare senza vedere nulla nel monitor ma abbastanza sicuro di quello che avrei ottenuto e dei margini di intervento in post. Purtroppo non ho un solo scatto buono della vista sul Disgrazia, l'unica che ho veramente perso. Questo è l'unico limite consistente (per il mio utilizzo) delle dpq. il grosso mirino aggiuntivo potrebbe aiutare ma rende le dpq, già così non tascabili, troppo ingombranti.
Per quanto riguarda le osservazioni sul percorso, in estate queste montagne sono piuttosto comode e facili e noi alziamo l'asticella cimentandoci su cime tecnicamente più impegnative. D'inverno sono molto più severe ma, se affrontate con prudenza e con gli strumenti necessari - ramponi, picozza, guanti... - offrono escursioni indimenticabili. Occorre fare molta attenzione al ghiaccio, al pericolo di slavine, alle bufere gelide e, vi assicuro, a quell'erba forte che si vede per esempio in una delle ultime foto: quando la neve si scioglie ma fa ancora freddo, è ghiacciata e scivolosissima e qualcuno ci ha lasciato la pelle. In qualche caso io ho preferito usare i ramponi anche su quell'erba.
Bella la 15!
Un'altro bell'intervento nel tuo stile Enrico
con le chicche degli incontri e la cronaca di "contorno"
Sè fossi più vicino, in montagna non sarei potuto venire
di sicuro, ma un piatto di pizzoccheri in più lo dovevi
tirare fuori! :si:
Grazie Tik!
Grazie Clax!