Prime ore di un mattino di primavera Covid-19
Mi avvicino al confine del confino condominiale, un’arietta frizzante mi attrae come un richiamo, costeggio la rete che mi separa dalle sanzioni, giungo al cancelletto che mette in comunicazione il giardino con i campi di granturco ed ecco che il varco è insolitamente aperto invitandomi a compiere il passo fatale. Un brivido di eccitazione e timore mi percorre da capo a piedi, mi guardo intorno… nessuno… infilo la mano nella saccoccia dei pantaloni in cui ho riposto l’autocertificazione â€" non so se la prima, la quarta o la diciannovesima â€" la tocco per assicurarmi che ci sia veramente, come se fosse il passaporto della mia salvezza e mi inoltro tra i giovani virgulti di granturco. Cammino, cammino ed ecco mi appare dinnanzi la breve macchia di robinie e querce che delimita il campo ad Ovest. La brezza mattutina, il ciarlare degli uccelletti, il dolce e invitante profumo dei fiori di robinia, tutta la sinfonica birbonaia di primavera mi solletica, le nubi in cielo corrono verso sud e portano il cuore lontano. Tasto ancora l’autocertificazione, mi guardo intorno e mi addentro nella macchia. Passo dopo passo cammino e cammino, non so per quanto tempo, non so in qual direzione. Cammino e la macchia diviene un boschetto, il boschetto una foresta sempre più fitta. È tutto molto strano, controllo ancora la tasca e l’autocertificazione è sempre lì, sono sveglio e vigile in un giorno dell’era Covid-19, lì a pochi metri da me ci deve essere la mia casa, fra poco cominceranno le ronde di zelanti che controllano l’ottemperanza alle disposizioni del dpcm.
E cammino e cammino, robinia dopo robinia, quercia dopo quercia, un coniglio selvatico attraversa il mio sentiero, poi sfreccia un’astuta volpe. Ora una nube si abbassa e mi avvolge. Non percepisco più il trascorrere del tempo e non so più dove sia l’ovest di casa mia, il sud-est del Number1 e il settentrione dei monti lontani di cui conosco i nomi, cima per cima (beh quasi), perché prima di morire li voglio salire tutti quelli che vedo da Paullo, dal monte Rosa alla Presolana, e quelli che indovino dietro le avanguardie.
Ed ecco che all’improvviso nella fredda nebbia si apre un altro varco, come un taglio di luce. Capisco che non è la porta del rientro, che faccio? Lo attraverso e â€" o mioddio â€" quel che appare ai miei occhi è come un sogno, simile ad un mondo che ho già visitato in un altro tempo, tanto tempo fa, simile ma non lo stesso: valli erbose abitate da rare conifere, erte lambite da una pioggia di luce meridiana e impervie torri rocciose che sfidano il cielo fino a toccarne le nubi.
Sono solo, di quella solitudine che ho sempre amato e che fin da ragazzo ho cercato con la bicicletta, col mio cammino e con il cuore. Solo, in una vastità simile a quella in cui già fui immerso e che cercai vanamente di confinare in una fotografia e la feci pure “panoramica†â€" oh stolto! â€" per farci star dentro più vastità possibile.
Un luogo simile ma non uguale, ci sono particolari che spostano quel luogo di pochi gradi soltanto ma in un’altra dimensione ma non li so descrivere e non so in che dimensione mi trovo.
Ehi, laggiù c’è M 49 che sta amabilmente conversando con uno stambecco ed è una cosa strana perché M 49 è un orso “problematico†(così hanno detto concordi i telegiornali) e non dovrebbe essere qui, è stato beccato senza mascherina e messo ai domiciliari in una comunità di recupero per animali difficili non so dove.
Non so più cosa pensare â€" eppure l’autocertificazione è sempre lì nella mia tasca â€" ma rimango qui.
Sì, rimango qui e tu, ombra mia fedele che silenziosa mi segui da 12 lustri, per una volta, una volta sola abbandonami, lasciami in questo luogo, torna sui miei passi oltre il varco, attraversa la selva di querce e robinie, attraversa il tempo, prendi il mio posto nel mondo covid-19, sbriga per me le faccende che mi competono, troverai una nuova autocertificazione e le mascherine nel cassetto del comodino. Prenditi pure la mia voce, qui nella solitudine non mi occorre proferir minchiate e per cantare, qui bastano il cuore gli occhi e il respiro, laggiù invece i miei suoni ti renderanno più credibile.
