Di coloro che ci hanno preceduto - Canon 5D MK2

Aperto da OneFromRM, Lunedì, 15 Febbraio 2021, 22:53:03

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OneFromRM

Ultimamente si parlava della bellissima Trieste e ho pensato al mio bisnonno, irredentista che a 17 anni venne arrestato insieme ad altri come Nazario Sauro, per aver pubblicato un giornale di propaganda sovversiva, con l'accusa di alto tradimento. Più tardi divenne professore di diritto a Bologna, dove strinse amicizia con Giovanni Pascoli che difese, in una celebre causa, dall'accusa di plagio.
E a 55 anni, allo scoppio della prima guerra mondiale, si arruolò volontario per liberare la sua terra, e nonostante le insistenze e l'accorato invito alla prudenza, non si rassegnò fin quando non venne assegnato in prima linea.
Ora riposa fra i caduti, medaglia d'oro al valor militare.
Un'altra epoca fatta di coraggio e ideali.


https://enricomartina.smugmug.com/Some-random-shots/i-cbpRhpL/A

edecapitani

Bella foto e storia bella e interessantissima. Grazie
  • Enrico
     

OneFromRM


agostino

  • Agostino
     
Sigma SD Quattro + 18-35 Art; Fuji XE1 + Fujinon 18-55 mm + Touit 12 mm; Contax g2 + 28+ 45 +90 mm.
(Al momento silenti: Yashica fx 3 2000 e Contax aria + contax 35mm f2,8 +contax 50 mm 1,4 + contax 80-200 f4)

agostino

Storie che oggi sembrano incredibili. Giuste o sbagliati che fosser quegli ideali.
Mio nonno e suo fratello, partiti separati per la Grande Guerra, si ritrovarono durante la ritirata di Caporetto. Tempo di un saluto.
  • Agostino
     
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OneFromRM

Citazione di: agostino il Lunedì, 15 Febbraio 2021, 23:57:31
Storie che oggi sembrano incredibili. Giuste o sbagliati che fosser quegli ideali.
Mio nonno e suo fratello, partiti separati per la Grande Guerra, si ritrovarono durante la ritirata di Caporetto. Tempo di un saluto.
Concordo. Al di là di ogni valutazione a posteriori, quello che mi colpisce e mi tocca il cuore è l'orgoglio, la fierezza e il coraggio con cui dei ragazzi a 15 anni pubblicavano segretamente dei libelli, per sostenere i loro ideali, anche a costo di affrontare  il carcere. Di come lui, Giosuè Carducci ed altri fondarono la Dante Alighieri per diffondere la lingua italiana; della forza d'animo di abbandonare la famiglia e l'università a 54 anni, arruolandosi volontario per partire verso le trincee, perché dopo aver invocato per tutta la vita l'italianità di Trieste era giunto il momento di sostenere quelle parole con i fatti...

Io non so se avrei quel coraggio. Non so neppure se avrei la forza di combattere "la banalità del male". Il benessere ci ha reso molli, dentro e fuori.
Non ne faccio una questione di bandiere politiche, rispetto qualunque voce democratica e credo nel pluralismo.
Ma penso che forse sia andato perso quel profondo coinvolgimento che legava gli uni agli altri in una continuità spirituale che consentiva di valutare la propria esistenza non come l'assoluto riferimento, ma come parte di un insieme più grande che trovava le proprie radici nel passato e lavorava per la costruzione di un futuro.
Qualcosa di ciò che Alexis de Tocqueville aveva già profetizzato nel valutare la bellezza della "democrazia" e i rischi che tuttavia questa si trascinava (ovvero l'atomismo che comporta la rottura dei legami feudali e può ubriacare, se non opportunamente corretto, l'uomo di libertà, isolandolo dai suoi simili e sospingendo la società verso una condizione di disgregazione).

Ma forse divago.

agostino

Non divaghi. E se lo fai ti seguo.
Digressione su tua digressione.

