Uno scatto al volo, senza troppa postproduzione, giusto il tempo di fermare l'istante. Mi ha catturato davvero questa dea dai capelli turchini, con i bigodini, che veglia indifferente sulle rovine minerarie di Seregola. Un'icona inusuale.
Non so dire se sia un tributo di qualche spasimante a una bellezza inarrivabile o un omaggio più astratto al genius loci. Ma, francamente, mi piace immaginare che sia la seconda. Perché, alla fine, in questo angolo fatiscente del mondo, c'è qualcosa che suona giusto. Una sintonia, per quanto improbabile, tra il dipinto e il luogo. Un legame che sembra naturale, come se le rovine e l'immagine della dea fossero destinati a stare insieme.
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Azzurrino dei capelli e giallino dei mattoni vanno d'accordo