"it is so long since my heart has been with yours" by e.e. cummings.
it is so long since my heart has been with yours
shut by our mingling arms through
a darkness where new lights begin and
increase,
since your mind has walked into
my kiss as a stranger
into the streets and colours of a town–
that i have perhaps forgotten
how,always(from
these hurrying crudities
of blood and flesh)Love
coins His most gradual gesture,
and whittles life to eternity
–after which our separating selves become museums
filled with skilfully stuffed memories
[È passato così tanto tempo da quando il mio cuore era col tuo
serrato dalle nostre braccia intrecciate, attraverso
un'oscurità dove nuove luci nascono e
si accrescono,
da quando la tua mente è entrata nel
mio bacio come un'estranea
nelle strade e nei colori di una città –
che forse ho dimenticato
come, sempre (da
queste frenetiche rozzezze
di sangue e carne), l'Amore
conia il Suo gesto più graduale,
e scolpisce la vita nell'eternità
– dopodiché i nostri io, ormai divisi, diventano musei
colmi di ricordi sapientemente imbalsamati.]
(https://photos.smugmug.com/Chao-in-art/i-8NbrCk8/0/MB64nmptfwMWWWzkwK24vqnpGFXf6xTVw7znK8pgM/X2/X04-X2.jpg)
(https://photos.smugmug.com/Chao-in-art/i-LGCM95j/0/Kv3fJRvqjd4zS7k7HbqRZ9SrnCxBgNZsGrBWTvzdx/X2/X05_pe-X2.jpg)
Yukinori Yanagi: ICARUS (Pirelli Hangar Bicocca)
Le immagini che avete visto in questa serie fanno effettivamente parte di un insieme, dal titolo grosso modo: "In arte, Chao".
Ho collezionato tutte le occasioni in cui essendo andati a vedere mostre, musei, luoghi della storia o monumenti, ho pensato che la bellezza acquistasse significato se condivisa. Che l'arte si completasse nel suo spettatore. Non come creazione fine a se stessa ma come oggetto di fruizione. Insieme a queste ho anche accostato le immagini in cui, più o meno volontariamente, l'obiettivo ha catturato un'eco di qualcosa di già visto...
Il sottotitolo "Le menzogne dei poeti" deriva dalla riflessione che tutti i poeti raccontano verità inesistenti e queste non verità sono la nostra cura, la salvezza dall'esercizio senza arbitrio della materia. Io prendo queste "menzogne" (opere d'arte) e su queste provo a raccontare le mie personali bugie (bianche).
Non sono un fotografo, non sono un artista. Mi sforzo di raccontare storie: un narratore/erratore.
Ammetto che, in un forum dedicato al Foveon, tutto questo esercizio ha poco senso, perché è molto lontano dall'oggetto e dalla filosofia che questo stupendo sensore rende esplicita: la matericità della pura luce.
Le immagini di questa serie sono, per converso, spesso innaturali, estremamente post prodotte, artificiali (o artificiose).
Ma, per citare Emily Dickinson, in una lettera ad un editore: "Può dirmi se i miei versi respirano?"
Apprezzo queste foto da ogni punto di vista: belle, ben composte e con un ottimo controllo della luce. La presenza umana è la ciliegina sulla torta.
Certo, peccato che non siano Foveon, ma ormai lo uso pochissimo anch'io. Ieri ho dovuto fare un servizio fotografico di architettura ed ho portato la Sigma fp L che ha fatto il suo lavoro egregiamente anche se non posso dire "con qualche paturnia in meno" (però sono diverse). La Sigma fp L è una Sigma e non consente distrazioni.
Io spero che arrivi un nuovo sensore... Che avrà mille problemi, e mi farà innamorare
Sono quasi l'unico che usa solo il Foveon ma non mi sento solo.
Cmq questa serie di foto mi piace e probabilmente potevano essere fatte solo con sensori capaci di alti iso. Credo.