IL punto è proprio questo: quanto siamo pronti a rischiare per qualcosa che sentiamo valere rispetto alle nostre sicurezze(ovvero: le sicurezze si proteggono non rischiando mai?).
Credo nulla o molto poco.
Restando al merito di quegli anni e rivedendoli non nella prospettiva di quegli uomini e di quel determinato tempo storico ma nella prospettiva schiacciata e falsa dell'a-posteriori e della nostra prospettiva storica attuale, è affascinante cogliere l'ebbrezza della storia e la passione sacrificale e ideale di quegli uomini, meno facile capire la portata delle loro rivendicazioni.
Sono un convinto europeista, nelle formula Statti Uniti di Europa. Mi chiedo: l'irredentismo della Grande Guerra ha senso visto nella nostra prospettiva di uno sforzo di unire i popoli di Europa?
Non ho una risposta: delle volte penso che la centratura identitaria sulla nazione (intesa proprio come unità di persone che condividono lingua, cultura, appartenenza  (quantomeno a una tradizione) religiosa ecc.) sia stato il passo fondamentale (ma che prezzo...) di tutela e di sicurezza per poter arrivare maturi al prossimo obiettivo, l'Europa appunto.
Dall'altra penso a tutti questi movimenti cosiddetti sovranisti che fanno dell'identità nazionale un vessillo dai connotati di un manganello.

J. Roth che ha vissuto quegli anni e aveva una sua lucidità nel leggere il mondo (ne trovi un esempio in uno stralcio di questo topic di PP, imperdibili, sia il topic che Roth:
http://forum.foveon.it/index.php?topic=7339.msg58889#msg58889 )

in un breve racconto, Il busto dell'imperatore (in Il venditore di Coralli - Adelphi), costruisce la sua personale elegia del mondo perduto dell'impero austro- ungarico e del suo padre Francesco Giuseppe. Il leit - motiv del racconto è la contrapposizione di un mondo trans -nazionale pacificamente governato e rispettoso delle diversità e la follia dei nazionalismi che producono odio. Preveggenza? Lo scrive nel 1934, l'Europa era sull'orlo del baratro e la fanaticherie nazional- socialiste, i bolscevichismi e i fascismi già ruggevano. Quindi aveva visto già quello che si affacciava, ma il tono elegiaco lo ritrovi anche in un suo scritto in morte di Francesco Giuseppe di 20 anni prima con analoghe intuizioni.
Quello che tipo posso dire è che le sue considerazioni, almeno per gli anni che hanno preceduto la pandemia e che hanno visto alla ribalte alcuni importanti dementi dell'odio nazionale (ora tacciono tutti, non sono molto coraggiosi: una volta i guerrieri combattevano in piena peste, non diventavano piccini al primo schiaffo), mi sembravano attuali e pertinenti.
Ma non so decidere dove si colloca la verità.
Comunque la Storia va accettata, quella futura sta a noi costruirla. Almeno il valore di quelle persone dovremmo ricordarcelo e farlo nostro



  • Agostino
     
Sigma SD Quattro + 18-35 Art; Fuji XE1 + Fujinon 18-55 mm + Touit 12 mm; Contax g2 + 28+ 45 +90 mm.
(Al momento silenti: Yashica fx 3 2000 e Contax aria + contax 35mm f2,8 +contax 50 mm 1,4 + contax 80-200 f4)

Tino84

Citazione di: OneFromRM il Martedì, 16 Febbraio 2021, 00:17:46
Io non so se avrei quel coraggio. Non so neppure se avrei la forza di combattere "la banalità del male". Il benessere ci ha reso molli, dentro e fuori.
Non ne faccio una questione di bandiere politiche, rispetto qualunque voce democratica e credo nel pluralismo.
Ma penso che forse sia andato perso quel profondo coinvolgimento che legava gli uni agli altri in una continuità spirituale che consentiva di valutare la propria esistenza non come l'assoluto riferimento, ma come parte di un insieme più grande che trovava le proprie radici nel passato e lavorava per la costruzione di un futuro.

In una società dove “tu solo vali”, dove il singolo ha il suo perché nella propria realizzazione a tutti i costi, in un continuo duello con gli altri per emergere, dove il gigante grande mangia i tanti piccoli, è sfortunatamente normale che il “senso di comunità” vada diradandosi. È un po’ come vivere in un condominio e non parlare mai con i vicini, od andare alle riunioni condominiali per discuterne i problemi. Una volta ricordo i miei nonni avevano una sorta di detto, in cui “il bambino non è tuo, ma del paese dove cresce”: questo racchiudeva il senso comunitario, oggi impensabile. L’assurdo che non viene compreso è che oggi, su numeri diversi, è ancora così, visto che sappiamo che l’ambiente circostante è fondamentale per la crescita e l’educazione di un individuo.