Sii una buona compagna per i miei cari e per Blackie (anche se non credo che lui si farà ingannare), verrai poi a riprendermi quando sarà finita la fase 2.
Foto panoramica scattata a mano libera nell'estate 2013. È una foto molto scadente ma nel mio delirio questo ho visto
Foto tutt'altro che scadente accompagnata da un racconto che mi ha fatto venire la pelle d'oca per le sensazioni che trasmette!
Grazie ^-^
bellissimo il racconto e la foto, che per quanto mi riguarda non ha nulla di scadente.
Molto bella... non è una foto ma una "presenza"! :bat:
Mi piacciono sia la foto che il racconto, ma questo è talmente evocativo che potrei fare a meno della foto.
Grazie a tutti!
Meraviglioso, io ci sarei andato molto più pesante nel
giudizio di questa follia che ha vietato alle persone di
andare a fare una bella passeggiata da soli nel bosco.
Ma di fronte a "birbonaia di primavera" ti perdono tutto.
Bellissima foto ovviamente!! :si: :si: :si:
:bat: :bat: :bat: :bat:
Non so scegliere se apprezzare di piú il racconto nella sua interezza, la chicca dell'ombra oppure la foto.
Complimenti.
bellissimo racconto e bellissima foto, l'unico difetto che gli riesco a trovare sono le nubi purtroppo un po' bruciate, ma che non la sminuiscono!
:bat: :bat: :bat: :bat: :bat:
EdCap, mi ricorderò di questo tuo racconto quando "torneremo ancor sui nostri monti*", come canta questa canzone che amava mio padre:
https://youtu.be/dREObbt_c1M
* ognuno ha i suoi monti
Grazie di nuovo a tutti!
Clax, hai ragione ma tu sei toscano e hai una marcia in più.
Hobbit, le nubi sono davvero molto bruciate, almeno quelle a sinistra ma quando feci la foto nel 2013 non avevo neppure il concetto di "bruciato", un po' come i campani nei discorsi di De Luca/ Crozza.
Agostino, io spero di tornarci presto sui nostri monti, anche su quelli delle vostre parti, tipo Sibillini Maiella e Gran Sasso e grazie della bella voce di Taioli.
Ok ma se si esce dal trip del fotoamatore, la 'bruciatura' è una luce insostenibile e mi chiedo addirittura se le foto sbagliate non siano quelle che non riservano uno spazio a questa cosa. Per esempio Guido Guidi, come Dante nel Paradiso, si preoccupa di raccontare anche la 'bruciatura': 1 (http://1995-2015.undo.net/Pressrelease/foto/1318846750b.jpg), 2 (https://www.bmiaa.com/wp-content/uploads/2017/06/Documentation_Guido-Guidi_Le-Corbusier16.jpg), 3 (https://www.artribune.com/wp-content/uploads/2019/08/Guido-Guidi.-Image-from-In-Sardegna-MACK-2019.-Courtesy-artist-and-MACK-1-1.jpg), 4 (https://www.exibart.com/repository/media/2019/10/Guido-Guidi.-22Battaglia-Terme22-1987.-Courtesy-di-MACK-e-Guido-Guidi.png), 5 (https://y9g9y3d6.stackpathcdn.com/wp-content/uploads/2016/10/Guido-Guidijpg06.jpg), 6 (https://www.libreriamarini.it/typo3temp/pics/4d2dc96dce.jpg).
Mi è piaciuto il racconto, ha qualcosa di Kurosawa. Hai mai visto i romanzi di Sebald? lui mette fotografie tra la scrittura.
CitazionePer esempio Guido Guidi, come Dante nel Paradiso, si preoccupa di raccontare anche la 'bruciatura': 1, 2, 3, 4, 5, 6.
Ecco... ad "uno" così, su un forum, gli avrei risposto di imparare ad esporre per le luci! ;)