Ho riletto quello che hai scritto sotto alle foto e c'è una frase che mi è rimasta in testa più delle altre: "i nostri io, ormai divisi, diventano musei colmi di ricordi sapientemente imbalsamati". È una frase bellissima; è anche, detto con affetto, una trappola perfetta.
Perché il bello dei musei è che non sono mai veramente in relazione con te; è una connessione a senso unico. Il quadro appeso non ti manda un messaggio alle undici di sera per dirti che ha ripensato a tutto; la statua non invecchia raggrinzita, non cambia idea, non si stufa di te prima che tu ti stufi di lei. Il ricordo imbalsamato è comodo esattamente per questo: è un ex fidanzato che ha smesso di essere scomodo il giorno in cui è diventato passato.
Tu lo chiami "menzogna bianca" e hai ragione a chiamarlo così; ma è una menzogna che si costruisce due volte. La prima quando l'amore succede davvero, imperfetto, con tutta la sua fisiologia che finisce come dici tu. La seconda quando lo fotografi dentro un museo vero, con un obiettivo che dovrebbe raccontare solo luce e materia; e invece finisce per raccontare anche l'assenza. Hai usato lo strumento più letterale che esiste per fare la cosa più letteraria che esiste: hai messo la nostalgia dentro una teca, non solo metaforicamente.
E qui viene la parte che trovo più interessante, più che ironica: Catullo non aveva un Foveon, aveva solo il verso; tu hai il verso e il sensore, quindi la menzogna la costruisci due volte con due strumenti diversi, uno che dichiara di dire il vero (la luce catturata com'è) e uno che sai benissimo che mente (la poesia). Il contrasto tra i due è quello che rende la serie interessante, non la nostalgia in sé; la nostalgia ce l'hanno avuta tutti, da Catullo in poi, aggiungo.
A proposito di Catullo: mi hai fatto ripensare a una battuta che Dan Simmons mette in bocca a Martin Sileno, nei Canti di Hyperion, quando lo definisce il primo dei poeti decadenti, con un anticipo di duemila anni sul movimento vero e proprio. Sembra una provocazione da conversazione notturna da bar tra avvinazzati (parentesi nella parentesi: r.i.p. Guccini), ma più ci penso e più mi sembra la chiave giusta anche per leggere le tue foto: il decadentismo non è (solo) l'estetica del morire lentamente, è l'abitudine di continuare ad amare qualcosa proprio mentre la si guarda finire, e di trovarci dentro una bellezza che il presente, da solo, non avrebbe mai concesso. Tu fai lo stesso con l'obiettivo.
Quindi no, non credo che l'esercizio abbia poco senso su un forum dedicato alla matericità della luce; penso che tu abbia semplicemente usato quella matericità per fotografare l'unica cosa che, per definizione, non ha più materia: quello che resta di un amore quando smette di essere presente e diventa, appunto, un museo.
Detto con affetto, lo ripeto. Se leggi malizia nelle mie parole (il tema è delicatissmo, più che disinnescare un ordigno inesploso), sappi che non è intenzionale.
Se invece non ho capito proprio niente, amen. "Forse una cattiva digestione" (Blade Runner, 1982).
Grazie met per delle riflessioni che sono davvero interessanti.
Per non prendermi meriti che non ho, la frase "i nostri io, ormai divisi, diventano musei colmi di ricordi sapientemente imbalsamati"è solo la traduzione di e.e.cummings
Sempre per omaggio alla verità, fortunatamente la mia storia è ancora viva e vegeta, e si costruisce un giorno alla volta, come tutte le storie.
Tuttavia sono sempre stato affascinato dalla trappola della memoria (quella trappola perfetta, come la descrivi).
E la mia guida è Vincenzo Cardarelli (Passato)
I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo,
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei più che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sì, posso dire
che m'appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente. Tutto finì, così rapido!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordì una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l'amore
brucia la vita e fa volare il tempo.