Citazione di: agostino il Martedì, 16 Febbraio 2021, 06:19:46

IL punto è proprio questo: quanto siamo pronti a rischiare per qualcosa che sentiamo valere rispetto alle nostre sicurezze(ovvero: le sicurezze si proteggono non rischiando mai?).
Credo nulla o molto poco.
Restando al merito di quegli anni e rivedendoli non nella prospettiva di quegli uomini e di quel determinato tempo storico ma nella prospettiva schiacciata e falsa dell'a-posteriori e della nostra prospettiva storica attuale, è affascinante cogliere l'ebbrezza della storia e la passione sacrificale e ideale di quegli uomini, meno facile capire la portata delle loro rivendicazioni.
Sono un convinto europeista, nelle formula Statti Uniti di Europa. Mi chiedo: l'irredentismo della Grande Guerra ha senso visto nella nostra prospettiva di uno sforzo di unire i popoli di Europa?

Io non sono pronto a quegli ideali che hanno mandato in guerra il nostro passato. Ed a meno che non siamo arrivati a combattere contro i terminator e le macchine, non credo lo sarò mai.
Non metto in dubbio gli ideali di quegli uomini che si sono sacrificati, ma quegli stessi ideali hanno alla fine prodotto sangue, si sono diluiti con esso nel terreno, mischiandosi con altro sangue cosparso degli stessi valori, da altri uomini sul fronte opposto. Anche qui, ricordo altri detti: “il sangue chiama altro sangue, la violenza genera solo altra violenza”.
Alla fine, nonostante tutti i principi, le idee e gli uomini di valore, quello che ha prodotto tutto ciò sono due grandi guerre correlate strettamente una dall’altra, che poi hanno terminato per produrre altri anni di tensione, che poi sono sfociati in altro sangue, ed altro ancora ne viene richiesto. Come in un gioco di bambini, “ha cominciato lui, non è giusto”, solo che il gioco viene fatto sulle persone. Come può un senso estremo di divisione, seppur guidato dal nobile ideale della difesa e del patriottismo, assurgere agli stessi risultati della sincera fratellanza e condivisione?
Quindi, collegando i due interventi, io cerco di condividere il senso di comunità, di aggregazione, ma non riuscirei mai a dare il mio sangue solo per coprire il sangue di un altro che era contro di me ma forse la pensava come me

pacific palisades

L'uso degli universali è in sostanza basare il discorso sul 'si dice' , il mondo è sicuramente più grande degli universali.

OneFromRM

Qui stiamo toccando temi troppo complessi per poterli circoscrivere.
La liceità della guerra, ad esempio. ("L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali" art.11 della Costituzione)
Ma la nostra stessa Costituzione prevede la guerra come strumento non di offesa e prevaricazione ma di difesa, legittima, di fronte alla minaccia altrui.
Il sangue scorre lo stesso. E' sempre scarlatto. La resistenza degli ebrei a Varsavia nella rivolta del ghetto, era lecita? Dovuta? Tardiva?
Il Vangelo dice "Porgi l'altra guancia" e non mette limiti. I movimenti per la non violenza hanno dimostrato che vi sono circostanze in cui si può essere efficaci anche senza le armi. Era così a Varsavia?
Il mondo è pieno di dittatori, grandi o piccoli, di prevaricazioni e sofferenze inflitte agli ultimi.
Ci sono domande che ci trascendono e giudicare la Storia dalla tranquillità delle nostre abitazioni confortevoli del XXI secolo è un'ardua impresa.
Io so che ci sono persone che nel corso del tempo si sono sacrificate non per un guadagno materiale o per un desiderio di gloria ma perché credevano di costruire un mondo migliore per i loro figli e per i figli dei loro figli.
E magari combattevano sotto la bandiera sbagliata ("Dio si sceglierà i suoi").
E' la complessità del mondo che contribuisce alla sua bellezza.
Siamo tutti chiamati a costruire il mondo che immaginiamo, ma personalmente sono convinto che dobbiamo farlo non dalla prospettiva del giudice che sentenzia sulla Storia o del miope che confonde torti e diritti in una visione indistinta, ma dello studente che apprende, medita e quando possibile impara.

Tino84

Citazione di: OneFromRM il Martedì, 16 Febbraio 2021, 07:55:43

Ma la nostra stessa Costituzione prevede la guerra come strumento non di offesa e prevaricazione ma di difesa, legittima, di fronte alla minaccia altrui.
Il sangue scorre lo stesso. E' sempre scarlatto. La resistenza degli ebrei a Varsavia nella rivolta del ghetto, era lecita? Dovuta? Tardiva?
Il Vangelo dice "Porgi l'altra guancia" e non mette limiti. I movimenti per la non violenza hanno dimostrato che vi sono circostanze in cui si può essere efficaci anche senza le armi. Era così a Varsavia?
Il mondo è pieno di dittatori, grandi o piccoli, di prevaricazioni e sofferenze inflitte agli ultimi.
cut..
E' la complessità del mondo che contribuisce alla sua bellezza.
Siamo tutti chiamati a costruire il mondo che immaginiamo, ma personalmente sono convinto che dobbiamo farlo non dalla prospettiva del giudice che sentenzia sulla Storia o del miope che confonde torti e diritti in una visione indistinta, ma dello studente che apprende, medita e quando possibile impara.

non si parla di lecito, giusto o sbagliato, questi sì giudizi difficili da dare "da giudice", ma oggi avendo appunto ad esempio quanto successo in passato, credere che con le armi e con il sangue si giunga alla pace, è puro masochismo.
Lo stesso episodio che citi nasce nel sangue, continua nel sangue e nella sofferenza, e termina con altro sangue e sofferenza.
il nostro compito non è giudicare, ma imparare, come il tuo studente.
e se abbiamo imparato una cosa, o dovremmo avere imparato, è che con le armi ci si può forse difendere, ma non certo costruire un mondo di pace. C'è differenza tra uccidere e morire per un ideale.

Lo stesso Sacrario che hai fotografato, non è un podio, né un monumento da ammirare, ma è un ingombrante, pesantissimo ed oscuro memorandum di quante vite siano andate perdute, a prescindere da quali sentimenti le muoveva. Cinicamente detto, un cimitero militare, ma sempre cimitero. Quello che rimane non è vita, ma l'immagine di quanto vada perduto con faide e guerre. il valore di questo sacrario dobbiamo trovarlo noi, affinché sia l'ultimo e non uno dei tanti.

La "complessità del mondo" sta nel costruire, nel fare del bene, senza prevaricare gli altri

Eros Penatti

Scatto bellissimo !!
Ho ricordi fumosi di racconti di mio nonno che partì per la Russia insieme ai suoi due fratelli.
Lui fu l'unico a tornare, i suoi fratelli li conobbi solo tramite foto d'epoca in tenuta militare.
Quando feci il militare, negli anni '80, nelle caserme da cui passai era come se percepissi ancora la presenza dei nostri Eroi, tutti quanti dagli addetti alla cucina a quelli del genio, ma noi ragazzi di 20 anni, non c'entravamo niente in quell'ambiente, la guerra ci era stata raccontata dai nonni o letta sui libri di storia.

pacific palisades

Citazione di: OneFromRM il Martedì, 16 Febbraio 2021, 07:55:43
Qui stiamo toccando temi troppo complessi per poterli circoscrivere.

Intendevo più una cosa formale, quando si creano soggetti universali è come fare un'operazione sbagliata in matematica.
Per esempio conosco una persona che inizia dei discorsi con gli uomini fanno così... oppure le donne fanno così..., ora si potrebbe circoscrivere all'infinito ma non otterremmo quei soggetti perché le persone sono diverse tra loro. Il pensiero produce artefatti, in certi casi può essere utile ma non per descrivere persone, perché la natura ama la diversità. Quindi ci troviamo questi artefatti che più che altro riproducono e riconfermano le griglie interpretative da criticare.

Foto fichissima  :si: